A Gesù per Maria

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Nel mese dedicato a Maria, madre di Dio e madre nostra, pubblichiamo l’audio dell’omelia di san Josemaría in onore alla Madonna.

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Uno sguardo sul mondo, sul popolo di Dio, in questo mese di maggio, ci
fa contemplare lo spettacolo della devozione mariana che si manifesta
in tante consuetudini antiche e nuove, ma tutte vissute in un unico
spirito d’amore. Dà gioia costatare che la devozione alla Vergine è
sempre viva e che suscita nelle anime cristiane l’impulso
soprannaturale a operare come domestici Dei, come membri della famiglia di Dio.

Certamente anche voi, vedendo che in questi giorni tanti fedeli
esprimono in mille maniere il loro amore alla Vergine Maria, vi
sentirete più inseriti nella Chiesa, più fratelli dei vostri fratelli.

Accade come in una riunione di famiglia, quando i figli più grandi, che
la vita ha separato, si ritrovano accanto alla madre in occasione di
qualche festa. E se anche hanno avuto delle divergenze o si sono
trattati male tra di loro, quel giorno no: quel giorno si sentono uniti
e si ritrovano vincolati in un comune affetto.

Maria edifica continuamente la Chiesa, la aduna, la mantiene unita. È
difficile avere un’autentica devozione alla Madonna e non sentirsi più
che mai legati alle altre membra del Corpo Mistico, più che mai uniti
al suo Capo visibile, il Papa.

Mi piace ripetere: Omnes cum Petro ad Iesum per Mariam,
tutti con Pietro a Gesù per Maria. E allora noi che ci riconosciamo
parte della Chiesa e invitati a sentirci fratelli nella fede, scopriamo
con nuova profondità la fraternità che ci lega a tutta l’umanità:
perché la Chiesa è stata inviata da Cristo a tutte le genti, a tutti i
popoli.

Tutti noi abbiamo sperimentato queste cose, dal momento che non ci sono
mancate le occasioni per costatare gli effetti soprannaturali di una
sincera devozione alla Vergine. Ognuno di voi potrebbe ricordare molte
esperienze, come anch’io ne ricordo. Quella che ora mi viene alla
memoria è la visita che feci nel 1935 a Sonsoles, un santuario mariano
in terra di Castiglia.

Non era un pellegrinaggio come comunemente lo si intende. Non c’erano
né rumore né folla: eravamo in tre. Rispetto e amo le manifestazioni
pubbliche di pietà, ma personalmente preferisco offrire a Maria lo
stesso affetto e lo stesso entusiasmo con visite private o in piccoli
gruppi che abbiano il sapore dell’intimità.

In quella visita a Sonsoles conobbi l’origine di questo nome. È un
particolare di poca importanza, ma esprime lo spirito filiale della
gente di quella terra. L’immagine della Madonna che vi si venera fu
nascosta per qualche tempo a motivo delle lotte tra cristiani e
musulmani. Dopo alcuni anni — narra la tradizione — la statua fu
ritrovata da alcuni pastori che commentarono ammirati: « Che begli
occhi; son soles!, splendono come il sole; sono due soli! ».

Da quel 1935, in numerose e abituali visite ai santuari della Madonna,
ho avuto occasione di riflettere e di meditare sull’affetto che tanti
cristiani nutrono verso la Madre di Gesù. E ogni volta ho concluso che
questo affetto è una corrispondenza d’amore, una prova di riconoscenza
filiale. Maria, infatti, è strettamente unita alla suprema
manifestazione dell’amore di Dio, l’incarnazione del Verbo che, fattosi
uomo come noi, prese su di se le nostre miserie e i nostri peccati.
Maria, fedele alla missione divina per la quale è stata creata, si
prodiga continuamente al servizio degli uomini, chiamati tutti a essere
fratelli di suo Figlio, Gesù. Così la Madre di Dio è veramente anche
Madre degli uomini.

Così è, perché lo volle il Signore. Lo Spirito Santo dispose che rimanesse scritto, affinché fosse noto a tutte le generazioni: Stavano
presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di
Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e li accanto a
lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: « Donna, ecco il tuo
figlio! ». Poi disse al discepolo: « Ecco la tua madre! ». E da quel
momento il discepolo la prese nella sua casa
.

Giovanni, il discepolo che Gesù amava, accoglie Maria presso di sé,
nella sua casa, nella sua vita. Gli autori spirituali hanno visto in
queste parole del santo Vangelo un invito, rivolto a tutti i cristiani,
ad accogliere Maria nella loro vita. Il chiarimento è quasi superfluo,
perché Maria certamente desidera che la invochiamo, che ci rivolgiamo a
Lei con fiducia, che supplichiamo la sua maternità chiedendole monstra te esse matrem, manifestati nostra Madre.

In realtà, Maria è una Madre che addirittura previene le nostre
suppliche, perché conosce le nostre necessità e viene sollecitamente in
nostro aiuto, dimostrando con i fatti che non dimentica mai i suoi
figli. Ognuno di noi, ripensando alla propria vita e vedendo come in
essa si manifesta la misericordia di Dio, può scoprire mille motivi per
sentirsi in modo tutto personale figlio di Maria.

I brani della Sacra Scrittura che parlano della Vergine dimostrano
chiaramente che la Madre di Gesù accompagna assiduamente suo figlio, si
associa alla sua missione redentrice, gioisce e soffre con Lui, ama
quelli che Gesù ama, dedica la sua sollecitudine materna a quanti lo
seguono.

Pensiamo, per esempio, al racconto delle nozze di Cana. Dei tanti
invitati a quelle vivaci nozze paesane, soltanto Maria si avvede che
manca il vino. Se ne accorge lei sola, e tempestivamente. Come ci
risultano famigliari le scene della vita di Cristo! In esse la
grandezza di Dio si intreccia con la vita più comune e quotidiana. È
tipico della donna di casa avveduta e prudente notare una
manchevolezza, badare ai piccoli dettagli che rendono amabile la vita:
tale è il comportamento di Maria.

Notate anche che è Giovanni a raccontare l’episodio di Cana: è l’unico
evangelista a consegnare questo dato di sollecitudine materna. San
Giovanni ci vuoi ricordare che Maria era presente all’inizio della vita
pubblica del Signore. Al tempo stesso, ci fa capire di aver saputo
approfondire l’importanza della presenza della Madonna. E Gesù sapeva
bene a chi affidava sua Madre: a un discepolo che l’aveva amata, che
aveva imparato ad amarla come madre ed era in grado di capire.

Pensiamo ora ai giorni che seguirono l’Ascensione, all’attesa della
Pentecoste. I discepoli, pieni di fede per il trionfo di Cristo
risorto, e anelanti lo Spirito Santo promesso, vogliono sentirsi uniti:
li troviamo cum Maria matre Iesu,
con Maria, la Madre di Gesù. La preghiera dei discepoli accompagna la
preghiera di Maria: è la preghiera di una famiglia unita.

Chi ci informa questa volta è san Luca, l’evangelista che ha narrato
con maggior ampiezza l’infanzia di Gesù. Sembra quasi volerci far
capire che Maria, così come ebbe un ruolo di primo piano
nell’Incarnazione del Verbo, in modo analogo fu presente alle origini
della Chiesa, che è il Corpo di Cristo.

Dal primo momento della vita della Chiesa tutti i cristiani che hanno
cercato l’amore di Dio — quell’amore che si rivela e si fa carne in
Gesù Cristo — hanno incontrato la Madonna e hanno sperimentato in tanti
modi la sua materna sollecitudine.

La Madonna può essere chiamata veramente Madre di tutti i cristiani. Sant’Agostino lo afferma chiaramente: Cooperò
con la sua carità a generare alla Chiesa i fedeli, che sono membra di
quel Capo di cui Ella fu effettivamente Madre secondo il corpo
.

Non deve quindi meravigliare che una delle più antiche testimonianze
della devozione a Maria sia proprio un’orazione piena di fiducia. Si
tratta di un’antifona, composta molti secoli fa, che ripetiamo ancora
oggi: Ci
rifugiamo sotto la tua protezione, santa Madre di Dio. Non disprezzare
le suppliche che ti rivolgiamo nelle nostre necessità, ma liberaci
sempre da tutti i pericoli, Vergine gloriosa e benedetta
.

Il desiderio di intimità con la Madre di Dio e Madre nostra, sorge in
noi spontaneamente. Vogliamo esserle vicini come lo si può essere con
una persona viva: su di Lei, infatti, la morte non ha trionfato, ed
Ella sta in corpo e anima accanto a Dio Padre, a suo Figlio e allo
Spirito Santo.

Per capire il ruolo di Maria nella vita cristiana, per sentirci
attratti verso di Lei, per cercare con affetto filiale la sua amorevole
compagnia, non occorrono lunghe disquisizioni, anche se il mistero
della maternità divina ha una ricchezza di contenuto su cui non si
rifletterà mai abbastanza.

La fede cattolica ha saputo riconoscere in Maria un segno privilegiato
dell’amor di Dio: Dio ci chiama fin da ora suoi amici; la sua grazia
opera in noi, ci rigenera dal peccato, ci dà la forza affinché, pur
nella debolezza di chi è sempre polvere miserabile, possiamo riflettere
in qualche modo il volto di Cristo. Non siamo dei naufraghi cui Dio ha
promesso la salvezza: la salvezza opera già in noi. Di fronte a Dio non
siamo come ciechi che aspirano alla luce e tuttavia gemono fra le
angustie dell’oscurità: siamo figli che sanno di essere amati dal loro
Padre.

Maria stessa ci comunica questa sicurezza, questo calore, questa
fiducia. Ecco perché il suo nome tocca diritto il cuore. Il rapporto di
ciascuno di noi con la propria madre può servire come modello e guida
per il nostro rapporto con Maria, la Signora dal dolce nome. Dobbiamo
amare Dio con lo stesso cuore col quale amiamo i nostri genitori, i
nostri fratelli, le altre persone della nostra famiglia, i nostri
amici: abbiamo un cuore solo. Con questo solo cuore dobbiamo rivolgerci
a Maria.

Come si comporta un figlio con sua madre? In tanti modi diversi, ma
sempre con affetto e fiducia. Con un affetto che si manifesterà di
volta in volta secondo le occasioni tracciate dalla vita stessa. Lungi
da ogni freddezza, si creano cosìo tenere e intime consuetudini
domestiche fatte di piccole attenzioni quotidiane che il figlio sente
il bisogno di rivolgere alla madre e di cui la madre sente la mancanza
se il figlio le dimentica: un bacio, una carezza uscendo o entrando in
casa, un piccolo regalo, qualche parola intensa ed espressiva.

Anche i nostri rapporti con la Madre del Cielo richiedono norme di
pietà filiale che guidino il nostro comportamento verso di Lei. Molti
cristiani adottano l’antica consuetudine dello scapolare, o usano
salutare — non c’è bisogno di parole, basta un pensiero — le immagini
di Maria che si trovano in ogni casa cristiana o che adornano le strade
in tante città. Altri vivono quella preghiera meravigliosa che è il
santo Rosario, nel quale l’anima non si stanca di ripetere le stesse
cose, come non se ne stancano gli innamorati che si amano veramente, e
in cui si impara a rivivere i momenti centrali della vita del Signore.
Altri ancora si sono abituati a dedicare alla Madonna un giorno della
settimana — proprio il giorno in cui siamo oggi riuniti, il sabato —
come un’occasione per offrirle qualche piccola attenzione e per
meditare più intensamente sulla sua maternità.

Ci sono molte altre devozioni mariane che non è necessario ricordare in
questo momento. Certamente non si tratta di praticarle tutte insieme —
crescere nella vita soprannaturale è cosa ben diversa dal fare accumulo
di devozioni —: devo però dire che non possiede la pienezza della fede
chi non ne vive nessuna, chi non manifesta in qualche modo il suo amore
a Maria.

Coloro che considerano superate le devozioni alla Madonna, dimostrano
di essersi lasciati sfuggire il profondo senso cristiano che esse
racchiudono e di aver dimenticato la fonte da cui provengono: la fede
nella volontà salvifica di Dio Padre, l’amore per Dio Figlio che si
fece realmente uomo e nacque da una donna, la fiducia in Dio Spirito
Santo che ci santifica con la sua grazia. È Dio che ci ha dato Maria e
non abbiamo il diritto di rifiutarla, anzi, dobbiamo rivolgerci a Lei
con amore e gioia di figli.

Consideriamo attentamente questo punto perché ci aiuta a capire cose
molto importanti, giacché il mistero di Maria ci dimostra che, per
avvicinarci a Dio, bisogna farsi piccoli. In verità vi dico — esclama il Signore rivolgendosi ai suoi discepoli — che se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Farsi bambini significa rinunciare alla superbia, alla sufficienza,
riconoscere che, per imparare a camminare e perseverare nel cammino, da
soli non possiamo nulla, ma abbiamo bisogno della grazia, del potere di
Dio nostro Padre. Essere piccoli significa abbandonarsi come sanno
abbandonarsi i bambini, credere come credono i bambini, pregare come
pregano i bambini.

E tutte queste cose le impariamo nell’intimità con Maria. La devozione
alla Vergine non è qualcosa di dolciastro, di poco virile: è
consolazione e gioia che riempiono l’anima proprio in quanto
presuppongono un esercizio profondo e pieno della fede, tale da farci
uscire da noi stessi e riporre la speranza nel Signore. Il Signore — canta un salmo — è
il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto
cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle
oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me
.

Poiché Maria è Madre, la sua devozione ci insegna a essere figli: ad
amare sul serio, senza misura; a essere semplici, senza tutte le
complicazioni che nascono dall’egoismo di pensare solamente a se
stessi; a essere allegri, sapendo che nulla può distruggere la nostra
speranza. L’inizio del cammino che ha per termine l’amore folle per
Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna. Ho già scritto queste parole,
molti anni fa, nel prologo di un commento del santo Rosario, e da
allora ho costatato molte volte quanto sono vere. Non mi dilungherò su
questo concetto; vi invito piuttosto a farne esperienza, a scoprirlo
personalmente mediante il colloquio amoroso con Maria, aprendole il
vostro cuore, confidandole le vostre gioie e le vostre pene,
chiedendole di aiutarvi a conoscere e a seguire Gesù.

Se cercate Maria, troverete Gesù. E imparerete a capire un po’ che cosa
c’è nel cuore di un Dio che si annulla, che rinuncia a manifestare il
suo potere e la sua maestà per presentarsi in forma di Schiavo.
Parlando umanamente, potremmo dire che Dio esagera, perché non si
limita a ciò che sarebbe essenziale, imprescindibile per salvarci, ma
va ben oltre. L’unica norma o misura che ci permette di capire il modo
di operare di Dio, è di renderci conto che non ha misura, che nasce da
una pazzia d’amore che lo porta ad assumere la nostra carne e a
prendere su di sé il peso dei nostri peccati.

Com’è possibile renderci conto di ciò, capire che Dio ci ama, e non
divenire a nostra volta pazzi d’amore? È necessario far sì che queste
verità della nostra fede penetrino nella nostra anima fino a cambiare
tutta la nostra vita. Dio ci ama! Sì, l’Onnipotente, Colui che può
tutto, Colui che ha fatto il cielo e la terra.

Dio si prende cura anche delle piccole cose delle sue creature: le
piccole cose vostre e mie; e ci chiama per nome, uno per uno. Questa
certezza, che scaturisce dalla fede, fa si che vediamo tutto ciò che ci
circonda sotto una luce nuova e che, pur restando ogni cosa uguale, ci
rendiamo conto che tutto è diverso, perché tutto è espressione
dell’amore di Dio.

La nostra vita si trasforma allora in continua preghiera, si riempie di
buon umore e di pace inesauribili, diventa un atto di ringraziamento
rinnovato in ogni istante. L’anima mia magnifica il Signore — canta la Vergine Maria — e
il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato
l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi
chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è
il suo nome
.

Uniamo la nostra preghiera a quella di Maria. Come Lei, sentiremo il
desiderio di cantare, di proclamare le meraviglie di Dio, affinché
l’umanità intera e tutti gli esseri partecipino della nostra felicità.

Non possiamo trattare Maria da figli e pensare poi solo a noi stessi,
alle nostre preoccupazioni personali. Non possiamo stare vicino alla
Vergine e al tempo stesso mantenere i nostri egoistici problemi. Maria
ci conduce a Gesù, e Gesù è primogenitus in multis fratribus,
il primogenito fra molti fratelli. Conoscere Gesù, pertanto, significa
renderci conto che la nostra vita non può avere altro senso che quello
di darci al servizio degli altri. Un cristiano non può fermarsi ai suoi
problemi personali, perché deve vivere al cospetto della Chiesa
universale, pensando alla salvezza di tutte le anime.

In tal modo, anche ciò che si potrebbe considerare più privato e intimo
— la preoccupazione per il proprio progresso interiore — non è, in
realtà, personale: la santificazione, infatti, fa un tutt’uno con
l’apostolato. Ci dobbiamo dunque impegnare generosamente nella cura
della vita interiore e nello sviluppo delle virtù cristiane, pensando
al bene di tutta la Chiesa, giacché non potremmo fare il bene e far
conoscere Cristo se noi stessi non ci impegnassimo sinceramente a
tradurre in pratica vissuta gli insegnamenti del Vangelo.

Impregnate di questo spirito, le nostre orazioni, anche se iniziano con
temi e con propositi apparentemente personali, finiscono sempre sulla
via del servizio agli altri. E se procediamo nel cammino tenendo per
mano la Santissima Vergine, Ella farà sì che ci sentiamo fratelli di
tutti gli uomini: perché tutti sono figli di quel Dio di cui Ella è
Figlia e Sposa e Madre.

I problemi del nostro prossimo devono essere i nostri problemi. La
fraternità cristiana deve essere profondamente radicata nella nostra
anima, in modo che nessuno ci sia indifferente. Maria, la Madre di
Gesù, colei che lo allevò, lo educò e lo accompagnò nella vita terrena,
e che ora è vicina a Lui in Cielo, ci aiuterà a riconoscere Gesù che
passa accanto a noi, che si fa presente nei bisogni degli uomini,
nostri fratelli.

Durante quell’itinerario mariano di cui vi parlavo, mentre ci
avvicinavamo a Sonsoles, passammo vicino a un campo di grano. Le messi
brillavano al sole, cullate dal vento. Mi vennero allora alla memoria
quelle parole del Signore: Non
dite voi: « Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura »?
Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e guardate i campi che già
biondeggiano per la mietitura
. Pensai allora, una volta di più, che
il Signore voleva mettere nel nostro cuore la stessa ansia, lo stesso
fuoco che ardeva nel suo. E, ai bordi della strada, raccolsi qualche
spiga, perché mi servisse di ricordo.

Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo guardare attorno a noi e
riconoscere gli appelli che Dio ci rivolge attraverso il nostro
prossimo. Non possiamo volgere le spalle alla gente e rinchiuderci nel
nostro piccolo mondo. Ben altro è lo stile di vita di Gesù. I Vangeli
ci parlano insistentemente della sua misericordia, della sua
partecipazione al dolore e alle necessità degli altri: ha pietà della
vedova di Nain, piange per la morte di Lazzaro, si preoccupa delle
folle che lo seguono e non hanno da mangiare; si commuove soprattutto
per i peccatori, per coloro che camminano nel mondo senza conoscere la
luce della verità: Sbarcando,
Gesù vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore
senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose
.

Se veramente siamo figli di Maria, riusciremo a comprendere il
comportamento del Signore, il nostro cuore si dilaterà e avremo viscere
di misericordia. Ci dorranno allora le sofferenze, le miserie, gli
errori, la solitudine, l’angoscia, le pene degli uomini nostri
fratelli. E sentiremo l’urgenza di aiutarli nei loro bisogni e di
parlare loro di Dio, perché imparino a trattarlo da figli e possano
conoscere la delicatezza materna di Maria.

Riempire di luce il mondo, essere il sale della terra: così il Signore
descrive la missione dei suoi discepoli. Portare fino agli estremi
confini della terra la buona novella dell’amore di Dio: ecco il compito
a cui tutti noi cristiani dobbiamo, in un modo o nell’altro, dedicare
la nostra vita.

Dirò di più. Dobbiamo sentire l’anelito di non rimanere soli, dobbiamo
incoraggiare gli altri a collaborare alla missione divina di portare la
gioia e la pace al cuore degli uomini. Mentre progredite — scrive san Gregorio Magno — dovete attirare gli altri a voi; dovete desiderare, nel vostro cammino verso il Signore, di avere dei compagni di viaggio.

Non dimenticate, però, che, cum dormirent homines, mentre
gli uomini dormivano, venne il seminatore della zizzania. Noi uomini
corriamo il rischio di lasciarci vincere dal sonno dell’egoismo e della
superficialità, disperdendo il nostro cuore in mille esperienze
passeggere ed evitando di approfondire il vero significato delle realtà
terrene. Brutta cosa è questo sonno che soffoca la dignità dell’uomo e
lo rende schiavo della tristezza.

Vi è una realtà che deve dolerci più di ogni altra: è quella dei
cristiani che potrebbero dare di più e non si decidono; che potrebbero
donarsi completamente vivendo tutte le conseguenze della loro vocazione
di figli di Dio, ma rifiutano di essere generosi. Dobbiamo dolercene,
perché la grazia della fede non ci è stata data perché rimanga
nascosta, ma affinché brilli davanti agli uomini. Dobbiamo dolercene,
inoltre, perché è in gioco la felicità temporale ed eterna di quanti
operano così. La vita cristiana è una meraviglia divina che comporta il
compimento immediato di promesse di gaudio e di serenità, ma a
condizione che sappiamo apprezzare il dono di Dio,

Bisogna quindi risvegliare quanti sono caduti nel cattivo sonno e
ricordare loro che la vita non è un gioco, ma un tesoro divino che
bisogna far fruttare. È necessario inoltre indicare la strada a quelli
che hanno buona volontà e buoni desideri, ma non sanno come
realizzarli. Cristo ci spinge. Ognuno di voi deve essere non solo
apostolo, ma apostolo di apostoli, che trascini e spinga gli altri
perché anch’essi facciano conoscere Cristo.

Forse qualcuno si chiede in che modo è possibile far conoscere Cristo.
Il modo è questo: con naturalezza e con semplicità, vivendo come vivete
in mezzo al mondo, dediti al vostro lavoro professionale e alla cura
della vostra famiglia, partecipando alle nobili preoccupazioni degli
uomini, rispettando la legittima libertà di ciascuno.

Da oltre trent’anni Dio ha messo nel mio cuore la preoccupazione di far
comprendere a persone di ogni stato, condizione e mestiere questa
dottrina: la vita comune di ogni giorno può essere santa e piena di Dio
e il Signore ci chiama a santificare il nostro compito quotidiano,
perché proprio in ciò consiste la perfezione del cristiano.
Consideriamo ancora una volta queste cose contemplando la vita di Maria.

Non dimentichiamo che i giorni trascorsi dalla Madonna sulla terra
furono quasi per intero molto simili a quelli di tanti milioni di donne
occupate nella cura della famiglia, nell’educazione dei figli, nelle
faccende domestiche. Maria santificava le cose più piccole, quelle che
molti considerano erroneamente insignificanti, senza valore: il lavoro
di ogni giorno, le attenzioni prodigate alle persone care, le
conversazioni e le visite ai parenti e agli amici… Benedetta
normalità, così piena di amore di Dio!

Perché è l’amore la chiave per intendere la vita di Maria. Un amore
vissuto sino in fondo, sino alla dimenticanza completa di sé,
nell’appagamento di essere là, dove Dio vuole, a compiere con diligenza
appassionata la sua volontà. È per questo che ogni gesto di Maria,
anche il più piccolo, non è mai banale, ma pieno di significato. Maria,
nostra Madre, è per noi esempio e cammino. Dobbiamo cercare di imitarla
nelle circostanze concrete in cui Dio ci chiede di vivere.

Comportiamoci così, e offriremo a quanti ci sono vicini la
testimonianza di una vita semplice e normale, che pur con i limiti e i
difetti propri della nostra condizione umana, è tuttavia coerente. E
vedendoci uguali a loro in tutto e per tutto, gli altri si sentiranno
spinti a chiederci: come si spiega la vostra gioia? Dove trovate la
forza per vincere l’egoismo e la comodità? Chi vi insegna a vivere la
comprensione, la convivenza leale, la dedizione al servizio degli altri?

È allora il momento di svelare loro il segreto divino della vita
cristiana, di parlare di Dio, dello Spirito Santo, di Maria. È il
momento di trasmettere, attraverso le nostre povere parole, quella
pazzia dell’amore di Dio che la grazia ha riversato nei nostri cuori.

San Giovanni raccoglie nel suo Vangelo una frase meravigliosa della
Vergine. Narrando le nozze di Cana, la scena che poco fa consideravamo,
l’evangelista ci riferisce che Maria, rivolta agli inservienti, disse
loro: Fate ciò che Lui vi dirà. Il segreto è tutto qui: condurre le anime a porsi davanti a Gesù e a chiedergli: Domine, quid me vis facere?, Signore, che cosa vuoi che io faccia?.

L’apostolato cristiano — mi riferisco in concreto a quello di un comune
cristiano, di un uomo o di una donna che vivono come uno dei tanti tra
i loro simili — è una grande catechesi in cui, mediante il rapporto
personale, l’amicizia leale e autentica, si risveglia negli altri la
sete di Dio e li si aiuta a scoprire orizzonti nuovi: con naturalezza,
con semplicità — vi dicevo — con l’esempio di una fede ben vissuta, con
la parola amabile, ma piena della forza della verità divina.

Siate audaci. L’aiuto di Maria, Regina apostolorum, non vi
mancherà. Perché la Madonna, che pure è sempre Madre, sa mettere i suoi
figli di fronte alle loro specifiche responsabilità. A coloro che si
avvicinano a Lei e ne contemplano la vita, Maria fa sempre l’immenso
favore di portarli alla Croce, di porli di fronte all’esempio del
Figlio di Dio. E in questo confronto in cui si decide la vita
cristiana, Maria intercede perché la nostra condotta culmini nella
riconciliazione del fratello minore — tu e io — col Figlio primogenito
del Padre.

Molte conversioni, molte decisioni di dedizione al servizio di Dio sono
state precedute da un incontro con Maria. La Madonna ne ha alimentato
il desiderio di ricerca, ha stimolato maternamente le inquietudini
dell’anima, ha promosso il desiderio di un cambiamento, di una vita
nuova. E così quel fate ciò che Lui vi dirà si è trasformato in opere di amorosa donazione, in vocazione cristiana che illuminerà, da quel momento in poi, tutta la vita.

Questi minuti di conversazione alla presenza del Signore, nei quali
abbiamo meditato sulla devozione e sull’amore alla Madre di Gesù e
Madre nostra, devono concludersi in una crescita della nostra fede. È
iniziato il mese di maggio, e il Signore ci chiede di non lasciarci
sfuggire l’occasione di alimentare il nostro amore attraverso la
devozione a Sua Madre. Procuriamo di offrirle ogni giorno quelle
premure di figli — cose piccole, attenzioni delicate — che diventano
poi opere grandi di santità personale e di apostolato, lavoro
perseverante per contribuire alla salvezza che Cristo è venuto a
portare al mondo.

Sancta Maria, spes nostra, ancilla Domini, sedes Sapientiae, ora pro nobis; Santa Maria, speranza nostra, ancella del Signore, sede della Sapienza, prega per noi!

Fonte:
Opus Dei