CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Lettera Iuvenescit Ecclesia ai Vescovi della Chiesa cattolica
sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici
per la vita e la missione della Chiesa
Introduzione
I doni dello Spirito Santo nella Chiesa in missione
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1. La Chiesa ringiovanisce in forza del Vangelo e lo Spirito continuamente la rinnova, edificandola e guidandola ยซcon diversi doni gerarchici e carismaticiยป [1]. Il Concilio Vaticano II ha ripetutamente messo in rilievo lโopera meravigliosa dello Spirito Santo che santifica il Popolo di Dio, lo guida, lo adorna di virtรน e lo arricchisce di grazie speciali per la sua edificazione. Multiforme รจ lโazione del divino Paraclito nella Chiesa, come amano evidenziare i Padri. Scrive Giovanni Crisostomo: ยซQuali grazie che operano la nostra salvezza non ci sono elargite dallo Spirito Santo? Per suo mezzo siamo liberati dalla schiavitรน e chiamati alla libertร , siamo condotti allโadozione a figli e, per cosรฌ dire, formati di nuovo, dopo aver deposto il pesante e odioso fardello dei nostri peccati. Per lo Spirito Santo vediamo assemblee di sacerdoti e possediamo schiere di dottori; da questa sorgente scaturiscono doni di rivelazioni, grazie di guarigioni e tutti gli altri carismi che decorano la Chiesa di Dioยป [2]. Grazie alla stessa vita della Chiesa, ai numerosi interventi del Magistero e alla ricerca teologica, รจ felicemente cresciuta la consapevolezza della multiforme azione dello Spirito Santo nella Chiesa, destando cosรฌ unโattenzione particolare ai doni carismatici, di cui in ogni tempo il Popolo di Dio รจ arricchito per lo svolgimento della sua missione.
[ads2]Il compito di comunicare efficacemente il Vangelo risulta essere particolarmente urgente nel nostro tempo. Il Santo Padre Francesco, nella sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ricorda che ยซse qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza รจ che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dellโamicizia con Gesรน Cristo, senza una comunitร di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vitaยป [3]. Lโinvito ad essere Chiesa โin uscitaโ porta a rileggere tutta la vita cristiana in chiave missionaria [4]. Il compito di evangelizzare riguarda tutti gli ambiti della Chiesa: la pastorale ordinaria, lโannuncio a coloro che hanno abbandonato la fede cristiana ed in particolare a coloro che non sono mai stati raggiunti dal Vangelo di Gesรน o che lo hanno sempre rifiutato [5]. In questo compito imprescindibile di nuova evangelizzazione รจ piรน che mai necessario riconoscere e valorizzare i numerosi carismi capaci di risvegliare e alimentare la vita di fede del Popolo di Dio.
Le multiformi aggregazioni ecclesiali
2. Sia prima che dopo il Concilio Vaticano II sono sorte numerose aggregazioni ecclesiali che costituiscono una grande risorsa di rinnovamento per la Chiesa e per lโurgente ยซconversione pastorale e missionariaยป [6] di tutta la vita ecclesiale. Al valore e alla ricchezza di tutte le realtร associative tradizionali, caratterizzate da scopi particolari, come anche degli Istituti di vita consacrata e delle Societร di vita apostolica, si aggiungono quelle realtร piรน recenti che possono essere descritte come aggregazioni di fedeli, movimenti ecclesiali e nuove comunitร , sulle quali si sofferma il presente documento. Esse non possono essere intese semplicemente come un volontario consociarsi di persone al fine di perseguire uno scopo peculiare di carattere religioso o sociale. Il carattere di ยซmovimentoยป li distingue nel panorama ecclesiale in quanto realtร fortemente dinamiche, capaci di suscitare particolare attrattiva per il Vangelo e di suggerire una proposta di vita cristiana tendenzialmente globale, investendo ogni aspetto dellโesistenza umana. Lโaggregarsi dei fedeli con una intensa condivisione della esistenza, al fine di incrementare la vita di fede, speranza e caritร , esprime bene la dinamica ecclesiale come mistero di comunione per la missione e si manifesta come un segno di unitร della Chiesa in Cristo. In tal senso, queste aggregazioni ecclesiali, sorte da un carisma condiviso, tendono ad avere come scopo ยซil fine apostolico generale della Chiesaยป [7]. In questa prospettiva, aggregazioni di fedeli, movimenti ecclesiali e nuove comunitร propongono forme rinnovate della sequela di Cristo in cui approfondire la communio cum Deo e la communio fidelium, portando nei nuovi contesti sociali il fascino dellโincontro con il Signore Gesรน e la bellezza dellโesistenza cristiana vissuta nella sua integralitร . In tali realtร si esprime anche una peculiare forma di missione e di testimonianza, volta a favorire e sviluppare sia una viva consapevolezza della propria vocazione cristiana, che itinerari stabili di formazione cristiana e percorsi di perfezione evangelica. A queste realtร aggregative, a seconda dei diversi carismi, possono partecipare fedeli di stati di vita differenti (laici, ministri ordinati e persone consacrate), manifestando cosรฌ la pluriforme ricchezza della comunione ecclesiale. La forte capacitร aggregativa di tali realtร rappresenta una significativa testimonianza di come la Chiesa non cresca ยซper proselitismo ma โper attrazioneโยป [8].
Giovanni Paolo II rivolgendosi ai rappresentanti dei movimenti e delle nuove comunitร ebbe a riconoscere in essi una ยซrisposta provvidenzialeยป [9] suscitata dallo Spirito Santo alla necessitร di comunicare in modo persuasivo il Vangelo in tutto il mondo, considerando i grandi processi di cambiamento in atto a livello planetario, segnati spesso da una cultura fortemente secolarizzata. Tale fermento dello Spirito ยซha recato nella vita della Chiesa una novitร inattesa, e talora persino dirompenteยป [10]. Lo stesso Pontefice ha ricordato che per tutte queste aggregazioni ecclesiali si apre il tempo della ยซmaturitร ecclesialeยป, che comporta la loro piena valorizzazione e inserzione ยซnelle Chiese locali e nelle parrocchie, e sempre rimanendo in comunione con i Pastori ed attenti alle loro indicazioniยป [11]. Queste nuove realtร , per la cui esistenza il cuore della Chiesa รจ colmo di gioia e gratitudine, sono chiamate a relazionarsi positivamente con tutti gli altri doni presenti nella vita ecclesiale.
Scopo del presente documento
3. La Congregazione per la Dottrina della Fede con il presente documento intende richiamare, alla luce della relazione tra doni gerarchici e carismatici, quegli elementi teologici ed ecclesiologici la cui comprensione puรฒ favorire una feconda ed ordinata partecipazione delle nuove aggregazioni alla comunione ed alla missione della Chiesa. A tale scopo vengono presentati innanzitutto alcuni elementi chiave sia della dottrina sui carismi esposta nel Nuovo Testamento che della riflessione magisteriale su queste nuove realtร . Successivamente, a partire da alcuni principi di ordine teologico sistematico, si offrono elementi identitari dei doni gerarchici e carismatici, insieme ad alcuni criteri per il discernimento delle nuove aggregazioni ecclesiali.
I. I carismi secondo il Nuovo Testamento
Grazia e carisma
4. ยซCarismaยป รจ la trascrizione della parola greca chรกrisma, il cui uso รจ frequente nelle Lettere paoline e compare anche nella prima Lettera di Pietro. Esso ha il senso generale di ยซdono generosoยป e nel Nuovo Testamento รจ usato soltanto in riferimento a doni che provengono da Dio. In alcuni passi, il contesto gli conferisce un senso piรน preciso (cf. Rm 12, 6; 1 Cor 12, 4. 31; 1 Pt 4, 10), il cui tratto fondamentale รจ la distribuzione differenziata di doni [12]. Esso costituisce anche il senso prevalente nelle lingue moderne delle parole derivate da questo vocabolo greco. Ogni singolo carisma non รจ un dono accordato a tutti (cf. 1 Cor 12, 30), a differenza delle grazie fondamentali, come la grazia santificante, o i doni della fede, della speranza e della caritร , che sono invece indispensabili ad ogni cristiano. I carismi sono doni particolari che lo Spirito distribuisce ยซcome vuoleยป (1 Cor 12, 11). Per rendere conto della necessaria presenza dei diversi carismi nella Chiesa, i due testi piรน espliciti (Rm 12, 4-8; 1 Cor 12, 12-30) adoperano il paragone del corpo umano: ยซCome in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, cosรฌ anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noiยป (Rm 12, 4-6). Tra le membra del corpo, la diversitร non costituisce unโanomalia da evitare, ma al contrario รจ una necessitร benefica, che rende possibile lโespletamento delle diverse funzioni vitali. ยซSe tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo รจ il corpoยป (1 Cor 12, 19-20). Una stretta relazione tra i carismi particolari (charรญsmata) e la grazia (chรกris) di Dio viene affermata da Paolo in Rm 12, 6 e da Pietro in 1 Pt 4, 10 [13]. I carismi vengono riconosciuti come una manifestazione della ยซmultiforme grazia di Dioยป (1 Pt 4, 10). Non si tratta, quindi, di semplici capacitร umane. La loro origine divina viene espressa in diversi modi: secondo alcuni testi essi provengono da Dio (cf. Rm 12, 3; 1 Cor 12, 28; 2 Tm 1, 6; 1 Pt 4, 10); secondo Ef 4, 7, provengono da Cristo; secondo 1 Cor 12, 4-11, dallo Spirito. Poichรฉ questโultimo passo รจ il piรน insistente (nomina sette volte lo Spirito), i carismi vengono solitamente presentati come ยซmanifestazione dello Spiritoยป (1 Cor 12, 7). ร chiaro, tuttavia, che questa attribuzione non รจ esclusiva e non contraddice le due precedenti. I doni di Dio implicano sempre lโintero orizzonte trinitario, come รจ stato sempre affermato dalla teologia fin dai suoi inizi, sia in occidente che in oriente [14].
Doni elargiti ยซad utilitatemยป e il primato della caritร
5. In 1 Cor 12, 7 Paolo dichiara che ยซla manifestazione dello Spirito รจ data a ciascuno per lโutilitร ยป. Molti traduttori aggiungono: ยซper lโutilitร comuneยป, perchรฉ la maggior parte dei carismi menzionati dallโApostolo, anche se non tutti, hanno direttamente unโutilitร comune. Questa destinazione allโedificazione di tutti รจ stata ben compresa, ad esempio da Basilio Magno, quando dice: ยซE questi doni ciascuno li riceve piรน per gli altri che per sรฉ stesso [โฆ]. Nella vita comune รจ necessario che la forza dello Spirito Santo data allโuno venga trasmessa a tutti. Chi vive per conto suo, puรฒ forse avere un carisma, ma lo rende inutile conservandolo inattivo, perchรฉ lo ha sotterrato dentro di sรฉยป [15]. Paolo, comunque, non esclude che un carisma possa essere utile soltanto alla persona che lโha ricevuto. Tale รจ il caso del parlare in lingue, differente sotto questo aspetto dal dono della profezia [16]. I carismi che hanno unโutilitร comune, siano essi carismi di parola (di sapienza, di conoscenza, di profezia, di esortazione) o di azione (di potenza, di ministero, di governo), hanno anche una utilitร personale, perchรฉ il loro servizio al bene comune favorisce in coloro che ne sono portatori il progresso nella caritร . Paolo osserva, in proposito, che, se manca la caritร , anche i carismi piรน elevati non giovano alla persona che li riceve (cf. 1 Cor 13, 1-3). Un passo severo del Vangelo di Matteo (cf. Mt 7, 22-23) esprime la stessa realtร : lโesercizio di carismi vistosi (profezie, esorcismi, miracoli) puรฒ purtroppo coesistere con lโassenza di una relazione autentica con il Salvatore. Di conseguenza, tanto Pietro quanto Paolo insistono sulla necessitร di orientare tutti i carismi alla caritร . Pietro offre una regola generale: ยซmettere il carisma ricevuto al servizio gli uni degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dioยป (1 Pt 4, 10). Paolo si preoccupa in particolare dellโimpiego dei carismi nei raduni della comunitร cristiana e dice: ยซtutto si faccia per lโedificazioneยป (1 Cor 14, 26).
La varietร dei carismi
6. In alcuni testi troviamo un elenco di carismi, talvolta sommario (cf. 1 Pt 4, 10), altre volte piรน dettagliato (cf. 1 Cor 12, 8-10. 28-30; Rm 12, 6-8). Tra quelli elencati vi sono doni eccezionali (di guarigione, di opere di potenza, di varietร di lingue) e doni ordinari (di insegnamento, di servizio, di beneficenza), ministeri per la guida delle comunitร (cf. Ef 4, 11) e doni concessi per mezzo dellโimposizione delle mani (cf. 1 Tm 4, 14; 2 Tm 1, 6). Non รจ sempre chiaro se tutti questi doni siano considerati o meno come ยซcarismiยป propriamente detti. I doni eccezionali, menzionati ripetutamente in 1 Cor 12-14, spariscono infatti dai testi posteriori; lโelenco di Rm 12, 6-8 presenta soltanto carismi meno vistosi, che hanno unโutilitร costante per la vita della comunitร cristiana. Nessuna di queste liste pretende la completezza. Altrove, ad esempio, Paolo suggerisce che la scelta del celibato per amore di Cristo sia intesa come frutto di un carisma, cosรฌ come quella del matrimonio (cf. 1 Cor 7, 7, nel contesto di tutto il capitolo). Le sue sono esemplificazioni che dipendono dal grado di sviluppo raggiunto dalla Chiesa di quel tempo e che sono quindi suscettibili di ulteriori aggiunte. La Chiesa, infatti, sempre cresce nel tempo grazie allโazione vivificante dello Spirito.
Il buon esercizio dei carismi nella comunitร ecclesiale
7. Da quanto rilevato, appare evidente che non si dร nei testi scritturistici una contrapposizione tra i diversi carismi, ma piuttosto una loro armonica connessione e complementarietร . Lโantitesi tra una Chiesa istituzionale di tipo giudeo-cristiano e una Chiesa carismatica di tipo paolino, affermata da certe interpretazioni ecclesiologiche riduttive, non trova in realtร un fondamento adeguato nei brani del Nuovo Testamento. Lungi dal situare i carismi da una parte e le realtร istituzionali dallโaltra, o dallโopporre una Chiesa โdella caritร โ ad una Chiesa โdellโistituzioneโ, Paolo raccoglie in un unico elenco coloro che sono portatori di carismi di autoritร e insegnamento, di carismi che giovano alla vita ordinaria della comunitร e di carismi piรน clamorosi [17]. Lo stesso Paolo descrive il suo ministero di Apostolo come ยซministero dello Spiritoยป (2 Cor 3, 8). Egli si sente investito dellโautoritร (exousรญa), donatagli dal Signore (cf. 2 Cor 10, 8; 13, 10), unโautoritร che si estende anche nei confronti dei carismatici. Sia lui che Pietro donano ai carismatici delle istruzioni sul modo con cui esercitare i carismi. Il loro atteggiamento รจ anzitutto di accoglienza favorevole; si mostrano convinti dellโorigine divina dei carismi; non li considerano tuttavia come doni che autorizzino a sottrarsi allโobbedienza verso la gerarchia ecclesiale o conferiscano il diritto ad un ministero autonomo. Paolo si mostra consapevole degli inconvenienti che un esercizio disordinato dei carismi puรฒ provocare nella comunitร cristiana [18]. LโApostolo quindi interviene con autoritร per stabilire regole precise per lโesercizio dei carismi ยซnella Chiesaยป (1 Cor 14, 19. 28), cioรจ nei raduni della comunitร (cf. 1 Cor 14, 23. 26). Egli limita, ad esempio, lโesercizio della glossolalia [19]. Regole simili vengono date anche per il dono della profezia (cf. 1 Cor 14, 29-31) [20].
Doni gerarchici e carismatici
8. In sintesi, da un esame dei testi biblici riguardo ai carismi, risulta che il Nuovo Testamento, pur non offrendo un insegnamento sistematico completo, presenta affermazioni di grande importanza che orientano la riflessione e la prassi ecclesiale. Si deve anche riconoscere che non vi troviamo un uso univoco del termine โcarismaโ; piuttosto occorre constatare una varietร di significati, che la riflessione teologica e il Magistero aiutano a comprendere nellโambito di una visione complessiva del mistero della Chiesa. Nel presente documento lโattenzione viene posta sul binomio evidenziato nel n. 4 della Costituzione dogmatica Lumen gentium, ove si parla di ยซdoni gerarchici e carismaticiยป, i rapporti tra i quali appaiono stretti e articolati. Essi hanno la stessa origine e lo stesso scopo. Sono doni di Dio, dello Spirito Santo, di Cristo, dati per contribuire, in modi diversi, allโedificazione della Chiesa. Chi ha ricevuto il dono di guidare nella Chiesa ha anche il compito di vigilare sul buon esercizio degli altri carismi, in modo che tutto concorra al bene della Chiesa e alla sua missione evangelizzatrice, ben sapendo che รจ lo Spirito Santo a distribuire i doni carismatici a ciascuno come vuole (cf. 1 Cor 12, 11). Lo stesso Spirito dona alla gerarchia della Chiesa la capacitร di discernere i carismi autentici, di accoglierli con gioia e gratitudine, di promuoverli con generositร e di accompagnarli con vigilante paternitร . La storia stessa ci testimonia la pluriformitร dellโazione dello Spirito, mediante la quale la Chiesa, edificata ยซsopra il fondamento degli Apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesรนยป (Ef 2, 20), vive la sua missione nel mondo.
II. La relazione tra doni gerarchici e carismatici nel Magistero recente
Il Concilio Vaticano II
9. Il sorgere dei differenti carismi non รจ mai venuto meno nel corso della secolare storia ecclesiale e, tuttavia, solo in epoca recente si รจ sviluppata una sistematica riflessione su di essi. Al riguardo, uno spazio significativo alla dottrina dei carismi รจ rinvenibile nel Magistero espresso da Pio XII nella Lettera enciclica Mystici corporis [21], mentre un passo decisivo nella comprensione adeguata della relazione tra doni gerarchici e carismatici viene compiuto con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. I passaggi rilevanti a questo proposito [22] indicano nella vita della Chiesa, oltre alla Parola di Dio, scritta e trasmessa, ai Sacramenti e al ministero gerarchico ordinato, la presenza di doni, di grazie speciali o carismi, elargiti dallo Spirito tra i fedeli di ogni condizione. Il passaggio emblematico a questo proposito รจ quello offerto da Lumen gentium, n. 4: ยซLo Spirito [โฆ] guida la Chiesa verso la veritร tutta intera (cf. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel servizio, la costruisce e la dirige mediante i diversi doni gerarchici e carismatici, e la arricchisce dei suoi frutti (cf. Ef 4,11-12; 1 Cor 12, 4; Gal 5, 22)ยป [23].In tal modo la Costituzione dogmatica Lumen gentium, nel presentare i doni del medesimo Spirito, mediante la distinzione tra i doni gerarchici e quelli carismatici, sottolinea la loro differenza nellโunitร . Significative appaiono anche le affermazioni in Lumen gentium, n. 12 circa la realtร carismatica, nel contesto della partecipazione del Popolo di Dio allโufficio profetico di Cristo, in cui si riconosce come lo Spirito Santo non si limiti ยซa santificare e a guidare il Popolo di Dio per mezzo dei Sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtรนยป, ma ยซdispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesaยป.
Infine, si descrive la loro pluriformitร e provvidenzialitร : ยซquesti carismi, dai piรน straordinari a quelli piรน semplici e piรน largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessitร della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazioneยป [24]. Riflessioni analoghe si trovano anche nel Decreto conciliare sullโapostolato dei laici [25]. Il medesimo documento afferma come tali doni non debbano essere ritenuti facoltativi nella vita della Chiesa; piuttosto ยซdall’aver ricevuto questi carismi, anche i piรน semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e ad edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo con la libertร dello Spiritoยป [26]. Pertanto, gli autentici carismi vanno considerati come doni di importanza irrinunciabile per la vita e per la missione ecclesiale. Eโ costante, infine, nellโinsegnamento conciliare, il riconoscimento del ruolo essenziale dei pastori nel discernimento dei carismi e per il loro esercizio ordinato allโinterno della comunione ecclesiale [27].
Il Magistero postconciliare
10. Nel periodo successivo al Concilio Vaticano II, gli interventi del Magistero a questo proposito si sono moltiplicati [28]. A ciรฒ ha contribuito la crescente vitalitร di nuovi movimenti, aggregazioni di fedeli e comunitร ecclesiali, insieme allโesigenza di precisare la collocazione della vita consacrata allโinterno della Chiesa [29]. Giovanni Paolo II nel suo Magistero ha insistito particolarmente sul principio della coessenzialitร di questi doni: ยซPiรน volte ho avuto modo di sottolineare come nella Chiesa non ci sia contrasto o contrapposizione tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica, di cui i Movimenti sono un’espressione significativa. Ambedue sono co-essenziali alla costituzione divina della Chiesa fondata da Gesรน, perchรฉ concorrono insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondoยป [30]. Papa Benedetto XVI, oltre a ribadire la loro coessenzialitร , ha approfondito lโaffermazione del Suo predecessore, ricordando che ยซnella Chiesa anche le istituzioni essenziali sono carismatiche e dโaltra parte i carismi devono in un modo o nellโaltro istituzionalizzarsi per avere coerenza e continuitร . Cosรฌ, ambedue le dimensioni, originate dallo stesso Spirito Santo per lo stesso Corpo di Cristo, concorrono insieme a rendere presente il mistero e lโopera salvifica di Cristo nel mondoยป [31]. I doni gerarchici e quelli carismatici risultano in tal modo reciprocamente relazionati fin dalla loro origine. Il Santo Padre Francesco, infine, ha ricordato ยซlโarmoniaยป che lo Spirito crea tra i diversi doni, e ha richiamato le aggregazioni carismatiche allโapertura missionaria, alla necessaria obbedienza ai pastori e allโimmanenza ecclesiale [32], poichรฉ ยซรจ allโinterno della comunitร che sbocciano e fioriscono i doni di cui ci ricolma il Padre; ed รจ in seno alla comunitร che si impara a riconoscerli come un segno del suo amore per tutti i suoi figliยป [33]. In definitiva, รจ dunque possibile riconoscere una convergenza del recente Magistero ecclesiale sulla coessenzialitร tra doni gerarchici e carismatici. Una loro contrapposizione, come anche una loro giustapposizione, sarebbe sintomo di una erronea o insufficiente comprensione dellโazione dello Spirito Santo nella vita e nella missione della Chiesa.
III. Il fondamento teologico della relazione tra doni gerarchici e carismatici
Orizzonte trinitario e cristologico dei doni dello Spirito Santo
11. Per poter cogliere le ragioni profonde della relazione tra doni gerarchici e carismatici รจ opportuno richiamare il suo fondamento teologico. Infatti, la necessitร di superare ogni sterile contrapposizione o estrinseca giustapposizione tra doni gerarchici e carismatici, รจ richiesta dalla stessa economia della salvezza, che comprende la relazione intrinseca tra le missioni del Verbo incarnato e dello Spirito Santo. In realtร , ogni dono del Padre implica il riferimento allโazione congiunta e differenziata delle missioni divine: ogni dono viene dal Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. Il dono dello Spirito nella Chiesa รจ legato alla missione del Figlio, compiutasi insuperabilmente nel suo mistero pasquale. Gesรน stesso relaziona il compimento della sua missione allโinvio dello Spirito nella comunitร dei credenti [34]. Per questo lo Spirito Santo non puรฒ in alcun modo inaugurare una economia diversa rispetto a quella del Logos divino incarnato, crocifisso e risorto [35]. Infatti, tutta lโeconomia sacramentale della Chiesa รจ la realizzazione pneumatologica dellโIncarnazione: perciรฒ lo Spirito Santo viene considerato dalla Tradizione come lโanima della Chiesa, Corpo di Cristo. Lโazione di Dio nella storia implica sempre la relazione tra il Figlio e lo Spirito Santo, che Ireneo di Lione chiama suggestivamente ยซle due mani del Padreยป [36]. In tal senso, ogni dono dello Spirito non puรฒ che essere in relazione al Verbo fatto carne [37].
Il legame originario tra i doni gerarchici, conferiti con la grazia sacramentale dellโOrdine, e i doni carismatici, liberamente distribuiti dallo Spirito Santo, ha pertanto la sua radice ultima nella relazione tra il Logos divino incarnato e lo Spirito Santo, che รจ sempre Spirito del Padre e del Figlio. Proprio per evitare visioni teologiche equivoche che postulerebbero una ยซChiesa dello Spiritoยป, diversa e separata dalla Chiesa gerarchica-istituzionale, occorre ribadire come le due missioni divine si implichino vicendevolmente in ogni dono elargito alla Chiesa. In realtร , la missione di Gesรน Cristo implica, giร al suo interno, lโazione dello Spirito. Giovanni Paolo II, nella sua Lettera enciclica sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, aveva mostrato lโimportanza decisiva dellโazione dello Spirito nella missione del Figlio [38]. Benedetto XVI lo ha approfondito nella Esortazione apostolica Sacramentum caritatis, ricordando che il Paraclito ยซoperante giร nella creazione (cf. Gn 1, 2), รจ pienamente presente in tutta l’esistenza del Verbo incarnatoยป. Gesรน Cristo ยซรจ concepito dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo (cf. Mt 1, 18; Lc 1, 35); all’inizio della sua missione pubblica, sulle rive del Giordano, lo vede scendere su di sรฉ in forma di colomba (cf. Mt 3, 16 e par); in questo stesso Spirito, egli agisce, parla ed esulta (cf. Lc 10, 21); ed รจ in Lui che Egli puรฒ offrire se stesso (cf. Eb 9, 14). Nei cosiddetti โdiscorsi di addioโ, riportati da Giovanni, Gesรน mette in chiara relazione il dono della sua vita nel mistero pasquale con il dono dello Spirito ai suoi (cf. Gv 16, 7). Una volta risorto, portando nella sua carne i segni della passione, Egli puรฒ effondere lo Spirito (cf. Gv 20, 22), rendendo i suoi discepoli partecipi della sua stessa missione (cf. Gv 20, 21). Sarร poi lo Spirito ad insegnare loro ogni cosa e a ricordare tutto ciรฒ che Cristo ha detto (cf. Gv 14, 26), perchรฉ spetta a Lui, in quanto Spirito di veritร (cf. Gv 15, 26), introdurre i discepoli alla veritร tutta intera (cf. Gv 16, 13). Nel racconto degli Atti, lo Spirito discende sugli Apostoli radunati in preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste (cf. 2, 1-4), e li anima alla missione di annunciare a tutti i popoli la buona novellaยป [39].
Lโazione dello Spirito Santo nei doni gerarchici e carismatici
12. Rilevare lโorizzonte trinitario e cristologico dei doni divini illumina anche la relazione tra doni gerarchici e carismatici. Infatti, nei doni gerarchici, in quanto legati al sacramento dellโOrdine, appare in primo piano la relazione con lโagire salvifico di Cristo, come ad esempio lโistituzione dellโEucarestia (cf. Lc 22, 19s; 1 Cor 11, 25), il potere di rimettere i peccati (cf. Gv 20, 22s), il mandato apostolico con il compito di evangelizzare e di battezzare (cf. Mc 16, 15s; Mt 28, 18-20); รจ altrettanto manifesto che nessun sacramento puรฒ essere conferito senza lโazione dello Spirito Santo [40]. Dโaltra parte i doni carismatici elargiti dallo Spirito, ยซche soffia dove vuoleยป (Gv 3, 8) e distribuisce i suoi doni ยซcome vuoleยป (1 Cor 12, 11), sono obiettivamente in rapporto alla vita nuova in Cristo, in quanto ยซciascuno per la sua parteยป (1 Cor 12, 27) รจ membro del suo Corpo. Pertanto, la giusta comprensione dei doni carismatici avviene solo in riferimento alla presenza di Cristo ed al suo servizio; come ha affermato Giovanni Paolo II, ยซi veri carismi non possono che tendere allโincontro con Cristo nei Sacramentiยป [41]. I doni gerarchici e quelli carismatici, dunque, appaiono uniti in riferimento allโintrinseco rapporto tra Gesรน Cristo e lo Spirito Santo. Il Paraclito รจ, contemporaneamente, Colui che diffonde efficacemente, attraverso i Sacramenti, la grazia salvifica offerta da Cristo morto e risorto, e Colui che elargisce i carismi. Nella tradizione liturgica dei cristiani dโOriente, e specialmente in quella siriaca, il ruolo dello Spirito Santo, rappresentato con lโimmagine del fuoco, aiuta a rendere tutto questo assai manifesto. Il grande teologo e poeta Efrem il Siro dice infatti ยซil fuoco di compassione รจ sceso e ha preso dimora nel paneยป [42], indicando la sua azione trasformante relativa non solo ai doni ma anche riguardo ai credenti che mangeranno il pane eucaristico. La prospettiva orientale, con lโefficacia delle sue immagini, ci aiuta a comprendere come, accostandoci allโEucarestia, Cristo ci dona lo Spirito. Lo stesso Spirito, poi, per mezzo della sua azione nei credenti, alimenta la vita in Cristo, conducendoli di nuovo a una piรน profonda vita sacramentale, soprattutto nellโEucarestia. In tal modo, lโazione libera della Santissima Trinitร nella storia raggiunge i credenti con il dono della salvezza ed al contempo li anima perchรฉ vi corrispondano liberamente e pienamente con lโimpegno della propria vita.
IV. La relazione tra doni gerarchici e carismatici
nella vita e nella missione della Chiesa
Nella Chiesa come mistero di comunione
13. La Chiesa si presenta come ยซun popolo adunato dall’unitร del Padre, del Figlio e dello Spirito Santoยป [43], nel quale la relazione tra doni gerarchici e carismatici appare finalizzata alla piena partecipazione dei fedeli alla comunione e alla missione evangelizzatrice. A questa vita nuova siamo stati gratuitamente predestinati in Cristo (cf. Rm 8, 29-31; Ef 1, 4-5). Lo Spirito Santo ยซproduce questa meravigliosa comunione dei fedeli e li unisce tutti cosรฌ intimamente in Cristo, da essere il principio dell’unitร della Chiesaยป [44]. ร nella Chiesa, infatti, che gli uomini vengono convocati per divenire membra di Cristo [45] ed รจ nella comunione ecclesiale che si uniscono in Cristo, come membra gli uni degli altri. Comunione รจ sempre ยซuna duplice partecipazione vitale: l’incorporazione dei cristiani nella vita di Cristo, e la circolazione della medesima caritร in tutta la compagine dei fedeli, in questo mondo e nell’altro. Unione a Cristo ed in Cristo; e unione fra i cristiani, nella Chiesaยป [46]. In questo senso il mistero della Chiesa risplende ยซin Cristo come un sacramento o segno e strumento dellโintima unione con Dio e dellโunitร di tutto il genere umanoยป [47]. Qui appare la radice sacramentale della Chiesa come mistero di comunione: ยซSi tratta fondamentalmente della comunione con Dio per mezzo di Gesรน Cristo, nello Spirito Santo. Questa comunione si ha nella parola di Dio e nei Sacramenti. Il Battesimoยป, in stretta unitร con la Confermazione, ยซรจ la porta ed il fondamento della comunione nella Chiesa. L’Eucaristia รจ la fonte ed il culmine di tutta la vita cristianaยป [48]. Questi sacramenti dellโiniziazione sono costitutivi della vita cristiana e su di essi poggiano i doni gerarchici e carismatici. La vita della comunione ecclesiale, cosรฌ internamente ordinata, vive nel continuo ascolto religioso della Parola di Dio ed รจ nutrita dai Sacramenti. La stessa Parola di Dio si presenta a noi profondamente legata ai Sacramenti, in particolare allโEucaristia [49], allโinterno dellโunico orizzonte sacramentale della Rivelazione. La tradizione orientale, vede la Chiesa, Corpo di Cristo animato dallo Spirito Santo, come unitร ordinata, la qual cosa si esprime anche a livello dei suoi doni. La presenza efficace dello Spirito nel cuore dei credenti (cf. Rm 5, 5) รจ la radice di questa unitร anche per le manifestazioni carismatiche [50]. I carismi donati ai singoli, infatti, fanno parte della medesima Chiesa e sono destinati ad una piรน intensa vita ecclesiale. Tale prospettiva appare anche negli scritti di John Henry Newman: ยซCosรฌ il cuore di ogni cristiano dovrebbe rappresentare in miniatura la Chiesa cattolica, poichรฉ un solo Spirito fa lโintera Chiesa e fa di ogni suo membro il suo Tempioยป [51]. Ciรฒ rende ancora piรน evidente il motivo per cui non sono legittime nรฉ contrapposizioni, nรฉ giustapposizioni tra doni gerarchici e doni carismatici.
In sintesi, la relazione tra i doni carismatici e la struttura sacramentale ecclesiale conferma la coessenzialitร tra doni gerarchici – di per sรฉ stabili, permanenti ed irrevocabili โ e doni carismatici. Benchรฉ questi ultimi nelle loro forme storiche non siano mai garantiti per sempre [52], la dimensione carismatica non puรฒ mai mancare alla vita ed alla missione della Chiesa.
Identitร dei doni gerarchici
14. In ordine alla santificazione di ogni membro del Popolo di Dio e alla missione della Chiesa nel mondo, tra i diversi doni, ยซeccelle la grazia degli Apostoli, alla cui autoritร lo stesso Spirito sottomette anche i carismaticiยป [53]. Gesรน Cristo stesso ha voluto che vi fossero doni gerarchici per assicurare la contemporaneitร della sua unica mediazione salvifica: ยซgli Apostoli sono stati riempiti da Cristo con una speciale effusione dello Spirito Santo disceso su di loro (cf. Atti 1, 8; 2, 4; Gv 20, 22-23), ed essi stessi con lโimposizione delle mani diedero questo dono spirituale ai loro collaboratori (cf. 1 Tim 4, 14; 2 Tim 1, 6-7)ยป [54]. Pertanto, il conferimento dei doni gerarchici deve essere fatto risalire innanzitutto alla pienezza del sacramento dellโOrdine, data con la consacrazione episcopale, che comunica ยซcollโufficio di santificare, gli uffici di insegnare e governare, i quali perรฒ, per loro natura, non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col Capo e con le membra del Collegioยป [55]. Per questo, ยซnella persona dei vescovi, assistiti dai sacerdoti, รจ presente in mezzo ai credenti il Signore Gesรน Cristo [โฆ]; per mezzo dell’eccelso loro ministero, predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i Sacramenti della fede; per mezzo del loro ufficio paterno (cf. 1 Cor 4, 15) integra nuove membra al suo corpo con la rigenerazione soprannaturale; e infine, con la loro sapienza e prudenza, dirige e ordina il popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudineยป [56]. La tradizione cristiana orientale, cosรฌ vivamente legata ai Padri, legge tutto ciรฒ nella sua peculiare concezione della taxis. Secondo Basilio Magno, รจ evidente che lโordinamento della Chiesa รจ opera dello Spirito Santo, e lo stesso ordine (taxis) in cui Paolo elenca i carismi (cf. 1 Cor 12, 28) ยซรจ secondo la ripartizione dei doni dello Spiritoยป[57], indicando come primo quello degli Apostoli. A partire dal riferimento alla consacrazione episcopale, si comprendono anche i doni gerarchici in riferimento agli altri gradi dellโOrdine; innanzitutto quelli dei presbiteri, che sono ยซconsacrati per predicare il vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divinoยป e ยซsotto lโautoritร del vescovo, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidataยป e, diventando a loro volta ยซmodelli del gregge, presiedano e servano alla loro comunitร localeยป [58]. Per i vescovi e i presbiteri, nel sacramento dellโOrdine, lโunzione sacerdotale ยซli configura a Cristo sacerdote, in modo da poter agire in persona di Cristo Capoยป [59]. Ad essi si devono aggiungere i doni dati ai diaconi, ยซai quali sono state imposte le mani non per il sacerdozio ma per il ministeroยป; e che ยซsostenuti dalla grazia sacramentale, nel ministero della liturgia, della predicazione e della caritร servono il Popolo di Dio, in comunione con il vescovo e con i suoi sacerdotiยป [60]. In sintesi, i doni gerarchici propri del sacramento dellโOrdine, nei suoi diversi gradi, sono dati affinchรฉ nella Chiesa come comunione non manchino mai ad ogni fedele lโofferta obiettiva della grazia nei Sacramenti, lโannuncio normativo della Parola di Dio e la cura pastorale.
Identitร dei doni carismatici
15. Se dallโesercizio dei doni gerarchici รจ assicurata, lungo la storia, lโofferta della grazia di Cristo in favore dellโintero Popolo di Dio, tutti i fedeli sono chiamati ad accoglierla e a corrispondervi personalmente nelle circostanze concrete della propria vita. I doni carismatici, pertanto, sono distribuiti liberamente dallo Spirito Santo affinchรฉ la grazia sacramentale porti frutto nella vita cristiana in modo diversificato e a tutti i suoi livelli. Essendo questi carismi ยซsoprattutto adatti alle necessitร della Chiesa e destinati a risponderviยป [61], attraverso la loro multiforme ricchezza il Popolo di Dio puรฒ vivere in pienezza la missione evangelizzatrice, scrutando i segni dei tempi ed interpretandoli alla luce del Vangelo [62]. I doni carismatici, infatti, muovono i fedeli a rispondere, in piena libertร e in modo adeguato ai tempi, al dono della salvezza, facendo di se stessi un dono dโamore per gli altri e una testimonianza autentica del Vangelo di fronte a tutti gli uomini.
I doni carismatici condivisi
16. In questo contesto รจ utile ricordare quanto diversi possano essere i doni carismatici fra loro, non solo a motivo dei loro caratteri specifici ma anche per la loro estensione nella comunione ecclesiale. I doni carismatici ยซsono dati alla persona singola, ma possono anche essere condivisi da altri e in tal modo vengono continuati nel tempo come una preziosa e viva ereditร , che genera una particolare affinitร spirituale tra le personeยป [63]. La relazione tra il carattere personale del carisma e la possibilitร di parteciparvi esprime un elemento decisivo della sua dinamica, in quanto riguarda il rapporto che nella comunione ecclesiale lega sempre la persona e la comunitร [64]. I doni carismatici nella loro pratica possono generare affinitร , prossimitร e parentele spirituali attraverso le quali il patrimonio carismatico, a partire dalla persona del fondatore, viene partecipato ed approfondito, dando vita a vere e proprie famiglie spirituali. Le aggregazioni ecclesiali, nelle loro diverse forme, si presentano come doni carismatici condivisi. Movimenti ecclesiali e nuove comunitร mostrano come un determinato carisma originario possa aggregare dei fedeli ed aiutarli a vivere pienamente la propria vocazione cristiana e il proprio stato di vita al servizio della missione ecclesiale. Le forme concrete e storiche di tale condivisione possono essere in sรฉ differenziate; motivo per cui da un carisma originario, fondazionale, si possono dare, come mostra la storia della spiritualitร , diverse fondazioni.
Il riconoscimento da parte dellโautoritร ecclesiastica
17. Tra i doni carismatici, liberamente distribuiti dallo Spirito, ve ne sono moltissimi accolti e vissuti dalla persona allโinterno della comunitร cristiana che non necessitano di particolari regolamentazioni. Quando un dono carismatico, invece, si presenta come ยซcarisma originarioยป o ยซfondazionaleยป, allora esso ha bisogno di un riconoscimento specifico, perchรฉ tale ricchezza si articoli adeguatamente nella comunione ecclesiale e si trasmetta fedelmente nel tempo. Qui emerge il decisivo compito di discernimento che รจ di pertinenza dellโautoritร ecclesiastica [65]. Riconoscere lโautenticitร del carisma non รจ sempre un compito facile, ma รจ un servizio doveroso che i Pastori sono tenuti ad effettuare. I fedeli, infatti, hanno il ยซdiritto di essere avvertiti dai Pastori sulla autenticitร dei carismi e sulla affidabilitร di coloro che si presentano come loro portatoriยป [66]. Lโautoritร dovrร , a tale scopo, essere consapevole della effettiva imprevedibilitร dei carismi suscitati dallo Spirito Santo, valorizzandoli secondo la regola della fede in vista della edificazione della Chiesa [67]. Si tratta di un processo che si protrae nel tempo e che richiede passaggi adeguati per la loro autenticazione, passando attraverso un serio discernimento fino al riconoscimento ecclesiale della loro genuinitร . La realtร aggregativa che sorge da un carisma deve avere opportunamente un tempo di sperimentazione e di sedimentazione, che vada oltre lโentusiasmo degli inizi verso una configurazione stabile. In tutto lโitinerario di verifica, lโautoritร della Chiesa deve accompagnare benevolmente la nuova realtร aggregativa. Si tratta di un accompagnamento da parte dei Pastori che non verrร mai meno, poichรฉ non viene mai meno la paternitร di coloro che nella Chiesa sono chiamati a essere i vicari di Colui che รจ il Buon Pastore, il cui amore sollecito non smette mai di accompagnare il suo gregge.
Criteri per il discernimento dei doni carismatici
18. In questo quadro possono essere richiamati alcuni criteri per il discernimento dei doni carismatici in riferimento alle aggregazioni ecclesiali che il Magistero della Chiesa ha messo in evidenza lungo gli ultimi anni. Tali criteri hanno lo scopo di aiutare il riconoscimento di unโautentica ecclesialitร dei carismi.
a) Primato della vocazione di ogni cristiano alla santitร . Ogni realtร che nasce dalla partecipazione di un carisma autentico deve essere sempre strumento di santitร nella Chiesa e, dunque, di incremento della caritร e di autentica tensione verso la perfezione dellโamore [68].
b) Impegno alla diffusione missionaria del Vangelo. Le realtร carismatiche autentiche sono ยซregali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che รจ Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatriceยป [69]. In tal modo, esse devono realizzare ยซla conformitร e la partecipazione al fine apostolico della Chiesaยป, manifestando un chiaro ยซslancio missionario che rende sempre piรน soggetti di una nuova evangelizzazioneยป [70].
c) Confessione della fede cattolica. Ogni realtร carismatica deve essere luogo di educazione alla fede nella sua integralitร , ยซaccogliendo e proclamando la veritร su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo in obbedienza al Magistero della Chiesa, che autenticamente la interpretaยป [71]; pertanto si dovrร evitare di avventurarsi ยซoltre (proagon) la dottrina e la comunitร ecclesialeยป; infatti se ยซnon si rimane in esse, non si รจ uniti al Dio di Gesรน Cristo (cf.2 Gv9)ยป [72].
d) Testimonianza di una comunione fattiva con tutta la Chiesa. Questo comporta una ยซrelazione filiale con il Papa, perpetuo e visibile centro dell’unitร della Chiesa universale, e con il vescovo โprincipio visibile e fondamento dell’unitร โ della Chiesa particolareยป [73]. Ciรฒ implica la ยซleale disponibilitร ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali e orientamenti pastoraliยป [74], come anche ยซla disponibilitร a partecipare ai programmi e alle attivitร della Chiesa a livello sia locale sia nazionale o internazionale; l’impegno catechetico e la capacitร pedagogica nel formare i cristianiยป [75].
e) Riconoscimento e stima della reciproca complementarietร di altre componenti carismatiche nella Chiesa. Ne deriva anche una disponibilitร alla reciproca collaborazione [76]. Infatti, ยซun chiaro segno dellโautenticitร di un carisma รจ la sua ecclesialitร , la sua capacitร di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti. Unโautentica novitร suscitata dallo Spirito non ha bisogno di gettare ombre sopra altre spiritualitร e doni per affermare se stessaยป [77].
f) Accettazione dei momenti di prova nel discernimento dei carismi. Poichรฉ il dono carismatico puรฒ possedere ยซuna carica di novitร di vita spirituale per tutta la Chiesa, che puรฒ apparire in un primo tempo anche incomodaยป, un criterio di autenticitร si manifesta nella ยซumiltร nel sopportare i contrattempi: il giusto rapporto fra carisma genuino, prospettiva di novitร e sofferenza interiore comporta una costante storica di connessione tra carisma e croceยป [78]. La nascita di eventuali tensioni esige da parte di tutti la prassi di una caritร piรน grande, in vista di una comunione e di unโunitร ecclesiali sempre piรน profonde.
g) Presenza di frutti spirituali quali caritร , gioia, pace e umanitร (cf. Gal 5, 22); il ยซvivere ancora piรน intensamente la vita della Chiesaยป [79], un piรน intenso zelo per ยซlโascolto e la meditazione della Parola di Dioยป [80]; ยซil gusto rinnovato per la preghiera, la contemplazione, la vita liturgica e sacramentale; l’animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrataยป [81].
h) Dimensione sociale dellโevangelizzazione. Occorre riconoscere che, grazie allโimpulso della caritร , ยซil kerygma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e lโimpegno con gli altriยป [82].In questo criterio di discernimento, riferito non esclusivamente alle realtร laicali nella Chiesa, si sottolinea la necessitร di essere ยซcorrenti vive di partecipazione e di solidarietร per costruire condizioni piรน giuste e fraterne allโinterno della societร ยป [83]. Significativi sono, a tal riguardo, ยซl’impulso a una presenza cristiana nei diversi ambienti della vita sociale e la creazione e animazione di opere caritative, culturali e spirituali; lo spirito di distacco e di povertร evangelica per una piรน generosa caritร verso tuttiยป [84]. Decisivo รจ anche il riferimento alla Dottrina sociale della Chiesa [85]. In particolare ยซdalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei piรน abbandonati della societร ยป [86], che non puรฒ mancare in una autentica realtร ecclesiale.
V. La pratica ecclesiale della relazione tra doni gerarchici e doni carismatici
19. ร necessario affrontare, da ultimo, alcuni elementi della concreta pratica ecclesiale circa la relazione tra doni gerarchici e quei doni carismatici che si configurano come aggregazioni carismatiche allโinterno della comunione ecclesiale.
Vicendevole riferimento
20. Innanzitutto la pratica della buona relazione tra i diversi doni nella Chiesa richiede la fattiva inserzione delle realtร carismatiche nella vita pastorale delle Chiese particolari. Ciรฒ comporta, innanzitutto, che le diverse aggregazioni riconoscano lโautoritร dei pastori nella Chiesa come realtร interna alla propria vita cristiana, desiderando sinceramente di esserne riconosciuti, accolti ed eventualmente purificati, mettendosi al servizio della missione ecclesiale. Dallโaltra parte, coloro che sono insigniti dei doni gerarchici, effettuando il discernimento e lโaccompagnamento dei carismi, devono cordialmente accogliere ciรฒ che lo Spirito suscita allโinterno della comunione ecclesiale, tenendone conto nellโazione pastorale e valorizzando il loro contributo come unโautentica risorsa per il bene di tutti.
I doni carismatici nella Chiesa universale e particolare
21. Relativamente alla diffusione e alla peculiaritร delle realtร carismatiche si dovrร tenere conto della imprescindibile e costitutiva relazione tra Chiesa universale e Chiese particolari. Occorre a questo proposito ribadire che la Chiesa di Cristo, come professiamo nel Simbolo apostolico, ยซรจ la Chiesa universale, vale a dire lโuniversale comunitร dei discepoli del Signore, che si fa presente ed operante nella particolaritร e diversitร di persone, gruppi, tempi e luoghiยป [87]. La dimensione particolare รจ, pertanto, intrinseca a quella universale e viceversa; vi รจ infatti fra Chiese particolari e Chiesa universale un rapporto di ยซmutua interioritร ยป [88]. I doni gerarchici propri del Successore di Pietro si esercitano, in questo contesto, nel garantire e nel favorire lโimmanenza della Chiesa universale nelle Chiese locali; come del resto lโufficio apostolico dei singoli vescovi non rimane confinato nella propria diocesi ma รจ chiamato a rifluire nella Chiesa tutta, anche attraverso la collegialitร affettiva ed effettiva e soprattutto attraverso la comunione con quel centrum unitatis Ecclesiae che รจ il Romano Pontefice. Egli, infatti, come ยซsuccessore di Pietro, รจ il perpetuo e visibile principio e fondamento dellโunitร sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli. I vescovi, invece, singolarmente presi, sono il principio visibile e il fondamento dellโunitร nelle loro Chiese particolari, formate a immagine della Chiesa universale, nelle quali e a partire delle quali esiste la sola e unica Chiesa cattolicaยป [89]. Ciรฒ implica che in ogni Chiesa particolare ยซรจ veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolicaยป [90]. Pertanto, il riferimento allโautoritร del Successore di Pietro – la comunione cum Petro et sub Petro – รจ costitutivo di ogni Chiesa locale [91].
In tal modo, sono poste le basi per relazionare doni gerarchici e carismatici allโinterno del rapporto tra Chiesa universale e Chiese particolari. Infatti, da una parte, i doni carismatici sono dati a tutta la Chiesa; dallโaltra, la dinamica di questi doni non puรฒ che realizzarsi nel servizio ad una concreta diocesi, la quale รจ ยซuna porzione del Popolo di Dio affidata alle cure pastorali del vescovo coadiuvato dal suo presbiterioยป [92]. A questo proposito, puรฒ essere utile ricordare il caso della vita consacrata; essa, infatti, non รจ una realtร esterna o indipendente dalla vita della Chiesa locale, ma costituisce un modo peculiare, segnato dal radicalismo evangelico, di essere presente al suo interno, con i suoi doni specifici. Il tradizionale istituto della โesenzioneโ, legato a non pochi istituti di vita consacrata [93], ha come significato non una sovralocalitร disincarnata o una autonomia male intesa, bensรฌ unโinterazione piรน profonda tra la dimensione universale e quella particolare della Chiesa [94]. Analogamente, le nuove realtร carismatiche, quando possiedono carattere sovra-diocesano, non devono concepirsi in modo del tutto autonomo rispetto alla Chiesa particolare; piuttosto la devono arricchire e servire in forza delle proprie peculiaritร condivise oltre i confini di una singola diocesi.
I doni carismatici e gli stati di vita del cristiano
22. I doni carismatici elargiti dallo Spirito Santo possono essere relazionati con lโintero ordine della comunione ecclesiale, sia in riferimento ai Sacramenti che alla Parola di Dio. Essi, a seconda delle loro diverse peculiaritร , consentono di portare molto frutto nello svolgimento di quei compiti che scaturiscono dal Battesimo, dalla Cresima, dal Matrimonio e dallโOrdine, come anche di rendere possibile una maggiore comprensione spirituale della Tradizione apostolica; la quale, oltre che con lo studio e con la predicazione di coloro che sono insigniti del charisma veritatis certum [95], puรฒ essere approfondita con ยซlโintelligenza data da una piรน profonda esperienza delle cose spiritualiยป [96]. In questa prospettiva รจ utile elencare le questioni fondamentali circa le relazioni tra doni carismatici e i differenti stati di vita, con particolare riferimento al sacerdozio comune del Popolo di Dio e al sacerdozio gerarchico, i quali ยซquantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poichรฉ l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristoยป [97]. Infatti, si tratta di ยซdue modi di partecipazione all’unico sacerdozio di Cristo, nel quale sono presenti due dimensioni, che si uniscono nell’atto supremo del sacrificio della croceยป [98].
a) In primo luogo occorre riconoscere la bontร dei diversi carismi che originano aggregazioni ecclesiali tra tutti i fedeli, chiamati a far fruttificare la grazia sacramentale, sotto la guida dei legittimi pastori. Essi rappresentano unโautentica possibilitร per vivere e sviluppare la propria vocazione cristiana [99]. Questi doni carismatici permettono ai fedeli di vivere nellโesistenza quotidiana il sacerdozio comune del Popolo di Dio: come ยซdiscepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cf. At 2, 42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cf. Rm 12, 1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che รจ in essi di una vita eterna (cf. 1 Pt 3, 15)ยป [100]. In questa linea si collocano anche quelle aggregazioni ecclesiali che risultano essere particolarmente significative per la vita cristiana nel matrimonio, le quali possono validamente ยซsostenere con la dottrina e con l’azione i giovani e gli stessi sposi, particolarmente le nuove famiglie, ed a formarli alla vita familiare, sociale ed apostolicaยป [101].
b) Anche i ministri ordinati potranno trovare nella partecipazione ad una realtร carismatica, sia il richiamo al senso del proprio Battesimo, con il quale sono divenuti figli di Dio, sia alla loro vocazione e missione specifica. Un fedele ordinato potrร trovare in una determinata aggregazione ecclesiale forza ed aiuto per vivere fino in fondo quanto gli รจ richiesto dal suo ministero specifico, sia nei confronti di tutto il Popolo di Dio, ed in particolare della porzione che gli viene affidata, sia in riferimento alla obbedienza sincera dovuta al proprio Ordinario [102]. Discorso analogo vale anche nel caso di candidati al sacerdozio che provenissero da una determinata aggregazione ecclesiale, come affermato dallโEsortazione post-sinodale Pastores dabo vobis [103]; una tale relazione dovrร esprimersi nella sua fattiva docilitร alla propria formazione specifica, portandovi la ricchezza proveniente dal carisma di riferimento. Infine, lโaiuto pastorale che il sacerdote potrร offrire allโaggregazione ecclesiale, secondo le caratteristiche del movimento stesso, potrร avvenire osservando sempre il regimen previsto nella comunione ecclesiale per lโOrdine sacro in riferimento allโincardinazione [104] e allโobbedienza dovuta al proprio Ordinario [105].
c) Il contributo di un dono carismatico al sacerdozio battesimale e al sacerdozio ministeriale รจ emblematicamente espresso dalla vita consacrata; essa, come tale, si colloca nella dimensione carismatica della Chiesa [106]. Tale carisma, che realizza ยซla speciale conformazione a Cristo vergine, povero, obbedienteยป [107] come forma stabile di vita [108] mediante la professione dei consigli evangelici, viene elargito per ยซpoter raccogliere piรน copiosi frutti dalla grazia battesimaleยป [109]. La spiritualitร degli Istituti di vita consacrata puรฒ diventare, sia per il fedele laico che per il presbitero, una significativa risorsa per vivere la propria vocazione. Inoltre, non di rado, membri di vita consacrata, con il necessario assenso del proprio superiore [110], possono trovare nel rapporto con le nuove aggregazioni un importante sostegno per vivere la propria vocazione specifica ed offrire, a propria volta, una ยซtestimonianza gioiosa, fedele e carismatica della vita consacrataยป, permettendo cosรฌ un ยซreciproco arricchimentoยป [111].
d) Infine, รจ significativo che lo spirito dei consigli evangelici venga raccomandato dal Magistero anche ad ogni ministro ordinato [112]. Anche il celibato, richiesto ai presbiteri nella venerabile tradizione latina [113], รจ chiaramente nella linea del dono carismatico; esso non รจ primariamente funzionale, ma ยซrappresenta una speciale conformazione allo stile di vita di Cristo stessoยป [114], in cui si realizza la piena dedizione di sรฉ in riferimento alla missione conferita mediante il sacramento dellโOrdine [115].
Forme di riconoscimento ecclesiale
23. Il presente documento intende chiarire la collocazione teologica ed ecclesiologica delle nuove aggregazioni ecclesiali a partire dalla relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, cosรฌ da favorire lโindividuazione concreta delle modalitร piรน adeguate per il riconoscimento ecclesiale di questi ultimi. Lโattuale Codice di Diritto Canonico prevede diverse forme giuridiche di riconoscimento per le nuove realtร ecclesiali che si riferiscono a doni carismatici. Tali forme dovranno essere considerate attentamente [116], evitando fattispecie che non tengano in adeguata considerazione sia i principi fondamentali del diritto che la natura e le peculiaritร delle diverse realtร carismatiche.
Dal punto di vista della relazione tra doni gerarchici e carismatici รจ necessario rispettare due criteri fondamentali che devono essere inseparabilmente considerati: a) il rispetto della peculiaritร carismatica delle singole aggregazioni ecclesiali, evitando forzature giuridiche che mortifichino la novitร di cui lโesperienza specifica รจ portatrice. In tal modo si eviterร che i vari carismi possano essere considerati come risorsa indifferenziata allโinterno della Chiesa. b) Il rispetto del regimen ecclesiale fondamentale, favorendo lโinserimento fattivo dei doni carismatici nella vita della Chiesa universale e particolare, evitando che la realtร carismatica si concepisca parallelamente alla vita ecclesiale e non in un ordinato riferimento ai doni gerarchici.
Conclusione
24. Attendendo lโeffusione dello Spirito Santo, i primi discepoli erano assidui e concordi nella preghiera insieme con Maria, la madre di Gesรน (cf. At 1, 14). Ella รจ stata perfetta nellโaccogliere e mettere a frutto le grazie singolari di cui รจ stata arricchita in misura sovrabbondante dalla Santissima Trinitร ; prima fra tutte, la grazia di essere la Madre di Dio. Tutti i figli della Chiesa possono ammirare la sua piena docilitร allโazione dello Spirito Santo; docilitร nella fede senza incrinature e nella limpida umiltร . Maria dunque testimonia in pienezza lโobbediente e fedele accoglienza di ogni dono dello Spirito. Inoltre, come insegna il Concilio Vaticano II, la Vergine Maria ยซnella sua materna caritร si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beataยป [117]. Poichรฉ Ella ยซsi รจ lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e feconditร ยป, anche noi ยซoggi fissiamo lo sguardo su di lei, perchรฉ ci aiuti ad annunciare a tutti il messaggio di salvezza, e perchรฉ i nuovi discepoli diventino operosi evangelizzatoriยป [118]. Per tale motivo, Maria รจ riconosciuta come Madre della Chiesa ed a Lei ricorriamo pieni di fiducia affinchรฉ, col suo efficace aiuto e con la sua potente intercessione, i carismi abbondantemente distribuiti dallo Spirito Santo tra i fedeli siano da questi docilmente accolti e messi a frutto per la vita e la missione della Chiesa e per il bene del mondo.
Il Sommo Pontefice Francesco, nellโUdienza concessa il giorno 14 marzo 2016 al sottoscritto Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha approvato la presente Lettera, decisa nella Sessione Plenaria di questo Dicastero, e ne ha ordinato la pubblicazione.
Dato a Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 15 maggio 2016, Solennitร di Pentecoste.
Gerhard Card. Mรผller
Prefetto
+ Luis F. Ladaria, S.I.
Arcivescovo Titolare di Thibica
Segretario
[2] Giovanni Crisostomo, Homilia de Pentecoste, II, 1: PG 50, 464.
[3] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 49: AAS 105 (2013), 1040.
[4] Cf. ibid., nn. 20-24: AAS 105 (2013), 1028-1029.
[5] Cf. ibid., n. 14: AAS 105 (2013), 1025.
[6] Ibid., n. 25: AAS 105 (2013), 1030.
[7] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 19.
[8] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 14: AAS 105 (2013), 1026; cf. Benedetto XVI, Omelia nella Santa Messa di inaugurazione della V Conferenza Generale dellโEpiscopato Latinoamericano e dei Caraibi presso il Santuario โLa Aparecidaโ (13 maggio 2007): AAS 99 (2007), 43.
[9] Giovanni Paolo II, Discorso agli appartenenti ai Movimenti ecclesiali e alle nuove Comunitร nella vigilia di Pentecoste (30 maggio 1998), n. 7: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1123.
[10] Ibid., n. 6:Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1122.
[11] Ibid., n. 8:Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1124.
[12] ยซCโรจ varietร di charรญsmataยป (1 Cor 12, 4); ยซsiamo in possesso di charรญsmata differentiยป (Rm 12, 6); ยซciascuno ha il proprio chรกrisma da Dio, chi in un modo, chi in un altroยป (1 Cor 7, 7).
[13] In greco le due parole (chรกrisma e chรกris) appartengono alla stessa radice.
[14] Cf. Origene, De principiis, I, 3, 7; PG 11, 153:ยซquello che รจ detto dono dello Spirito รจ trasmesso per opera del Figlio e prodotto per opera del Padreยป.
[15] Basilio di Cesarea, Regulae fusius Tractae, 7, 2: PG 31, 933-934.
[16] ยซChi parla in lingue edifica se stesso, mentre chi profetizza edifica lโassembleaยป (1 Cor 14, 4). LโApostolo non disprezza il dono della glossolalia, carisma di preghiera utile per la relazione personale con Dio, e lo riconosce come un autentico carisma, benchรฉ non abbia direttamente una utilitร comune: ยซGrazie a Dio, io parlo con il dono delle lingue molto piรน di tutti voi; ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingueยป (1 Cor 14, 18-19).
[17] Cf. 1 Cor 12, 28: ยซAlcuni perciรฒ Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come Apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i poteri miracolosi, poi i carismi di guarigione, di assistenza, di governo, di varietร delle lingueยป.
[18] Nei raduni comunitari, la sovrabbondanza delle manifestazioni carismatiche puรฒ creare dei disagi, producendo unโatmosfera di rivalitร , disordine e confusione. I cristiani meno dotati rischiano di avere un complesso di inferioritร (cf. 1 Cor 12, 15-16); mentre i grandi carismatici potrebbero esser tentati dallโassumere atteggiamenti di superbia e di disprezzo (cf. 1 Cor 12, 21).
[19] Se nellโassemblea non si trova nessuno in grado di dare una interpretazione delle parole misteriose di chi parla in lingue, Paolo ingiunge a questi di tacere. Se cโรจ un interprete, lโApostolo consente che due, o al massimo tre, parlino in lingue (cf. 1 Cor 14, 27-28).
[20] Paolo non accetta lโidea di unโispirazione profetica incontenibile; egli afferma invece che ยซle ispirazioni dei profeti sono sottomesse ai profeti, perchรฉ Dio non รจ Dio di disordine, ma di paceยป (1 Cor 14, 32-33). Egli afferma che ยซchi ritiene di essere profeta o dotato di doni dello Spirito, deve riconoscere che quanto scrivo รจ comando del Signore; se qualcuno lo ignora, รจ ignoratoยป (1 Cor 14, 37-38). Conclude perรฒ in modo positivo, invitando ad aspirare alla profezia e a non impedire il parlare in lingue (cf. 1 Cor 14, 39).
[21] Cf. Pio XII, Lett. enc. Mystici corporis (29 giugno 1943): AAS 35 (1943), 206-230.
[22] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 4, 7, 11, 12, 25, 30, 50; Cost. dogm. Dei Verbum, n. 8; Decr. Apostolicam actuositatem, nn. 3, 4, 30; Decr. Presbyterorum ordinis, nn. 4, 9.
[23] Id., Cost. dogm. Lumen gentium, n. 4.
[24] Ibid., n. 12.
[25] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Apostolicam actuositatem, n. 3: ยซPer l’esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo che giร santifica il Popolo di Dio per mezzo del Ministero e dei Sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari (1 Cor 12, 7) โdistribuendoli a ciascuno come vuoleโ (1 Cor 12, 11), affinchรฉ mettendo โciascuno a servizio degli altri il suo dono al fine per cui l’ha ricevuto, contribuiscano anch’essi come buoni dispensatori delle diverse grazie ricevute da Dioโ (1 Pt 4,10) alla edificazione di tutto il corpo nella caritร (cf. Ef 4,16)ยป.
[26] Ibid.
[27] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 12: ยซIl giudizio sulla loro genuinitร e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autoritร nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciรฒ che รจ buono (cf. 1 Ts 5,12 e 19-21)ยป. Sebbene riferito immediatamente al discernimento dei doni straordinari, per analogia, quanto ivi affermato vale per ogni carisma in genere.
[28] Cf. ad es. Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), n. 58: AAS 68 (1976), 46-49; Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari โ Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes (14 maggio 1978): AAS 70 (1978), 473-506; Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles Laici (30 dicembre 1988): AAS 81 (1989), 393-521; Esort. apost. Vita consecrata (25 marzo 1996): AAS 88 (1996), 377-486.
[29] Emblematica รจ lโaffermazione del sopramenzionato documento interdicasteriale Mutuae relationes, in cui si ricorda che ยซgrave errore sarebbe rendere indipendenti – e assai piรน grave quello di opporle tra loro – la vita religiosa e le strutture ecclesiali, quasi potessero sussistere come due realtร distinte, l’una carismatica, l’altra istituzionale; mentre ambedue gli elementi, cioรจ i doni spirituali e le strutture ecclesiali, formano un’unica, anche se complessa, realtร ยป (n. 34).
[30] Giovanni Paolo II, Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici (27 maggio 1998), n. 5: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1065; cf. anche Id., Messaggio ai movimenti ecclesiali riuniti per il II Colloquio internazionale (2 Marzo 1987): Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 1 (1987), 476-479.
[31] Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Pellegrinaggio promosso dalla fraternitร di Comunione e Liberazione in occasione del XXV Anniversario del Riconoscimento Pontificio (24 marzo 2007): Insegnamenti di Benedetto XVI, III, 1 (2007), 558.
[32] ยซIl camminare insieme nella Chiesa, guidati dai Pastori, che hanno uno speciale carisma e ministero, รจ segno dellโazione dello Spirito Santo; lโecclesialitร รจ una caratteristica fondamentale per ogni cristiano, per ogni comunitร , per ogni movimentoยป: Francesco, Omelia nella Solennitร di Pentecoste con i Movimenti, le Nuove Comunitร , le Associazioni e le Aggregazioni laicali (19 maggio 2013): Insegnamenti di Francesco, I, 1 (2013), 208.
[33] Id., Udienza Generale (1 ottobre 2014): LโOsservatore Romano (2 ottobre 2014), 8.
[34] Cf. Gv 7, 39; 14, 26; 15, 26; 20, 22.
[35] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Dominus Iesus (6 agosto 2000), nn. 9-12: AAS 92 (2000), 749-754.
[36] Ireneo di Lione, Adversus haereses, IV, 7, 4: PG 7, 992-993; V, 1, 3: PG 7, 1123; V, 6, 1: PG 7, 1137; V, 28, 4: PG 7, 1200.
[37] Cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Dominus Iesus, n. 12: AAS 92 (2000), 752-754.
[38] Cf. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dominum et vivificantem (18 maggio 1986), n. 50: AAS 78 (1986), 869-870; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 727-730.
[39] Benedetto XVI, Esort. apost. Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), n. 12: AAS 99 (2007), 114.
[40] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1104-1107.
[41] Giovanni Paolo II, Discorso agli appartenenti ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunitร nella vigilia di Pentecoste (30 maggio 1998), n. 7: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1123.
[42] Efrem il Siro, Inni sulla fede, 10, 12:CSCO 154, 50.
[43] Cipriano di cartagine, De oratione dominica,23: PL 4, 553; cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 4.
[44] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 2.
[45] Cf. Congregazione per la dottrina della fede, Dich. Dominus Iesus, n. 16: AAS 92 (2000), 757: ยซla pienezza del mistero salvifico di Cristo appartiene anche alla Chiesa, inseparabilmente unita al suo Signoreยป.
[46] Paolo VI, Allocuzione del mercoledรฌ (8 giugno 1966): Insegnamenti di Paolo VI, IV (1966), 794.
[47] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 1.
[48] II Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo Dei Vescovi, Ecclesia sub Verbo mysteria Christi celebrans pro salute mundi. Relatio finalis (7 dicembre 1985), II, C, 1: Enchiridion Vaticanum, 9, 1800; cf. Congregazione per la dottrina della fede, Lett. Communionis notio (28 maggio 1992), nn. 4-5: AAS 85 (1993), 839-841.
[49] Cf. Benedetto XVI, Esort. apost. Verbum Domini (30 settembre 2010), n. 54: AAS 102 (2010), 733-734; Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 174: AAS 105 (2013), 1092-1093.
[50] Cf. Basilio di cesarea, De Spiritu Sancto, 26: PG 32, 181.
[51] J.H. Newman, Sermons Bearing on Subjects of the Day, London 1869, 132.
[52] Cf. quanto affermato paradigmaticamente per la vita consacrata da Giovanni Paolo II, Udienza generale (28 Settembre 1994), n. 5: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII, 2 (1994), 404-405.
[53] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 7.
[54] Ibid., n. 21.
[55] Ibid.
[56] Ibid.
[57] Basilio di cesarea, De Spiritu Sancto, 16, 38: PG 32, 137.
[58] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28.
[59] Id., Decr. Presbyterorum ordinis, n. 2.
[60] Id, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 29.
[61] Ibid., n. 12.
[62] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, nn. 4, 11.
[63] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 24: AAS 81 (1989), 434.
[64] Cf. ibid., n. 29: AAS 81 (1989), 443-446.
[65] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 12.
[66] Giovanni Paolo II, Udienza generale (9 marzo 1994), n. 6: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVII, 1 (1994), 641.
[67] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 799s; Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari โ Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes, n. 51: AAS 70 (1978), 499-500; Giovanni Paolo II, Esort. apost. Vita consecrata, n. 48: AAS 88 (1996), 421-422; Id, Udienza generale (24 giugno 1992), n. 6: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XV, 1 (1992), 1935-1936.
[68] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 39-42; Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 446.
[69] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 130: AAS 105 (2013), 1074.
[70] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 447; cf. Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, n. 58: AAS 68 (1976), 49.
[71] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 446-447.
[72] Francesco, Omelia nella Solennitร di Pentecoste con i Movimenti, le Nuove Comunitร , le Associazioni e le Aggregazioni laicali (19 maggio 2013): Insegnamenti di Francesco, I, 1 (2013), 208.
[73] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 447; cf. Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, n. 58: AAS 68 (1976), 48.
[74] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 447.
[75] Ibid.: AAS 81 (1989), 448.
[76] Cf. ibid.: AAS 81 (1989), 447.
[77] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 130: AAS 105 (2013), 1074-1075.
[78] Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari โ Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes, n. 12: AAS 70 (1978), 480-481; cf. Giovanni Paolo II, Discorso agli appartenenti ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunitร nella vigilia di Pentecoste (30 Maggio 1998), n. 6: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI, 1 (1998), 1122.
[79] Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, n. 58: AAS 68 (1976), 48.
[80] Ibid.; cf. Francesco, Esort. Apost. Evangelii gaudium, nn. 174-175: AAS 105 (2013), 1092-1093.
[81] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 448.
[82] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 177: AAS 105 (2013), 1094.
[83] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Christifideles laici, n. 30: AAS 81 (1989), 448.
[84] Ibid.
[85] Cf. Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, nn. 184, 221: AAS 105 (2013), 1097, 1110-1111.
[86] Ibid., n. 186: AAS 105 (2013), 1098.
[87] Congregazione per la dottrina della fede, Lett. Communionis notio, n. 7: AAS 85 (1993), 842.
[88] Ibid., n. 9: AAS 85 (1993), 843.
[89] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 23.
[90] Id., Decr. Christus Dominus, n. 11.
[91] Cf. Ibid., n. 2; Congregazione per la dottrina della fede, Lett. Communionis notio, nn. 13-14, 16: AAS 85 (1993), 846-848.
[92] Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Christus Dominus, n. 11.
[93] Cf. Ibid., n. 35; Codice di Diritto Canonico, can. 591; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 412, ยง 2; Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari โ Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes, n. 22: AAS 70 (1978), 487.
[94] Cf. Congregazione per la dottrina della fede, Lett. Communionis notio, n. 15: AAS 85 (1993), 847.
[95] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 8; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 888-892.
[96] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Dei Verbum, n. 8.
[97] Id., Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10.
[98] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Pastores gregis (16 ottobre 2003), n. 10: AAS 96 (2004), 838.
[99] Cf. Id., Esort. apost. Christifideles laici, n. 29: AAS 81 (1989), 443-446.
[100] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10.
[101] Id., Cost. past. Gaudium et spes, n. 52; cf. Giovanni Paolo II, Esort. apost. Familiaris consortio (22 novembre 1981), n. 72: AAS 74 (1982), 169-170.
[102] Cf. Giovanni Paolo II, Esort. apost. Pastores dabo vobis (25 marzo 1992), n. 68: AAS 84 (1992), 777.
[103] Cf. ibid., nn. 31, 68: AAS 84 (1992), 708-709, 775-777.
[104] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 265; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 357, ยง 1.
[105] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 273; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 370.
[106] Cf. Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari โ Congregazione per i Vescovi, Note direttive Mutuae relationes, nn. 19, 34: AAS 70 (1978), 485-486, 493.
[107] Giovanni Paolo II, Esort. apost. Vita consecrata, n. 31: AAS 88 (1996), 404-405.
[108] Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 43.
[109] Ibid., n. 44; cf. Decr. Perfectae caritatis, n. 5; Giovanni Paolo II, Esort. apost. Vita consecrata, nn. 14, 30: AAS 88 (1996), 387-388, 403-404.
[110] Cf. Codice di Diritto Canonico, can. 307, ยง 3; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 578, ยง 3.
[111] Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le societร di vita apostolica, Istr. Ripartire da Cristo (19 maggio 2002), n. 30: Enchiridion Vaticanum, 21, 472.
[112] Cf. Giovanni Paolo II, Esort. apost. Pastores dabo vobis, nn. 27-30: AAS 84 (1992), 700-707.
[113] Cf. Paolo VI, Lett. enc. Sacerdotalis caelibatus (24 giugno 1967): AAS 59 (1967), 657-697.
[114] Benedetto XVI, Esort. apost. Sacramentum caritatis, n. 24: AAS 99 (2007), 124.
[115] Cf. Giovanni Paolo II, Esort. apost. Pastores dabo vobis, n. 29:AAS 84 (1992), 703-705;Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16.
[116] La forma giuridica piรน semplice per il riconoscimento delle realtร ecclesiali di natura carismatica appare a tuttโoggi quella della Associazione privata di fedeli (cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 321 โ 326; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, cann. 573, ยง 2 – 583). Tuttavia รจ bene considerare attentamente anche le altre forme giuridiche con le proprie caratteristiche specifiche, come ad esempio le Associazioni pubbliche di fedeli (cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 312 โ 320; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, cann. 573, ยง 1 – 583), le Associazioni di fedeli clericali (cf. Codice di Diritto Canonico, can. 302), gli Istituti di vita consacrata (cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 573 โ 730; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, cann. 410-571), le Societร di vita apostolica (cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 731 โ 746; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 572) e le Prelature personali (cf. Codice di Diritto Canonico, cann. 294 โ 297).
[117] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 62.
[118] Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, n. 287: AAS 105 (2013), 1136.
