Padre Roberto Pasolini – Quarta Predica di Quaresima in Vaticano – 27 marzo 2026

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Alle ore 9 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do Padre Roberto Pasolini, O.F.M. Cap., ha tenuto la quarta Predica di Quaresima “La libertà dei figli di Dio. La perfetta letizia e la morte come sorella”.

Tema delle meditazioni quaresimali è il seguente: “Se uno è in Cristo, è una nuova creatura (2Cor 5,17). La conversione al Vangelo secondo San Francesco”.

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Fonte

San Francesco e la Libertà dei Figli di Dio

In questa quarta e ultima meditazione di Quaresima, che si colloca nell’anno dedicato agli 800 anni dalla morte di San Francesco, continuiamo il nostro cammino di riflessione lasciandoci accompagnare dalla figura del Poverello di Assisi. Dopo aver esplorato nelle scorse settimane la conversione come cambio di sensibilità, la fraternità e la missione vissuta nella povertà, giungiamo ora a contemplare il frutto finale di questo percorso: la libertà dei figli di Dio.

L’obiettivo di questa predica è guardare a come questa libertà si sia compiuta in Francesco alla fine dei suoi giorni, non attraverso azioni straordinarie, ma attraverso la sua docilità nel lasciarsi guidare da Dio nella concretezza della propria vita, fino a essere definito un alter Christus.

Per comprendere questa trasformazione interiore, che ha reso Francesco una “preghiera vivente”, analizzeremo tre momenti emblematici della sua esperienza spirituale:

La morte: il passaggio finale vissuto nella nudità e nella totale fiducia, accogliendo “sorella morte” come l’ultima occasione di conversione.

La perfetta letizia: la celebre parabola raccontata a frate Leone sulla gioia che nasce dal rifiuto e dall’umiliazione.

Le stigmate: il momento sul monte della Verna in cui il dolore e le ferite di Francesco vengono trasfigurate in segni dell’amore di Cristo.

La quarta e ultima predica di Quaresima si concentra sul frutto del cammino di conversione di San Francesco: la libertà dei figli di Dio. In occasione dell’ottavo centenario della sua morte, la riflessione esplora come Francesco sia diventato una “preghiera vivente”, ovvero un uomo la cui intera esistenza esprimeva una relazione profonda e autentica con Dio.

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Il percorso si articola attraverso tre momenti chiave della vita del Santo:

1. La Perfetta Letizia

Francesco illustra questo concetto attraverso una celebre parabola raccontata a frate Leone. La vera letizia non consiste nei successi pastorali, nei miracoli o nella stima degli altri, ma nella capacità di custodire la pace interiore anche di fronte al rifiuto, all’umiliazione e all’incomprensione. Il segreto è non fuggire il male o il dolore, ma accoglierli senza restituirli, scoprendo una gioia che non dipende dalle circostanze esterne ma da come si sceglie di viverle. Questo richiama le Beatitudini, definite come la “ricetta della felicità cristiana” perché indicano che la pienezza di vita si nasconde proprio nelle situazioni più fragili e scomode.

2. Le Stigmate

L’evento delle stigmate sul Monte della Verna (1224) non è visto come un’aggiunta di dolore da parte di Dio, ma come la trasfigurazione del dolore già presente in Francesco. In quel periodo, il Santo era provato da una grave malattia agli occhi e da una crisi spirituale legata ai cambiamenti nell’Ordine. Ricevendo i segni della Passione, le sue ferite smettono di essere un peso solitario e diventano un segno di unione profonda con l’amore di Cristo. Le ferite umane, se accolte, possono così diventare spazi di crescita e di libertà.

3. “Sorella Morte” e la Nudità

Nell’ultima fase della sua vita, definita “l’inverno” in cui si impara a mendicare, Francesco mostra la coerenza della sua povertà accettando di farsi curare e accudire. Egli arriva a chiamare la morte “sorella”, vedendola non come una minaccia ma come l’ultima occasione di conversione e di consegna totale al Padre. Un gesto simbolico fondamentale è la sua scelta di farsi deporre nudo sulla terra nuda al momento di morire. Questo atto rappresenta il compimento della sua vita:

  • Spogliazione finale: Francesco rinuncia a ogni ruolo o identità sociale (figlio di mercante, cavaliere, fondatore) per rimanere solo come creatura davanti al Creatore.
  • Ritorno all’origine: La nudità, che nella Genesi era trasparenza e fiducia prima del peccato, diventa per Francesco il luogo dove non si ha più paura né vergogna di ciò che si è.

In conclusione, la predica sottolinea che la santità di Francesco non risiede tanto nelle sue opere straordinarie, ma nel fatto di aver custodito la propria umanità fino in fondo, imparando ad accettare la propria fragilità per vivere pienamente come figlio e fratello. Il messaggio per oggi è di non ridurre il Vangelo a una proposta rassicurante, ma di abbracciare la sua forza purificatrice che conduce alla vera libertà.

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