“Voi catechisti siete quei discepoli di Gesù, che ne diventano testimoni: il nome del ministero che svolgete viene dal verbo greco katēchein, che significa istruire a viva voce, far risuonare. Ciò vuol dire che il catechista è persona di parola, una parola che pronuncia con la propria vita”.
Con queste parole Papa Leone XIV si è rivolto ai catechisti riuniti in piazza San Pietro, domenica 28 settembre, per il loro Giubileo.
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Per la prima volta, è stato utilizzato il rito ufficiale in lingua italiana che i Vescovi avevano votato a maggio 2024 e che ha avuto la “confirmatio” del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti a febbraio 2025.
Il rito, ad experimentum per tre anni, accompagnerà il cammino di riflessione sui ministeri istituiti avviato dalle Chiese che sono in Italia.
Il testo del rito è un compendio di documenti della Chiesa Cattolica riguardanti l’istituzione del ministero laicale di Catechista, approvato da Papa Francesco. Il corpo del testo include la Lettera Apostolica “Motu proprio” Antiquum ministerium del 2021, che istituisce formalmente questo ministero, riconoscendo il ruolo storico e continuo dei laici nella trasmissione della fede. Seguono i Decreti della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che ne autorizzano la traduzione italiana e l’uso liturgico ad experimentum, a partire dal 2025.
Il documento contiene anche il Rito di Istituzione dei Catechisti (per la Messa o la Liturgia della Parola) e una Nota ad experimentum della CEI che delinea i requisiti e i compiti dei catechisti, insieme a quelli di lettori e accoliti. L’obiettivo centrale è rafforzare la ministerialità laicale, distinguendola dal ministero ordinato e fornendo criteri formativi e pastorali chiari per questo servizio stabile all’interno della Chiesa.




