UDIENZA GENERALE – Piazza San Pietro, 24 Settembre 2008
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BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledรฌ, 1ยฐ ottobre 2008
San Paolo (6)
Cari fratelli e sorelle,
il rispetto e la venerazione che Paolo ha sempre coltivato nei confronti dei
Dodici non vengono meno quando egli con franchezza difende la veritร del
Vangelo, che non รจ altro se non Gesรน Cristo, il Signore. Vogliamo oggi
soffermarci su due episodi che dimostrano la venerazione e, nello stesso tempo,
la libertร con cui lโApostolo si rivolge a Cefa e agli altri Apostoli: il
cosiddetto โConcilioโ di Gerusalemme e l’incidente di Antiochia di Siria,
riportati nella Lettera ai Galati (cfr 2,1-10; 2,11-14).
Ogni Concilio e Sinodo della Chiesa รจ โevento dello Spiritoโ e reca nel suo
compiersi le istanze di tutto il popolo di Dio: lo hanno sperimentato in prima
persona quanti hanno avuto il dono di partecipare al Concilio Vaticano II. Per
questo san Luca, informandoci sul primo Concilio della Chiesa, svoltosi a
Gerusalemme, cosรฌ introduce la lettera che gli Apostoli inviarono in quella
circostanza alle comunitร cristiane della diaspora: โAbbiamo deciso lo Spirito
Santo e noi…โ (At 15,28). Lo Spirito, che opera in tutta la Chiesa,
conduce per mano gli Apostoli nellโintraprendere strade nuove per realizzare i
suoi progetti: รจ Lui lโartefice principale dellโedificazione della Chiesa.
Eppure lโassemblea di Gerusalemme si svolse in un momento di non piccola
tensione allโinterno della Comunitร delle origini. Si trattava di rispondere al
quesito se occorresse richiedere ai pagani che stavano aderendo a Gesรน Cristo,
il Signore, la circoncisione o se fosse lecito lasciarli liberi dalla Legge
mosaica, cioรจ dallโosservanza delle norme necessarie per essere uomini giusti,
ottemperanti alla Legge, e soprattutto liberi dalle norme riguardanti le
purificazioni cultuali, i cibi puri e impuri e il sabato. Dellโassemblea di
Gerusalemme riferisce anche san Paolo in Gal 2,1-10: dopo quattordici anni dall’incontro con il Risorto a Damasco โ siamo
nella seconda metร degli anni 40 d.C. โ Paolo parte con Barnaba da Antiochia di
Siria e si fa accompagnare da Tito, il suo fedele collaboratore che, pur essendo
di origine greca, non era stato costretto a farsi circoncidere per entrare nella
Chiesa. In questa occasione Paolo espone ai Dodici, definiti come le persone piรน
ragguardevoli, il suo vangelo della libertร dalla Legge (cfr Gal 2,6).
Alla luce dellโincontro con Cristo risorto, egli aveva capito che nel momento
del passaggio al Vangelo di Gesรน Cristo, ai pagani non erano piรน necessarie la
circoncisione, le regole sul cibo, sul sabato come contrassegni della giustizia:
Cristo รจ la nostra giustizia e โgiustoโ รจ tutto ciรฒ che รจ a Lui conforme. Non
sono necessari altri contrassegni per essere giusti. Nella Lettera ai
Galati riferisce, con poche battute, lo svolgimento dell’assemblea: con
entusiasmo ricorda che il vangelo della libertร dalla Legge fu approvato da
Giacomo, Cefa e Giovanni, โle colonneโ, che offrirono a lui e a Barnaba la
destra della comunione ecclesiale in Cristo (cfr Gal 2,9). Se,
come abbiamo notato, per Luca il Concilio di Gerusalemme esprime l’azione dello
Spirito Santo, per Paolo rappresenta il decisivo riconoscimento della libertร
condivisa fra tutti coloro che vi parteciparono: una libertร dalle obbligazioni
provenienti dalla circoncisione e dalla Legge; quella libertร per la quale
โCristo ci ha liberati, perchรฉ restassimo liberiโ e non ci lasciassimo piรน
imporre il giogo della schiavitรน (cfr Gal 5,1). Le due modalitร con cui Paolo e Luca descrivono l’assemblea di Gerusalemme sono
accomunate dallโazione liberante dello Spirito, poichรฉ โdove cโรจ lo Spirito del
Signore c’รจ libertร โ, dirร nella seconda Lettera ai Corinzi (cfr 3,17).
Tuttavia, come appare con grande chiarezza nelle Lettere di san Paolo, la
libertร cristiana non s’identifica mai con il libertinaggio o con l’arbitrio di
fare ciรฒ che si vuole; essa si attua nella conformitร a Cristo e perciรฒ
nellโautentico servizio per i fratelli, soprattutto, per i piรน bisognosi. Per
questo, il resoconto di Paolo sull’assemblea si chiude con il ricordo della
raccomandazione che gli rivolsero gli Apostoli: โSoltanto ci pregarono di
ricordarci dei poveri: ciรฒ che mi sono proprio preoccupato di fareโ (Gal 2,10). Ogni Concilio nasce dalla Chiesa e alla Chiesa torna: in quell’occasione
vi ritorna con l’attenzione per i poveri che, dalle diverse annotazioni di Paolo
nelle sue Lettere, sono anzitutto quelli della Chiesa di Gerusalemme.
Nella preoccupazione per i poveri, attestata, in particolare, nella seconda Lettera ai Corinzi (cfr 8-9) e nella parte conclusiva della Lettera ai Romani (cfr Rm 15), Paolo dimostra la sua fedeltร alle decisioni maturate durante l’assemblea.
Forse non siamo piรน in grado di comprendere appieno il significato che Paolo e
le sue comunitร attribuirono alla colletta per i poveri di Gerusalemme. Si
trattรฒ di unโiniziativa del tutto nuova nel panorama delle attivitร religiose:
non fu obbligatoria, ma libera e spontanea; vi presero parte tutte le Chiese
fondate da Paolo verso l’Occidente. La colletta esprimeva il debito delle sue
comunitร per la Chiesa madre della Palestina, da cui avevano ricevuto il dono
inenarrabile del Vangelo. Tanto grande รจ il valore che Paolo attribuisce a
questo gesto di condivisione che raramente egli la chiama semplicemente
โcollettaโ: per lui essa รจ piuttosto โservizioโ, โbenedizioneโ, โamoreโ,
โgraziaโ, anzi โliturgiaโ (2 Cor 9). Sorprende, in modo
particolare, questโultimo termine, che conferisce alla raccolta in denaro un
valore anche cultuale: da una parte essa รจ gesto liturgico o โservizioโ, offerto
da ogni comunitร a Dio, dall’altra รจ azione di amore compiuta a favore del
popolo. Amore per i poveri e liturgia divina vanno insieme, lโamore per i poveri
รจ liturgia. I due orizzonti sono presenti in ogni liturgia celebrata e vissuta
nella Chiesa, che per sua natura si oppone alla separazione tra il culto e la
vita, tra la fede e le opere, tra la preghiera e la caritร per i fratelli. Cosรฌ
il Concilio di Gerusalemme nasce per dirimere la questione sul come comportarsi
con i pagani che giungevano alla fede, scegliendo per la libertร dalla
circoncisione e dalle osservanze imposte dalla Legge, e si risolve nellโistanza
ecclesiale e pastorale che pone al centro la fede in Cristo Gesรน e lโamore per i
poveri di Gerusalemme e di tutta la Chiesa.
Il secondo episodio รจ il noto incidente di Antiochia, in Siria, che attesta la
libertร interiore di cui Paolo godeva: come comportarsi in occasione della
comunione di mensa tra credenti di origine giudaica e quelli di matrice gentile?
Emerge qui lโaltro epicentro dellโosservanza mosaica: la distinzione tra cibi
puri e impuri, che divideva profondamente gli ebrei osservanti dai pagani.
Inizialmente Cefa, Pietro condivideva la mensa con gli uni e con gli altri; ma
con l’arrivo di alcuni cristiani legati a Giacomo, โil fratello del Signoreโ (Gal 1,19), Pietro aveva cominciato a evitare i contatti a tavola con i pagani, per
non scandalizzare coloro che continuavano ad osservare le leggi di puritร
alimentare; e la scelta era stata condivisa da Barnaba. Tale scelta divideva
profondamente i cristiani venuti dalla circoncisione e i cristiani venuti dal
paganesimo. Questo comportamento, che minacciava realmente lโunitร e la libertร
della Chiesa, suscitรฒ le accese reazioni di Paolo, che giunse ad accusare Pietro
e gli altri dโipocrisia: โSe tu che sei giudeo, vivi come i pagani e non alla
maniera dei giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei
giudei?โ (Gal 2,14). In realtร , erano diverse le preoccupazioni di Paolo,
da una parte, e di Pietro e Barnaba, dallโaltra: per questi ultimi la
separazione dai pagani rappresentava una modalitร per tutelare e per non
scandalizzare i credenti provenienti dal giudaismo; per Paolo costituiva,
invece, un pericolo di fraintendimento dellโuniversale salvezza in Cristo
offerta sia ai pagani che ai giudei. Se la giustificazione si realizza soltanto
in virtรน della fede in Cristo, della conformitร con Lui, senza alcuna opera
della Legge, che senso ha osservare ancora le puritร alimentari in occasione
della condivisione della mensa? Molto probabilmente erano diverse le prospettive
di Pietro e di Paolo: per il primo non perdere i giudei che avevano aderito al
Vangelo, per il secondo non sminuire il valore salvifico della morte di Cristo
per tutti i credenti.
Strano a dirsi, ma scrivendo ai cristiani di Roma, alcuni anni dopo (intorno
alla metร degli anni 50 d.C.), Paolo stesso si troverร di fronte ad una
situazione analoga e chiederร ai forti di non mangiare cibo impuro per non
perdere o per non scandalizzare i deboli: โPerciรฒ รจ bene non mangiare carne, nรฉ
bere vino, nรฉ altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsiโ (Rm 14,21). Lโincidente di Antiochia si rivelรฒ cosรฌ una lezione tanto per Pietro
quanto per Paolo. Solo il dialogo sincero, aperto alla veritร del Vangelo, potรฉ
orientare il cammino della Chiesa: โIl regno di Dio, infatti, non รจ questione di
cibo o di bevanda, ma รจ giustizia, pace e gioia nello Spirito Santoโ (Rm 14,17). Eโ una lezione che dobbiamo imparare anche noi: con i carismi diversi
affidati a Pietro e a Paolo, lasciamoci tutti guidare dallo Spirito, cercando di
vivere nella libertร che trova il suo orientamento nella fede in Cristo e si
concretizza nel servizio ai fratelli. Essenziale รจ essere sempre piรน conformi a
Cristo. Eโ cosรฌ che si diventa realmente liberi, cosรฌ si esprime in noi il
nucleo piรน profondo della Legge: lโamore per Dio e per il prossimo. Preghiamo il
Signore che ci insegni a condividere i suoi sentimenti, per imparare da Lui la
vera libertร e lโamore evangelico che abbraccia ogni essere umano.
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare,
saluto i Missionari della Fede, che celebrano in questi giorni il loro
Capitolo Generale e li esorto allโascolto docile della voce dello Spirito,
sorgente della vera comunione. Saluto i Seminaristi del Collegio Mater
Ecclesiae, assicurando un ricordo nella preghiera perchรฉ possano rispondere
con generositร e fedeltร alla chiamata del Signore. ย Saluto poi la delegazione
dei fedeli della diocesi di Velletri-Segni, guidati dal loro pastore
Mons. Vincenzo Apicella, qui convenuti per ricambiare la visita, che ho avuto la
gioia di compiere un anno fa in quella che fu la mia Diocesi titolare. Cari
amici, grazie per lโaffetto con cui allora mi avete accolto. Continuiamo a
restare uniti spiritualmente nella preghiera e nellโimpegno della testimonianza
cristiana.
Indirizzo, infine, il mio saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ricordiamo oggi santa Teresa di Gesรน Bambino, giovane
claustrale di Lisieux, dottore della Chiesa e patrona delle missioni. La sua
testimonianza evangelica sostenga voi, cari giovani, nellโimpegno di
quotidiana fedeltร a Cristo; incoraggi voi, cari malati, a seguire Gesรน
nel cammino della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli,
a fare della vostra famiglia il luogo di crescita allโamore verso Dio e i
fratelli.
ยฉ Copyright 2008 – Libreria
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