DAMASCO – Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? (At 9,4)

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A pochi anni dalla morte e risurrezione, la via di Cristo non si è ancora configurata come una nuova religione, ma uno dei giudaismi, insieme con quelli di lingua aramaica e greca attestati a Gerusalemme. Una setta giudaica che resiste alla morte del suo fondatore e – unica fra tutte -proclama il compimento dell’attesa messianica di Israele. Un annuncio che minaccia di sovvertire la fede ereditata dai padri, e va quindi combattuta, in particolare a Damasco, città che, nella letteratura giudaica coeva, ha assunto il valore simbolico di punto di origine e di compimento del cammino storico di Israele. Saulo si fa carico del compito di repressione, spinto dalla fedeltà a Dio. Ma nel cammino, incontra Cristo risorto. Lui, Saulo, l'”inviato”, è chiamato da Cristo a divenire suo inviato. In Cristo dopo tre giorni di tenebre torna alla luce della vita, ricevendo il dono dello Spirito. L’inconfessata paura di Dio e le resistenze e le difese che anche un Fariseo pone a Dio, facendosi scudo della sua stessa osservanza scrupolosa della Legge, si infrangono in Saulo di fronte all’amore di Cristo, che è morto per lui, lo abbraccia dalla croce, non lo abbandona e lo coinvolge. Come Isaia, Saulo risponde consapevolmente alla chiamata, annunciando Cristo ai Giudei. Ma presto scopre che la sua autentica missione è quella rivolta ai pagani; un compito difficile, che non ha scelto, ma a cui si sente chiamato, come Geremia. Nelle avversità patite per il Vangelo, che lo torturano come una spina nella carne, Cristo è il suo unico conforto e la sua forza.

Fonte: La Nuova Regaldi

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