Commento al Vangelo del 21 settembre 2017 – Monastero di Bose

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Celebriamo oggi la memoria di Matteo, apostolo ed evangelista, e la liturgia ci porge il racconto della sua chiamata. La narrazione รจ stringata e presenta Matteo al suo lavoro, seduto al banco delle imposte, intento nel compito quotidiano di riscuotere le tasse per i governanti romani. Gesรน gli passa accanto, lo โ€œvedeโ€ e gli rivolge una sola parola: โ€œSeguimiโ€.

Nei suoi confronti Gesรน non ha il dito puntato, come vorrebbero molti farisei del tempo che consideravano i pubblicani dei peccatori pubblici, da evitare in nome di unโ€™ossequiosa pratica religiosa. No, Gesรน vede Matteo in profonditร , โ€œscommetteโ€ su di lui e sulle sue potenzialitร  piรน celate. Il suo agire rivela il volto di un Dio che va incontro agli uomini perduti, ne ascolta il grido, li raggiunge lร  dove si trovano.

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Gesรน crede nelle possibilitร  dellโ€™amore. Lโ€™amore genera lโ€™amore. Tutto puรฒ cambiare in colui che si sente visto, chiamato per nome, riconosciuto nel suo desiderio piรน profondo, oggetto di unโ€™attenzione che esprime una fiducia incondizionata. Non si rimane indifferenti a uno sguardo e a una parola che trasmettono accoglienza e toccano il cuore. Si risponde, ci si mette in cammino. Come Matteo, che si alza e segue il suo Signore.

Ma Gesรน non si limita a chiamarlo dietro a sรฉ, e partecipa a un grande banchetto insieme ai suoi compagni: โ€œGesรน era adagiato nellโ€™animo di Matteo โ€ฆ In lui si rivela colui che volle essere a disposizione dellโ€™uomo e desiderรฒ abbracciare il debole con amore di padreโ€ (Pietro Crisologo).

Lโ€™atteggiamento di Gesรน infastidisce i farisei presenti che domandano ai discepoli: โ€œCome mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?โ€. รˆ mai concepibile un Dio che si fa commensale di questa gente? Dio non aspetta che chi si trova nel peccato si converta per potersi sedere a tavola con lui! Gesรน ha contestato una religione senza cuore: โ€œMisericordia io voglio, non sacrificiโ€ (Os 6,6).

โ€œNon sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatoriโ€. Si puรฒ aprire alla salvezza donata da Gesรน non chi รจ convinto di avere un buon comportamento, ma chi si riconosce malato. Egli ci viene incontro nelle nostre debolezze, che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia senza dissimularle; allora incontreremo il volto del Signore che cerca di posarvi il suo sguardo di amore e di comprensione.

Lโ€™amicizia del Signore รจ piรน grande del nostro cuore e precede la nostra conversione. Lo afferma con forza Paolo: โ€œDio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo รจ morto per noiโ€ (Rm 5,8). Il cuore puรฒ cambiare nella fiducia e poco per volta la vita del Risorto affluisce in noi.

A volte ci รจ difficile accogliere lโ€™amore preveniente del Signore, ma se facciamo spazio a colui che ci scorge senza condannarci, potremo conoscere la beatitudine evangelica di chi non trova in lui motivo di inciampo (cf. Mt 11,6), di chi accetta lo scandalo della misericordia e crede piรน al suo amore senza riserve che non allโ€™evidenza della propria miseria.

Fratel Salvatore della comunitร  monastica di Bose

Leggi il brano del Vangelo

Mt 9, 9-13
Dal Vangelo secondoย  Matteo

In quel tempo, mentre andava via, Gesรน, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ยซSeguimiยป. Ed egli si alzรฒ e lo seguรฌ.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesรน e con i suoi discepoli. Vedendo ciรฒ, i farisei dicevano ai suoi discepoli: ยซCome mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?ยป.
Udito questo, disse: ยซNon sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatoriยป.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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