padre Raniero Cantalamessa – Quinta Predica di Quaresima 2017

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Alle ore 9 di questa mattina, nella Cappella Redemptoris Mater, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto lโ€™ultima Predica di Quaresima. Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente: โ€œNessuno puรฒ dire: โ€˜Gesรน รจ il Signore!โ€™ se non nello Spirito Santoโ€ (1 Cor 12,3).

Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente:

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โ€œNessuno puรฒ dire: โ€˜Gesรน รจ il Signore!โ€™ se non nello Spirito Santoโ€ (1 Cor 12,3).

Testo della predica

Si รจ manifestata la giustizia di Dio – Come fare del V centenario della riforma protestante un’occasione di grazia e riconciliazione per tutta la chiesa.

1. Le origini della Riforma protestante

Lo Spirito Santo che โ€“ abbiamo visto nelle meditazioni precedenti โ€“ ci conduce alla piena veritร  sulla persona di Cristo e sul suo mistero pasquale, ci illumina anche su un aspetto cruciale della nostra fede in Cristo, e cioรจ sul modo in cui la salvezza da lui operata ci raggiunge oggi nella Chiesa. In altre parole, sul grande problema della giustificazione dellโ€™uomo peccatore mediante la fede. Credo che cercare di far luce sulla storia e sullo stato attuale di tale dibattito sia il modo piรน utile per fare della ricorrenza del V centenario della Riforma protestante unโ€™occasione di grazia e di riconciliazione per tutta la Chiesa.
Non possiamo fare a meno di rileggere per intero il brano della Lettera ai Romani su cui tale dibattito รจ incentrato. Dice:

21Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si รจ manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: 22giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesรน Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non cโ€™รจ differenza, 23perchรฉ tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che รจ in Cristo Gesรน. 25รˆ lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati 26mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, cosรฌ da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesรน.
27Dove dunque sta il vanto? รˆ stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. 28Noi riteniamo infatti che lโ€™uomo รจ giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge (Rom 3, 21-28).

Come รจ potuto succedere che questo messaggio cosรฌ consolante e luminoso sia divenuto il pomo della discordia in seno alla cristianitร  occidentale, spaccando la Chiesa e lโ€™Europa in due diversi continenti religiosi? Anche oggi, presso il credente medio, in certi paesi del Nord Europa, tale dottrina costituisce lo spartiacque tra cattolicesimo e protestantesimo. Io stesso mi sono sentito rivolgere da fedeli laici luterani la domanda: โ€œLei crede nella giustificazione per fede?โ€, come la condizione per potere ascoltare quello che dicevo. Questa dottrina รจ definita dagli iniziatori stessi della Riforma โ€œlโ€™articolo con cui la Chiesa sta o cadeโ€ (articulus stantis et cadentis Ecclesiae).
Bisogna risalire alla famosa โ€œesperienza della torreโ€ di Martin Lutero avvenuta negli anni 1511 o 1512. (Si chiama cosรฌ perchรฉ si pensa avvenuta in una cella del convento agostiniano di Wittenberg chiamata โ€œla Torreโ€). Lutero era angustiato, fino quasi alla disperazione e al risentimento verso Dio, dal fatto che con tutte le sue osservanze religiose e penitenze non riuscisse a sentirsi accolto e in pace con Dio. Fu qui che dโ€™improvviso gli balenรฒ nella mente la parola di Paolo in Romani 1,17: โ€œIl giusto vive per la fedeโ€. Fu una liberazione. Raccontando lui stesso questa esperienza vicino alla morte, scrisse: โ€œQuando scoprii questo mi sentii rinascere e mi pareva che si spalancassero per me le porte del paradisoโ€ .

Giustamente, alcuni storici luterani fanno risalire a questo momento, cioรจ ad alcuni anni prima del 1517, il vero inizio della Riforma. Lโ€™occasione che trasformรฒ questa esperienza interiore in una vera e propria valanga religiosa fu lโ€™incidente delle indulgenze che fece decidere Lutero ad affiggere le famose 95 tesi nella Chiesa del castello di Wittenberg il 31 Ottobre del 1517. รˆ importante notare questa successione storica dei fatti. Essa ci dice che la tesi della giustificazione per fede e non per le opere, non fu il risultato della polemica con la Chiesa del tempo, ma la sua causa. Fu una vera illuminazione dallโ€™alto, una โ€œesperienza, Erlebnis, come viene definita da lui stesso.
Sorge spontanea una domanda: come si spiega il terremoto suscitato dalla presa di posizione di Lutero? Che cosa cโ€™era in essa di tanto rivoluzionario? Santโ€™Agostino aveva dato, dellโ€™espressione โ€œgiustizia di Dioโ€, la stessa spiegazione di Lutero tanti secoli prima. โ€œLa giustizia di Dio (justitia Dei) -aveva scritto โ€“ รจ quella grazie alla quale, per sua grazia, noi diventiamo giusti, esattamente come la salvezza di Dio (salus Dei) (Sal 3,9) รจ quella per quale Dio salva noiโ€ .

San Gregorio Magno aveva detto: โ€œNon si perviene dalle virtรน alla fede, ma dalla fede alle virtรนโ€. E san Bernardo: โ€œIo, quello che non posso ottenere da me stesso, me lo approprio (usurpo!) con fiducia dal costato trafitto del Signore, perchรฉ รจ pieno di misericordia. [โ€ฆ] E che ne รจ della mia giustizia? O Signore, mi ricorderรฒ soltanto della tua giustizia. Infatti essa รจ anche la mia, perchรฉ tu sei per me giustizia da parte di Dio (cf. 1 Cor 1, 30)โ€ . San Tommaso dโ€™Aquino era andato anche oltre. Commentando il detto paolino โ€œla lettera uccide, mentre lo Spirito da la vitaโ€ (2 Cor 3,6), egli scrive che per lettera si intendono anche i precetti morali del vangelo, per cui โ€œanche la lettera del Vangelo ucciderebbe, se non si aggiungesse, dentro, la grazia della fede che sanaโ€ .

Il concilio di Trento, convocato in risposta alla Riforma, non ha difficoltร  a riaffermare questa convinzione del primato della fede e della grazia, pur ritenendo (come, del resto, farร  tutto il ramo della riforma che fa capo a Calvino) le opere e lโ€™osservanza della legge, necessarie nel contesto dellโ€™intero processo della salvezza, secondo la formula paolina della โ€œfede che opera attraverso la caritร โ€ (โ€œfides quae per caritatem operaturโ€) (Gal 5,6) . Si spiega cosรฌ come, nel nuovo clima di dialogo ecumenico, sia stato possibile arrivare alla dichiarazione congiunta della Chiesa Cattolica e della Federazione mondiale delle Chiese Luterane, sulla giustificazione per grazia mediante la fede, firmata il 31 Ottobre 1999, in cui si prende atto di un fondamentale, anche se non ancora totale, accordo su tale dottrina.

Allora la Riforma protestante fu un caso di โ€œmolto rumore per nullaโ€? Frutto di un equivoco? Dobbiamo rispondere con fermezza: no! รˆ vero che il magistero della Chiesa non aveva mai annullato le decisioni prese nei concili precedenti (soprattutto contro i Pelagiani); mai aveva smentito quello che avevano scritto Agostino, Gregorio, Bernardo, Tommaso dโ€™Aquino. Le rivoluzioni non scoppiano perรฒ per delle idee o delle teorie astratte, ma per situazioni storiche concrete, e la situazione della Chiesa, da tempo, non rifletteva davvero quelle convinzioni. La vita, la catechesi, la pietร  cristiana, la direzione spirituale, per non parlare poi della predicazione popolare: tutto sembrava affermare il contrario, e cioรจ che ciรฒ che conta sono le opere, lo sforzo umano. Per giunta, per โ€œbuone opereโ€ non si intendevano in genere quelle enumerate da Gesรบ in Matteo 25, senza le quali dice egli stesso che non si entra nel regno dei cieli; si intendevano piuttosto pellegrinaggi, ceri votivi, novene, offerte alla Chiesa e, come corrispettivo a queste cose, le indulgenze.

Il fenomeno aveva radici lontane comuni a tutta la cristianitร  e non solo a quella latina. Dopo che il cristianesimo divenne religione di stato, la fede era qualcosa che si assorbiva spontaneamente attraverso la famiglia, la scuola, la societร . Non era tanto importante insistere sul momento in cui si arriva alla fede e sulla decisione personale con cui si diventa credenti, quanto insistere sulle esigenze pratiche della fede, in altre parole sulla morale, sui costumi.
Un segno rivelatore di questo spostamento di interesse รจ segnalato da Henri de Lubac nella sua Storia dellโ€™esegesi medievale. Nella fase piรน antica, lโ€™ordine dei quattro sensi della Scrittura era: senso storico letterale, senso cristologico o di fede, senso morale e senso escatologico . Sempre piรน spesso, questo ordine viene sostituito da uno diverso in cui il senso morale viene prima di quello cristologico o di fede. Prima del โ€œcosa credereโ€, si pone il โ€œcosa fareโ€. Il dovere viene prima del dono. Nella vita spirituale, si pensava, prima cโ€™รจ la via della purificazione poi quella dellโ€™illuminazione e dellโ€™unione . Senza rendersene conto, si veniva a dire esattamente il contrario di quello che aveva scritto san Gregorio Magno e cioรจ che โ€œnon si perviene dalle virtรน alla fede, ma dalla fede alle virtรนโ€.

2. La dottrina della giustificazione per fede, dopo Lutero

Al seguito di Lutero e ben presto degli altri grandi due riformatori, Calvino e Zwiglio, la dottrina della giustificazione gratuita per fede, in coloro che ne fecero una ragione di vita, ebbe per effetto un indubbio miglioramento della qualitร  della vita cristiana, grazie alla circolazione della parola di Dio in lingua volgare, ai numerosi inni e canti ispirati, ai sussidi scritti, resi accessibili al popolo dalla recente invenzione e diffusione della stampa.
Sul fronte esterno, la tesi della giustificazione per la sola fede divenne lo spartiacque tra cattolicesimo e protestantesimo. Ben presto (in parte, con Lutero stesso), questa contrapposizione si estese e divenne anche contrapposizione tra cristianesimo e giudaismo, con i cattolici che rappresentavano, secondo alcuni, la continuazione delle legalismo e ritualismo giudaico e il protestantesimo che rappresentava la novitร  cristiana.
La polemica anticattolica si sposa con la polemica antigiudaica che, per altre ragioni, non era meno presente nel mondo cattolico. Il cristianesimo si sarebbe formato per opposizione, non per derivazione, dal giudaismo. A partire da Ferdinand Christian Baur (1792-1860), si va affermando la tesi delle due anime del cristianesimo: quella petrina del cosiddetto โ€œproto-cattolicesimoโ€ (Frรผhkatholizismus) e quella paolina che trova la sua espressione piรน compiuta nel protestantesimo.

Questa convinzione porta a distanziare il piรน possibile la religione cristiana dallโ€™ebraismo. Si cercherร  di spiegare le dottrine e i misteri cristiani (compreso il titolo di Kyrios, Signore, e il culto divino reso a Gesรบ), come frutto del contatto con lโ€™ellenismo. Il criterio usato per giudicare della autenticitร  o meno di un detto e di un fatto del Vangelo รจ la sua alteritร  rispetto a ciรฒ che รจ attestato nellโ€™ambiente ebraico del tempo. Se non fu questa la ragione principale dellโ€™epilogo tragico dellโ€™antisemitismo, รจ certo che, unita allโ€™accusa di deicidio, essa lo favorรฌ, dandogli una tacita copertura religiosa.

A partire dai anni โ€˜70 del secolo scorso, cโ€™รจ stato un rovesciamento radicale in questo settore degli studi biblici. Eโ€™ necessario dire qualcosa su di esso per chiarire qual รจ lo stato attuale della dottrina paolina e luterana della giustificazione gratuita per la fede in Cristo. La natura e lo scopo di questo mio discorso mi dispensano dal citare i nomi degli autori moderni impegnati in questo dibattito. Chi รจ versato nella materia non avrร  difficoltร  a dare lui un nome agli autori delle tesi qui accennate, agli altri, penso, non interessano i nomi ma le idee.

Si tratta della cosiddetta โ€œterza via di ricerca sul Gesรบ storicoโ€ (terza dopo quella liberale dellโ€™Ottocento e quella di Bultmann e seguaci del Novecento). Questa nuova prospettiva consiste nel riconoscere nellโ€™ebraismo la vera matrice dentro cui si รจ formato il cristianesimo, sfatando il mito della irriducibile alteritร  del cristianesimo rispetto al giudaismo. Il criterio con cui si giudica la maggiore o minore probabilitร  che un detto e un fatto della vita di Gesรบ sia autentico รจ la sua compatibilitร  con lโ€™ebraismo del suo tempo, non la sua incompatibilitร  come si pensava in passato.
Alcuni vantaggi di questo nuovo approccio sono evidenti. Viene ritrovata la continuitร  della rivelazione. Gesรน si colloca allโ€™interno del mondo ebraico, nella linea dei profeti biblici. Si rende anche piรน giustizia allโ€™ebraismo del tempo di Gesรน, mostrandone la ricchezza e la varietร . Il guaio รจ che si รจ spinta tanto oltre questa conquista da trasformarla in una perdita. In molti rappresentanti di questa terza ricerca, Gesรน finisce per dissolversi completamente nel mondo giudaico, senza piรน distinguersi se non per qualche interpretazione particolare della Torah. Lo si riduce a uno dei profeti ebraici, un โ€œcarismatico itineranteโ€, โ€œun contadino giudeo del Mediterraneoโ€, come ha scritto qualcuno. Ritrovata la continuitร , si รจ persa la novitร . La nuova ricerca storica ha prodotto studi di ben altro livello (per esempio, quelli di James D. G. Dunn su โ€œla nuova prospettiva su Gesรนโ€); ma quella che ho accennato รจ la versione che รจ circolata piรน ampiamente a livello divulgativo e influenzato maggiormente lโ€™opinione pubblica.

Chi ha messo in luce lโ€™illusorietร  di questo approccio ai fini di un serio dialogo tra ebraismo e cristianesimo รจ stato proprio un ebreo, il rabbino americano Jacob Neusner . Chi ha letto il libro di Benedetto XVI su Gesรน di Nazaret, conosce il pensiero di questo rabbino con il quale egli dialoga in uno dei capitoli piรน appassionanti del suo libro. Gesรน non puรฒ essere considerato un ebreo come un altro, spiega Neusner, visto che mette se stesso al di sopra di Mosรจ e si proclama โ€œsignore anche del Sabatoโ€.

Ma รจ soprattutto nei riguardi di san Paolo che la nuova ricerca mostra tutta la sua insufficienza. Secondo uno dei suoi piรน noti rappresentanti, la religione delle opere, contro cui lโ€™Apostolo si scaglia con tanta veemenza nelle sue lettere, non esiste nella realtร . Lโ€™ebraismo, anche al tempo di Gesรบ, รจ un โ€œnomismo dellโ€™alleanzaโ€ (Covenantal Nomism), cioรจ una religione basata sullโ€™iniziativa gratuita di Dio e sul suo amore; lโ€™osservanza della legge ne รจ la conseguenza, non la causa; essa serve per rimanere nellโ€™alleanza, non per entrarvi. La religione ebraica continua ad essere quella dei patriarchi e dei profeti, al cui centro cโ€™รจ la hesed, la grazia e la benevolenza divina.

Si cercano allora dei possibili bersagli diversi alla polemica di Paolo: non โ€œi giudeiโ€, ma i โ€œgiudeo-cristianiโ€, oppure quel tipo di ebraismo โ€œzelanteโ€ che si sente minacciato dal mondo pagano circostante e reagisce alla maniera dei Maccabei. Insomma, quello che era stato il suo giudaismo, prima della conversione e che lo aveva portato a perseguitare i credenti ellenistici come Stefano.

Ma queste spiegazioni appaiono insostenibili e finiscono per rendere incomprensibile e contraddittorio il pensiero dellโ€™Apostolo. Nei capitoli precedenti lโ€™Apostolo ha formulato unโ€™accusa universale quanto lโ€™umanitร  stessa: โ€œNon cโ€™รจ differenza, perchรฉ tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dioโ€ (Rom 3, 22-23); per tre volte ricorre lโ€™espressione โ€œgiudei e greciโ€, cioรจ giudei e gentili, allo stesso. Come si puรฒ pensare che a unโ€™accusa cosรฌ universale, corrisponda poi una applicazione limitata a un piccolo gruppo di credenti?

3. La giustificazione per fede: dottrina di Paolo o di Gesรน?

La difficoltร  nasce, a mio parere dal fatto che lโ€™esegesi di Paolo si comporta, a volte, come se il problema cominciasse con lui e come se Gesรบ non avesse detto nulla al riguardo. La dottrina della giustificazione gratuita per fede non รจ unโ€™invenzione di Paolo, ma il messaggio centrale del Vangelo di Cristo, in qualsiasi modo sia stato conosciuto dallโ€™Apostolo: se per rivelazione diretta del Risorto, o per la โ€œtradizioneโ€ che egli dice di aver ricevuto e che non era certamente limitata alle poche parole del kerygma (cf. 1 Cor 15, 3). Se cosรฌ non fosse, avrebbero ragione quelli che dicono che Paolo, non Gesรน, รจ il vero fondatore del cristianesimo.

Il nucleo della dottrina รจ contenuto giร  nella parola โ€œVangeloโ€, lieta notizia, che Paolo non ha certamente inventato lui dal nulla. Allโ€™inizio del suo ministero, Gesรน andava proclamando: โ€œIl tempo รจ compiuto e il regno di Dio รจ vicino; convertitevi e credete al Vangeloโ€ (Mc 1, 15). Come potrebbe, questo proclama, chiamarsi โ€œlieta notiziaโ€ se fosse solo un minaccioso appello a cambiare vita? Quello che Cristo racchiude nellโ€™espressione โ€œregno di Dioโ€ โ€“ e cioรจ lโ€™iniziativa salvifica di Dio, la sua offerta di salvezza allโ€™umanitร  โ€“, san Paolo lo chiama โ€œgiustizia di Dioโ€, ma si tratta della stessa fondamentale realtร . โ€œRegno di Dioโ€ e โ€œgiustizia di Dioโ€ sono accostati tra di loro da Gesรน stesso quando dice: โ€œCercate prima il regno di Dio e la sua giustiziaโ€ (Mt 6, 33).

Quando Gesรน diceva: โ€œConvertitevi e credete al Vangeloโ€, insegnava dunque giร  la giustificazione mediante la fede. Prima di lui, convertirsi significava sempre โ€œtornare indietroโ€, come indica lo stesso termine ebraico shub; significava tornare allโ€™alleanza violata, mediante una rinnovata osservanza della legge. Convertirsi, conseguentemente, ha un significato principalmente ascetico, morale e penitenziale e si attua mutando condotta di vita. La conversione รจ vista come condizione per la salvezza; il senso รจ: convertitevi e sarete salvi; convertitevi e la salvezza verrร  a voi. Questo รจ il senso di convertirsi fino a Giovanni Battista compreso.

Sulla bocca di Gesรน, questo significato morale passa in secondo piano (almeno allโ€™inizio della sua predicazione), rispetto a un significato nuovo, finora sconosciuto. Convertirsi non significa piรน tornare indietro, allโ€™antica alleanza e allโ€™osservanza della legge; significa piuttosto fare un salto in avanti, entrare nella nuova alleanza, afferrare questo Regno che รจ apparso, entrarvi. Ed entrarvi mediante la fede. โ€œConvertitevi e credeteโ€ non significa due cose diverse e successive, ma la stessa azione: convertitevi, cioรจ credete; convertitevi credendo! Convertirsi non significa tanto โ€œravvedersiโ€, quanto โ€œavvedersiโ€, cioรจ accorgersi della novitร , pensare in modo nuovo. Lโ€™umanista Lorenzo Valla (1405-1457), nelle sue Adnotationes in Novum Testamentum, aveva giร  messo in luce questo significato nuovo del termine metanoia nel testo di Marco.

Innumerevoli dati evangelici, e tra i piรน sicuramente risalenti a Gesรน, confermano questa interpretazione. Uno รจ lโ€™insistenza con cui Gesรน afferma la necessitร  di diventare come un bambino per entrare nel regno dei cieli. La caratteristica del bambino รจ che non ha niente da dare, puรฒ solo ricevere; non chiede una cosa ai genitori perchรฉ se lโ€™รจ guadagnata, ma solo perchรฉ sa di essere amato. Accetta la gratuitร .

Anche la polemica paolina contro la pretesa di salvarsi per le proprie opere non nasce con lui. Bisogna negare unโ€™infinitร  di fatti, per escludere dal vangelo tutti i riferimenti polemici a un certo numero di โ€œscribi, farisei e dottori della leggeโ€. Non si puรฒ non riconoscere nella parabola del fariseo e del pubblicano al tempio i due tipi di religiositร , contrapposti in seguito da san Paolo: quella di chi confida nelle proprie prestazioni religiose e quella di chi si affida alla misericordia di Dio e torna a casa โ€œgiustificatoโ€ (Lc 18,14).

Non si tratta della tendenza presente in una religione, ma in ogni religione, compresa ovviamente quella dei cristiani. (Gli evangelisti non hanno tramandato i detti di Gesรน contro i farisei per correggere i farisei, ma per ammonire i cristiani!). Se Paolo prende di mira il giudaismo, รจ perchรฉ quello รจ il contesto religioso in cui vivono lui e i suoi interlocutori, ma si tratta di una categoria religiosa piรน che etnica. Giudei, nel contesto, sono quelli che, a differenza dei pagani, sono in possesso di una rivelazione, conoscono la volontร  di Dio e, forti di questo fatto, si sentono al sicuro dalla parte di Dio e giudicano il resto dellโ€™umanitร . Giร  nel III secolo, Origene diceva che ora, a essere presi mira dalle parole dellโ€™Apostolo, sono โ€œi capi delle chiese: vescovi, presbiteri e diaconiโ€, cioรจ le guide, i maestri del popolo .

La difficoltร  di conciliare lโ€™immagine che Paolo ci da della religione ebraica con quello che conosciamo di essa da altre fonti deriva da un fondamentale errore di metodo. Gesรบ e Paolo hanno a che fare con la vita vissuta, con il cuore; gli studiosi invece con i libri e le testimonianze scritte. Le dichiarazioni orali o scritte dicono quello che le persone sanno di dover essere o che vorrebbero essere, non, necessariamente, quello che sono. Non stupisce di trovare nelle Scritture e nelle fonti rabbiniche del tempo affermazioni commoventi e sincere sulla grazia, la misericordia, lโ€™iniziativa preveniente di Dio; ma un conto รจ quello che la Scrittura dice o che i maestri insegnano, un altro conto quello che gli uomini hanno nel cuore e che governa le loro azioni.

Quello che avvenne al momento della Riforma protestante aiuta a capire la situazione al tempo di Gesรบ e di Paolo. Se uno guarda alla dottrina insegnata nelle scuole di teologia del tempo, alle definizioni antiche mai contestate, agli scritti di Agostino tenuti in grande onore, o anche solo allโ€™Imitazione di Cristo, lettura quotidiana delle anime pie, vi troverร  una magnifica dottrina della grazia e non capirร  contro chi se la prendeva Lutero; ma se uno guarda al vissuto cristiano del tempo, il risultato, abbiamo visto, รจ ben diverso.

4. Come predicare oggi la giustificazione per fede

Cosa concludere da questo sguardo a volo dโ€™uccello ai cinque secoli trascorsi dallโ€™inizio della Riforma protestante? รˆ vitale infatti che il centenario della Riforma non venga sciupato, rimanendo prigionieri del passato, cercando di stabilire torti e ragioni, magari in tono piรน irenico che in passato. Dobbiamo piuttosto fare un salto in avanti, come quando un fiume arriva a una chiusa e riprende il suo corso a un livello piรน alto.

La situazione รจ cambiata da allora. Le questioni che provocarono la separazione tra la Chiesa di Roma e la Riforma furono soprattutto le indulgenze e il modo in cui avviene la giustificazione dellโ€™empio. Ma possiamo dire che questi siano i problemi con i quali sta o cade la fede dellโ€™uomo dโ€™oggi? In una occasione ricordo che il card. Kasper fece questa osservazione: per Lutero il problema esistenziale numero uno era come superare il senso di colpa e ottenere un Dio benevolo; oggi il problema semmai รจ il contrario: come ridare allโ€™uomo il vero senso del peccato che ha smarrito del tutto.

Questo non significa ignorare lโ€™arricchimento realizzato dalla Riforma o desiderare di tornare indietro, al tempo precedente. Significa piuttosto permettere a tutta la cristianitร  di beneficiare delle sue molte e importanti conquiste, una volta liberate da certe distorsioni ed eccessi dovuti al clima surriscaldato del momento e al bisogno di raddrizzare abusi grossolani.

Tra gli eccessi risultati dalla secolare concentrazione sul problema della giustificazione dellโ€™empio, uno mi sembra quello di aver fatto del cristianesimo occidentale un annuncio tetro, tutto concentrato sul peccato, che la cultura laica ha finito per combattere e rifiutare. La cosa piรน importante non รจ ciรฒ che Gesรน, con la sua morte, ha tolto dallโ€™uomo โ€“ il peccato -, ma quello che ha donato e cioรจ lo Spirito Santo. Molti esegeti considerano oggi il capitolo terzo della Lettera ai Romani sulla giustificazione per fede, come inseparabile dal capitolo ottavo sul dono dello Spirito e un tuttโ€™uno con esso.

La giustificazione gratuita mediante la fede in Cristo dovrebbe essere predicata oggi da tutta la Chiesa e con piรน vigore che mai. Non, tuttavia, in opposizione alle โ€œopereโ€ di cui parla il Nuovo Testamento, ma in contrasto con la pretesa dellโ€™uomo postmoderno di salvarsi da solo con la sua scienza e tecnologia o con spiritualitร  improvvisate e tranquillizzanti. Sono queste le โ€œopereโ€ sulle quali lโ€™uomo moderno confida. Sono convinto che se Lutero tornasse in vita, questo sarebbe il modo con cui anche lui predicherebbe oggi la giustificazione per la fede.

Unโ€™altra cosa importante dovremmo raccogliere tutti, luterani e cattolici, dallโ€™iniziatore della Riforma. Per lui, abbiamo visto, la giustificazione gratuita per fede fu anzitutto una esperienza vissuta e solo in seguito teorizzata. Purtroppo, dopo di lui, essa รจ diventata sempre piรน una tesi teologica da difendere o da combattere, e sempre meno una esperienza personale e liberatoria, da vivere nel proprio rapporto intimo con Dio. La dichiarazione congiunta del 1999 ricorda quanto mai opportunamente che il consenso raggiunto dai cattolici e luterani su veritร  fondamentali della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e trovare un riscontro, non soltanto nellโ€™insegnamento delle Chiese, ma anche nella vita delle persone (n. 43).

Non dobbiamo mai perdere di vista il punto principale del messaggio paolino. Quello che allโ€™Apostolo preme anzitutto affermare in Romani 3 non รจ che siamo giustificati per la fede, ma che siamo giustificati per la fede in Cristo; non รจ tanto che siamo giustificati per la grazia, quanto che siamo giustificati per la grazia di Cristo. รˆ Cristo il cuore del messaggio, prima ancora che la grazia e la fede. รˆ lui, oggi, lโ€™articolo con cui la Chiesa sta o cade: una persona, non una dottrina.

Dobbiamo rallegrarci perchรฉ questo รจ ciรฒ che sta avvenendo nella Chiesa e in misura maggiore di quanto di solito si pensa. Negli ultimi mesi ho potuto partecipare a due incontri: uno in Svizzera, organizzato da evangelici con la partecipazione dei cattolici, lโ€™altro in Germania organizzato da cattolici con la partecipazione degli evangelici. Questโ€™ultimo svoltosi ad Augsburg in Gennaio scorso, mi รจ sembrato davvero un segno dei tempi. Cโ€™erano 6 mila cattolici e 2 mila luterani, in maggioranza giovani, provenienti da tutta la Germania. Il titolo in inglese era โ€œHoly Fascinationโ€, Santa Fascinazione. Ad affascinare quella moltitudine era Gesรน di Nazareth, reso presente e quasi tangibile dallo Spirito Santo. Dietro tutto questo, una comunitร  di laici e una casa di preghiera (Gebetshaus), attiva da anni e in piena comunione con la chiesa cattolica locale.

Non era un ecumenismo del โ€œvogliamoci bene!โ€. Messa cattolicissima, con tanto di incenso, presieduta una volta da me e una volta dal vescovo ausiliare di Augsburg; un altro giorno, Santa Cena presieduta da un pastore luterano, nel pieno rispetto ognuno della propria liturgia. Adorazione, insegnamenti, musica: un clima quale solo i giovani sono in grado oggi di organizzare e che potrebbe servire da modello per qualche evento particolare durante le giornate mondiali della gioventรน.

Ho chiesto una volta ai responsabili se dovevo parlare dellโ€™unitร  dei cristiani; mi risposero: โ€œNo, preferiamo vivere lโ€™unitร , anzichรฉ parlarneโ€. Avevano ragione. Sono segni della direzione in cui lo Spirito โ€“e con lui papa Francesco โ€“ ci invitano ad andare.

Buona e Santa Pasqua!

1.M. Lutero, Prefazione alle opere in latino, ed. Weimar vol. 54, p. 186.
2.S. Agostino, De Spiritu et littera, 32,56 (PL 44, 237).
3.S. Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, II, 7 (PL 76, 1018).
4.S. Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico, 61, 4-5( PL 183, 1072).
5.S.Tommaso dโ€™Aquino, Summa theologiae, I-IIae, q. 106, a. 2.
6.Concilio di Trento, โ€œDecretum de iustificationeโ€, 7, in Denzinger โ€“ Schoenmetzer, Enchiridion Symbolorum, ed. 34, nr. 1531.
7.Classico รจ il distico con cui venne espresso questo ordine: Littera gesta docet, quid credas allegoria. / Moralis, quid agas; quo tendas anagogia. La lettera tโ€™insegna lโ€™accaduto; ciรฒ che devi credere, lโ€™allegoria. / La morale, cosa fare; dove tendere, lโ€™anagogia.
8.Cf. Henri de Lubac, Histoire de lโ€™exรฉgรจse mรฉdiรฉvale. Le quatre sens de lโ€™Ecriture, Paris, Aubier, 1959, Vol. I,1, pp. 139-157.
9.Jacob Neusner, A Rabbi Talks with Jesus, McGill-Queenโ€™s University Press, Montreal 2000.
10.Origene, Commento alla Lettera ai Romani, II, 2 (PG 14, 873).

Fonte

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