Omelia di p. Raniero Cantalamessa – Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato

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LITURGIA DEI VESPRI
PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE FRANCESCO
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA CURA DEL CREATO

Basilica Vaticana
Giovedรฌ, 1ยฐ settembre 2016

OMELIA DI P. RANIERO CANTALAMESSA, O.F.M. Cap.
PREDICATORE DELLA CASA PONTIFICIA

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ยซO uomo, perchรฉ hai di te un concetto cosรฌ basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perchรฉ mai, tu che sei cosรฌ onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perchรฉ indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato?ยป (San Pietro Crisologo, Discorsi, 148; PL 52, 596).

Queste parole, che abbiamo appena ascoltato, furono pronunciate da san Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna, nel v secolo, cioรจ oltre millecinquecento anni fa. Da allora รจ cambiato il motivo per cui lโ€™uomo disprezza se medesimo, ma non รจ cambiato il fatto. Al tempo di Crisologo il motivo era che lโ€™uomo รจ ยซtratto dalla terraยป, che รจ polvere e in polvere ritornerร  (Genesi, 3, 19); oggi il motivo del disprezzo รจ che lโ€™uomo รจ meno di nulla nellโ€™immensitร  sconfinata dellโ€™universo.

[ads2]รˆ ormai una gara tra gli scienziati non credenti a chi si spinge piรน avanti nellโ€™affermare la totale marginalitร  e insignificanza dellโ€™uomo nellโ€™universo. ยซLโ€™antica alleanza โ€” ha scritto Jacques Monod โ€” รจ infranta; lโ€™uomo finalmente sa di essere solo nellโ€™immensitร  dellโ€™universo da cui รจ emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non รจ scritto in nessun luogoยป (Il caso e la necessitร , Mondadori, Milano 1970, p. 136). ยซHo sempre pensato โ€” afferma Peter Atkins โ€” di essere insignificante. Conoscendo le dimensioni dellโ€™universo, non faccio che rendermi conto di quanto lo sia davvero… Siamo solo un poโ€™ di fango su un pianeta che appartiene al soleยป (cit. in Russell Stannard, Science and Wonders: Conversations about Science and Belief, London, Faber and Faber, 1996, p. 7).

Ma non voglio soffermarmi su questa visione pessimistica, nรฉ sui riflessi che essa ha nel modo di concepire lโ€™ecologismo e le sue prioritร . Dionigi Areopagita, nel vi dellโ€™era cristiana, enunciava questa grande veritร : ยซNon si devono confutare le opinioni degli altri, nรฉ si deve scrivere contro una opinione o una religione che sembra non buona. Si deve scrivere solo a favore della veritร  e non contro gli altriยป (Scolii a Dionigi Areopagita, PG 4, 536; cfr. Dionigi Areopagita, Lettera VI; PG 3, 1077). Non si puรฒ assolutizzare questo principio, perchรฉ a volte puรฒ essere necessario confutare dottrine false e pericolose; ma รจ certo che lโ€™esposizione positiva della veritร  รจ piรน efficace che non la confutazione dellโ€™errore contrario.

Il discorso di Crisologo continua esponendo il motivo per cui lโ€™uomo non deve disprezzare se stesso: ยซTutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non รจ stato forse fatto per te? Per te รจ stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo รจ stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra รจ dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te รจ stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano lโ€™aria, i campi e lโ€™acqua, perchรฉ una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fattoยป.

Lโ€™autore non fa che riaffermare lโ€™idea biblica della sovranitร  dellโ€™uomo sul cosmo che il Salmo 8 cantava con non minore afflato lirico del vescovo di Ravenna. San Paolo completa questa visione, indicando il posto che occupa in essa la persona di Cristo: ยซIl mondo, e la vita, e la morte, e il presente, e il futuro: tutto รจ vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo รจ di Dioยป (1 Corinzi, 3, 22s). Siamo davanti a un โ€œecologismo umanoโ€ o โ€œumanisticoโ€: un ecologismo, cioรจ, che non รจ fine a se stesso, ma in funzione dellโ€™uomo, non solo, naturalmente, dellโ€™uomo di oggi, ma anche di quello del futuro.

Il pensiero cristiano non ha mai smesso di interrogarsi sul perchรฉ di questa trascendenza dellโ€™uomo rispetto al resto del creato e lโ€™ha sempre trovato nellโ€™affermazione biblica che lโ€™uomo รจ stato creato ยซa immagine e somiglianza di Dioยป (Genesi, 1, 26). Anche Crisologo, abbiamo sentito, fa leva su di esso: ยซIl Creatore… ha stampato in te la sua immagine, perchรฉ lโ€™immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veciยป.

Quello su cui la teologia, anche grazie al rinnovato dialogo con il pensiero ortodosso, รจ giunta oggi a una spiegazione veramente soddisfacente, รจ sapere in che consiste lโ€™essere a immagine di Dio. Tutto si fonda sulla rivelazione della Trinitร  operata da Cristo. Lโ€™uomo รจ creato a immagine di Dio, nel senso che partecipa allโ€™intima essenza di Dio che รจ di essere relazione dโ€™amore tra Padre, Figlio e Spirito Santo. ยซRelazioni sussistentiยป, definisce le persone divine san Tommaso dโ€™Aquino. Esse non hanno una relazione lโ€™una con lโ€™altra, ma sono quella relazione (Summa Theologiae, I, q. 29, a. 4).

Solo lโ€™uomo โ€” in quanto persona capace di relazioni libere e coscienti โ€” partecipa a questa dimensione personale e relazionale di Dio. Essendo la Trinitร  una comunione dโ€™amore, creรฒ lโ€™uomo come un ยซessere in relazioneยป (cfr. John Zizioulas, Being as Communion: Studies in Personhood and the Church, NY: St Vladimirโ€™s Seminary Press, 1997). รˆ in questo senso che lโ€™uomo รจ โ€œa immagine di Dioโ€.

รˆ evidente che cโ€™รจ un fossato ontologico tra Dio e la creatura umana; tuttavia, per grazia (mai dimenticare questa precisazione!), questo fossato รจ colmato, cosรฌ che esso รจ meno profondo di quello esistente tra lโ€™uomo e il resto del creato. Affermazione arditissima, ma fondata sulla Scrittura che definisce lโ€™uomo redento da Cristo ยซpartecipe della divina naturaยป (2 Pietro, 1, 4).

Solo la venuta di Cristo, tuttavia, ha rivelato il senso pieno dellโ€™essere a immagine di Dio. Egli รจ, per eccellenza, ยซlโ€™immagine di Dio invisibileยป (Colossesi, 1, 15); noi โ€” dicevano i padri della Chiesa โ€” siamo ยซimmagine dellโ€™Immagine di Dioยป, in quanto ยซpredestinati a essere conformi allโ€™immagine del Figlio suoยป (Romani, 8, 29), creati ยซper mezzo di lui e in vista di luiยป (Colossesi, 1, 16) che รจ il Nuovo Adamo (Ireneo, Dimostrazione della predicazione apostolica, 22; Adversus Haereses V, 16, 2).

Nasce subito, a questo punto, una obiezione, e non solo da parte dei non credenti. Tutto questo non รจ trionfalismo razziale? Non porta a un dominio indiscriminato dellโ€™uomo sul resto del creato, con le conseguenze facilmente immaginabili e, purtroppo, giร  in atto? La risposta รจ: no, se lโ€™uomo si comporta davvero come immagine di Dio. Se la persona umana รจ immagine di Dio in quanto รจ ยซun essere in comunioneยป, questo vuol dire che meno si รจ egoisti, chiusi in se stessi e dimentichi degli altri, piรน si รจ persona veramente umana.

La sovranitร  dellโ€™uomo sul cosmo non รจ dunque trionfalismo di specie, ma assunzione di responsabilitร  verso i deboli, i poveri, gli indifesi. Lโ€™unico titolo che questi hanno per essere rispettati, in assenza di altri privilegi e risorse, รจ quello di essere persona umana. Il Dio della Bibbia โ€” ma anche di altre religioni โ€” รจ un Dio ยซche ascolta il grido dei poveriยป, che ยซha pietร  del debole e del poveroยป, che ยซdifende la causa dei miseriยป, che ยซfa giustizia agli oppressiยป, che ยซnulla disprezza di ciรฒ che ha creatoยป.

Lโ€™incarnazione del Verbo ha apportato una ragione in piรน per prendersi cura del debole e del povero, a qualsiasi razza o religione appartenga. Essa non dice infatti soltanto โ€œche Dio si รจ fatto uomoโ€, ma anche โ€œche uomo si รจ fatto Dioโ€: cioรจ, che tipo di uomo ha scelto di essere: non ricco e potente, ma povero, debole e indifeso. Uomo e basta! Il modo dellโ€™incarnazione non รจ meno importante del fatto.

รˆ stato questo il passo avanti che Francesco dโ€™Assisi, con la sua esperienza di vita, ha permesso di fare alla teologia. Prima di lui si era insistito quasi esclusivamente sugli aspetti ontologici dellโ€™incarnazione: natura, persona, unione ipostatica, comunicazione degli idiomi… Questo era necessario per contrastare lโ€™eresia, ma, una volta messo al sicuro il dogma, non si poteva rimanere fermi a esso, senza inaridire il mistero cristiano e fargli perdere gran parte della sua forza di contestazione nei confronti del peccato e dellโ€™ingiustizia del mondo.

Quello che commuove fino alle lacrime il Poverello a Natale non รจ lโ€™unione delle nature o lโ€™unitร  dellโ€™ipostasi, ma รจ lโ€™umiltร  e la povertร  del Figlio di Dio che ยซda ricco che era, si รจ fatto povero per noiยป (cfr. 2 Corinzi, 8, 9). In lui amore per la povertร  e amore per il creato andavano di pari passo e avevano una radice comune nella sua radicale rinuncia a voler possedere. Francesco appartiene a quella categoria di persone di cui san Paolo dice che ยซnon hanno niente e posseggono tuttoยป (2 Corinzi, 6, 10).

Il Santo Padre raccoglie questo messaggio quando fa dellโ€™ยซintima relazione tra i poveri e la fragilitร  del pianetaยป uno degli ยซassi portantiยป della sua enciclica sullโ€™ambiente (Laudato siโ€™, n. 16). Cosโ€™รจ, infatti, che produce, nello stesso tempo, i guasti peggiori dellโ€™ambiente e la miseria di immense masse umane, se non lโ€™insaziabile desiderio di alcuni di accrescere a dismisura i propri possedimenti e profitti? Alla terra, si deve applicare ciรฒ che gli antichi dicevano della vita: mancipio nulli datur, omnibus usu (โ€œa nessuno รจ data in proprietร , a tutti in usoโ€, Lucrezio, De rerum natura, III, verso 971).

Qualche volta questa veritร  che non siamo noi i padroni della terra ci viene bruscamente ricordata da eventi come quello del terribile terremoto della scorsa settimana. Torna allora a porsi la domanda di sempre: โ€œDovโ€™era Dio?โ€ Non commettiamo lโ€™errore di pensare che abbiamo la risposta pronta a tale domanda. Piangiamo con chi piange, come faceva Gesรน davanti al dolore della vedova di Naim o delle sorelle di Lazzaro.

Qualcosa perรฒ la fede ci permette di dire. Dio non ha progettato il creato come fosse una macchina o un computer, dove tutto รจ programmato dallโ€™inizio in ogni dettaglio, salvo a operare periodicamente degli aggiornamenti. Per analogia con lโ€™uomo, possiamo parlare di una sorta di โ€œlibertร โ€ che Dio ha dato alla materia di evolversi secondo leggi proprie. In questo senso (ma solo in esso!) possiamo persino condividere il punto di vista degli scienziati non credenti che parlano di โ€œcaso e necessitร โ€. Nellโ€™evoluzione tutto viene โ€œa casoโ€, ma il caso stesso รจ previsto dal Creatore e non รจ โ€œa casoโ€.

Questo comporta rischi tremendi per lโ€™uomo, ma anche un supplemento di dignitร  e di grandezza. Il popolo dei Paesi Bassi ha dovuto lottare per secoli per non essere sommerso dal Mare del Nord e in questa lotta ha coniato un motto famoso: Luctor et emergo, โ€œlottando emergoโ€.

Ci saranno un giorno ยซcieli nuovi e terra nuovaยป (2 Pietro, 3, 13), liberi da ogni sofferenza, ma questo avverrร  probabilmente solo alla fine dei tempi, quando la stessa umanitร  sarร  perfettamente ed eternamente liberata dal peccato e dalla morte (cfr. Romani, 8, 19-23). Una cosa perรฒ Gesรน ci assicura fin dโ€™ora ed รจ che la creatura umana non รจ mai completamente in balรฌa degli elementi umani. ยซCinque passeri โ€” dice โ€” non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi รจ dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete piรน di molti passeri!ยป (Luca, 12, 6-7).

Alla domanda: โ€œDove era Dio la notte del 23 agosto?โ€, il credente non esita perciรฒ a rispondere con tutta umiltร : โ€œEra lรฌ a soffrire con le sue creature e ad accogliere nella sua pace le vittime che bussavano alla porta del suo paradisoโ€.

La lettura dal libro della Sapienza che abbiamo ascoltato prima di quella patristica di Crisologo, ci parla del primo e fondamentale dovere che deriva allโ€™uomo dalla sua posizione privilegiata in seno al creato. Diceva: ยซDavvero vani per natura tutti gli uomini / che vivevano nellโ€™ignoranza di Dio, / e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che รจ, / nรฉ, esaminandone le opere, riconobbero lโ€™arteficeยป.

San Paolo, nella Lettera ai Romani riprende questo famoso argomento, ma con una variante che ci riguarda tutti e da vicino. Il peccato nei confronti del creato, scrive, non sta tanto nel fatto di non risalire da esso al Creatore, ma nel non glorificare e ringraziare Dio: ยซPur avendo conosciuto Dio non lo hanno glorificato e ringraziato come Dioยป (Romani, 1, 21). Non si tratta di un peccato solo dellโ€™intelligenza, ma anche della volontร , e non รจ solo un peccato degli atei o degli idolatri, ma anche di chi conosce Dio. Tanto รจ vero che, subito appresso, lโ€™Apostolo include tra gli โ€œinescusabiliโ€ coloro che conoscono la rivelazione e, forti di questa conoscenza, si sentono al sicuro e giudicano il resto del mondo, senza accorgersi che, se cercano la propria gloria anzichรฉ la gloria di Dio, essi commettono lo stesso peccato dei non credenti (cfr. Romani, 2, 1 ss.).

Ci sono tanti compiti che lโ€™uomo ha nei confronti del creato, alcuni piรน urgenti degli altri: lโ€™acqua, lโ€™aria, il clima, lโ€™energia, la difesa delle specie a rischio… Di essi si parla in tutti gli ambienti e gli incontri che si occupano di ecologia. Cโ€™รจ, perรฒ, un dovere verso il creato di cui non si puรฒ parlare se non in un incontro tra credenti ed รจ giustissimo perciรฒ che sia stato posto al centro di questo momento di preghiera. Tale dovere รจ la dossologia, la glorificazione di Dio a causa del creato. Una ecologia senza dossologia rende lโ€™universo opaco, come un immenso mappamondo di vetro privo della luce che dovrebbe illuminarlo da dentro.

Il compito primario delle creature nei confronti del creato รจ di prestare a esso la sua voce. ยซI cieli e la terra โ€” dice un salmo โ€” sono pieni della tua gloriaยป (Salmo 148, 13; Isaia, 6, 3). Ne sono, per cosรฌ dire, gravidi. Ma non possono da soli โ€œsgravarseneโ€. Come la donna incinta, hanno bisogno anchโ€™essi delle mani di una levatrice per dare alla luce ciรฒ di cui sono gravidi. E queste โ€œlevatriciโ€ della gloria di Dio dobbiamo essere noi, creature fatte a immagine di Dio. Anche a questo allude lโ€™Apostolo quando parla della creazione che ยซgeme e soffre fino ad oggi nelle doglie del partoยป (cfr. Romani, 8, 19-22).

Quanto ha dovuto attendere lโ€™universo, quale lunga rincorsa ha dovuto prendere, per giungere a questo punto! Miliardi di anni, durante i quali la materia, attraverso la sua opacitร , avanzava verso la luce della coscienza, come la linfa che dal sottosuolo sale faticosamente verso la cima dellโ€™albero per espandersi in foglie, fiori e frutti. Questa coscienza fu finalmente raggiunta quando comparve nellโ€™universo quello che Teilhard de Chardin chiama ยซil fenomeno umanoยป. Ma ora che lโ€™universo ha raggiunto il suo traguardo, esige che lโ€™uomo compia il suo dovere, che assuma, per cosรฌ dire, la direzione del coro e intoni a nome di tutto il creato: ยซGloria a Dio nellโ€™alto dei cieli!ยป.

Uno che prese alla lettera questo compito fu il domenicano beato Enrico Susone, chiamato a volte โ€œil san Francesco della Sveviaโ€. Egli ci ha lasciato questa toccante testimonianza: ยซQuando, nel canto della Messa, giungo alle parole Sursum corda, in alto i cuori, mi figuro di avere davanti a me tutti gli esseri creati da Dio in cielo e in terra: lโ€™acqua, lโ€™aria, il fuoco, la luce e ogni elemento, ciascuno con il proprio nome, cosรฌ pure gli uccelli dellโ€™aria, i pesci del mare e i fiori del bosco, le erbe e le piante tutte della campagna, le innumerevoli arene del mare, i pulviscoli che si vedono nei fasci di luce solare, le gocce di pioggia cadute o che stanno per cadere, le stille di rugiada che ingemmano il prato. Allora immagino di essere in mezzo a queste creature come un maestro di canto in mezzo a un coro sterminatoยป (Vita, XI, in: Oeuvres, a cura di M. E. Cartier, Parigi 1852, p. 25).

Noi credenti dobbiamo essere la voce non solo delle creature inanimate, ma anche dei nostri fratelli che non hanno avuto la grazia della fede. Non dimentichiamo, in particolare, di glorificare Dio per le strabilianti realizzazioni della tecnica. Sono opera dellโ€™uomo, รจ vero, ma lโ€™uomo, di chi รจ opera? Chi lโ€™ha fatto? Ho posto a me stesso una domanda e la ripeto qui ad alta voce: glorifichiamo noi davvero Dio per le sue creature, o diciamo solo di farlo? La nostra รจ solo teoria, o anche pratica? Se non sappiamo farlo con parole nostre, facciamolo con i salmi. In essi persino i fiumi sono invitati a battere le mani al creatore (Salmo 98, 8).

La glorificazione non serve, naturalmente, a Dio, ma a noi. Con essa si ยซlibera la veritร ยป (Romani, 1, 18); si redime la creazione dalla caducitร  e dalla vanitร , cioรจ dal non-senso, in cui lโ€™ha trascinata il peccato degli uomini e la trascina oggi lโ€™incredulitร  del mondo (Romani, 8, 20-21). ยซTu non hai bisogno della nostra lode โ€” dice un prefazio della messa rivolgendosi a Dio โ€” ma per un dono del tuo amore ci chiami a renderti grazie; i nostri inni di benedizione non accrescono la tua grandezza, ma ci ottengono la grazia che ci salvaยป.

Se Francesco dโ€™Assisi ha qualcosa da dire ancora oggi a proposito di ecologismo, รจ solo questo. Egli non prega โ€œperโ€ il creato, per la sua salvaguardia (a suo tempo non ce nโ€™era ancora bisogno), prega โ€œconโ€ il creato, o โ€œa causa del creatoโ€, o ancora โ€œa motivo del creatoโ€. Sono tutte sfumature presenti nella preposizione โ€œperโ€ da lui usata: โ€œLaudato siโ€™, mi Signore, per frate sole, per sorella luna, per sorella madre terraโ€. Il suo cantico รจ tutto una dossologia e un inno di ringraziamento. Ma proprio da qui gli derivava quel rispetto straordinario verso ogni creatura per cui voleva che perfino alle erbe selvatiche fosse lasciato uno spazio per crescere.

Anche questo suo messaggio รจ stato raccolto dal Santo Padre nellโ€™enciclica sullโ€™ambiente. Essa inizia con la dossologia โ€” ยซLaudato siโ€™ยป โ€” e termina significativamente con due distinte preghiere: una โ€œperโ€ il creato, e lโ€™altra โ€œconโ€ il creato. Da questโ€™ultima attingiamo alcune invocazioni che ci servono per concludere in preghiera la nostra riflessione: ยซSignore Dio, Uno e Trino, / comunitร  stupenda di amore infinito, / insegnaci a contemplarti / nella bellezza dellโ€™universo, / dove tutto ci parla di te. / Risveglia la nostra lode e la nostra gratitudine / per ogni essere che hai creato. / Donaci la grazia di sentirci intimamente uniti / con tutto ciรฒ che esiste. / Dio dโ€™amore, mostraci il nostro posto in questo mondo / come strumenti del tuo affetto / per tutti gli esseri di questa terra. Amenยป.

L’Osservatore Romano n. 200 del 2 settembre 2016

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