Monica Mondo intervista il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura.
Un umanista del terzo millennio, un intellettuale coltissimo, brillante, ma anche un divulgatore che sa spaziare e cercare il bello e il vero dappertutto. E un predicatore formidabile. Eโ troppo, รจ poco, per definirsi? Lei chi รจ?
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Una delle frasi piรน incisive di Pascal รจ proprio Le moi haัssable, cioรจ โlโio รจ odiosoโ. Descriversi รจ sempre difficile, ma dovrei dire che la mia tendenza fondamentale รจ quella della ricerca, della domanda, della curiositร ed รจ per questo che non sono una persona particolarmente competente di un tema, sono un eclettico, mi piacciono coloro che hanno un arcobaleno di colori, di interessi, allโinterno del loro orizzonte intellettuale e anche umano.
Alla domanda di Monica Mondo se ha risposto a una chiamata per decidere la vita religiosa risponde:
โAvevo poco piรน di quattro anni. Mi ricordo unโimmagine irrevocabile, fissata nella coscienza. Ero su una collina in Brianza, lร dove sono le mie origini, il paese di mia mamma, che ha un nome di origine germanica molto strano, S. Maria Hoรจ, e guardavo il tramonto nella valle e un treno che passava. Cโera uno strano fischio che lacerava lโaria e il silenzio e mi ha lasciato unโimpressione particolare: era come il segno di una malinconia, e in quellโistante ho avuto la sensazione della fragilitร dellโessere, dellโinconsistenza delle cose, in un certo senso della morte. Da lรฌ il desiderio di cercare lโessere permanente, quindi il Divinoโ.
