Card. Gianfranco Ravasi – Giovani che piangono

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ยซIl giovane che non ha mai pianto รจ un selvaggio e il vecchio che non ha mai riso รจ uno stoltoยป. Questa osservazione del filosofo George Santayana nei suoi Dialoghi sul Limbo (1926) sarร  alla base della nostra riflยessione. Ci sono, infatti, vari passi delle Scritture che segnalano le crisi dei giovani. Come scrive Isaia (40,30), ยซgli adulti inciampano e cadonoยป, ma ยซpure i giovani faticano e si stancanoยป. Anche per colpa loro, perchรฉ si lasciano andare alla deriva nella rassegnazione, o si aggrappano alla ribellione senza impegno reale.

Si giunge, cosรฌ, a confessare, come fa lo scrittore francese Paul Nizan in Aden Arabia: ยซAvevo ventโ€™anni. Non permetterรฒ a nessuno di dire che questa รจ la piรน bella etร  della vitaยป. Noi ora, invece, consideriamo la sofferenza dei giovani quando si scatenano eventi bellici o tragedie nazionali nelle quali loro sono spesso, coi bambini, le prime vittime. รˆ ciรฒ che stiamo sperimentando ai nostri giorni nella folla dei rifugiati. รˆ quello che era accaduto quando le armate babilonesi erano piombate su Gerusalemme, seminando distruzione e morte.

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Nella emozionante sequenza delle Lamentazioni, canti striati di lacrime e sangue collocati dopo il libro del profeta Geremia, appaiono ยซi giovani piรน splendenti della neve, piรน candidi del latte, col corpo piรน roseo dei coralli, con la figura simile a zaffiroยป, ridotti ad avere ยซun aspetto piรน scuro della fuliggine, irriconoscibile per le strade, con la pelle raggrinzita sulle ossa, secca come il legnoยป (4,7-8). Sembra di essere davanti a certi volti di sbarcati sulle nostre coste o alle terribili immagini degli ebrei nei lager nazisti. I vincitori costringono i prigionieri ai lavori forzati: ยซI giovani girano la mola, i ragazzi cadono sotto il peso della legna e… sono abbandonate dai giovani le cetre, perchรฉ la gioia si รจ spenta nei nostri cuoriยป (5,13-15).

Cโ€™รจ, poi, la strage vera e propria che Ezechiele, il profeta esule a Babilonia, raffigura a tinte fosche considerandola come una punizione divina: ยซVecchi, giovani, bambini e donne, ammazzateli fino allo sterminio!ยป (9,6). รˆ ciรฒ che aveva giร  annunciato secoli prima il profeta Amos, vedendo nella mano dei vincitori Dio stesso che puniva il popolo peccatore: ยซHo ucciso di spada i vostri giovaniยป (4,10). Ma ritorniamo a quella data fatale del 586 a.C. quando lโ€™esercito babilonese irrompeva sulla terra di Israele.

Un testimone oculare come il profeta Geremia fissava con unโ€™immagine quellโ€™invasione: ยซLa morte รจ entrata dalle nostre finestre, si รจ introdotta nei nostri palazzi, ha abbattuto i fanciulli nella via e i giovani nelle piazzeยป (9,20). Anche il Salmista descriveva in forma forte e poetica il deserto di morte che colpisce i piรน deboli: ยซIl fuoco divorรฒ i suoi giovani migliori, le sue ragazze non ebbero canti nuzialiยป (78,63). Sradicare i germogli della vita vuol dire, infatti, spegnere lโ€™esistenza stessa di un popolo.

Cโ€™รจ, perรฒ, anche una sofferenza positiva, una tensione che nasce dallโ€™ansia per i valori perduti e il vuoto incombente. Sono spesso i giovani a ricordare alle generazioni precedenti, rassegnate allโ€™inerzia e allโ€™indifferenza, la necessitร  di una veritร  e di un impegno piรน alti. Bellissimo รจ questo oracolo di Amos: ยซEcco, verranno giorni โ€“ oracolo del Signore Dio โ€“ in cui manderรฒ la fame nel paese; non fame di pane nรฉ sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore. Allora andranno errando da un mare allโ€™altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno. In quel giorno verranno meno per la sete le belle fanciulle e i giovaniยป (8,11-13).

Fonte: Famiglia Cristiana

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