Alle ore 9.00 del 3 dicembre 2021, nellโAula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, Em.mo Card. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Avvento sul tema: “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandรฒ Suo Figlio (Galati 4, 4)“.
La successiva predica di Avvento avrร luogo venerdรฌ 17 dicembre.
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DIO MANDร NEI NOSTRI CUORI LO SPIRITO DEL SUO FIGLIO
Nel 1882 lโarcheologo William M. Ramsay scoprรฌ a Geropoli, in Frigia, unโantica iscrizione greca. Il reperto fu donato dal sultano Abdul Hamid a papa Leone XIII nel 1892, in occasione del suo giubileo. Dal Museo Lateranense esso รจ passato in seguito al Museo Pio Cristiano.ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย
Lโepitaffio โ definito dagli storici โla regina delle iscrizioni cristianeโ- contiene il testamento spirituale di un vescovo di nome Abercio vissuto verso la fine del II secolo. In esso, lโautore riassume tutta la sua esperienza di fede cristiana. Lo fa nel linguaggio imposto in quel tempo dalla โdisciplina dellโarcanoโ, cioรจ usando metafore ed espressioni, di cui solo i cristiani potevano capire il senso, senza esporre se stessi ed altri al dileggio e alla persecuzione. Ascoltiamola nella parte che ci interessa piรน da vicino:
โIo di nome Abercio, [sono] discepolo del casto pastore dagli occhi grandi che pasce greggi di pecore per monti e per pianiโฆ Egli mi insegnรฒ le scritture degne di fede; mi mandรฒ a Roma a contemplare la reggia e vedere una regina dalle vesti e dalle calzature dโoro; io vidi colร un popolo che porta un fulgido sigillo. Visitai anche la pianura della Siria e tutte le sue cittร e, oltre lโEufrate, Nisibi. Dovunque trovai dei fratelliโฆ, avevo Paolo con me, e la Fede mi guidรฒ dovunque e mi dette per cibo un Pesce grandissimo, puro, che la casta Vergine concepรฌ e che essa [la Fede] suole dare a mangiare ogni giorno ai suoi fedeli amici, avendo un eccellente vino che suole donare insieme con il paneโ .
Il pastore โdagli occhi grandiโ รจ Gesรบ, le scritture sono la Bibbia, la regina dalle vesti dโoro (allusione al Salmo 45, 10) รจ la Chiesa, il sigillo il battesimo; Paolo รจ naturalmente lโapostolo, il pesce, come in tanti mosaici antichi, indica Cristo, la casta Vergine รจ Maria; il pane e il vino lโEucaristia. Agli occhi di Abercio, Roma non รจ tanto la capitale dellโimpero (che pure in quel momento รจ allโapogeo della sua potenza), ma โla reggiaโ di un altro regno, il centro spirituale della Chiesa.
Quello che colpisce in questo testamento รจ la freschezza, lโentusiasmo e lo stupore con cui Abercio guarda il mondo nuovo che la fede gli ha spalancato davanti. Per lui tutto questo non รจ davvero qualcosa di scontato! ร la vera novitร del mondo e della storia. ร proprio per questo motivo che lโho ricordato: perchรฉ รจ il sentimento che piรน abbiamo bisogno di riscoprire noi cristiani di oggi. Si tratta, ancora una volta, di guardare le vetrate della cattedrale dallโinterno di essa, anzichรฉ dalla pubblica strada.
Dopo piรน di quarantโanni di giri di predicazione per il mondo, io potrei fare mio il testamento di Abercio, senza nemmeno aver bisogno di usare il suo linguaggio velato. Anchโio, nel mio piccolo, ho incontrato dappertutto questo popolo nuovo che la Lumen gentium del Vaticano II definisce il popolo messianico che โha per capo Cristo, per condizione la dignitร e la libertร dei figli di Dio, per legge il nuovo precetto dellโamore e per fine il regno di Dioโ (cf LG, 9).
Lo stesso Concilio ricorda che la Chiesa รจ fatta di santi e di peccatori; anzi, che essa stessa, โ come realtร concreta e storica โ รจ santa e peccatrice, โcasta meretriceโ , come la chiamano certi Padri , e che le due cose โpeccato e santitร โ sono presenti in ogni singolo suo membro, non soltanto tra una categoria e lโaltra di essi. ร giusto dunque che ci rattristiamo e piangiamo per i peccati della Chiesa, ma รจ anche giusto e doveroso rallegrarci per la sua santitร e la sua bellezza. Una volta tanto noi scegliamo di fare questa seconda cosa che รจ forse oggi quella piรน difficile e piรน trascurata.ย
La prova che siamo figli di Dio
Torniamo al testo di Galati che stiamo commentando:
Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandรฒ il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perchรฉ ricevessimo lโadozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandรฒ nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: ยซAbbร ! Padre!ยป. Quindi non sei piรน schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
Abbiamo meditato la volta scorsa sulla prima parte, sul nostro essere figli di Dio; meditiamo ora sulla seconda parte, sul ruolo svolto in tutto ciรฒ dallo Spirito Santo. Dobbiamo tener presente il brano quasi gemello di Romani 8, 15-16:
Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: ยซAbbร ! Padre!ยป. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.
Parlavo la volta scorsa dellโimportanza della Parola di Dio per assaporare la dolcezza di sapersi figli di Dio e sperimentare Dio come padre buono. San Paolo ci dice ora che cโรจ un altro mezzo senza del quale anche la Parola di Dio risulta insufficiente: lo Spirito Santo!
San Bonaventura termina il suo trattato Itinerario della mente a Dio con una frase allusiva e misteriosa; dice: โQuesta sapienza mistica segretissima nessuno la conosce se non chi la riceve; nessuno la riceve se non chi la desidera; nessuno la desidera se non chi รจ infiammato nellโintimo dallo Spirito Santo mandato da Cristo sulla terraโ . In altre parole, noi possiamo desiderare di avere una conoscenza viva dellโessere figli di Dio e di farne lโesperienza, ma ottenere tutto ciรฒ รจ opera soltanto dello Spirito Santo.
Lo Spirito โattestaโ che siamo figli di Dio? Che significano queste parole ? Non si puรฒ trattare di una specie di attestato esterno e giuridico come nelle adozioni naturali, o come รจ il certificato di battesimo. Se lo Spirito รจ โla provaโ che siamo figli di Dio, se egli lo โattestaโ al nostro spirito, non puรฒ essere qualcosa che avviene da qualche parte, ma di cui noi non abbiamo alcuna percezione e conferma.
Purtroppo รจ cosรฌ che noi siamo portati a pensare. Sรฌ, nel battesimo siamo diventati figli di Dio, membra di Cristo, lโamore di Dio รจ stato effuso nei nostri cuoriโฆ, ma tutto questo per fede, senza che nulla si smuova dentro di noi. Creduto con la mente, ma non vissuto con il cuore. Come cambiare questa situazione? La risposta ce lโha data lโApostolo: lo Spirito Santo! Non soltanto lo Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel battesimo, ma quello che dobbiamo chiedere e ricevere sempre di nuovo. Lo Spirito โattestaโ che siamo figli di Dio; ora attesta, non โha attestatoโ, sโintende una volta per tutte nel battesimo.
Cerchiamo dunque di capire come lo Spirito Santo opera questo miracolo di aprire i nostri occhi sulla realtร che portiamo dentro. La migliore descrizione di come lo Spirito Santo porta a compimento questa operazione nel credente, lโho trovata in un discorso per la Pentecoste di Lutero. (Seguiamo, con lui, il criterio paolino di โesaminare tutto e ritenere ciรฒ che รจ buonoโ) (1 Tess 5, 21).
Finchรฉ lโuomo vive nel regime di peccato, sotto la legge, Dio gli appare un padrone severo, uno che si oppone al soddisfacimento dei suoi desideri terreni con quei suoi perentori: โTu devi.., tu non deviโ. Non devi desiderare la roba dโaltri, la donna dโaltriโฆIn questo stato lโuomo accumula nel fondo del cuore un sordo rancore contro Dio, lo vede come un avversario della sua felicitร , al punto che, se dipendesse da lui, sarebbe ben felice che non esistesse .
Se tutto questo ci sembra una ricostruzione esagerata, da grandi peccatori, che non ci riguarda da vicino, guardiamoci dentro e osserviamo cosa sale dal fondo oscuro del nostro cuore davanti a una volontร di Dio, o una obbedienza che attraversa i nostri piani. Nei corsi di Esercizi spirituali che ho occasione di predicare io sono solito proporre ai partecipanti di sottoporsi da soli a un test psicologico per scoprire quale idea di Dio prevale in loro. Invito a domandarsi: โQuali sentimenti, quali associazioni di idee sorgono spontaneamente in me, prima di ogni riflessione, quando, recitando il Padre nostro, arrivo alle parole: โSia fatta la tua volontร โ โ?
Non รจ difficile accorgersi che inconsciamente si collega la volontร di Dio a tutto ciรฒ che รจ spiacevole, doloroso, e tutto ciรฒ che costituisce una prova, unโesigenza di rinuncia, un sacrificio, a tutto ciรฒ, insomma, che puรฒ essere visto come mutilante la nostra libertร e sviluppo individuali. Si pensa a Dio come se egli fosse essenzialmente nemico di ogni festa, gioia, piacere. Se in quel momento potessimo guardare la nostra anima come allo specchio, ci vedremmo come persone che chinano il capo rassegnati, mormorando a denti stretti: โSe proprio non si puรฒ fare a menoโฆebbene, sia fatta la tua volontร โ
Vediamo cosa fa lo Spirito Santo per guarirci da questo terribile inganno ereditato da Adamo. Venendo in noi โnel battesimo e poi in tutti gli altri mezzi di santificazione โ egli comincia con il mostrarci un diverso volto di Dio, il volto rivelatoci da Gesรบ nel Vangelo. Ce lo fa scoprire come alleato della nostra gioia, come colui che per noi โnon ha risparmiato il proprio Figlioโ (Rom 8, 32).
Sboccia a poco a poco il sentimento filiale che si traduce spontaneamente nel grido: Abbร , Padre! Come Giobbe alla fine della sua storia, esclamiamo: โIo ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedonoโ (Gb 42,5). Il figlio ha preso il posto dello schiavo e lโamore quello del timore! Lโuomo cessa di essere lโantagonista di Dio e diventa il suo alleato. Lโalleanza con Dio non รจ piรน soltanto una struttura religiosa in cui si nasce, ma una scoperta, una scelta, una fonte di incrollabile sicurezza: โSe Dio รจ con noi, nostro alleato, chi sarร contro di noi?โ (cf Rom 8, 31).
La preghiera dei figli
Il luogo privilegiato in cui lo Spirito Santo opera sempre di nuovo il miracolo di farci sentire figli di Dio รจ la preghiera. Lo Spirito non dร una legge di preghiera, ma una grazia di preghiera. La preghiera non viene a noi, primariamente, per apprendimento esteriore e analitico, ma viene a noi per infusione, come dono. Questa รจ la โbuona notiziaโ a proposito della preghiera cristiana! Viene a noi la sorgente stessa della preghiera ed essa consiste nel fatto che โDio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbร , Padre!โ (Gal 4, 6).
Il grido del credente Abbร ! dimostra, da solo, che chi prega in noi, attraverso lo Spirito, รจ Gesรน, il Figlio unigenito di Dio. Per se stesso, infatti, lo Spirito Santo non potrebbe rivolgersi a Dio, chiamandolo Abba, perchรฉ egli non รจ โgeneratoโ, ma soltanto โprocedeโ dal Padre. Lo puรฒ fare in quanto รจ lo Spirito del Figlio unigenito che continua nelle membra la preghiera del capo.
ร lo Spirito Santo che infonde, dunque, nel cuore, il sentimento della figliolanza divina, che ci fa sentire (non soltanto sapere!) figli di Dio. Talvolta questa operazione fondamentale dello Spirito si realizza in modo repentino e intenso, nella vita di una persona, e allora se ne puรฒ contemplare tutto lo splendore. In occasione di un ritiro, di un sacramento ricevuto con particolari disposizioni, di una parola di Dio ascoltata con cuore disponibile, o in occasione della preghiera per lโeffusione dello Spirito (il cosiddetto โbattesimo nello Spiritoโ), lโanima รจ inondata di una luce nuova, nella quale Dio le si rivela, in un modo nuovo, come Padre. Si fa esperienza di cosa vuol dire veramente la paternitร di Dio; il cuore si intenerisce e la persona ha la sensazione di rinascere da questa esperienza. Dentro di lei appare una grande confidenza e un senso mai provato della condiscendenza di Dio.
Altre volte, invece, questa rivelazione del Padre si accompagna a un tale sentimento della maestร e trascendenza di Dio che lโanima รจ come sopraffatta e tace. (Non sto descrivendo le mie esperienze, ma quelle dei santi!). Si capisce perchรฉ alcuni santi iniziavano il โPadre nostroโ e, dopo ore, erano ancora fermi a queste prime parole. Di santa Caterina da Siena, il suo confessore e biografo, il beato Raimondo da Capua, scrive che โdifficilmente arrivava in fondo a un โPadre nostroโ, senza essere giร in estasiโ .
Questo modo vivido di conoscere il Padre di solito non dura a lungo, neppure nei santi. Ritorna presto il tempo in cui il credente dice โAbbร !โ, senza sentire nulla, e continua a ripeterlo solo sulla parola di Gesรน. ร il momento, allora, di ricordare che quanto meno quel grido rende felice chi lo pronuncia, tanto piรน rende felice il Padre che lo ascolta, perchรฉ fatto di pura fede e di abbandono.
Noi siamo, allora, come quel celebre musicista (parlo di Beethoven) che, divenuto sordo, continuava a comporre ed eseguire splendide sinfonie per la gioia di chi ascoltava, senza che lui potesse gustarne una sola nota. Al punto che quando il pubblico, dopo aver ascoltato una sua opera (la celebre Nona Sinfonia) esplose in un uragano di applausi, dovettero tirargli il lembo della veste perchรฉ se ne accorgesse e si voltasse a ringraziare. La sorditร , anzichรฉ spegnere la sua musica, la rese piรน pura e cosรฌ fa anche lโariditร con la nostra preghiera se perseveriamo in essa.
Quando si parla dellโesclamazione โAbbร , Padre!โ, noi siamo soliti pensare solo a ciรฒ che tale parola significa per chi la pronuncia, a ciรฒ che riguarda noi. Non si pensa quasi mai a ciรฒ che essa significa per Dio che lโascolta e a ciรฒ che produce in lui. Non si pensa, insomma, alla gioia di Dio di sentirsi chiamare papร . Ma chi รจ padre sa cosa si prova a sentirsi chiamare cosรฌ con lโinconfondibile timbro di voce del proprio bambino o della propria bambina. ร come diventare padre ogni volta, perchรฉ ogni volta quel grido ti ricorda e ti fa accorgere che lo sei; tocca la parte piรน recondita di te stesso.
Gesรน lo sapeva perciรฒ ha chiamato cosรฌ spesso Dio Abbร ! e ci ha insegnato a fare lo stesso. Noi diamo a Dio una gioia semplice e unica chiamandolo papร : la gioia della paternitร . Il suo cuore โsi commuoveโ dentro di lui, le sue viscere โfremono di compassioneโ, al sentirsi chiamare cosรฌ (cf Os 11, 8). E tutto questo dicevo lo possiamo fare anche quando non โsentiamoโ nulla.
E proprio in questo tempo di apparente lontananza di Dio e di ariditร che si scopre tutta lโimportanza dello Spirito Santo per la nostra vita di preghiera. Egli โ da noi non visto e non sentito โ โviene in soccorso della nostra debolezzaโ, riempie le nostre parole e i nostri gemiti, di desiderio di Dio, di umiltร , di amore, โe colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spiritoโ (cf Rom 8, 26-27). Lo Spirito diviene, allora, la forza della nostra preghiera โdeboleโ, la luce della nostra preghiera spenta; in una parola, lโanima della nostra preghiera. Davvero, egli โirriga ciรฒ che รจ aridoโ, come diciamo nella sequenza in suo onore.
Tutto questo avviene per fede. Basta che io dica o pensi: โPadre, tu mi hai donato lo Spirito di Gesรบ tuo Figlio; formando perciรฒ โun solo spirito con luiโ (1 Cor 6, 17), io recito questo salmo, celebro questa santa Messa, o sto semplicemente in silenzio, qui alla tua presenza. Voglio darti quella gloria e quella gioia che ti darebbe Gesรน, se fosse lui a pregarti ancora dalla terraโ.
Ciรฒ che lo Spirito dice alla Chiesa
Vorrei, prima di concludere, accennare a una applicazione pastorale di questa riflessione sul ruolo dello Spirito Santo. Ho citato altre volte le parole che il metropolita ortodosso Ignatios di Latakia pronunciรฒ in una solenne riunione ecumenica nel 1968, ma vale la pena riascoltarle qui:
โSenza lo Spirito Santo:
Dio รจ lontano,
il Cristo resta nel passato,
il vangelo รจ lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
lโautoritร una dominazione,
la missione una propaganda,
il culto una evocazione,
lโagire cristiano una morale da schiavi.
Ma, con lo Spirito Santo:
il cosmo รจ sollevato e geme nel parto del regno,
lโuomo lotta contro la carne,
il Cristo รจ presente,
il vangelo รจ potenza di vita,
la Chiesa segno di comunione trinitaria,
lโautoritร servizio liberatore,
la missione una Pentecoste,
la liturgia memoriale e anticipazione,
lโagire umano รจ divinizzatoโ .
Dobbiamo fondare tutto sullo Spirito Santo. Non basta recitare un Pater, Ave e Gloria, allโinizio delle nostre riunioni pastorali, per poi passare in fretta e furia allโordine del giorno. Quando le circostanze lo permettono, bisogna rimanere per un poโ esposti allo Spirito Santo, dargli tempo di manifestarsi. Sintonizzarsi con lui.
Senza queste premesse, risoluzioni e documenti restano parole che si aggiungono a parole. Succede come nel sacrificio di Elia sul Carmelo. Elia radunรฒ la legna, la bagnรฒ sette volte; fece tutto quello che poteva; poi pregรฒ il Signore di fare scendere il fuoco dal cielo e consumare il sacrificio. Senza quel fuoco dallโalto tutto sarebbe rimasto soltanto legna umida (cf. 1 Re 18, 20 ss.).
Sono cose che, senza chiasso, cominciano a realizzarsi nella Chiesa. Ho ricevuto questโanno la lettera del parroco di una diocesi francese. Diceva: โDa quasi tre anni il nostro Arcivescovo ci ha lanciati tutti nellโavventura missionaria e ha costituito una fraternitร di missionari diocesani. Ci siamo proposti di vivere un ciclo di preparazione al battesimo nello Spirito. ร stata una esperienza bellissima con 300 cristiani di tutta la diocesi, insieme con lโArcivescovo. Poco dopo, tutte le 28 clarisse di un vicino monastero hanno chiesto di fare la stessa esperienzaโ.
Non si devono attendere risposte immediate e spettacolari. La nostra non รจ una danza del fuoco, come quella dei sacerdoti di Baal sul Carmelo. I tempi e i modi sono noti a Dio. Ricordiamo la parola di Cristo ai suoi apostoli: โNon spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderร su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terraโ (Atti 1, 7- 8). Lโimportante รจ chiedere e ricevere forza dallโalto; il modo di manifestarsi va lasciato a Dio.
Questa necessitร si impone particolarmente nel momento in cui la Chiesa si lancia nellโavventura sinodale. Su questo punto non cโรจ che da rileggere e meditare le parole pronunciate dal Santo Padre nellโomelia per lโapertura del Sinodo del 10 Ottobre scorso. In essa esortava a prendersi โun tempo per dare spazio alla preghiera, allโadorazione, a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa.
Mi domando se, almeno nelle assemblee plenarie di ogni circoscrizione, locale o universale, non sia possibile designare un animatore spirituale che organizzi tempi di preghiera e di ascolto della Parola, in margine alle riunioni. โLa testimonianza di Gesรบ รจ lo spirito di profeziaโ, dice lโApocalisse (Ap 19,10). Lo spirito di profezia si manifesta di preferenza in un contesto di preghiera comunitaria.
Abbiamo un esempio meraviglioso di tutto ciรฒ in occasione della prima crisi che la Chiesa ha dovuto affrontare nella sua missione di proclamare il Vangelo. Pietro e Giovanni sono arrestati e messi in prigione per aver โannunciato in Gesรบ la risurrezione dei mortiโ. Vengono rilasciati dal Sinedrio con lโingiunzione di โnon parlare in alcun modo, nรฉ di insegnare nel nome di Gesรบโ. Gli apostoli si trovano davanti a una situazione che si ripeterร tante volte nel corso della storia: tacere, venendo meno al mandato di Gesรบ, o parlare con il rischio di un intervento brutale dellโautoritร che mette fine a tutto.
Che fanno gli apostoli? Si recano dalla comunitร . Questa prega. Uno proclama il versetto del salmo: โSi sollevarono i re della terra e i principi si allearono insieme contro il Signore e contro il suo Cristoโ (Sal 2,2). Un altro lo applica a ciรฒ che รจ avvenuto nellโalleanza tra Erode e Ponzio Pilato nei confronti di Gesรบ. โQuandโebbero terminato la preghiera โsi legge โ il luogo in cui erano radunati tremรฒ e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza (parresia )โ (cf Atti 4, 1-31). Paolo mostra che questa prassi non rimase isolata nella Chiesa: โQuando vi radunate โscrive ai Corinzi โ uno ha un salmo, un altro ha un insegnamento; uno ha una rivelazione, uno ha il dono delle lingue, un altro ha quello di interpretarleโ (1 Cor 14, 26).
Lโideale per ogni risoluzione sinodale sarebbe di poterla annunciare โalmeno idealmente โ alla Chiesa con le parole del suo primo concilio. โร parso bene allo Spirito Santo e a noiโฆโ (Atti 15, 28). Lo Spirito Santo รจ lโunico che apre strade nuove, senza mai smentire le antiche. Egli non fa cose nuove, ma fa nuove le cose! Cioรจ, non crea nuove dottrine e nuove istituzioni, ma rinnova e vivifica quelle istituite da Gesรน. Senza di lui, saremo sempre in ritardo sulla storia. โLo Spirito Santo โdiceva il Santo Padre nellโomelia ricordata โ soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuoviโ. Egli โaggiungo io โ รจ maestro di quellโ aggiornamento che san Giovanni XXIII pose a scopo del Concilio. Il Concilio doveva realizzare una nuova Pentecoste e la nuova Pentecoste deve ora realizzare il Concilio!
La Chiesa latina possiede un tesoro a questo fine: lโinno Veni Creator Spiritus. Da quando fu composto, nel secolo IX, esso รจ risuonato incessantemente nella cristianitร , come una prolungata epiclesi su tutta la creazione e sulla Chiesa. A partire dai primi anni del secondo millennio, ogni anno nuovo, ogni secolo, ogni conclave, ogni concilio ecumenico, ogni sinodo, ogni ordinazione sacerdotale o episcopale, ogni riunione importante nella vita della Chiesa si sono aperti con il canto di questo inno. Esso si รจ caricato di tutta la fede, la devozione e lโardente desiderio dello Spirito delle generazioni che lo hanno cantato prima di noi. E ora, quando viene cantato, anche dal piรน modesto coro dei fedeli, Dio lo ascolta cosรฌ, con questa immensa โorchestrazioneโ che รจ la comunione dei santi.
Vi chiedo la caritร , Venerabili Padri, fratelli e sorelle, di alzarvi in piedi e di cantarlo con me per invocare una rinnovata effusione dello Spirito su di noi e su tutta la Chiesaโฆ
1.In Enchiridion Fontium Historiae Ecclesiasteicae Antiquae, Herder 1965, pp.92-94.
2.Cf. H.U. von Balthasar, โCasta meretrix, in Sponsa Chnristi, Morcelliana, Brescia, 1969.
3.Bonaventura, Itinerario della mente a Dio 7,4.
4.Cf. Lutero, Sermone di Pentecoste (WA, 12, p. 568 s.).
5.Raimondo da Capua, Leggenda maggiore, 113.
6.Metropolita Ignazio di Latakia, in The Uppsala Report, Ginevra 1969, p. 298
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