PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA
COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA
LUMEN GENTIUM
21 novembre 1964
ย
- Pubblicitร -
CAPITOLO I
IL MISTERO DELLA CHIESA
La Chiesa รจ sacramento in Cristo
1. Cristo รจ la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfr. Mc 16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa รจ, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unitร di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono piรน urgente questo dovere della Chiesa, affinchรฉ tutti gli uomini, oggi piรน strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unitร in Cristo.
Disegno salvifico universale del Padre
2. L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontร , creรฒ l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonรฒ, ma sempre prestรฒ loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, ยซ il quale รจ l’immagine dell’invisibile Dio, generato prima di ogni creatura ยป (Col 1,15). Tutti infatti quelli che ha scelto, il Padre fino dall’eternitร ยซ li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinchรฉ egli sia il primogenito tra molti fratelli ยป (Rm 8,29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, giร annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza [1], stabilita infine ยซ negli ultimi tempi ยป, รจ stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrร glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, ยซ dal giusto Abele fino all’ultimo eletto ยป [2], saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale.
Missione del Figlio
3. ร venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo e ci ha predestinati ad essere adottati in figli, perchรฉ in lui volle accentrare tutte le cose (cfr. Ef 1,4-5 e 10). Perciรฒ Cristo, per adempiere la volontร del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La Chiesa, ossia il regno di Cristo giร presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesรน crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: ยซ Ed io, quando sarรฒ levato in alto da terra, tutti attirerรฒ a me ยป (Gv 12,32). Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, รจ stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unitร dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17). Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che รจ la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti.
Lo Spirito santificatore della Chiesa
4. Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinchรฉ i credenti avessero cosรฌ attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi รจ lo Spirito che dร la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridร la vita agli uomini, morti per il peccato, finchรฉ un giorno risusciterร in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della veritร (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo [3]. Poichรฉ lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesรน: ยซ Vieni ยป (cfr. Ap 22,17).
Cosรฌ la Chiesa universale si presenta come ยซ un popolo che deriva la sua unitร dall’unitร del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ยป [4].
Il regno di Dio
5. Il mistero della santa Chiesa si manifesta nella sua stessa fondazione. Il Signore Gesรน, infatti, diede inizio ad essa predicando la buona novella, cioรจ l’avvento del regno di Dio da secoli promesso nella Scrittura: ยซ Poichรฉ il tempo รจ compiuto, e vicino รจ il regno di Dio ยป (Mc 1,15; cfr. Mt 4,17). Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo. La parola del Signore รจ paragonata appunto al seme che viene seminato nel campo (cfr. Mc 4,14): quelli che lo ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo (cfr. Lc 12,32), hanno accolto il regno stesso di Dio; poi il seme per virtรน propria germoglia e cresce fino al tempo del raccolto (cfr. Mc 4,26-29). Anche i miracoli di Gesรน provano che il regno รจ arrivato sulla terra: ยซ Se con il dito di Dio io scaccio i demoni, allora รจ giร pervenuto tra voi il regno di Dio ยป (Lc 11,20; cfr. Mt 12,28). Ma innanzi tutto il regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale รจ venuto ยซ a servire, e a dare la sua vita in riscatto per i molti ยป (Mc 10,45). Quando poi Gesรน, dopo aver sofferto la morte in croce per gli uomini, risorse, apparve quale Signore e messia e sacerdote in eterno (cfr. At 2,36; Eb 5,6; 7,17-21), ed effuse sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre (cfr. At 2,33). La Chiesa perciรฒ, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di caritร , umiltร e abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l’inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi col suo re nella gloria.
Le immagini della Chiesa
6. Come giร nell’Antico Testamento la rivelazione del regno viene spesso proposta in figure, cosรฌ anche ora l’intima natura della Chiesa ci si fa conoscere attraverso immagini varie, desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano giร abbozzate nei libri dei profeti.
La Chiesa infatti รจ un ovile, la cui porta unica e necessaria รจ Cristo (cfr. Gv 10,1-10). ร pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (cfr. Is 40,11; Ez 34,11 ss), e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono perรฒ incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il buon Pastore e principe dei pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt 5,4), il quale ha dato la vita per le pecore (cfr. Gv 10,11-15).
La Chiesa รจ il podere o campo di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). In quel campo cresce l’antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale รจ avvenuta e avverrร la riconciliazione dei Giudei e delle Genti (cfr. Rm 11,13-26). Essa รจ stata piantata dal celeste agricoltore come vigna scelta (Mt 21,33-43, par.; cfr. Is 5,1 ss). Cristo รจ la vera vite, che dร vita e feconditร ai tralci, cioรจ a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui, e senza di lui nulla possiamo fare (cfr. Gv 15,1-5).
Piรน spesso ancora la Chiesa รจ detta edificio di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). Il Signore stesso si paragonรฒ alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che รจ divenuta la pietra angolare (Mt 21,42 par.). Sopra quel fondamento la Chiesa รจ costruita dagli apostoli (cfr. 1 Cor 3,11) e da esso riceve stabilitร e coesione. Questo edificio viene chiamato in varie maniere: casa di Dio (cfr. 1 Tm 3,15), nella quale cioรจ abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito (cfr. Ef 2,19-22), la dimora di Dio con gli uomini (cfr. Ap 21,3), e soprattutto tempio santo, il quale, rappresentato dai santuari di pietra, รจ l’oggetto della lode dei santi Padri ed รจ paragonato a giusto titolo dalla liturgia alla cittร santa, la nuova Gerusalemme [5]. In essa infatti quali pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale (cfr. 1 Pt 2,5). E questa cittร santa Giovanni la contempla mentre, nel momento in cui si rinnoverร il mondo, scende dal cielo, da presso Dio, ยซ acconciata come sposa adornatasi per il suo sposo ยป (Ap 21,1s).
La Chiesa, chiamata ยซ Gerusalemme celeste ยป e ยซ madre nostra ยป (Gal 4,26; cfr. Ap 12,17), viene pure descritta come l’immacolata sposa dell’Agnello immacolato (cfr. Ap 19,7; 21,2 e 9; 22,17), sposa che Cristo ยซ ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla ยป (Ef 5,26), che si รจ associata con patto indissolubile ed incessantemente ยซ nutre e cura ยป (Ef 5,29), che dopo averla purificata, volle a sรฉ congiunta e soggetta nell’amore e nella fedeltร (cfr. Ef 5,24), e che, infine, ha riempito per sempre di grazie celesti, onde potessimo capire la caritร di Dio e di Cristo verso di noi, caritร che sorpassa ogni conoscenza (cfr. Ef 3,19). Ma mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore (cfr. 2 Cor 5,6), รจ come un esule, e cerca e pensa alle cose di lassรน, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa รจ nascosta con Cristo in Dio, fino a che col suo sposo comparirร rivestita di gloria (cfr. Col 3,1-4).
La Chiesa, corpo mistico di Cristo
7. Il Figlio di Dio, unendo a sรฉ la natura umana e vincendo la morte con la sua morte e resurrezione, ha redento l’uomo e l’ha trasformato in una nuova creatura (cfr. Gal 6,15; 2 Cor 5,17). Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, che raccoglie da tutte le genti.
In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti che, attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e reale a lui sofferente e glorioso [6]. Per mezzo del battesimo siamo resi conformi a Cristo: ยซ Infatti noi tutti ยซ fummo battezzati in un solo Spirito per costituire un solo corpo ยป (1 Cor 12,13). Con questo sacro rito viene rappresentata e prodotta la nostra unione alla morte e resurrezione di Cristo: ยซ Fummo dunque sepolti con lui per l’immersione a figura della morte ยป; ma se, fummo innestati a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una resurrezione simile alla sua ยป (Rm 6,4-5). Partecipando realmente del corpo del Signore nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi: ยซ Perchรฉ c’รจ un solo pane, noi tutti non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso paneยป (1 Cor 10,17). Cosรฌ noi tutti diventiamo membri di quel corpo (cfr. 1 Cor 12,27), ยซe siamo membri gli uni degli altriยป (Rm 12,5).
Ma come tutte le membra del corpo umano, anche se numerose, non formano che un solo corpo cosรฌ i fedeli in Cristo (cfr. 1 Cor 12,12). Anche nella struttura del corpo mistico di Cristo vige una diversitร di membri e di uffici. Uno รจ lo Spirito, il quale per l’utilitร della Chiesa distribuisce la varietร dei suoi doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessitร dei ministeri (cfr. 1 Cor 12,1-11). Fra questi doni eccelle quello degli apostoli, alla cui autoritร lo stesso Spirito sottomette anche i carismatici (cfr. 1 Cor 14). Lo Spirito, unificando il corpo con la sua virtรน e con l’interna connessione dei membri, produce e stimola la caritร tra i fedeli. E quindi se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre membra; se un membro รจ onorato, ne gioiscono con esso tutte le altre membra (cfr. 1 Cor 12,26).
Capo di questo corpo รจ Cristo. Egli รจ l’immagine dell’invisibile Dio, e in lui tutto รจ stato creato. Egli รจ anteriore a tutti, e tutte le cose sussistono in lui. ร il capo del corpo, che รจ la Chiesa. ร il principio, il primo nato di tra i morti, affinchรฉ abbia il primato in tutto (cfr. Col 1,15-18). Con la grandezza della sua potenza domina sulle cose celesti e terrestri, e con la sua perfezione e azione sovrana riempie delle ricchezze della sua gloria tutto il suo corpo (cfr. Ef 1,18-23) [7].
Tutti i membri devono a lui conformarsi, fino a che Cristo non sia in essi formato (cfr. Gal 4,19). Per ciรฒ siamo collegati ai misteri della sua vita, resi conformi a lui, morti e resuscitati con lui, finchรฉ con lui regneremo (cfr. Fil 3,21; 2 Tm 2,11; Ef 2,6). Ancora peregrinanti in terra, mentre seguiamo le sue orme nella tribolazione e nella persecuzione, veniamo associati alle sue sofferenze, come il corpo al capo e soffriamo con lui per essere con lui glorificati (cfr. Rm 8,17). Da lui ยซ tutto il corpo ben fornito e ben compaginato, per mezzo di giunture e di legamenti, riceve l’aumento voluto da Dio ยป (Col 2,19). Nel suo corpo, che รจ la Chiesa, egli continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali, per virtรน sua, ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci e, operando nella caritร conforme a veritร , andiamo in ogni modo crescendo verso colui, che รจ il nostro capo (cfr. Ef 5,11-16 gr.).
Perchรฉ poi ci rinnovassimo continuamente in lui (cfr. Ef 4,23), ci ha resi partecipi del suo Spirito, il quale, unico e identico nel capo e nelle membra, dร a tutto il corpo vita, unitร e moto, cosรฌ che i santi Padri poterono paragonare la sua funzione con quella che il principio vitale, cioรจ l’anima, esercita nel corpo umano [8]. Cristo inoltre ama la Chiesa come sua sposa, facendosi modello del marito che ama la moglie come il proprio corpo (cfr. Ef 5,25-28); la Chiesa poi รจ soggetta al suo capo. E poichรฉ ยซin lui abita congiunta all’umanitร la pienezza della divinitร ยป (Col 2,9), egli riempie dei suoi doni la Chiesa la quale รจ il suo corpo e la sua pienezza (cfr. Ef 1,22-23), affinchรฉ essa sia protesa e pervenga alla pienezza totale di Dio (cfr. Ef 3,19).
La Chiesa, realtร visibile e spirituale
8. Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunitร di fede, di speranza e di caritร [9], quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde per tutti la veritร e la grazia. Ma la societร costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l’assemblea visibile e la comunitร spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtร risultante di un duplice elemento, umano e divino [10]. Per una analogia che non รจ senza valore, quindi, รจ paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, cosรฌ in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,16) [11].
Questa รจ l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica [12] e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituรฌ per sempre colonna e sostegno della veritร (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come societร , sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui [13], ancorchรฉ al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di veritร , che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unitร cattolica. Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertร e le persecuzioni, cosรฌ pure la Chiesa e chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesรน Cristo ยซ che era di condizione divina… spogliรฒ se stesso, prendendo la condizione di schiavo ยป (Fil 2,6-7) e per noi ยซ da ricco che era si fece povero ยป (2 Cor 8,9): cosรฌ anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non รจ costituita per cercare la gloria terrena, bensรฌ per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltร e l’abnegazione. Come Cristo infatti รจ stato inviato dal Padre ยซ ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito ยป (Lc 4,18), ยซ a cercare e salvare ciรฒ che era perdutoยป (Lc 19,10), cosรฌ pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo. Ma mentre Cristo, ยซ santo, innocente, immacolato ยป (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed รจ perciรฒ santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento. La Chiesa ยซ prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio ยป [14], annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtรน del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltร , che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltร , anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarร manifestato nella pienezza della luce.
IL POPOLO DI DIO
Nuova alleanza e nuovo popolo
9. In ogni tempo e in ogni nazione รจ accetto a Dio chiunque lo teme e opera la giustizia (cfr. At 10,35). Tuttavia Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la veritร e lo servisse nella santitร .
Scelse quindi per sรฉ il popolo israelita, stabilรฌ con lui un’alleanza e lo formรฒ lentamente, manifestando nella sua storia se stesso e i suoi disegni e santificandolo per sรฉ. Tutto questo perรฒ avvenne in preparazione e figura di quella nuova e perfetta alleanza da farsi in Cristo, e di quella piรน piena rivelazione che doveva essere attuata per mezzo del Verbo stesso di Dio fattosi uomo. ยซ Ecco venir giorni (parola del Signore) nei quali io stringerรฒ con Israele e con Giuda un patto nuovo… Porrรฒ la mia legge nei loro cuori e nelle loro menti l’imprimerรฒ; essi mi avranno per Dio ed io li avrรฒ per il mio popolo… Tutti essi, piccoli e grandi, mi riconosceranno, dice il Signore ยป (Ger 31,31-34). Cristo istituรฌ questo nuovo patto cioรจ la nuova alleanza nel suo sangue (cfr. 1 Cor 11,25), chiamando la folla dai Giudei e dalle nazioni, perchรฉ si fondesse in unitร non secondo la carne, ma nello Spirito, e costituisse il nuovo popolo di Dio. Infatti i credenti in Cristo, essendo stati rigenerati non di seme corruttibile, ma di uno incorruttibile, che รจ la parola del Dio vivo (cfr. 1 Pt 1,23), non dalla carne ma dall’acqua e dallo Spirito Santo (cfr. Gv 3,5-6), costituiscono ยซ una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo tratto in salvo… Quello che un tempo non era neppure popolo, ora invece รจ popolo di Dio ยป (1 Pt 2,9-10).
Questo popolo messianico ha per capo Cristo ยซ dato a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione ยป (Rm 4,25), e che ora, dopo essersi acquistato un nome che รจ al di sopra di ogni altro nome, regna glorioso in cielo. Ha per condizione la dignitร e la libertร dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio. Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati (cfr. Gv 13,34). E finalmente, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finchรฉ alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento, quando comparirร Cristo, vita nostra (cfr. Col 3,4) e ยซ anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitรน della corruzione per partecipare alla gloriosa libertร dei figli di Dio ยป (Rm 8,21). Perciรฒ il popolo messianico, pur non comprendendo effettivamente l’universalitร degli uomini e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce tuttavia per tutta l’umanitร il germe piรน forte di unitร , di speranza e di salvezza. Costituito da Cristo per una comunione di vita, di caritร e di veritร , รจ pure da lui assunto ad essere strumento della redenzione di tutti e, quale luce del mondo e sale della terra (cfr. Mt 5,13-16), รจ inviato a tutto il mondo.
Come giร l’Israele secondo la carne peregrinante nel deserto viene chiamato Chiesa di Dio (Dt 23,1 ss.), cosรฌ il nuovo Israele dell’era presente, che cammina alla ricerca della cittร futura e permanente (cfr. Eb 13,14), si chiama pure Chiesa di Cristo (cfr. Mt 16,18); รจ il Cristo infatti che l’ha acquistata col suo sangue (cfr. At 20,28), riempita del suo Spirito e fornita di mezzi adatti per l’unione visibile e sociale. Dio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesรน, autore della salvezza e principio di unitร e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perchรฉ sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unitร salvifica [15]. Dovendosi essa estendere a tutta la terra, entra nella storia degli uomini, benchรฉ allo stesso tempo trascenda i tempi e i confini dei popoli, e nel suo cammino attraverso le tentazioni e le tribolazioni รจ sostenuta dalla forza della grazia di Dio che le รจ stata promessa dal Signore, affinchรฉ per la umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltร ma permanga degna sposa del suo Signore, e non cessi, con l’aiuto dello Spirito Santo, di rinnovare se stessa, finchรฉ attraverso la croce giunga alla luce che non conosce tramonto.
Il sacerdozio comune dei fedeli
10. Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini (cfr. Eb 5,1-5), fece del nuovo popolo ยซ un regno e sacerdoti per il Dio e il Padre suo ยป (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). Infatti per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati per formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le attivitร del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamรฒ all’ammirabile sua luce (cfr. 1 Pt 2,4-10). Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cfr. At 2,42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradevole a Dio (cfr. Rm 12,1), rendano dovunque testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che รจ in essi di una vita eterna (cfr. 1 Pt 3,15) Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poichรฉ l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo [16]. Il sacerdote ministeriale, con la potestร sacra di cui รจ investito, forma e regge il popolo sacerdotale, compie il sacrificio eucaristico nel ruolo di Cristo e lo offre a Dio a nome di tutto il popolo; i fedeli, in virtรน del loro regale sacerdozio, concorrono all’offerta dell’Eucaristia [17], ed esercitano il loro sacerdozio col ricevere i sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l’abnegazione e la caritร operosa.
Il sacerdozio comune esercitato nei sacramenti
11. Il carattere sacro e organico della comunitร sacerdotale viene attuato per mezzo dei sacramenti e delle virtรน. I fedeli, incorporati nella Chiesa col battesimo, sono destinati al culto della religione cristiana dal carattere sacramentale; rigenerati quali figli di Dio, sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa [18]. Col sacramento della confermazione vengono vincolati piรน perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono piรน strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera [19], come veri testimoni di Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi [20] con essa cosรฌ tutti, sia con l’offerta che con la santa comunione, compiono la propria parte nell’azione liturgica, non perรฒ in maniera indifferenziata, bensรฌ ciascuno a modo suo. Cibandosi poi del corpo di Cristo nella santa comunione, mostrano concretamente la unitร del popolo di Dio, che da questo augustissimo sacramento รจ adeguatamente espressa e mirabilmente effettuata.
Quelli che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui; allo stesso tempo si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la caritร , l’esempio e la preghiera. Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perchรฉ alleggerisca le loro pene e li salvi (cfr. Gc 5,14-16), anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo (cfr. Rm 8,17; Col 1,24), per contribuire cosรฌ al bene del popolo di Dio. Inoltre, quelli tra i fedeli che vengono insigniti dell’ordine sacro sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa colla parola e la grazia di Dio. E infine i coniugi cristiani, in virtรน del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unitร e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,32), si aiutano a vicenda per raggiungere la santitร nella vita coniugale; accettando ed educando la prole essi hanno cosรฌ, nel loro stato di vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al popolo di Dio [21]. Da questa missione, infatti, procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della societร umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo. In questa che si potrebbe chiamare Chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e secondare la vocazione propria di ognuno, quella sacra in modo speciale.
Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e d’una tale grandezza, tutti i fedeli d’ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santitร , la cui perfezione รจ quella stessa del Padre celeste.
Il senso della fede e i carismi nel popolo di Dio
12. Il popolo santo di Dio partecipa pure dell’ufficio profetico di Cristo col diffondere dovunque la viva testimonianza di lui, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di caritร , e coll’offrire a Dio un sacrificio di lode, cioรจ frutto di labbra acclamanti al nome suo (cfr. Eb 13,15). La totalitร dei fedeli, avendo l’unzione che viene dal Santo, (cfr. 1 Gv 2,20 e 27), non puรฒ sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietร mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando ยซ dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici ยป [22] mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale. E invero, per quel senso della fede, che รจ suscitato e sorretto dallo Spirito di veritร , e sotto la guida del sacro magistero, il quale permette, se gli si obbedisce fedelmente, di ricevere non piรน una parola umana, ma veramente la parola di Dio (cfr. 1 Ts 2,13), il popolo di Dio aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa ai santi una volta per tutte (cfr. Gdc 3), con retto giudizio penetra in essa piรน a fondo e piรน pienamente l’applica nella vita.
Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtรน, ma ยซ distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui ยป (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: ยซ A ciascuno la manifestazione dello Spirito รจ data perchรฉ torni a comune vantaggio ยป (1 Cor 12,7). E questi carismi, dai piรน straordinari a quelli piรน semplici e piรน largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessitร della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione. Non bisogna perรฒ chiedere imprudentemente i doni straordinari, nรฉ sperare da essi con presunzione i frutti del lavoro apostolico. Il giudizio sulla loro genuinitร e sul loro uso ordinato appartiene a coloro che detengono l’autoritร nella Chiesa; ad essi spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciรฒ che รจ buono (cfr. 1 Ts 5,12 e 19-21).
L’unico popolo di Dio รจ universale
13. Tutti gli uomini sono chiamati a formare il popolo di Dio. Perciรฒ questo popolo, pur restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinchรฉ si adempia l’intenzione della volontร di Dio, il quale in principio creรฒ la natura umana una e volle infine radunare insieme i suoi figli dispersi (cfr. Gv 11,52). A questo scopo Dio mandรฒ il Figlio suo, al quale conferรฌ il dominio di tutte le cose (cfr. Eb 1,2), perchรฉ fosse maestro, re e sacerdote di tutti, capo del nuovo e universale popolo dei figli di Dio. Per questo infine Dio mandรฒ lo Spirito del Figlio suo, Signore e vivificatore, il quale per tutta la Chiesa e per tutti e singoli i credenti รจ principio di associazione e di unitร , nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (cfr. At 2,42).
In tutte quindi le nazioni della terra รจ radicato un solo popolo di Dio, poichรฉ di mezzo a tutte le stirpi egli prende i cittadini del suo regno non terreno ma celeste. E infatti tutti i fedeli sparsi per il mondo sono in comunione con gli altri nello Spirito Santo, e cosรฌ ยซ chi sta in Roma sa che gli Indi sono sue membra ยป [23]. Siccome dunque il regno di Cristo non รจ di questo mondo (cfr. Gv 18,36), la Chiesa, cioรจ il popolo di Dio, introducendo questo regno nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutte le ricchezze, le risorse e le forme di vita dei popoli in ciรฒ che esse hanno di buono e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva. Essa si ricorda infatti di dover far opera di raccolta con quel Re, al quale sono state date in ereditร le genti (cfr. Sal 2,8), e nella cui cittร queste portano i loro doni e offerte (cfr. Sal 71 (72),10; Is 60,4-7). Questo carattere di universalitร , che adorna e distingue il popolo di Dio รจ dono dello stesso Signore, e con esso la Chiesa cattolica efficacemente e senza soste tende a ricapitolare tutta l’umanitร , con tutti i suoi beni, in Cristo capo, nell’unitร dello Spirito di lui [24].
In virtรน di questa cattolicitร , le singole parti portano i propri doni alle altre parti e a tutta la Chiesa, in modo che il tutto e le singole parti si accrescono per uno scambio mutuo universale e per uno sforzo comune verso la pienezza nell’unitร . Ne consegue che il popolo di Dio non solo si raccoglie da diversi popoli, ma nel suo stesso interno si compone di funzioni diverse. Poichรฉ fra i suoi membri c’รจ diversitร sia per ufficio, essendo alcuni impegnati nel sacro ministero per il bene dei loro fratelli, sia per la condizione e modo di vita, dato che molti nello stato religioso, tendendo alla santitร per una via piรน stretta, sono un esempio stimolante per i loro fratelli. Cosรฌ pure esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa, le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo perรฒ integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di caritร [25], tutela le varietร legittime e insieme veglia affinchรฉ ciรฒ che รจ particolare, non solo non pregiudichi l’unitร , ma piuttosto la serva. E infine ne derivano, tra le diverse parti della Chiesa, vincoli di intima comunione circa i tesori spirituali, gli operai apostolici e le risorse materiali. I membri del popolo di Dio sono chiamati infatti a condividere i beni e anche alle singole Chiese si applicano le parole dell’Apostolo: ยซ Da bravi amministratori della multiforme grazia di Dio, ognuno di voi metta a servizio degli altri il dono che ha ricevutoยป (1 Pt 4,10).
Tutti gli uomini sono quindi chiamati a questa cattolica unitร del popolo di Dio, che prefigura e promuove la pace universale; a questa unitร in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia infine tutti gli uomini senza eccezione, che la grazia di Dio chiama alla salvezza.
I fedeli cattolici
14. Il santo Concilio si rivolge quindi prima di tutto ai fedeli cattolici. Esso, basandosi sulla sacra Scrittura e sulla tradizione, insegna che questa Chiesa peregrinante รจ necessaria alla salvezza. Solo il Cristo, infatti, presente in mezzo a noi nel suo corpo che รจ la Chiesa, รจ il mediatore e la via della salvezza; ora egli stesso, inculcando espressamente la necessitร della fede e del battesimo (cfr. Gv 3,5), ha nello stesso tempo confermato la necessitร della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta. Perciรฒ non possono salvarsi quegli uomini, i quali, pur non ignorando che la Chiesa cattolica รจ stata fondata da Dio per mezzo di Gesรน Cristo come necessaria, non vorranno entrare in essa o in essa perseverare. Sono pienamente incorporati nella societร della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integralmente la sua organizzazione e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e che inoltre, grazie ai legami costituiti dalla professione di fede, dai sacramenti, dal governo ecclesiastico e dalla comunione, sono uniti, nell’assemblea visibile della Chiesa, con il Cristo che la dirige mediante il sommo Pontefice e i vescovi. Non si salva, perรฒ, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella caritร , rimane sรฌ in seno alla Chiesa col ยซcorpoยป, ma non col ยซcuoreยป [26]. Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno piรน severamente giudicati [27].
I catecumeni che per impulso dello Spirito Santo desiderano ed espressamente vogliono essere incorporati alla Chiesa, vengono ad essa congiunti da questo stesso desiderio, e la madre Chiesa li avvolge come giร suoi con il proprio amore e con le proprie cure.
I cristiani non cattolici e la Chiesa
15. La Chiesa sa di essere per piรน ragioni congiunta con coloro che, essendo battezzati, sono insigniti del nome cristiano, ma non professano integralmente la fede o non conservano l’unitร di comunione sotto il successore di Pietro [28]. Ci sono infatti molti che hanno in onore la sacra Scrittura come norma di fede e di vita, manifestano un sincero zelo religioso, credono amorosamente in Dio Padre onnipotente e in Cristo, figlio di Dio e salvatore [29], sono segnati dal battesimo, col quale vengono congiunti con Cristo, anzi riconoscono e accettano nelle proprie Chiese o comunitร ecclesiali anche altri sacramenti. Molti fra loro hanno anche l’episcopato, celebrano la sacra eucaristia e coltivano la devozione alla vergine Madre di Dio [30]. A questo si aggiunge la comunione di preghiere e di altri benefici spirituali; anzi, una certa vera unione nello Spirito Santo, poichรฉ anche in loro egli opera con la sua virtรน santificante per mezzo di doni e grazie e ha dato ad alcuni la forza di giungere fino allo spargimento del sangue. Cosรฌ lo Spirito suscita in tutti i discepoli di Cristo desiderio e attivitร , affinchรฉ tutti, nel modo da Cristo stabilito, pacificamente si uniscano in un solo gregge sotto un solo Pastore [31]. E per ottenere questo la madre Chiesa non cessa di pregare, sperare e operare, esortando i figli a purificarsi e rinnovarsi perchรฉ l’immagine di Cristo risplenda piรน chiara sul volto della Chiesa.
I non cristiani e la Chiesa
16. Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio [32]. In primo luogo quel popolo al quale furono-dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo รจ nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perchรฉ i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherร gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poichรฉ egli dร a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontร di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna [33]. Nรฉ la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poichรฉ tutto ciรฒ che di buono e di vero si trova in loro รจ ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo [34] e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinchรฉ abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la veritร divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciรฒ la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: ยซ Predicate il Vangelo ad ogni creaturaยป (Mc 16,15), mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni.
Carattere missionario della Chiesa
17. Come infatti il Figlio รจ stato mandato dal Padre, cosรฌ ha mandato egli stesso gli apostoli (cfr. Gv 20,21) dicendo: ยซAndate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo ยป (Mt 28,18-20). E questo solenne comando di Cristo di annunziare la veritร salvifica, la Chiesa l’ha ricevuto dagli apostoli per proseguirne l’adempimento sino all’ultimo confine della terra (cfr. At 1,8). Essa fa quindi sue le parole dell’apostolo: ยซ Guai… a me se non predicassi! ยป (l Cor 9,16) e continua a mandare araldi del Vangelo, fino a che le nuove Chiese siano pienamente costituite e continuino a loro volta l’opera di evangelizzazione. ร spinta infatti dallo Spirito Santo a cooperare perchรฉ sia compiuto il piano di Dio, il quale ha costituito Cristo principio della salvezza per il mondo intero. Predicando il Vangelo, la Chiesa dispone coloro che l’ascoltano a credere e a professare la fede, li dispone al battesimo, li toglie dalla schiavitรน dell’errore e li incorpora a Cristo per crescere in lui mediante la caritร finchรฉ sia raggiunta la pienezza. Procura poi che quanto di buono si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti e culture proprie dei popoli, non solo non vada perduto, ma sia purificato, elevato e perfezionato a gloria di Dio, confusione del demonio e felicitร dell’uomo. Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di disseminare, per quanto gli รจ possibile, la fede [35]. Ma se ognuno puรฒ conferire il battesimo ai credenti, รจ tuttavia ufficio del sacerdote di completare l’edificazione del corpo col sacrificio eucaristico, adempiendo le parole dette da Dio per mezzo del profeta: ยซ Da dove sorge il sole fin dove tramonta, grande รจ il mio Nome tra le genti e in ogni luogo si offre al mio Nome un sacrificio e un’offerta pura ยป [36]. Cosรฌ la Chiesa unisce preghiera e lavoro, affinchรฉ il mondo intero in tutto il suo essere sia trasformato in popolo di Dio, corpo mistico di Cristo e tempio dello Spirito Santo, e in Cristo, centro di tutte le cose, sia reso ogni onore e gloria al Creatore e Padre dell’universo.
COSTITUZIONE GERARCHICA DELLA CHIESA
E IN PARTICOLARE DELL’EPISCOPATO
Proemio
18. Cristo Signore, per pascere e sempre piรน accrescere il popolo di Dio, ha stabilito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo. I ministri infatti che sono rivestiti di sacra potestร , servono i loro fratelli, perchรฉ tutti coloro che appartengono al popolo di Dio, e perciรฒ hanno una vera dignitร cristiana, tendano liberamente e ordinatamente allo stesso fine e arrivino alla salvezza. Questo santo Sinodo, sull’esempio del Concilio Vaticano primo, insegna e dichiara che Gesรน Cristo, pastore eterno, ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli apostoli, come egli stesso era stato mandato dal Padre (cfr. Gv 20,21), e ha voluto che i loro successori, cioรจ i vescovi, fossero nella sua Chiesa pastori fino alla fine dei secoli. Affinchรฉ poi lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilรฌ il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unitร di fede e di comunione [37]. Questa dottrina della istituzione, della perpetuitร , del valore e della natura del sacro primato del romano Pontefice e del suo infallibile magistero, il santo Concilio la propone di nuovo a tutti i fedeli come oggetto certo di fede. Di piรน proseguendo nel disegno incominciato, ha stabilito di enunciare ed esplicitare la dottrina sui vescovi, successori degli apostoli, i quali col successore di Pietro, vicario di Cristo [38] e capo visibile di tutta la Chiesa, reggono la casa del Dio vivente.
L’istituzione dei dodici
19. Il Signore Gesรน, dopo aver pregato il Padre, chiamรฒ a sรฉ quelli che egli volle, e ne costituรฌ dodici perchรฉ stessero con lui e per mandarli a predicare il regno di Dio (cfr. Mc 3,13-19; Mt 10,1-42); ne fece i suoi apostoli (cfr. Lc 6,13) dando loro la forma di collegio, cioรจ di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro (cfr. Gv 21 15-17). Li mandรฒ prima ai figli d’Israele e poi a tutte le genti (cfr. Rm 1,16) affinchรฉ, partecipi del suo potere, rendessero tutti i popoli suoi discepoli, li santificassero e governassero (cfr. Mt 28,16-20; Mc 16,15; Lc 24,45-48), diffondendo cosรฌ la Chiesa e, sotto la guida del Signore, ne fossero i ministri e i pastori, tutti i giorni sino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20). In questa missione furono pienamente confermati il giorno di Pentecoste (cfr. At 2,1-36) secondo la promessa del Signore: ยซ Riceverete una forza, quella dello Spirito Santo che discenderร su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e sino alle estremitร della terra ยป (At 1,8). Gli apostoli, quindi, predicando dovunque il Vangelo (cfr. Mc 16,20), accolto dagli uditori grazie all’azione dello Spirito Santo, radunano la Chiesa universale che il Signore ha fondato su di essi e edificato sul beato Pietro, loro capo, con Gesรน Cristo stesso come pietra maestra angolare (cfr. Ap 21,14; Mt 16,18; Ef 2,20) [39].
I vescovi, successori degli apostoli
20. La missione divina affidata da Cristo agli apostoli durerร fino alla fine dei secoli (cfr. Mt 28,20), poichรฉ il Vangelo che essi devono predicare รจ per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo gli apostoli, in questa societร gerarchicamente ordinata, ebbero cura di istituire dei successori.
Infatti, non solo ebbero vari collaboratori nel ministero [40] ma perchรฉ la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte, affidarono, quasi per testamento, ai loro immediati cooperatori l’ufficio di completare e consolidare l’opera da essi incominciata [41] raccomandando loro di attendere a tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo li aveva posti a pascere la Chiesa di Dio (cfr. At 20,28). Perciรฒ si scelsero di questi uomini e in seguito diedero disposizione che dopo la loro morte altri uomini subentrassero al loro posto [42]. Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa, secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l’ufficio di quelli che costituiti nell’episcopato, per successione che decorre ininterrotta fin dalle origini [43] sono i sacramenti attraverso i quali si trasmette il seme apostolico [44] . Cosรฌ, come attesta S. Ireneo, per mezzo di coloro che gli apostoli costituirono vescovi e dei loro successori fino a noi, la tradizione apostolica in tutto il mondo รจ manifestata [45] e custodita [46].
I vescovi dunque hanno ricevuto il ministero della comunitร per esercitarlo con i loro collaboratori, sacerdoti e diaconi [47]. Presiedono in luogo di Dio al gregge [48] di cui sono pastori quali maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto, ministri del governo della Chiesa [49]. Come quindi รจ permanente l’ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori, cosi รจ permanente l’ufficio degli apostoli di pascere la Chiesa, da esercitarsi in perpetuo dal sacro ordine dei Vescovi [50]. Perciรฒ il sacro Concilio insegna che i vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli Apostoli [51] quali pastori della Chiesa, e che chi li ascolta, ascolta Cristo, chi li disprezza, disprezza Cristo e colui che ha mandato Cristo (cfr. Lc 10,16) [52].
Sacramentalitร dell’episcopato
21. Nella persona quindi dei vescovi, assistiti dai sacerdoti, รจ presente in mezzo ai credenti il Signore Gesรน Cristo, pontefice sommo. Pur sedendo infatti alla destra di Dio Padre, egli non cessa di essere presente alla comunitร dei suoi pontefici [53] in primo luogo, per mezzo dell’eccelso loro ministero, predica la parola di Dio a tutte le genti e continuamente amministra ai credenti i sacramenti della fede; per mezzo del loro ufficio paterno (cfr. 1 Cor 4,15) integra nuove membra al suo corpo con la rigenerazione soprannaturale; e infine, con la loro sapienza e prudenza, dirige e ordina il popolo del Nuovo Testamento nella sua peregrinazione verso l’eterna beatitudine. Questi pastori, scelti a pascere il gregge del Signore, sono ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio (cfr. 1 Cor 4,1). Ad essi รจ stata affidata la testimonianza al Vangelo della grazia di Dio (cfr. Rm 15,16; At 20,24) e il glorioso ministero dello Spirito e della giustizia (cfr. 2 Cor 3,8-9).
Per compiere cosi grandi uffici, gli apostoli sono stati arricchiti da Cristo con una effusione speciale dello Spirito Santo disceso su loro (cfr. At 1,8; 2,4; Gv 20,22-23), ed essi stessi con la imposizione delle mani diedero questo dono spirituale ai loro collaboratori (cfr. 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6-7), dono che รจ stato trasmesso fino a noi nella consacrazione Episcopale [54]. Il santo Concilio insegna quindi che con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’ordine, quella cioรจ che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, realtร totale del sacro ministero [55]. La consacrazione episcopale conferisce pure, con l’ufficio di santificare, gli uffici di insegnare e governare; questi perรฒ, per loro natura, non possono essere esercitati se non nella comunione gerarchica col capo e con le membra del collegio. Dalla tradizione infatti, quale risulta specialmente dai riti liturgici e dall’uso della Chiesa sia d’Oriente che d’Occidente, consta chiaramente che dall’imposizione delle mani e dalle parole della consacrazione รจ conferita la grazia dello Spirito Santo [56] ed รจ impresso il sacro carattere [57] in maniera tale che i vescovi, in modo eminente e visibile, tengono il posto dello stesso Cristo maestro, pastore e pontefice, e agiscono in sua vece [58]. ร proprio dei vescovi assumere col sacramento dell’ordine nuovi eletti nel corpo episcopale.
Il collegio dei vescovi e il suo capo
22. Come san Pietro e gli altri apostoli costituiscono, per volontร del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i vescovi, successori degli apostoli, sono uniti tra loro. Giร l’antichissima disciplina, in virtรน della quale i vescovi di tutto il mondo vivevano in comunione tra loro e col vescovo di Roma nel vincolo dell’unitร , della caritร e della pace [59] e parimenti la convocazione dei Concili [60] per decidere in comune di tutte le questioni piรน importanti [61] mediante una decisione che l’opinione dell’insieme [62] permetteva di equilibrare significano il carattere e la natura collegiale dell’ordine episcopale, che risulta manifestamente confermata dal fatto dei Concili ecumenici tenuti lungo i secoli. La stessa รจ pure suggerita dall’antico uso di convocare piรน vescovi per partecipare all elevazione del nuovo eletto al ministero del sommo sacerdozio. Uno รจ costituito membro del corpo episcopale in virtรน della consacrazione sacramentale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con le sue membra.
Il collegio o corpo episcopale non ha perรฒ autoritร , se non lo si concepisce unito al Pontefice romano, successore di Pietro, quale suo capo, e senza pregiudizio per la sua potestร di primato su tutti, sia pastori che fedeli. Infatti il Romano Pontefice, in forza del suo Ufficio, cioรจ di Vicario di Cristo e Pastore di tutta la Chiesa, ha su questa una potestร piena, suprema e universale, che puรฒ sempre esercitare liberamente. D’altra parte, l’ordine dei vescovi, il quale succede al collegio degli apostoli nel magistero e nel governo pastorale, anzi, nel quale si perpetua il corpo apostolico, รจ anch’esso insieme col suo capo il romano Pontefice, e mai senza questo capo, il soggetto di una suprema e piena potestร su tutta la Chiesa [63] sebbene tale potestร non possa essere esercitata se non col consenso del romano Pontefice. Il Signore ha posto solo Simone come pietra e clavigero della Chiesa (cfr. Mt 16,18-19), e lo ha costituito pastore di tutto il suo gregge (cfr. Gv 21,15 ss); ma l’ufficio di legare e di sciogliere, che รจ stato dato a Pietro (cfr. Mt 16,19), รจ noto essere stato pure concesso al collegio degli apostoli, congiunto col suo capo (cfr. Mt 18,18; 28,16-20) [64]. Questo collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietร e l’universalitร del popolo di Dio; in quanto poi รจ raccolto sotto un solo capo, significa l’unitร del gregge di Cristo. In esso i vescovi, rispettando fedelmente il primato e la preminenza del loro capo, esercitano la propria potestร per il bene dei loro fedeli, anzi di tutta la Chiesa, mente lo Spirito Santo costantemente consolida la sua struttura organica e la sua concordia. La suprema potestร che questo collegio possiede su tutta la Chiesa, รจ esercitata in modo solenne nel Concilio ecumenico. Mai puรฒ esserci Concilio ecumenico, che come tale non sia confermato o almeno accettato dal successore di Pietro; ed รจ prerogativa del romano Pontefice convocare questi Concili, presiederli e confermarli [65]. La stessa potestร collegiale insieme col papa puรฒ essere esercitata dai vescovi sparsi per il mondo, purchรฉ il capo del collegio li chiami ad agire collegialmente, o almeno approvi o liberamente accetti l’azione congiunta dei vescovi dispersi, cosรฌ da risultare un vero atto collegiale.
Le relazioni all’interno del collegio episcopale
23. L’unitร collegiale appare anche nelle mutue relazioni dei singoli vescovi con Chiese particolari e con la Chiesa universale. Il romano Pontefice, quale successore di Pietro, รจ il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unitร sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli [66]. I singoli vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unitร nelle loro Chiese particolari [67] queste sono formate ad immagine della Chiesa universale, ed รจ in esse e a partire da esse che esiste la Chiesa cattolica una e unica [68]. Perciรฒ i singoli vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano la Chiesa universale in un vincolo di pace, di amore e di unitร . I singoli vescovi, che sono preposti a Chiese particolari, esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del popolo di Dio che รจ stata loro affidata, non sopra le altre Chiese nรฉ sopra la Chiesa universale. Ma in quanto membri del collegio episcopale e legittimi successori degli apostoli, per istituzione e precetto di Cristo sono tenuti ad avere per tutta la Chiesa [69] una sollecitudine che, sebbene non sia esercitata con atti di giurisdizione, contribuisce sommamente al bene della Chiesa universale. Tutti i vescovi, infatti, devono promuovere e difendere l’unitร della fede e la disciplina comune all’insieme della Chiesa, formare i fedeli all’amore per tutto il corpo mistico di Cristo, specialmente delle membra povere, sofferenti e di quelle che sono perseguitate a causa della giustizia (cfr. Mt 5,10), e infine promuovere ogni attivitร comune alla Chiesa, specialmente nel procurare che la fede cresca e sorga per tutti gli uomini la luce della piena veritร . Del resto รจ certo che, reggendo bene la propria Chiesa come una porzione della Chiesa universale, contribuiscono essi stessi efficacemente al bene di tutto il corpo mistico, che รจ pure il corpo delle Chiese [70].
La cura di annunziare il Vangelo in ogni parte della terra appartiene al corpo dei pastori, ai quali tutti, in comune, Cristo diede il mandato, imponendo un comune dovere, come giร papa Celestino ricordava ai Padri del Concilio Efesino [71]. Quindi i singoli vescovi, per quanto lo permette l’esercizio del particolare loro dovere, sono tenuti a collaborare tra di loro e col successore di Pietro, al quale in modo speciale fu affidato l’altissimo ufficio di propagare il nome cristiano [72]. Con tutte le forze devono fornire alle missioni non solo gli operai della messe, ma anche aiuti spirituali e materiali, sia da sรฉ direttamente, sia suscitando la fervida cooperazione dei fedeli. I vescovi, infine, in universale comunione di caritร , offrano volentieri il loro fraterno aiuto alle altre Chiese, specialmente alle piรน vicine e piรน povere, seguendo in questo il venerando esempio dell’antica Chiesa.
Per divina Provvidenza รจ avvenuto che varie Chiese, in vari luoghi stabilite dagli apostoli e dai loro successori, durante i secoli si sono costituite in vari raggruppamenti, organicamente congiunti, i quali, salva restando l’unitร della fede e l’unica costituzione divina della Chiesa universale, godono di una propria disciplina, di un proprio uso liturgico, di un proprio patrimonio teologico e spirituale. Alcune fra esse, soprattutto le antiche Chiese patriarcali, quasi matrici della fede, ne hanno generate altre a modo di figlie, colle quali restano fino ai nostri tempi legate da un piรน stretto vincolo di caritร nella vita sacramentale e nel mutuo rispetto dei diritti e dei doveri [73]. Questa varietร di Chiese locali tendenti all’unitร dimostra con maggiore evidenza la cattolicitร della Chiesa indivisa. In modo simile le Conferenze episcopali possono oggi portare un molteplice e fecondo contributo acciocchรฉ il senso di collegialitร si realizzi concretamente.
Il ministero episcopale
24. I vescovi, quali successori degli apostoli, ricevono dal Signore, cui รจ data ogni potestร in cielo e in terra, la missione d’insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinchรฉ tutti gli uomini, per mezzo della fede, del battesimo e dell’osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza (cfr. Mt 28,18-20; Mc 16,15-16; At 26,17 ss). Per compiere questa missione, Cristo Signore promise agli apostoli lo Spirito Santo e il giorno di Pentecoste lo mandรฒ dal cielo, perchรฉ con la sua forza essi gli fossero testimoni fino alla estremitร della terra, davanti alle nazioni e ai popoli e ai re (cfr. At 1,8; 2,1 ss; 9,15). L’ufficio poi che il Signore affidรฒ ai pastori del suo popolo, รจ un vero servizio, che nella sacra Scrittura รจ chiamato significativamente ยซ diaconia ยป, cioรจ ministero (cfr. At 1,17 e 25; 21,19; Rm 11,13; 1 Tm 1,12).
La missione canonica dei vescovi puรฒ essere data per mezzo delle legittime consuetudini, non revocate dalla suprema e universale potestร della Chiesa, o per mezzo delle leggi fatte dalla stessa autoritร o da essa riconosciute, oppure direttamente dallo stesso successore di Pietro; se questi rifiuta o nega la comunione apostolica, i vescovi non possono essere assunti all’ufficio [74].
La funzione d’insegnamento dei vescovi
25. Tra i principali doveri dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo [75]. I vescovi, infatti, sono gli araldi della fede che portano a Cristo nuovi discepoli; sono dottori autentici, cioรจ rivestiti dell’autoritร di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita, la illustrano alla luce dello Spirito Santo, traendo fuori dal tesoro della Rivelazione cose nuove e vecchie (cfr. Mt 13,52), la fanno fruttificare e vegliano per tenere lontano dal loro gregge gli errori che lo minacciano (cfr. 2 Tm 4,1-4) . I vescovi che insegnano in comunione col romano Pontefice devono essere da tutti ascoltati con venerazione quali testimoni della divina e cattolica veritร ; e i fedeli devono accettare il giudizio dal loro vescovo dato a nome di Cristo in cose di fede e morale, e dargli l’assenso religioso del loro spirito. Ma questo assenso religioso della volontร e della intelligenza lo si deve in modo particolare prestare al magistero autentico del romano Pontefice, anche quando non parla ยซ ex cathedra ยป. Ciรฒ implica che il suo supremo magistero sia accettato con riverenza, e che con sinceritร si aderisca alle sue affermazioni in conformitร al pensiero e in conformitร alla volontร di lui manifestatasi che si possono dedurre in particolare dal carattere dei documenti, o dall’insistenza nel proporre una certa dottrina, o dalla maniera di esprimersi.
Quantunque i vescovi, presi a uno a uno, non godano della prerogativa dell’infallibilitร , quando tuttavia, anche dispersi per il mondo, ma conservando il vincolo della comunione tra di loro e col successore di Pietro, si accordano per insegnare autenticamente che una dottrina concernente la fede e i costumi si impone in maniera assoluta, allora esprimono infallibilmente la dottrina di Cristo [76]. La cosa รจ ancora piรน manifesta quando, radunati in Concilio ecumenico, sono per tutta la Chiesa dottori e giudici della fede e della morale; allora bisogna aderire alle loro definizioni con l’ossequio della fede [77].
Questa infallibilitร , della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto, quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto. Di questa infallibilitร il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtรน del suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli che conferma nella fede i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32), sancisce con atto definitivo una dottrina riguardante la fede e la morale [78]. Perciรฒ le sue definizioni giustamente sono dette irreformabili per se stesse e non in virtรน del consenso della Chiesa, essendo esse pronunziate con l’assistenza dello Spirito Santo a lui promessa nella persona di san Pietro, per cui non hanno bisogno di una approvazione di altri, nรฉ ammettono appello alcuno ad altro giudizio. In effetti allora il romano Pontefice pronunzia sentenza non come persona privata, ma espone o difende la dottrina della fede cattolica quale supremo maestro della Chiesa universale, singolarmente insignito del carisma dell’infallibilitร della Chiesa stessa [79]. L’infallibilitร promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale quando esercita il supremo magistero col successore di Pietro. A queste definizioni non puรฒ mai mancare l’assenso della Chiesa, data l’azione dello stesso Spirito Santo che conserva e fa progredire nell’unitร della fede tutto il gregge di Cristo [80].
Quando poi il romano Pontefice o il corpo dei vescovi con lui esprimono una sentenza, la emettono secondo la stessa Rivelazione, cui tutti devono attenersi e conformarsi, Rivelazione che รจ integralmente trasmessa per scritto o per tradizione dalla legittima successione dei vescovi e specialmente a cura dello stesso Pontefice romano, e viene nella Chiesa gelosamente conservata e fedelmente esposta sotto la luce dello Spirito di veritร [81]. Perchรฉ poi sia debitamente indagata ed enunziata in modo adatto [82], il romano Pontefice e i vescovi nella coscienza del loro ufficio e della gravitร della cosa, prestano la loro vigile opera usando i mezzi convenienti perรฒ non ricevono alcuna nuova rivelazione pubblica come appartenente al deposito divino della fede [83].
La funzione di santificazione
26. Il vescovo, insignito della pienezza del sacramento dell’ordine, รจ ยซ l’economo della grazia del supremo sacerdozioยป [84] specialmente nell’eucaristia, che offre egli stesso o fa offrire [85] e della quale la Chiesa continuamente vive e cresce. Questa Chiesa di Cristo รจ veramente presente nelle legittime comunitร locali di fedeli, le quali, unite ai loro pastori, sono anch’esse chiamate Chiese nel Nuovo Testamento [86]. Esse infatti sono, ciascuna nel proprio territorio, il popolo nuovo chiamato da Dio nello Spirito Santo e in una grande fiducia (cfr. 1 Ts 1,5). In esse con la predicazione del Vangelo di Cristo vengono radunati i fedeli e si celebra il mistero della Cena del Signore, ยซ affinchรฉ per mezzo della carne e del sangue del Signore siano strettamente uniti tutti i fratelli della comunitร ยป [87]. In ogni comunitร che partecipa all’altare, sotto la sacra presidenza del Vescovo [88] viene offerto il simbolo di quella caritร e ยซ unitร del corpo mistico, senza la quale non puรฒ esserci salvezzaยป [89]. In queste comunitร , sebbene spesso piccole e povere e disperse, รจ presente Cristo, per virtรน del quale si costituisce la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica [90]. Infatti ยซ la partecipazione del corpo e del sangue di Cristo altro non fa, se non che ci mutiamo in ciรฒ che riceviamo ยป [91].
Ogni legittima celebrazione dell’eucaristia รจ diretta dal vescovo, al quale รจ demandato il compito di prestare e regolare il culto della religione cristiana alla divina Maestร , secondo i precetti del Signore e le leggi della Chiesa, dal suo particolare giudizio ulteriormente determinante per la propria diocesi. In questo modo i vescovi, con la preghiera e il lavoro per il popolo, in varie forme effondono abbondantemente la pienezza della santitร di Cristo. Col ministero della parola comunicano la forza di Dio per la salvezza dei credenti (cfr. Rm 1,16), e con i sacramenti, dei quali con la loro autoritร organizzano la regolare e fruttuosa distribuzione santificano i fedeli [92]. Regolano l’amministrazione del battesimo, col quale รจ concesso partecipare al regale sacerdozio di Cristo. Sono i ministri originari della confermazione, dispensatori degli ordini sacri e moderatori della disciplina penitenziale, e con sollecitudine esortano e istruiscono le loro popolazioni, affinchรฉ nella liturgia e specialmente nel santo sacrificio della messa compiano la loro parte con fede e devozione. Devono, infine, coll’esempio della loro vita aiutare quelli a cui presiedono, serbando i loro costumi immuni da ogni male, e per quanto possono, con l’aiuto di Dio mutandoli in bene, onde possano, insieme col gregge loro affidato, giungere alla vita eterna [93].
La funzione di governo
27. I vescovi reggono le Chiese particolari a loro affidate come vicari e legati di Cristo [94], col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autoritร e la sacra potestร , della quale perรฒ non si servono se non per edificare il proprio gregge nella veritร e nella santitร , ricordandosi che chi รจ piรน grande si deve fare come il piรน piccolo, e chi รจ il capo, come chi serve (cfr. Lc 22,26-27). Questa potestร , che personalmente esercitano in nome di Cristo, รจ propria, ordinaria e immediata, quantunque il suo esercizio sia in ultima istanza sottoposto alla suprema autoritร della Chiesa e, entro certi limiti, in vista dell’utilitร della Chiesa o dei fedeli, possa essere ristretto. In virtรน di questa potestร i vescovi hanno il sacro diritto e davanti al Signore il dovere di dare leggi ai loro sudditi, di giudicare e di regolare tutto quanto appartiene al culto e all’apostolato.
Ad essi รจ pienamente affidato l’ufficio pastorale ossia l’abituale e quotidiana cura del loro gregge; nรฉ devono essere considerati vicari dei romani Pontefici, perchรฉ sono rivestiti di autoritร propria e con tutta veritร sono detti ยซ sovrintendenti delle popolazioni ยป che governano [95]. La loro potestร quindi non รจ annullata dalla potestร suprema e universale [96], ma anzi รจ da essa affermata, corroborata e rivendicata, poichรฉ รจ lo Spirito Santo che conserva invariata la forma di governo da Cristo Signore stabilita nella sua Chiesa.
Il vescovo, mandato dal padre di famiglia a governare la sua famiglia, tenga innanzi agli occhi l’esempio del buon Pastore, che รจ venuto non per essere servito ma per servire (cfr. Mt 20,28; Mc 10,45) e dare la sua vita per le pecore (cfr. Gv 10,11). Preso di mezzo agli uomini e soggetto a debolezza, puรฒ benignamente compatire gli ignoranti o gli sviati (cfr. Eb 5,1-2). Non rifugga dall’ascoltare quelli che dipendono da lui, curandoli come veri figli suoi ed esortandoli a cooperare alacremente con lui. Dovendo render conto a Dio delle loro anime (cfr. Eb 13,17), abbia cura di loro con la preghiera, la predicazione e ogni opera di caritร ; la sua sollecitudine si estenda anche a quelli che non fanno ancor parte dell’unico gregge e li consideri come affidatigli dal Signore. Essendo egli, come l’apostolo Paolo, debitore a tutti, sia pronto ad annunziare il Vangelo a tutti (cfr. Rm 1,14-15) e ad esortare i suoi fedeli all’attivitร apostolica e missionaria. I fedeli poi devono aderire al vescovo come la Chiesa a Gesรน Cristo e come Gesรน Cristo al Padre, affinchรฉ tutte le cose siano concordi e unite [97] e siano feconde per la gloria di Dio (cfr. 2 Cor 4,15).
I sacerdoti e i loro rapporti con Cristo, con i vescovi, con i confratelli e con il popolo cristiano
28. Cristo, santificato e mandato nel mondo dal Padre (cfr. Gv 10,36), per mezzo degli apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioรจ i vescovi a loro volta i vescovi [98] hanno legittimamente affidato a vari membri della Chiesa, in vario grado, l’ufficio del loro ministero. Cosรฌ il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che giร anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi [99]. I presbiteri, pur non possedendo l’apice del sacerdozio e dipendendo dai vescovi nell’esercizio della loro potestร , sono tuttavia a loro congiunti nella dignitร sacerdotale [100] e in virtรน del sacramento dell’ordine [101] ad immagine di Cristo, sommo ed eterno sacerdote (cfr. Eb 5,1-10; 7,24; 9,11-28), sono consacrati per predicare il Vangelo, essere i pastori fedeli e celebrare il culto divino [102], quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento. Partecipi, nel loro grado di ministero, dell’ufficio dell’unico mediatore, che รจ il Cristo (cfr. 1 Tm 2,5) annunziano a tutti la parola di Dio. Esercitano il loro sacro ministero soprattutto nel culto eucaristico o sinassi, dove, agendo in persona di Cristo [103] e proclamando il suo mistero, uniscono le preghiere dei fedeli al sacrificio del loro capo e nel sacrificio della messa rendono presente e applicano fino alla venuta del Signore (cfr. 1 Cor 11,26), l’unico sacrificio del Nuovo Testamento, quello cioรจ di Cristo, il quale una volta per tutte offrรฌ se stesso al Padre quale vittima immacolata (cfr. Eb 9,11-28) [104]. Esercitano inoltre il ministero della riconciliazione e del conforto a favore dei fedeli penitenti o ammalati e portano a Dio Padre le necessitร e le preghiere dei fedeli (cfr. Eb 5,1-4). Esercitando, secondo la loro parte di autoritร , l’ufficio di Cristo, pastore e capo [105], raccolgono la famiglia di Dio, quale insieme di fratelli animati da un solo spirito, per mezzo di Cristo nello Spirito [106] li portano al Padre e in mezzo al loro gregge lo adorano in spirito e veritร (cfr. Gv 4,24). Si affaticano inoltre nella predicazione e nell’insegnamento (cfr. 1 Tm 5,17), credendo ciรฒ che hanno letto e meditato nella legge del Signore, insegnando ciรฒ che credono, vivendo ciรฒ che insegnano [107].
I sacerdoti, saggi collaboratori dell’ordine Episcopale [108] e suo aiuto e strumento, chiamati a servire il popolo di Dio, costituiscono col loro vescovo un solo presbiterio [109] sebbene destinato a uffici diversi. Nelle singole comunitร locali di fedeli rendono in certo modo presente il vescovo, cui sono uniti con cuore confidente e generoso, ne assumono secondo il loro grado, gli uffici e la sollecitudine e li esercitano con dedizione quotidiana. Essi, sotto l’autoritร del vescovo, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata, nella loro sede rendono visibile la Chiesa universale e portano un grande contributo all’edificazione di tutto il corpo mistico di Cristo (cfr. Ef 4,12). Sempre intenti al bene dei figli di Dio, devono mettere il loro zelo nel contribuire al lavoro pastorale di tutta la diocesi, anzi di tutta la Chiesa. In ragione di questa loro partecipazione nel sacerdozio e nel lavoro apostolico del vescovo, i sacerdoti riconoscano in lui il loro padre e gli obbediscano con rispettoso amore. Il vescovo, poi, consideri i sacerdoti, i suoi cooperatori, come figli e amici cosรฌ come il Cristo chiama i suoi discepoli non servi, ma amici (cfr. Gv 15,15). Per ragione quindi dell’ordine e del ministero, tutti i sacerdoti sia diocesani che religiosi, sono associati al corpo episcopale e, secondo la loro vocazione e grazia, servono al bene di tutta la Chiesa.
In virtรน della comunitร di ordinazione e missione tutti i sacerdoti sono fra loro legati da un’intima fraternitร , che deve spontaneamente e volentieri manifestarsi nel mutuo aiuto, spirituale e materiale, pastorale e personale, nelle riunioni e nella comunione di vita, di lavoro e di caritร .
Abbiano poi cura, come padri in Cristo, dei fedeli che hanno spiritualmente generato col battesimo e l’insegnamento (cfr. 1 Cor 4,15; 1 Pt 1,23). Divenuti spontaneamente modelli del gregge (cfr. 1 Pt 5,3) presiedano e servano la loro comunitร locale, in modo che questa possa degnamente esser chiamata col nome di cui รจ insignito l’unico popolo di Dio nella sua totalitร , cioรจ Chiesa di Dio (cfr. 1 Cor 1,2; 2 Cor 1,1). Si ricordino che devono, con la loro quotidiana condotta e con la loro sollecitudine, presentare ai fedeli e infedeli, cattolici e non cattolici, l’immagine di un ministero veramente sacerdotale e pastorale, e rendere a tutti la testimonianza della veritร e della vita; e come buoni pastori ricercare anche quelli (cfr. Lc 15,4-7) che, sebbene battezzati nella Chiesa cattolica, hanno abbandonato la pratica dei sacramenti o persino la fede.
Siccome oggigiorno l’umanitร va sempre piรน organizzandosi in una unitร civile, economica e sociale, tanto piรน bisogna che i sacerdoti, consociando il loro zelo e il loro lavoro sotto la guida dei vescovi e del sommo Pontefice, eliminino ogni causa di dispersione, affinchรฉ tutto il genere umano sia ricondotto all’unitร della famiglia di Dio.
I diaconi
29. In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani ยซ non per il sacerdozio, ma per il servizio ยป [110]. Infatti, sostenuti dalla grazia sacramentale, nella ยซ diaconia ยป della liturgia, della predicazione e della caritร servono il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio. ร ufficio del diacono, secondo le disposizioni della competente autoritร , amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura. Essendo dedicati agli uffici di caritร e di assistenza, i diaconi si ricordino del monito di S. Policarpo: ยซ Essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la veritร del Signore, il quale si รจ fatto servo di tutti ยป [111].
E siccome questi uffici, sommamente necessari alla vita della Chiesa, nella disciplina oggi vigente della Chiesa latina in molte regioni difficilmente possono essere esercitati, il diaconato potrร in futuro essere ristabilito come proprio e permanente grado della gerarchia. Spetterร poi alla competenza dei raggruppamenti territoriali dei vescovi, nelle loro diverse forme, di decidere, con l’approvazione dello stesso sommo Pontefice, se e dove sia opportuno che tali diaconi siano istituiti per la cura delle anime. Col consenso del romano Pontefice questo diaconato potrร essere conferito a uomini di etร matura anche viventi nel matrimonio, e cosรฌ pure a dei giovani idonei, per i quali perรฒ deve rimanere ferma la legge del celibato.
I LAICI
I laici nella Chiesa
30. Il santo Concilio, dopo aver illustrati gli uffici della gerarchia, con piacere rivolge il pensiero allo stato di quei fedeli che si chiamano laici. Sebbene quanto fu detto del popolo di Dio sia ugualmente diretto ai laici, ai religiosi e al clero, ai laici tuttavia, sia uomini che donne, per la loro condizione e missione, appartengono in particolare alcune cose, i fondamenti delle quali, a motivo delle speciali circostanze del nostro tempo, devono essere piรน accuratamente ponderati. I sacri pastori, infatti, sanno benissimo quanto i laici contribuiscano al bene di tutta la Chiesa. Sanno di non essere stati istituiti da Cristo per assumersi da soli tutto il peso della missione salvifica della Chiesa verso il mondo, ma che il loro eccelso ufficio consiste nel comprendere la loro missione di pastori nei confronti dei fedeli e nel riconoscere i ministeri e i carismi propri a questi, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune. Bisogna infatti che tutti ยซ mediante la pratica di una caritร sincera, cresciamo in ogni modo verso colui che รจ il capo, Cristo; da lui tutto il corpo, ben connesso e solidamente collegato, attraverso tutte le giunture di comunicazione, secondo l’attivitร proporzionata a ciascun membro, opera il suo accrescimento e si va edificando nella caritร ยป (Ef 4,15-16).
Natura e missione dei laici
31. Col nome di laici si intende qui l’insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioรจ, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano.
Il carattere secolare รจ proprio e peculiare dei laici. Infatti, i membri dell’ordine sacro, sebbene talora possano essere impegnati nelle cose del secolo, anche esercitando una professione secolare, tuttavia per la loro speciale vocazione sono destinati principalmente e propriamente al sacro ministero, mentre i religiosi col loro stato testimoniano in modo splendido ed esimio che il mondo non puรฒ essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini. Per loro vocazione รจ proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio. Vivono nel secolo, cioรจ implicati in tutti i diversi doveri e lavori del mondo e nelle ordinarie condizioni della vita familiare e sociale, di cui la loro esistenza รจ come intessuta. Ivi sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo esercitando il proprio ufficio sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a manifestare Cristo agli altri principalmente con la testimonianza della loro stessa vita e col fulgore della loro fede, della loro speranza e caritร . A loro quindi particolarmente spetta di illuminare e ordinare tutte le cose temporali, alle quali sono strettamente legati, in modo che siano fatte e crescano costantemente secondo il Cristo e siano di lode al Creatore e Redentore.
Dignitร dei laici nel popolo di Dio
32. La santa Chiesa รจ, per divina istituzione, organizzata e diretta con mirabile varietร . ยซA quel modo, infatti, che in uno- stesso corpo abbiamo molte membra, e le membra non hanno tutte le stessa funzione, cosรฌ tutti insieme formiamo un solo corpo in Cristo, e individualmente siano membri gli uni degli altri ยป (Rm 12,4-5).
Non c’รจ quindi che un popolo di Dio scelto da lui: ยซ un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo ยป (Ef 4,5); comune รจ la dignitร dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c’รจ che una sola salvezza, una sola speranza e una caritร senza divisioni. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione sociale o al sesso, poichรฉ ยซ non c’รจ nรฉ Giudeo nรฉ Gentile, non c’รจ nรฉ schiavo nรฉ libero, non c’รจ nรฉ uomo nรฉ donna: tutti voi siete uno in Cristo Gesรนยป (Gal 3,28 gr.; cfr. Col 3,11).
Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti perรฒ sono chiamati alla santitร e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio (cfr. 2 Pt 1,1). Quantunque alcuni per volontร di Cristo siano costituiti dottori, dispensatori dei misteri e pastori per gli altri, tuttavia vige fra tutti una vera uguaglianza riguardo alla dignitร e all’azione comune a tutti i fedeli nell’edificare il corpo di Cristo. La distinzione infatti posta dal Signore tra i sacri ministri e il resto del popolo di Dio comporta in sรฉ unione, essendo i pastori e gli altri fedeli legati tra di loro da una comunitร di rapporto: che i pastori della Chiesa sull’esempio di Cristo sono a servizio gli uni degli altri e a servizio degli altri fedeli, e questi a loro volta prestano volenterosi la loro collaborazione ai pastori e ai maestri. Cosรฌ, nella diversitร stessa, tutti danno testimonianza della mirabile unitร nel corpo di Cristo: poichรฉ la stessa diversitร di grazie, di ministeri e di operazioni raccoglie in un tutto i figli di Dio, dato che ยซ tutte queste cose opera… un unico e medesimo Spiritoยป (1 Cor 12,11).
I laici quindi, come per benevolenza divina hanno per fratello Cristo, il quale, pur essendo Signore di tutte le cose, non รจ venuto per essere servito, ma per servire (cfr. Mt 20,28), cosรฌ anche hanno per fratelli coloro che, posti nel sacro ministero, insegnando e santificando e reggendo per autoritร di Cristo, svolgono presso la famiglia di Dio l’ufficio di pastori, in modo che sia da tutti adempito il nuovo precetto della caritร . A questo proposito dice molto bene sant’Agostino: ยซ Se mi spaventa l’essere per voi, mi rassicura l’essere con voi. Perchรฉ per voi sono vescovo, con voi sono cristiano. Quello รจ nome di ufficio, questo di grazia; quello รจ nome di pericolo, questo di salvezza ยป [112].
L’apostolato dei laici
33. I laici, radunati nel popolo di Dio e costituiti nell’unico corpo di Cristo sotto un solo capo, sono chiamati chiunque essi siano, a contribuire come membra vive, con tutte le forze ricevute dalla bontร del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua santificazione permanente.
L’apostolato dei laici รจ quindi partecipazione alla missione salvifica stessa della Chiesa; a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del battesimo e della confermazione. Dai sacramenti poi, e specialmente dalla sacra eucaristia, viene comunicata e alimentata quella caritร verso Dio e gli uomini che รจ l’anima di tutto l’apostolato. Ma i laici sono soprattutto chiamati a rendere presente e operosa la Chiesa in quei luoghi e in quelle circostanze, in cui essa non puรฒ diventare sale della terra se non per loro mezzo [113]. Cosรฌ ogni laico, in virtรน dei doni che gli sono stati fatti, รจ testimonio e insieme vivo strumento della stessa missione della Chiesa ยซ secondo la misura del dono del Cristo ยป (Ef 4,7).
Oltre a questo apostolato, che spetta a tutti i fedeli senza eccezione, i laici possono anche essere chiamati in diversi modi a collaborare piรน immediatamente con l’apostolato della Gerarchia [114] a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione, faticando molto per il Signore (cfr. Fil 4,3; Rm 16,3 ss). Hanno inoltre la capacitร per essere assunti dalla gerarchia ad esercitare, per un fine spirituale, alcuni uffici ecclesiastici.
Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, perchรฉ il disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno piรน tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra. Sia perciรฒ loro aperta qualunque via affinchรฉ, secondo le loro forze e le necessitร dei tempi, anch’essi attivamente partecipino all’opera salvifica della Chiesa.
Partecipazione dei laici al sacerdozio comune
34. Il sommo ed eterno sacerdote Gesรน Cristo, volendo continuare la sua testimonianza e il suo ministero anche attraverso i laici, li vivifica col suo Spirito e incessantemente li spinge ad ogni opera buona e perfetta.
A coloro infatti che intimamente congiunge alla sua vita e alla sua missione, concede anche di aver parte al suo ufficio sacerdotale per esercitare un culto spirituale, in vista della glorificazione di Dio e della salvezza degli uomini. Perciรฒ i laici, essendo dedicati a Cristo e consacrati dallo Spirito Santo, sono in modo mirabile chiamati e istruiti per produrre frutti dello Spirito sempre piรน abbondanti. Tutte infatti le loro attivitร , preghiere e iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e anche le molestie della vita, se sono sopportate con pazienza, diventano offerte spirituali gradite a Dio attraverso Gesรน Cristo (cfr. 1 Pt 2,5); nella celebrazione dell’eucaristia sono in tutta pietร presentate al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Cosรฌ anche i laici, in quanto adoratori dovunque santamente operanti, consacrano a Dio il mondo stesso.
Partecipazione dei laici alla funzione profetica del Cristo
35. Cristo, il grande profeta, il quale con la testimonianza della sua vita e con la potenza della sua parola ha proclamato il regno del Padre, adempie il suo ufficio profetico fino alla piena manifestazione della gloria, non solo per mezzo della gerarchia, che insegna in nome e con la potestร di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciรฒ costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola (cfr. At 2,17-18; Ap 19,10), perchรฉ la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale. Essi si mostrano figli della promessa quando, forti nella fede e nella speranza, mettono a profitto il tempo presente (cfr. Ef 5,16; Col 4,5) e con pazienza aspettano la gloria futura (cfr. Rm 8,25). E questa speranza non devono nasconderla nel segreto del loro cuore, ma con una continua conversione e lotta ยซcontro i dominatori di questo mondo tenebroso e contro gli spiriti maligniยป (Ef 6,12), devono esprimerla anche attraverso le strutture della vita secolare.
Come i sacramenti della nuova legge, alimento della vita e dell’apostolato dei fedeli, prefigurano un cielo nuovo e una nuova terra (cfr. Ap 21,1), cosรฌ i laici diventano araldi efficaci della fede in ciรฒ che si spera (cfr. Eb 11,1), se senza incertezze congiungono a una vita di fede la professione di questa stessa fede. Questa evangelizzazione o annunzio di Cristo fatto con la testimonianza della vita e con la parola acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo.
In questo ordine di funzioni appare di grande valore quello stato di vita che รจ santificato da uno speciale sacramento: la vita matrimoniale e familiare. L’esercizio e scuola per eccellenza di apostolato dei laici si ha lร dove la religione cristiana permea tutta l’organizzazione della vita e ogni giorno piรน la trasforma. Lร i coniugi hanno la propria vocazione: essere l’uno all’altro e ai figli testimoni della fede e dell’amore di Cristo. La famiglia cristiana proclama ad alta voce allo stesso tempo le virtรน presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata. Cosรฌ, col suo esempio e con la sua testimonianza, accusa il mondo di peccato e illumina quelli che cercano la veritร .
I laici quindi, anche quando sono occupati in cure temporali, possono e devono esercitare una preziosa azione per l’evangelizzazione del mondo. Alcuni di loro, in mancanza di sacri ministri o essendo questi impediti in regime di persecuzione, suppliscono alcuni uffici sacri secondo le proprie possibilitร ; altri, piรน numerosi, spendono tutte le loro forze nel lavoro apostolico: bisogna tuttavia che tutti cooperino all’ estensione e al progresso del regno di Cristo nel mondo. Perciรฒ i laici si applichino con diligenza all’approfondimento della veritร rivelata e domandino insistentemente a Dio il dono della sapienza.
Partecipazione dei laici al servizio regale
36. Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciรฒ esaltato dal Padre (cfr. Fil 2,8-9), รจ entrato nella gloria del suo regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinchรฉ Dio sia tutto in tutti (cfr. 1 Cor 15,27-28). Questa potestร egli l’ha comunicata ai discepoli, perchรฉ anch’essi siano costituiti nella libertร regale e con l’abnegazione di sรฉ e la vita santa vincano in se stessi il regno del peccato anzi, servendo il Cristo anche negli altri, con umiltร e pazienza conducano i loro fratelli al Re, servire i1 quale รจ regnare. Il Signore infatti desidera estendere il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici: i1 suo regno che รจ regno ยซ di veritร e di vita, regno di santitร e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace ยป [115] e in questo regno anche le stesse creature saranno liberate dalla schiavitรน della corruzione per partecipare alla gloriosa libertร dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21). Grande veramente รจ la promessa, grande il comandamento dato ai discepoli: ยซ Tutto รจ vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo รจ di Dio ยป (1 Cor 3,23).
I fedeli perciรฒ devono riconoscere la natura profonda di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio, e aiutarsi a vicenda a una vita piรน santa anche con opere propriamente secolari, affinchรฉ il mondo si impregni dello spirito di Cristo e raggiunga piรน efficacemente il suo fine nella giustizia, nella caritร e nella pace. Nel compimento universale di questo ufficio, i laici hanno il posto di primo piano. Con la loro competenza quindi nelle discipline profane e con la loro attivitร , elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portino efficacemente l’opera loro, affinchรฉ i beni creati, secondo i fini del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile per l’utilitร di tutti gli uomini senza eccezione, e siano tra loro piรน convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura, portino al progresso universale nella libertร umana e cristiana. Cosรฌ Cristo per mezzo dei membri della Chiesa illuminerร sempre di piรน l’intera societร umana con la sua luce che salva.
Inoltre i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, cosรฌ che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anzichรฉ ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtรน. Cosรฌ agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono piรน larghe, per permettere che l’annunzio della pace entri nel mondo.
Per l’economia stessa della salvezza imparino i fedeli a ben distinguere tra i diritti e i doveri, che loro incombono in quanto membri della Chiesa, e quelli che competono loro in quanto membri della societร umana. cerchino di metterli in armonia fra loro, ricordandosi che in ogni cosa temporale devono essere guidati dalla coscienza cristiana, poichรฉ nessuna attivitร umana, neanche nelle cose temporali, puรฒ essere sottratta al comando di Dio. Nel nostro tempo รจ sommamente necessario che questa distinzione e questa armonia risplendano nel modo piรน chiaro possibile nella maniera di agire dei fedeli, affinchรฉ la missione della Chiesa possa piรน pienamente rispondere alle particolari condizioni del mondo moderno. Come infatti si deve riconoscere che la cittร terrena, legittimamente dedicata alle cure secolari, รจ retta da propri principi, cosรฌ a ragione รจ rigettata 1 infausta dottrina che pretende di costruire la societร senza alcuna considerazione per la religione e impugna ed elimina la libertร religiosa dei cittadini [116].
I laici e la gerarchia
37. I laici, come tutti i fedeli, hanno il diritto di ricevere abbondantemente dai sacri pastori i beni spirituali della Chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti [117]; ad essi quindi manifestino le loro necessitร e i loro desideri con quella libertร e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo. Secondo la scienza, competenza e prestigio di cui godono, hanno la facoltร , anzi talora anche il dovere, di far conoscere il loro parere su cose concernenti il bene della Chiesa [118]. Se occorre, lo facciano attraverso gli organi stabiliti a questo scopo dalla Chiesa, e sempre con veritร , fortezza e prudenza, con rispetto e caritร verso coloro che, per ragione del loro sacro ufficio, rappresentano Cristo. I laici, come tutti i fedeli, con cristiana obbedienza prontamente abbraccino ciรฒ che i pastori, quali rappresentanti di Cristo, stabiliscono in nome del loro magistero e della loro autoritร nella Chiesa, seguendo in ciรฒ l’esempio di Cristo, il quale con la sua obbedienza fino alla morte ha aperto a tutti gli uomini la via beata della libertร dei figli di Dio. Nรฉ tralascino di raccomandare a Dio con le preghiere i loro superiori, affinchรฉ, dovendo questi vegliare sopra le nostre anime come persone che ne dovranno rendere conto, lo facciano con gioia e non gemendo (cfr. Eb 13,17).
I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignitร e la responsabilitร dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertร e margine di azione, anzi li incoraggino perchรฉ intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertร , che a tutti compete nella cittร terrestre.
Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilitร , ne รจ favorito lo slancio e le loro forze piรน facilmente vengono associate all’opera dei pastori. E questi, aiutati dall’esperienza dei laici [119], possono giudicare con piรน chiarezza e opportunitร sia in cose spirituali che temporali; e cosรฌ tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.
Conclusione
38. Ogni laico deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesรน e un segno del Dio vivo. Tutti insieme, e ognuno per la sua parte, devono nutrire il mondo con i frutti spirituali (cfr. Gal 5,22) e in esso diffondere lo spirito che anima i poveri, miti e pacifici, che il Signore nel Vangelo proclamรฒ beati (cfr. Mt 5,3-9). In una parola: ยซ ciรฒ che l’anima รจ nel corpo, questo siano i cristiani nel mondo ยป [120].
UNIVERSALE VOCAZIONE ALLA SANTITร NELLA CHIESA
La santitร nella Chiesa
39. La Chiesa, il cui mistero รจ esposto dal sacro Concilio, รจ agli occhi della fede indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito รจ proclamato ยซ il solo Santo ยป [121], amรฒ la Chiesa come sua sposa e diede se stesso per essa, al fine di santificarla (cfr. Ef 5,25-26), l’ha unita a sรฉ come suo corpo e l’ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio. Perciรฒ tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia, sia che siano retti da essa, sono chiamati alla santitร , secondo le parole dell’Apostolo: ยซ Sรฌ, ciรฒ che Dio vuole รจ la vostra santificazione ยป (1 Ts 4,3; cfr. Ef 1,4). Orbene, questa santitร della Chiesa costantemente si manifesta e si deve manifestare nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli; si esprime in varie forme in ciascuno di quelli che tendono alla caritร perfetta nella linea propria di vita ed edificano gli altri; e in un modo tutto suo proprio si manifesta nella pratica dei consigli che si sogliono chiamare evangelici. Questa pratica dei consigli, abbracciata da molti cristiani per impulso dello Spirito Santo, sia a titolo privato, sia in una condizione o stato sanciti nella Chiesa, porta e deve portare nel mondo una luminosa testimonianza e un esempio di questa santitร .
Vocazione universale alla santitร
40. Il Signore Gesรน, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santitร di vita, di cui egli stesso รจ autore e perfezionatore: ยซSiate dunque perfetti come รจ perfetto il vostro Padre celesteยป (Mt 5,48) [122]. Mandรฒ infatti a tutti lo Spirito Santo, che li muova internamente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cfr Mc 12,30), e ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro (cfr. Gv 13,34; 15,12). I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesรน nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciรฒ realmente santi. Essi quindi devono, con l’aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santitร che hanno ricevuto. Li ammonisce l’Apostolo che vivano ยซ come si conviene a santi ยป (Ef 5,3), si rivestano ยซcome si conviene a eletti di Dio, santi e prediletti, di sentimenti di misericordia, di bontร , di umiltร , di dolcezza e di pazienza ยป (Col 3,12) e portino i frutti dello Spirito per la loro santificazione (cfr. Gal 5,22; Rm 6,22). E poichรฉ tutti commettiamo molti sbagli (cfr. Gc 3,2), abbiamo continuamente bisogno della misericordia di Dio e dobbiamo ogni giorno pregare: ยซ Rimetti a noi i nostri debiti ยป (Mt 6,12) [123].
ร dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della caritร [124] e che tale santitร promuove nella stessa societร terrena un tenore di vita piรน umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinchรฉ, seguendo l’esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontร del Padre, con piena generositร si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Cosรฌ la santitร del popolo di Dio crescerร in frutti abbondanti, come รจ splendidamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi.
Esercizio multiforme della santitร
41. Nei vari generi di vita e nei vari compiti una unica santitร รจ coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e veritร Dio Padre, camminano al seguito del Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e uffici deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della caritร . In primo luogo i pastori del gregge di Cristo devono, a immagine del sommo ed eterno sacerdote, pastore e vescovo delle anime nostre, compiere con santitร e slancio, umiltร e forza il proprio ministero: esso, cosรฌ adempiuto, sarร anche per loro un eccellente mezzo di santificazione. Chiamati per ricevere la pienezza del sacerdozio, รจ loro data la grazia sacramentale affinchรฉ, mediante la preghiera, il sacrificio e la predicazione, mediante ogni forma di cura e di servizio episcopale, esercitino un perfetto ufficio di caritร pastorale [125] non temano di dare la propria vita per le pecorelle e, fattisi modello del gregge (cfr. 1 Pt 5,3), aiutino infine con l’esempio la Chiesa ad avanzare verso una santitร ogni giorno piรน grande.
I sacerdoti, a somiglianza dell’ordine dei vescovi, dei quali formano la corona spirituale [126] partecipando alla grazia dell’ufficio di quelli per mezzo di Cristo, eterno ed unico mediatore, mediante il quotidiano esercizio del proprio ufficio crescano nell’amore di Dio e del prossimo, conservino il vincolo della comunione sacerdotale, abbondino in ogni bene spirituale e diano a tutti la viva testimonianza di Dio [127] emuli di quei sacerdoti che nel corso dei secoli, in un servizio spesso umile e nascosto, hanno lasciato uno splendido esempio di santitร . La loro lode risuona nella Chiesa di Dio. Pregando e offrendo il sacrificio, com’รจ loro dovere, per il loro popolo e per tutto il popolo di Dio, cosciente di ciรฒ che fanno e confermandosi ai misteri che compiono [128] anzichรฉ essere ostacolati dalle cure apostoliche, dai pericoli e dalle tribolazioni, ascendano piuttosto per mezzo dรฌ esse ad una maggiore santitร , nutrendo e dando slancio con l’abbondanza della contemplazione alla propria attivitร , per il conforto di tutta la Chiesa di Dio. Tutti i sacerdoti e specialmente quelli che, a titolo particolare della loro ordinazione, portano il nome di sacerdoti diocesani, ricordino quanto contribuiscano alla loro santificazione la fedele unione e la generosa cooperazione col loro vescovo.
Alla missione e alla grazia del supremo Sacerdote partecipano in modo proprio anche i ministri di ordine inferiore; e prima di tutto i diaconi, i quali, servendo i misteri di Dio e della Chiesa [129] devono mantenersi puri da ogni vizio, piacere a Dio e studiarsi di fare ogni genere di opere buone davanti agli uomini (cfr. 1 Tm 3,8-10; e 12-13). I chierici che, chiamati dal Signore e separati per aver parte con lui, sotto la vigilanza dei pastori si preparano alle funzioni di sacri ministri, sono tenuti a conformare le loro menti e i loro cuori a una cosรฌ eccelsa vocazione; assidui nell’orazione, ferventi nella caritร , intenti a quanto รจ vero, giusto e onorevole, facendo tutto per la gloria e l’onore di Dio. A questi bisogna aggiungere quei laici scelti da Dio, i quali sono chiamati dal vescovo, perchรฉ si diano piรน completamente alle opere apostoliche, e nel campo del Signore lavorano con molto frutto [130].
I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltร dell’amore con l’aiuto della grazia per tutta la vita, e istruire nella dottrina cristiana e nelle virtรน evangeliche la prole, che hanno amorosamente accettata da Dio. Cosรฌ infatti offrono a tutti l’esempio di un amore instancabile e generoso, edificando la caritร fraterna e diventano testimoni e cooperatori della feconditร della madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell’amore, col quale Cristo amรฒ la sua sposa e si รจ dato per lei [131]. Un simile esempio รจ offerto in altro modo dalle persone vedove e celibatarie, le quali pure possono contribuire non poco alla santitร e alla operositร della Chiesa. Quelli poi che sono dediti a lavori spesso faticosi, devono con le opere umane perfezionare se stessi, aiutare i concittadini e far progredire tutta la societร e la creazione verso uno stato migliore; devono infine, con caritร operosa, imitare Cristo, le cui mani si esercitarono in lavori manuali e il quale sempre opera col Padre alla salvezza di tutti, in ciรฒ animati da una gioiosa speranza, aiutandosi gli uni gli altri a portare i propri fardelli, ascendendo mediante il lavoro quotidiano a una santitร sempre piรน alta, santitร che sarร anche apostolica.
Sappiano che sono pure uniti in modo speciale a Cristo sofferente per la salute del mondo quelli che sono oppressi dalla povertร , dalla infermitร , dalla malattia e dalle varie tribolazioni, o soffrono persecuzioni per la giustizia: il Signore nel Vangelo li ha proclamati beati, e ยซ il Dio… di ogni grazia, che ci ha chiamati all’eterna sua gloria in Cristo Gesรน, dopo un po’ di patire, li condurrร egli stesso a perfezione e li renderร stabili e sicuriยป (1 Pt 5,10).
Tutti quelli che credono in Cristo saranno quindi ogni giorno piรน santificati nelle condizioni, nei doveri o circostanze che sono quelle della loro vita, e per mezzo di tutte queste cose, se le ricevono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontร divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la caritร con la quale Dio ha amato il mondo.
Vie e mezzi di santitร
42. ยซ Dio รจ amore e chi rimane nell’amore, rimane in Dio e Dio in lui ยป (1 Gv 4,16). Dio ha diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr. Rm 5,5); perciรฒ il dono primo e piรน necessario รจ la caritร , con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di lui. Ma perchรฉ la caritร , come buon seme, cresca e nidifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e con l’aiuto della sua grazia compiere con le opere la sua volontร , partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all’eucaristia, e alle azioni liturgiche; applicarsi costantemente alla preghiera, all’abnegazione di se stesso, all’attivo servizio dei fratelli e all’esercizio di tutte le virtรน. La caritร infatti, quale vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr. Col 3,14; Rm 13,10), regola tutti i mezzi di santificazione, dร loro forma e li conduce al loro fine [132]. Perciรฒ il vero discepolo di Cristo รจ contrassegnato dalla caritร verso Dio e verso il prossimo.
Avendo Gesรน, Figlio di Dio, manifestato la sua caritร dando per noi la vita, nessuno ha piรน grande amore di colui che dร la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13). Giร fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d’amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciรฒ il martirio, col quale il discepolo รจ reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, รจ stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di caritร . Chรฉ se a pochi รจ concesso, tutti perรฒ devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa.
Parimenti la santitร della Chiesa รจ favorita in modo speciale dai molteplici consigli che il Signore nel Vangelo propone all’osservanza dei suoi discepoli [133]. Tra essi eccelle il prezioso dono della grazia divina, dato dal Padre ad alcuni (cfr. Mt 19,11; 1 Cor 7,7), di consacrarsi, piรน facilmente e senza divisione del cuore (cfr. 1 Cor 7,7), a Dio solo nella verginitร o nel celibato [134]. Questa perfetta continenza per il regno dei cieli รจ sempre stata tenuta in singolare onore dalla Chiesa, quale segno e stimolo della caritร e speciale sorgente di feconditร spirituale nel mondo.
La Chiesa ripensa anche al monito dell’Apostolo, il quale incitando i fede]i alla caritร , ]i esorta ad avere in sรฉ gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesรน, il quale ยซ spogliรฒ se stesso, prendendo la natura di un servo… facendosi obbediente fino alla morte ยป (Fil 2,7-8), e per noi ยซda ricco che era si fece povero ยป (2 Cor 8,9). L’imitazione e la testimonianza di questa caritร e umiltร del Cristo si impongono ai discepoli in permanenza; per questo la Chiesa, nostra madre, si rallegra di trovare nel suo seno molti uomini e donne che seguono piรน da vicino questo annientamento del Salvatore e piรน chiaramente lo mostrano, abbracciando, nella libertร dei figli di Dio, la povertร e rinunziando alla propria volontร : essi cioรจ per amore di Dio, in ciรฒ che riguarda la perfezione, si sottomettono a una creatura umana al di lร della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi piรน pienamente a Cristo obbediente [135].
Tutti i fedeli del Cristo quindi sono invitati e tenuti a perseguire la santitร e la perfezione del proprio stato. Perciรฒ tutti si sforzino di dirigere rettamente i propri affetti, affinchรฉ dall’uso delle cose di questo mondo e da un attaccamento alle ricchezze contrario allo spirito della povertร evangelica non siano impediti di tendere alla caritร perfetta; ammonisce infatti l’Apostolo: Quelli che usano di questo mondo, non vi ci si arrestino, perchรฉ passa la scena di questo mondo (cfr. 1 Cor 7,31 gr.) [136].
I RELIGIOSI
I consigli evangelici nella Chiesa
43. I consigli evangelici della castitร consacrata a Dio, della povertร e dell’obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli apostoli, dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva. La stessa autoritร della Chiesa, sotto la guida dello Spirito Santo, si รจ data cura di interpretarli, di regolarne la pratica e anche di stabilire sulla loro base delle forme stabili di vita. Avvenne quindi che, come un albero che si ramifica in modi mirabili e molteplici nel campo del Signore a partire da un germe seminato da Dio, si sviluppassero varie forme di vita solitaria o comune e varie famiglie, il cui capitale spirituale contribuisce al bene sia dei membri di quelle famiglie, sia di tutto il corpo di Cristo [137]. Quelle famiglie infatti forniscono ai loro membri gli aiuti di una maggiore stabilitร nella loro forma di vita, di una dottrina provata per il conseguimento della perfezione, della comunione fraterna nella milizia di Cristo, di una libertร corroborata dall’obbedienza, cosรฌ che possano adempiere con sicurezza e custodire con fedeltร la loro professione religiosa, avanzando nella gioia spirituale sul cammino della caritร [138].
Un simile stato, se si riguardi la divina e gerarchica costituzione della Chiesa, non รจ intermedio tra la condizione clericale e laicale, ma da entrambe le parti alcuni fedeli sono chiamati da Dio a fruire di questo speciale dono nella vita della Chiesa e ad aiutare, ciascuno a suo modo, la sua missione salvifica [139].
Natura e importanza dello stato religioso
44. Con i voti o altri impegni sacri simili ai voti secondo il modo loro proprio, il fedele si obbliga all’osservanza dei tre predetti consigli evangelici; egli si dona totalmente a Dio amato al di sopra di tutto, cosรฌ da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all’onore di Dio. Giร col battesimo รจ morto al peccato e consacrato a Dio; ma per poter raccogliere in piรน grande abbondanza i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti che potrebbero distoglierlo dal fervore della caritร e dalla perfezione del culto divino, e si consacra piรน intimamente al servizio di Dio [140]. La consacrazione poi sarร piรน perfetta, in quanto legami piรน solidi e stabili riproducono di piรน l’immagine del Cristo unito alla Chiesa sua sposa da un legame indissolubile.
Siccome quindi i consigli evangelici, per mezzo della caritร alla quale conducono [141] congiungono in modo speciale coloro che li praticano alla Chiesa e al suo mistero, la loro vita spirituale deve pure essere consacrata al bene di tutta la Chiesa. Di qui deriva il dovere di lavorare, secondo le forze e la forma della propria vocazione, sia con la preghiera, sia anche con l’attivitร effettiva, a radicare e consolidare negli animi il regno di Cristo e a dilatarlo in ogni parte della terra. Per questo la Chiesa difende e sostiene l’indole propria dei vari istituti religiosi. Perciรฒ la professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale puรฒ e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Poichรฉ infatti il popolo di Dio non ha qui cittร permanente, ma va in cerca della futura, lo stato religioso, il quale rende piรน liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, meglio anche manifesta a tutti i credenti i beni celesti giร presenti in questo tempo, meglio testimonia l’esistenza di una vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del regno celeste. Parimenti, lo stato religioso imita piรน fedelmente e rappresenta continuamente nella Chiesa la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciรฒ venendo nel mondo per fare la volontร del Padre e che propose ai discepoli che lo seguivano. Infine, in modo speciale manifesta l’elevazione del regno di Dio sopra tutte le cose terrestri e le sue esigenze supreme; dimostra pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della potenza di Cristo-Re e la infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa.
Lo stato di vita dunque costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non concernendo la struttura gerarchica della Chiesa, appartiene tuttavia inseparabilmente alla sua vita e alla sua santitร .
La gerarchia e lo stato religioso
45. Essendo ufficio della gerarchia ecclesiastica di pascere il popolo di Dio e condurlo a pascoli ubertosi (cfr. Ez 34,14), spetta ad essa di regolare sapientemente con le sue leggi la pratica dei consigli evangelici, strumento singolare al servizio della caritร perfetta verso Dio e verso il prossimo [142], Essa inoltre, seguendo docilmente gli impulsi dello Spirito Santo, accoglie le regole proposte da uomini e donne esimi, e, infine dopo averle messe a punto piรน perfettamente, dร loro una approvazione autentica; con la sua autoritร vigile e protettrice viene pure in aiuto agli istituti, dovunque eretti per l’edificazione del corpo di Cristo, perchรฉ abbiano a crescere e fiorire secondo lo spirito dei fondatori.
Perchรฉ poi sia provveduto il meglio possibile alle necessitร dell’intero gregge del Signore, il sommo Pontefice puรฒ, in ragione del suo primato sulla Chiesa universale e in vista dell’interesse comune esentare ogni istituto di perfezione e ciascuno dei suoi membri dalla giurisdizione dell’ordinario del luogo e sottoporli a sรฉ solo [143]. Similmente essi possono essere lasciati o affidati alle proprie autoritร patriarcali. Da parte loro i membri nel compiere i loro doveri verso la Chiesa secondo la loro forma particolare di vita, devono, conforme alle leggi canoniche, prestare riverenza e obbedienza ai vescovi, a causa della loro autoritร pastorale nelle Chiese particolari e per la necessaria unitร e concordia nel lavoro apostolico [144].
La Chiesa non solo erige con la sua sanzione la professione religiosa alla dignitร dello stato canonico, ma con la sua azione liturgica la presenta pure come stato di consacrazione a Dio. La stessa Chiesa infatti, in nome dell’autoritร affidatagli da Dio, riceve i voti di quelli che fanno la professione, per loro impetra da Dio gli aiuti e la grazia con la sua preghiera pubblica, li raccomanda a Dio e impartisce loro una benedizione spirituale, associando la loro offerta al sacrificio eucaristico.
Grandezza della consacrazione religiosa
46. I religiosi pongano ogni cura, affinchรฉ per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli: sia nella sua contemplazione sul monte, sia nel suo annuncio del regno di Dio alle turbe, sia quando risana i malati e gli infermi e converte a miglior vita i peccatori, sia quando benedice i fanciulli e fa del bene a tutti, sempre obbediente alla volontร del Padre che lo ha mandato [145].
Tutti infine abbiano ben chiaro che la professione dei consigli evangelici, quantunque comporti la rinunzia di beni certamente molto apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana, ma al contrario per sua natura le รจ di grandissimo profitto. Infatti i consigli, volontariamente abbracciati secondo la personale vocazione di ognuno, contribuiscono considerevolmente alla purificazione del cuore e alla libertร spirituale, stimolano in permanenza il fervore della caritร e soprattutto come รจ comprovato dall’esempio di tanti santi fondatori, sono capaci di assicurare al cristiano una conformitร piรน grande col genere di vita verginale e povera che Cristo Signore si scelse per sรฉ e che la vergine Madre sua abbracciรฒ. Nรฉ pensi alcuno che i religiosi con la loro consacrazione diventino estranei agli uomini o inutili nella cittร terrestre. Poichรฉ, se anche talora non sono direttamente presenti a fianco dei loro contemporanei, li tengono tuttavia presenti in modo piรน profondo con la tenerezza di Cristo, e con essi collaborano spiritualmente, affinchรฉ la edificazione della cittร terrena sia sempre fondata nel Signore, e a lui diretta, nรฉ avvenga che lavorino invano quelli che la stanno edificando [146].
Perciรฒ il sacro Concilio conferma e loda quegli uomini e quelle donne, quei fratelli e quelle sorelle, i quali nei monasteri, nelle scuole, negli ospedali e nelle missioni, con perseverante e umile fedeltร alla loro consacrazione, onorano la sposa di Cristo e a tutti gli uomini prestano generosi e diversissimi servizi.
Esortazione alla perseveranza
47. Ognuno poi che รจ chiamato alla professione dei consigli, ponga ogni cura nel perseverare e maggiormente eccellere nella vocazione a cui Dio l’ha chiamato, per una piรน grande santitร della Chiesa e per la maggior gloria della Trinitร , una e indivisa, la quale in Cristo e per mezzo di Cristo รจ la fonte e l’origine di ogni santitร .
INDOLE ESCATOLOGICA DELLA CHIESA PEREGRINANTE
E SUA UNIONE CON LA CHIESA CELESTE
Natura escatologica della nostra vocazione
48. La Chiesa, alla quale tutti siamo chiamati in Cristo Gesรน e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santitร , non avrร il suo compimento se non nella gloria celeste, quando verrร il tempo in cui tutte le cose saranno rinnovate (cfr. Ap 3,21), e col genere umano anche tutto l’universo, il quale รจ intimamente congiunto con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, troverร nel Cristo la sua definitiva perfezione (cfr. Ef 1,10; Col 1,20).
E invero il Cristo, quando fu levato in alto da terra, attirรฒ tutti a sรฉ (cfr. Gv 12,32 gr.); risorgendo dai morti (cfr. Rm 6,9) immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di lui costituรฌ il suo corpo, che รจ la Chiesa, quale sacramento universale della salvezza; assiso alla destra del Padre, opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e attraverso di essa congiungerli piรน strettamente a sรฉ e renderli partecipi della sua vita gloriosa col nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue. Quindi la nuova condizione promessa e sperata รจ giร incominciata con Cristo; l’invio dello Spirito Santo le ha dato il suo slancio e per mezzo di lui essa continua nella Chiesa, nella quale siamo dalla fede istruiti anche sul senso della nostra vita temporale, mentre portiamo a termine, nella speranza dei beni futuri, l’opera a noi affidata nel mondo dal Padre e attuiamo cosรฌ la nostra salvezza (cfr. Fil 2,12).
Giร dunque รจ arrivata a noi l’ultima fase dei tempi (cfr. 1 Cor 10,11). La rinnovazione del mondo รจ irrevocabilmente acquisita e in certo modo reale รจ anticipata in questo mondo: difatti la Chiesa giร sulla terra รจ adornata di vera santitร , anche se imperfetta. Tuttavia, fino a che non vi saranno i nuovi cieli e la terra nuova, nei quali la giustizia ha la sua dimora (cfr. 2 Pt 3,13), la Chiesa peregrinante nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’etร presente, porta la figura fugace di questo mondo; essa vive tra le creature, le quali ancora gemono, sono nel travaglio del parto e sospirano la manifestazione dei figli di Dio (cfr. Rm 8,19-22).
Congiunti dunque con Cristo nella Chiesa e contrassegnati dallo Spirito Santo ยซ che รจ il pegno della nostra ereditร ยป (Ef 1,14), con veritร siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo veramente (cfr. 1 Gv 3,1), ma non siamo ancora apparsi con Cristo nella gloria (cfr. Col 3,4), nella quale saremo simili a Dio, perchรฉ lo vedremo qual รจ (cfr. 1 Gv 3,2). Pertanto, ยซ finchรฉ abitiamo in questo corpo siamo esuli lontani dal Signore ยป (2 Cor 5,6); avendo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente (cfr. Rm 8,23) e bramiamo di essere con Cristo (cfr. Fil 1,23). Dalla stessa caritร siamo spronati a vivere piรน intensamente per lui, il quale per noi รจ morto e risuscitato (cfr. 2 Cor 5,15). E per questo ci sforziamo di essere in tutto graditi al Signore (cfr. 2 Cor 5,9) e indossiamo l’armatura di Dio per potere star saldi contro gli agguati del diavolo e resistergli nel giorno cattivo (cfr. Ef 6,11-13). Siccome poi non conosciamo il giorno nรฉ l’ora, bisogna che, seguendo l’avvertimento del Signore, vegliamo assiduamente, per meritare, finito il corso irrepetibile della nostra vita terrena (cfr.Eb 9,27), di entrare con lui al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati (cfr. Mt 25,31-46), e non ci venga comandato, come a servi cattivi e pigri (cfr. Mt 25,26), di andare al fuoco eterno (cfr Mt 25,41), nelle tenebre esteriori dove ยซci sarร pianto e stridore dei denti ยป (Mt 22,13 e 25,30). Prima infatti di regnare con Cristo glorioso, noi tutti compariremo ยซ davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno il salario della sua vita mortale, secondo quel che avrร fatto di bene o di male ยป (2 Cor 5,10), e alla fine del mondo ยซ usciranno dalla tomba, chi ha operato il bene a risurrezione di vita, e chi ha operato il male a risurrezione di condanna ยป (Gv 5,29, cfr Mt 25,46). Stimando quindi che ยซ le sofferenze dei tempo presente non sono adeguate alla gloria futura che si dovrร manifestare in noiยป (Rm 8,18; cfr 2 Tm 2,11-12), forti nella fede aspettiamo ยซla beata speranza e la manifestazione gloriosa del nostro grande Iddio e Salvatore Gesรน Cristoยป (Tt 2,13) ยซ il quale trasformerร allora il nostro misero corpo, rendendolo conforme al suo corpo gloriosoยป (Fil 3,21), e verrร ยซper essere glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che avranno creduto ยป.
La Chiesa celeste e la Chiesa peregrinante
49. Fino a che dunque il Signore non verrร nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cfr. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria contemplando ยซ chiaramente Dio uno e trino, qual รจ ยป [147]. Tutti perรฒ, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa caritร verso Dio e verso il prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti infatti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui (cfr. Ef 4,16). L’unione quindi di quelli che sono ancora in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non รจ minimamente spezzata; anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, รจ consolidata dallo scambio dei beni spirituali [148]. A causa infatti della loro piรน intima unione con Cristo, gli abitanti del cielo rinsaldano tutta la Chiesa nella santitร , nobilitano il culto che essa rende a Dio qui in terra e in molteplici maniere contribuiscono ad una piรน ampia edificazione (cfr. 1 Cor 12,12-27) [149]. Ammessi nella patria e presenti al Signore (cfr. 2 Cor 5,8), per mezzo di lui, con lui e in lui non cessano di intercedere per noi presso il Padre [150] offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesรน Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr. 1 Tm 2,5), servendo al Signore in ogni cosa e dando compimento nella loro carne a ciรฒ che manca alle tribolazioni di Cristo a vantaggio del suo corpo che รจ la Chiesa (cfr. Col 1,24) [151]. La nostra debolezza quindi รจ molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine.
Relazioni della Chiesa celeste con la Chiesa peregrinante
50. La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesรน Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana coltivรฒ con grande pietร la memoria dei defunti e, ยซpoichรฉ santo e salutare รจ il pensiero di pregare per i defunti [152] perchรฉ siano assolti dai peccatiยป, ha offerto per loro anche suffragi. Che gli apostoli e i martiri di Cristo, i quali con l’effusione del loro sangue diedero la suprema testimonianza della fede e della caritร , siano con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto; li ha venerati con particolare affetto insieme con la beata vergine Maria e i santi angeli [153] e ha piamente implorato il soccorso della loro intercessione. A questi in breve se ne aggiunsero anche altri, che avevano piรน da vicino imitata la verginitร e la povertร di Cristo [154] e infine altri, il cui singolare esercizio delle virtรน cristiane [155] e le grazie insigni di Dio raccomandavano alla pia devozione e imitazione dei fedeli [156].
Il contemplare infatti la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo, รจ un motivo in piรน per sentirsi spinti a ricercare la cittร futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno [157], potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioรจ alla santitร . Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia piรน perfettamente trasformati nell’immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini in una viva luce la sua presenza e il suo volto. In loro รจ egli stesso che ci parla e ci dร un segno del suo Regno [158] verso il quale, avendo intorno a noi un tal nugolo di testimoni (cfr. Eb 12,1) e una tale affermazione della veritร del Vangelo, siamo potentemente attirati.
Non veneriamo perรฒ la memoria degli abitanti del cielo solo per il loro esempio, ma piรน ancora perchรฉ l’unione della Chiesa nello Spirito sia consolidata dall’esercizio della fraterna caritร (cfr. Ef 4,1-6). Poichรฉ, come la cristiana comunione tra i cristiani della terra ci porta piรน vicino a Cristo, cosรฌ la comunitร con i santi ci congiunge a lui, dal quale, come dalla loro fonte e dal loro capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso popolo di Dio [159]. ร quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesรน Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio [160], ยซrivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesรน Cristo, Signore nostro, il quale solo รจ il nostro Redentore e Salvatore ยป [161]. Infatti ogni nostra vera attestazione di amore fatta ai santi, per sua natura tende e termina a Cristo, che รจ ยซ la corona di tutti i santi ยป [162] e per lui a Dio, che รจ mirabile nei suoi santi e in essi รจ glorificato [163].
La nostra unione poi con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima, poichรฉ specialmente nella sacra liturgia, nella quale la virtรน dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestร tutti [164], di ogni tribรน e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5,9) e radunati in un’unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio uno in tre Persone Perciรฒ quando celebriamo il sacrificio eucaristico, ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine Maria, del beato Giuseppe, dei beati apostoli e martiri e di tutti i santi [165].
Disposizioni pastorali del Concilio
51. Questa veneranda fede dei nostri padri nella comunione di vita che esiste con i fratelli che sono nella gloria celeste o che dopo la morte stanno ancora purificandosi, questo sacrosanto Concilio la riceve con grande pietร e nuovamente propone i decreti dei sacri Concili Niceno II [166] Fiorentino [167] e Tridentino [168]. E allo stesso tempo con pastorale sollecitudine esorta tutti i responsabili, perchรฉ, se si fossero infiltrati qua e lร abusi, eccessi o difetti, si adoperino per toglierli o correggerli e tutto ristabiliscano per una piรน piena lode di Cristo e di Dio. Insegnino dunque ai fedeli che il vero culto dei Santi [169] non consiste tanto nel moltiplicare gli atti esteriori, quanto piuttosto nell’intensitร del nostro amore fattivo, col quale, per il maggiore bene nostro e della Chiesa, cerchiamo ยซdalla vita dei santi l’esempio, dalla comunione con loro la partecipazione alla loro sorte e dalla loro intercessione l’aiutoยป. E d’altra parte insegnino ai fedeli che il nostro rapporto con gli abitanti del cielo, purchรฉ lo si concepisca alla piena luce della fede, non diminuisce affatto il culto di adorazione reso a Dio Padre mediante Cristo nello Spirito, ma anzi lo arricchisce [170].
Tutti quanti infatti, noi che siamo figli di Dio e costituiamo in Cristo una sola famiglia (cfr. Eb 3), mentre comunichiamo tra noi nella mutua caritร e nell’unica lode della Trinitร santissima, rispondiamo all’intima vocazione della Chiesa e pregustando partecipiamo alla liturgia della gloria perfetta [171]. Poichรฉ quando Cristo apparirร e vi sarร la gloriosa risurrezione dei morti, lo splendore di Dio illuminerร la cittร celeste e la sua lucerna sarร l’Agnello (cfr. Ap 21,24). Allora tutta la Chiesa dei santi con somma felicitร di amore adorerร Dio e ยซl’Agnello che รจ stato uccisoยป (Ap 5,12), proclamando a una voce: ยซA colui che siede sul trono e all’Agnello, benedizione onore, gloria e dominio per tutti i secoli dei secoli ยป (Ap 5,13-14).
LA BEATA MARIA VERGINE MADRE DI DIO
NEL MISTERO DI CRISTO E DELLA CHIESA
I. Proemio
52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, ยซ quando venne la pienezza dei tempi, mandรฒ il suo Figlio, nato da una donna… per fare di noi dei figli adottiviยป (Gal 4,4-5), ยซ Egli per noi uomini e per la nostra salvezza รจ disceso dal cielo e si รจ incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine ยป [172]. Questo divino mistero di salvezza ci รจ rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria ยซinnanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesรน Cristo ยป [173]
Maria e la Chiesa
53. Infatti Maria vergine, la quale all’annunzio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portรฒ la vita al mondo, รจ riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, รจ insignita del sommo ufficio e dignitร di madre del Figlio di Dio, ed รจ perciรฒ figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme perรฒ, quale discendente di Adamo, รจ congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, รจ ยซ veramente madre delle membra (di Cristo)… perchรฉ cooperรฒ con la caritร alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra ยป [174]. Per questo รจ anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella caritร ; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietร filiale la venera come madre amatissima.
L’intenzione del Concilio
54. Perciรฒ il santo Concilio, mentre espone la dottrina riguardante la Chiesa, nella quale il divino Redentore opera la salvezza, intende illustrare attentamente da una parte, la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo incarnato e del corpo mistico, dall’altra i doveri degli uomini, e i doveri dei credenti in primo luogo. Il Concilio tuttavia non ha in animo di proporre una dottrina esauriente su Maria, nรฉ di dirimere le questioni che il lavoro dei teologi non ha ancora condotto a una luce totale. Permangono quindi nel loro diritto le sentenze, che nelle scuole cattoliche vengono liberamente proposte circa colei, che nella Chiesa santa occupa, dopo Cristo, il posto piรน alto e il piรน vicino a noi [175].
II. Funzione della beata Vergine nell’economia della salvezza
La madre del Messia nell’Antico Testamento
55. I libri del Vecchio e Nuovo Testamento e la veneranda tradizione mostrano in modo sempre piรน chiaro la funzione della madre del Salvatore nella economia della salvezza e la propongono per cosรฌ dire alla nostra contemplazione. I libri del Vecchio Testamento descrivono la storia della salvezza, nella quale lentamente viene preparandosi la venuta di Cristo nel mondo. Questi documenti primitivi, come sono letti nella Chiesa e sono capiti alla luce dell’ulteriore e piena rivelazione, passo passo mettono sempre piรน chiaramente in luce la figura di una donna: la madre del Redentore. Sotto questa luce essa viene giร profeticamente adombrata nella promessa, fatta ai progenitori caduti in peccato, circa la vittoria sul serpente (cfr. Gen 3,15). Parimenti, รจ lei, la Vergine, che concepirร e partorirร un Figlio, il cui nome sarร Emanuele (cfr. Is 7, 14; Mt 1,22-23). Essa primeggia tra quegli umili e quei poveri del Signore che con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. E infine con lei, la figlia di Sion per eccellenza, dopo la lunga attesa della promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova ยซ economia ยป, quando il Figlio di Dio assunse da lei la natura umana per liberare l’uomo dal peccato coi misteri della sua carne.
Maria nell’annunciazione
56. Il Padre delle misericordie ha voluto che l’accettazione da parte della predestinata madre precedesse l’incarnazione, perchรฉ cosรฌ, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciรฒ vale in modo straordinario della madre di Gesรน, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova e da Dio รจ stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l’uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura[176].ย Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santitร del tutto singolare, la Vergine di Nazaret รจ salutata dall’angelo dell’annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale ยซ piena di grazia ยป (cfr. Lc 1,28) e al celeste messaggero essa risponde ยซ Ecco l’ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola ยป (Lc 1,38). Cosรฌ Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventรฒ madre di Gesรน, e abbracciando con tutto l’animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontร divina di salvezza, consacrรฒ totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperรฒ alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. Infatti, come dice Sant’Ireneo, essa ยซcon la sua obbedienza divenne causa di salvezza per sรฉ e per tutto il genere umano ยป [177]. Per cui non pochi antichi Padri nella loro predicazione volentieri affermano con Ireneo che ยซil nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll’obbedienza di Maria; ciรฒ che la vergine Eva legรฒ con la sua incredulitร , la vergine Maria sciolse con la sua fedeยป [178] e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria ยซmadre dei viventi [179] e affermano spesso: ยซ la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria ยป [180].
Maria e l’infanzia di Gesรน
57. Questa unione della madre col figlio nell’opera della redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui; e prima di tutto quando Maria, partendo in fretta per visitare Elisabetta, รจ da questa proclamata beata per la sua fede nella salvezza promessa, mentre il precursore esultava nel seno della madre (cfr. Lc 1,41-45); nella nativitร , poi, quando la madre di Dio mostrรฒ lieta ai pastori e ai magi il Figlio suo primogenito, il quale non diminuรฌ la sua verginale integritร , ma la consacrรฒ [181] Quando poi lo presentรฒ al Signore nel tempio con l’offerta del dono proprio dei poveri, udรฌ Simeone profetizzare che il Figlio sarebbe divenuto segno di contraddizione e che una spada avrebbe trafitto l’anima della madre, perchรฉ fossero svelati i pensieri di molti cuori (cfr. Lc 2,34-35). Infine, dopo avere perduto il fanciullo Gesรน e averlo cercato con angoscia, i suoi genitori lo trovarono nel tempio occupato nelle cose del Padre suo, e non compresero le sue parole. E la madre sua conservava tutte queste cose in cuor suo e le meditava (cfr. Lc 2,41-51).
Maria e la vita pubblica di Gesรน
58. Nella vita pubblica di Gesรน la madre sua appare distintamente fin da principio, quando alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesรน Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2 1-11). Durante la predicazione di lui raccolse le parole con le quali egli, mettendo il Regno al di sopra delle considerazioni e dei vincoli della carne e del sangue, proclamรฒ beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cfr Mc 3,35; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cfr. Lc 2,19 e 51). Cosรฌ anche la beata Vergine avanzรฒ nella peregrinazione della fede e serbรฒ fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesรน morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27) [182].
Maria dopo l’ascensione
59. Essendo piaciuto a Dio di non manifestare apertamente il mistero della salvezza umana prima di effondere lo Spirito promesso da Cristo, vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste ยซ perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria madre di Gesรน e i suoi fratelliยป (At 1,14); e vediamo anche Maria implorare con le sue preghiere il dono dello Spirito che all’annunciazione, l’aveva presa sotto la sua ombra. Infine la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale [183] finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo [184] e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere cosรฌ piรน pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte [185].
III. La beata Vergine e la Chiesa
Maria e Cristo unico mediatore
60. Uno solo รจ il nostro mediatore, secondo le parole dell’Apostolo: ยซ Poichรฉ non vi รจ che un solo Dio, uno solo รจ anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesรน, che per tutti ha dato se stesso in riscatto ยป (1 Tm 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessitร oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita.
Cooperazione alla redenzione
61. La beata Vergine, predestinata fino dall’eternitร , all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, generosamente associata alla sua opera a un titolo assolutamente unico, e umile ancella del Signore, concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo col Figlio suo morente in croce, ella cooperรฒ in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente caritร , per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella รจ diventata per noi madre nell’ordine della grazia.
Funzione salvifรญca subordinata
62. E questa maternitร di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato nell’Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna [186]. Con la sua materna caritร si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine รจ invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice [187]. Ciรฒ perรฒ va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignitร e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore [188].
Nessuna creatura infatti puรฒ mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo รจ in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l’unica bontร di Dio รจ realmente diffusa in vari modi nelle creature, cosรฌ anche l’unica mediazione del Redentore non esclude, bensรฌ suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un’unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l’esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perchรฉ, sostenuti da questa materna protezione, aderiscano piรน intimamente al Mediatore e Salvatore.
Maria vergine e madre, modello della Chiesa
63. La beata Vergine, per il dono e l’ufficio della divina maternitร che la unisce col Figlio redentore e per le sue singolari grazie e funzioni, รจ pure intimamente congiunta con la Chiesa: la madre di Dio รจ figura della Chiesa, come giร insegnava sant’Ambrogio, nell’ordine cioรจ della fede, della caritร e della perfetta unione con Cristo [189]. Infatti nel mistero della Chiesa, la quale pure รจ giustamente chiamata madre e vergine, la beata vergine Maria occupa il primo posto, presentandosi in modo eminente e singolare quale vergine e quale madre [190]. Ciรฒ perchรฉ per la sua fede ed obbedienza generรฒ sulla terra lo stesso Figlio di Dio, senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo, come una nuova Eva credendo non all’antico serpente, ma, senza alcuna esitazione, al messaggero di Dio. Diede poi alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale primogenito tra i molti fratelli (cfr. Rm 8,29), cioรจ tra i credenti, alla rigenerazione e formazione dei quali essa coopera con amore di madre.
La Chiesa vergine e madre
64. Orbene, la Chiesa contemplando la santitร misteriosa della Vergine, imitandone la caritร e adempiendo fedelmente la volontร del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltร diventa essa pure madre, poichรฉ con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure รจ vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtรน dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la caritร [191].
La Chiesa deve imitare la virtรน di Maria
65. Mentre la Chiesa ha giร raggiunto nella beatissima Vergine quella perfezione, che la rende senza macchia e senza ruga (cfr. Ef 5,27), i fedeli del Cristo si sforzano ancora di crescere nella santitร per la vittoria sul peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtรน davanti a tutta la comunitร degli eletti. La Chiesa, raccogliendosi con pietร nel pensiero di Maria, che contempla alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra piรน profondamente nel supremo mistero dell’incarnazione e si va ognor piรน conformando col suo sposo. Maria infatti, la quale, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per cosi dire e riverbera le esigenze supreme della fede, quando รจ fatta oggetto della predicazione e della venerazione chiama i credenti al Figlio suo, al suo sacrificio e all’amore del Padre. A sua volta la Chiesa, mentre ricerca la gloria di Cristo, diventa piรน simile al suo grande modello, progredendo continuamente nella fede, speranza e caritร e in ogni cosa cercando e compiendo la divina volontร . Onde anche nella sua opera apostolica la Chiesa giustamente guarda a colei che generรฒ il Cristo, concepito appunto dallo Spirito Santo e nato dalla Vergine per nascere e crescere anche nel cuore dei fedeli per mezzo della Chiesa. La Vergine infatti nella sua vita fu modello di quell’amore materno da cui devono essere animati tutti quelli che nella missione apostolica della Chiesa cooperano alla rigenerazione degli uomini.
IV. Il culto della beata Vergine nella Chiesa
Natura e fondamento del culto
66. Maria, perchรฉ madre santissima di Dio presente ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, al di sotto del Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con culto speciale. E di fatto, giร fino dai tempi piรน antichi, la beata Vergine รจ venerata col titolo di ยซ madre di Dio ยป e i fedeli si rifugiano sotto la sua protezione, implorandola in tutti i loro pericoli e le loro necessitร [192]. Soprattutto a partire dal Concilio di Efeso il culto del popolo di Dio verso Maria crebbe mirabilmente in venerazione e amore, in preghiera e imitazione, secondo le sue stesse parole profetiche: ยซTutte le generazioni mi chiameranno beata, perchรฉ grandi cose mi ha fatto l’Onnipotenteยป (Lc 1,48). Questo culto, quale sempre รจ esistito nella Chiesa sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione reso al Verbo incarnato cosi come al Padre e allo Spirito Santo, ed รจ eminentemente adatto a promuoverlo. Infatti le varie forme di devozione verso la madre di Dio, che la Chiesa ha approvato, mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno si che, mentre รจ onorata la madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr Col 1,15-16) e nel quale ยซpiacque all’eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza ยป (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti.
Norme pastorali
67. Il santo Concilio formalmente insegna questa dottrina cattolica. Allo stesso tempo esorta tutti i figli della Chiesa a promuovere generosamente il culto, specialmente liturgico, verso la beata Vergine, ad avere in grande stima le pratiche e gli esercizi di pietร verso di lei, raccomandati lungo i secoli dal magistero della Chiesa; raccomanda di osservare religiosamente quanto in passato รจ stato sancito circa il culto delle immagini di Cristo, della beata Vergine e dei Santi [193]. Esorta inoltre caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure da una eccessiva grettezza di spirito, nel considerare la singolare dignitร della Madre di Dio [194]. Con lo studio della sacra Scrittura, dei santi Padri, dei dottori e delle liturgie della Chiesa, condotto sotto la guida del magistero, illustrino rettamente gli uffici e i privilegi della beata Vergine, i quali sempre sono orientati verso il Cristo, origine della veritร totale, della santitร e della pietร . Sia nelle parole che nei fatti evitino diligentemente ogni cosa che possa indurre in errore i fratelli separati o qualunque altra persona, circa la vera dottrina della Chiesa. I fedeli a loro volta si ricordino che la vera devozione non consiste nรฉ in uno sterile e passeggero sentimentalismo, nรฉ in una certa qual vana credulitร , bensรฌ procede dalla fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza della madre di Dio, e siamo spinti al filiale amore verso la madre nostra e all’imitazione delle sue virtรน.
V. Maria, segno di certa speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio
Maria, segno del popolo di Dio
68. La madre di Gesรน, come in cielo, in cui รจ giร glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrร avere il suo compimento nell’etร futura, cosรฌ sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrร il giorno del Signore (cfr. 2 Pt 3,10).
Maria interceda per l’unione dei cristiani
69. Per questo santo Concilio รจ di grande gioia e consolazione il fatto che vi siano anche tra i fratelli separati di quelli che tributano il debito onore alla madre del Signore e Salvatore, specialmente presso gli Orientali, i quali vanno, con ardente slancio ed anima devota, verso la madre di Dio sempre vergine per renderle il loro culto [195]. Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla madre di Dio e madre degli uomini, perchรฉ, dopo aver assistito con le sue preghiere la Chiesa nascente, anche ora, esaltata in cielo sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione dei santi interceda presso il Figlio suo, fin tanto che tutte le famiglie di popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che ancora ignorano il loro Salvatore, in pace e concordia siano felicemente riunite in un solo popolo di Dio, a gloria della santissima e indivisibile Trinitร .
21 novembre 1964
ย
ย
DAGLI ATTI DEL SS. CONCILIO ECUMENICO VATICANO II
Notificazioni
Fatte dallโEcc.mo Segretario Generale del Ss. Concilio
nella CXXIII Congregazione Generale del 16 novembre 1964
ร stato chiesto quale debba essere la qualificazione teologica della dottrina esposta nello schema sulla Chiesa e sottoposto alla votazione. La commissione dottrinale ha dato al quesito questa risposta: ยซ Come รจ di per sรฉ evidente, il testo del Concilio deve sempre essere interpretato secondo le regole generali da tutti conosciute ยป. In pari tempo la commissione dottrinale rimanda alla sua dichiarazione del 6 marzo 1964, di cui trascriviamo il testo:
ยซTenuto conto dell’uso conciliare e del fine pastorale del presente Concilio, questo definisce come obbliganti per tutta la Chiesa i soli punti concernenti la fede o i costumi, che esso stesso abbia apertamente dichiarato come tali.
ยซLe altre cose che il Concilio propone, in quanto dottrina del magistero supremo della Chiesa, tutti e singoli i fedeli devono accettarle e tenerle secondo lo spirito dello stesso Concilio, il quale risulta sia dalla materia trattata, sia dalla maniera in cui si esprime, conforme alle norme d’interpretazione teologicaยป.
Per mandato dell’autoritร superiore viene comunicata ai Padri una nota esplicativa previa circa i ยซ modi ยป concernenti il capo terzo dello schema sulla Chiesa. La dottrina esposta nello stesso capo terzo deve essere spiegata e compresa secondo lo spirito e la sentenza di questa nota.
16 novembre 1964
La commissione ha stabilito di premettere all’esame dei “modi” le seguenti osservazioni generali:
1) “Collegio” non si intende in senso ยซ strettamente giuridico ยป, cioรจ di un gruppo di eguali, i quali abbiano demandata la loro potestร al loro presidente, ma di un gruppo stabile, la cui struttura e autoritร deve essere dedotta dalla Rivelazione. Perciรฒ nella risposta al modus 12 si dice esplicitamente dei Dodici che il Signore li costituรฌ ยซ a modo di collegio o “gruppo” (coetus) stabile ยป. Cfr. anche il modus 53, c. Per la stessa ragione, per il collegio dei vescovi si usano con frequenza anche le parole “ordine” (ordo) o “corpo” (corpus). Il parallelismo fra Pietro e gli altri apostoli da una parte, e il sommo Pontefice e i vescovi dall’altra, non implica la trasmissione della potestร straordinaria degli apostoli ai loro successori, nรฉ, com’รจ chiaro, “uguaglianza” (aequalitatem) tra il capo e le membra del collegio, ma solo “proporzionalitร ” (proportionalitatem) fra la prima relazione (Pietro apostoli) e l’altra (papa vescovi). Perciรฒ la commissione ha stabilito di scrivere nel n. 22 non “medesimo” (eodem) ma “pari” modo. Cfr. modus 57.
2) Si diventa “membro del collegio” in virtรน della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con le membra. Cfr. n. 22.
Nella consacrazione รจ data una “ontologica” partecipazione ai “sacri uffici”, come indubbiamente consta dalla tradizione, anche liturgica. Volutamente รจ usata la parola “uffici” (munerum), e non “potestร ” (potestatum), perchรฉ quest’ultima voce potrebbe essere intesa di potestร esercitabile di fatto (ad actum expedita). Ma perchรฉ si abbia tale potestร esercitabile di fatto, deve intervenire la “determinazione” canonica o “giuridica” (iuridica determinatio) da parte dell’autoritร gerarchica. E questa determinazione della potestร puรฒ consistere nella concessione di un particolare ufficio o nell’assegnazione dei sudditi, ed รจ concessa secondo le norme approvate dalla suprema autoritร . Una siffatta ulteriore norma รจ richiesta “dalla natura delle cose”, trattandosi di uffici, che devono essere esercitati da “piรน soggetti”, che per volontร di Cristo cooperano in modo gerarchico. ร evidente che questa “comunione” รจ stata applicata nella vita della Chiesa secondo le circostanze dei tempi, prima di essere per cosรฌ dire codificata “nel diritto”. Perciรฒ รจ detto espressamente che รจ richiesta la comunione “gerarchica” col capo della Chiesa e con le membra. “Comunione” รจ un concetto tenuto in grande onore nella Chiesa antica (ed anche oggi, specialmente in Oriente). Per essa non si intende un certo vago “sentimento”, ma una “realtร organica”, che richiede una forma giuridica e che รจ allo stesso tempo animata dalla caritร . La commissione quindi, quasi d’unanime consenso, stabilรฌ che si scrivesse: ยซ nella comunione “gerarchica” ยป. Cfr. Mod. 40 ed anche quanto รจ detto della “missione canonica”, sotto il n. 24. I documenti dei recenti romani Pontefici circa la giurisdizione dei vescovi vanno interpretati come attinenti questa necessaria determinazione delle potestร .
3) Il collegio, che non si dร senza il capo, รจ detto essere: ยซanche esso soggetto di suprema e piena potestร sulla Chiesa universale ยป. Ciรฒ va necessariamente ammesso, per non porre in pericolo la pienezza della potestร del romano Pontefice. Infatti il collegio necessariamente e sempre si intende con il suo capo, “il quale nel collegio conserva integro l’ufficio di vicario di Cristo e pastore della Chiesa universale”. In altre parole: la distinzione non รจ tra il romano Pontefice e i vescovi presi insieme, ma tra il romano Pontefice separatamente e il romano Pontefice insieme con i vescovi. E siccome il romano Pontefice e il “capo” del collegio, puรฒ da solo fare alcuni atti che non competono in nessun modo ai vescovi, come convocare e dirigere il collegio, approvare le norme dell’azione, ecc. Cfr. Modo 81. Il sommo Pontefice, cui รจ affidata la cura di tutto il gregge di Cristo, giudica e determina, secondo le necessitร della Chiesa che variano nel corso dei secoli, il modo col quale questa cura deve essere attuata, sia in modo personale, sia in modo collegiale. Il romano Pontefice nell’ordinare, promuovere, approvare l’esercizio collegiale, procede secondo la propria discrezione, avendo di mira il bene della Chiesa.
4) Il sommo Pontefice, quale pastore supremo della Chiesa, puรฒ esercitare la propria potestร in ogni tempo a sua discrezione, come รจ richiesto dallo stesso suo ufficio. Ma il collegio, pur esistendo sempre, non per questo permanentemente agisce con azione “strettamente” collegiale, come appare dalla tradizione della Chiesa. In altre parole: Non sempre รจ ยซin pieno esercizioยป, anzi non agisce con atto strettamente collegiale se non ad intervalli e “col consenso del capo”. Si dice ยซ col consenso del capo ยป, perchรฉ non si pensi a una “dipendenza”, come nei confronti di chi รจ “estraneo”; il termine “consenso” richiama, al contrario, la “comunione” tra il capo e le membra e implica la necessitร dell’atto”, il quale propriamente compete al capo. La cosa รจ esplicitamente affermata nel n. 22 ed รจ ivi spiegata. La formula negativa “se non” (nonnisi) comprende tutti i casi, per cui รจ evidente che le “norme” approvate dalla suprema autoritร devono sempre essere osservate. Cfr. modus 84.
Dovunque appare che si tratta di “unione” dei vescovi “col loro capo”, e mai di azione dei vescovi “indipendentemente” dal papa. In tal caso, infatti, venendo a mancare l’azione del capo, i vescovi non possono agire come collegio, come appare dalla nozione di “collegio”. Questa gerarchica comunione di tutti i vescovi col sommo Pontefice รจ certamente abituale nella tradizione.
N. B.- Senza la comunione gerarchica l’ufficio sacramentale ontologico, che si deve distinguere dall’aspetto canonico giuridico, “non puรฒ” essere esercitato. La commissione ha pensato bene di non dover entrare in questioni di “liceitร ” e “validitร ”, le quali sono lasciate alla discussione dei teologi, specialmente per ciรฒ che riguarda la potestร che di fatto รจ esercitata presso gli Orientali separati e che viene spiegata in modi diversi.
Arcivescovo tit. di Samosata
Segretario generale del Concilio
ย
NOTE
[1] Cf. S. CIPRIANO, Epist. 64,4: PL 3, 1017; CSEL (HARTEL) IIIB, p. 720. S. ILARIO DI POITIERS, In Mt. 23,6: PL 9, 1047. S. AGOSTINO, passim. S. CIRILLO DโALESS., Glaph. in Gen. 2,10: PG 69, 110A.
[2] S. GREGORIO M., Hom. in Evang. 19, 1: PL 76, 1154B. Cf. S. AGOSTINO, Serm. 341, 9, 11: PL 39, 1499s. S. GIOV. DAMASCENO, Adv. Iconocl. 11: PG 96, 1357.
[3] Cf. S. IRENEO, Adv. Haer. III, 24, 1: PG 7, 966B; HARVEY 2, 131, ed. SAGNARD, Sources Chr., p. 398.
[4] S. CIPRIANO, De Orat. Dom. 23: PL 4, 553; HARTEL IIIA, p. 285. S. AGOSTINO, Serm. 71, 20, 33: PL 38, 463s. S. GIOV. DAMASCENO, Adv. Iconocl. 12: PG 96, 1358D.
[5] Cf. ORIGENE, In Mt. 16,21: PG 13, 1443C. TERTULLIANO, Adv. Marc. 3, 7: PL 2, 357C; CSEL 47, 3, p. 386. Quanto ai documenti liturgici, cf. Sacramentarium Gregorianum: PL 78, 160B; oppure C. MOHLBERG, Liber Sacramentorum Romanae Ecclesiae, Romae 1960, p. 111, XC: โO Dio, che edifichi la tua eterna dimora in tutta lโassemblea dei santi…โ. Inno Urbs Ierusalem beata nel Breviario monastico e Coelestis urbs Ierusalem nel Breviario romano. [Nella Dedicazione della Chiesa. La Liturgia delle Ore ha ripreso il testo monastico, che รจ quello originale].
[6] Cf. S. TOMMASO, Summa Theol. III, q. 62, a. 5, ad 1.
[7] Cf. PIO XII, Enc. Mystici Corporis, 29 giugno 1943: AAS 35 (1943), p. 208.
[8] Cf. LEONE XIII, Enc. Divinum illud, 9 maggio 1897: ASS 29 (1896-97), p. 650. PIO XII, Enc. Mystici Corporis, l.c. [nota prec.], pp. 219-220: Dz 2288 (3808) [Collantes 7.363]. S. AGOSTINO, Serm. 268, 2: PL 38, 1232, et alibi. S. GIOV. CRISOSTOMO, In Eph., Hom. 9, 3: PG 62, 72. DIDIMO DโALESS., Trin. 2, 1: PG 39, 449s. S. TOMMASO, In Col. 1,18, lect. 5: ed. Marietti, II, n. 46: โCome un unico corpo viene costituito dallโunione con lโanima, cosรฌ la Chiesa dallโunione con lo Spirito…โ.
[9] Cf. LEONE XIII, Enc. Sapientiae christianae, 10 genn. 1890: ASS 22 (1889-90), p. 392; ID., Enc. Satis cognitum, 29 giugno 1896: AAS 28 (1895-96), pp. 710 e 724ss. PIO XII, Enc. Mystici Corporis, l.c. [nota 7], pp. 199-200.
[10] Cf. PIO XII, Enc. Mystici Corporis, l.c. [nota 7], p. 221ss; ID., Enc. Humani generis, 12 ag. 1950: AAS 42 (1950), p. 571.
[11] Cf. LEONE XIII, Enc. Satis cognitum, l.c. [nota 9], p. 713.
[12] Cf. Symbolum Ap.: Dz 6-9 (10-13) [Collantes 0.501-02]; Symb. Nic.-Const.: Dz 86 (150) [Collantes 0.509]; cf. Prof. fidei Trid.: Dz 994 e 999 (1862 e 1868) [Collantes 0.518 e 0.525].
[13] E detta โSanta (cattolica apostolica) Romana Chiesaโ nella Prof. fidei Trid., l.c. [nota prec.] e nel CONC. VAT. I, Cost. Dogm. sulla fede cattolica Dei Filius: Dz 1782 (3001) [Collantes 3.018].
[14] S. AGOSTINO, De civ. Dei, XVIII, 51, 2: PL 41, 614.
[15] Cf. S. CIPRIANO, Epist. 69,6: PL 3, 1142B; HARTEL 3B, p. 754: โsacramento inseparabile di unitร โ.
[16] Cf. PIO XII, Disc. Magnificate Dominum, 2 nov. 1954: AAS 46 (1954), p. 669; Encicl. Mediator Dei, 20 nov. 1947: AAS 39 (1947), p. 555 [Collantes 7.390].
[17] Cf. PIO XI, Encicl. Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928: AAS 20 (1928), p. 171s. [Collantes 4.113]. PIO XII, Disc. Vous nous avez, 22 sett. 1956: AAS 48 (1956), p. 714.
[18] Cf. S. TOMMASO, Summa Theol. III, q. 63, a. 2.
[19] Cf. S. CIRILLO DI GERUS., Catech. 17, sullo Spirito S., II, 35-37: PG 33, 1009-1012; NIC. CABASILAS, De vita in Christo, lib. III, sullโutilit del crisma: PG 150, 569-580. S. TOMMASO, Summa Theol. III, q. 65, a. 3 e q. 72, a. 1 e 5.
[20] Cf. Pio XII, Encicl. Mediator Dei, 20 nov. 1947: AAS 39 (1947), specialmente p. 552s. [Collantes 9.306s].
[21] 1 Cor 7,7: “Ciascuno ha il proprio dono (idion charisma) da Dio, chi in un modo, chi in un altro”. Cf. S. AGOSTINO, De Dono Persev., 14, 37: PL 45, 1015s.: “Non dono di Dio soltanto la continenza, ma anche la castit dei coniugati”.
[22] S. AGOSTINO, De Praed. Sanct. 14,27: PL 44, 980.
[23] S. GIOV. CRISOSTOMO, In Io., Hom. 65, 1: PG 59, 361.
[24] Cf. S. IRENEO, Adv. Haer. III, 16, 6; III, 22, 1-3: PG 7, 925C-926A e 955C-958A; HARVEY 2, 87s. e 120-123; SAGNARD, ed. Sources Chr., pp. 290-292 e 372ss.
[25] Cf. S. IGNAZIO M., Ad Rom., Praef.: ed. FUNK I, 252.
[26] CF. S. AGOSTINO, Bapt c. Donat. V, 28, 39: PL 43, 197: “E del tutto chiaro che quando si dice: dentro e fuori la Chiesa, si allude al cuore, non al corpo”. Cf. ib. III, 19, 26: col. 152; V, 18, 24: col. 189; In Io., Tr. 61, 2: PL 35, 1800, et al. spesso.
[27] Lc 12,48: โA chiunque fu dato molto, molto sarร chiestoโ. Cf. Mt 5,19-20; 7,21-22; 25,41-46; Gc 2,14.
[28] Cf. LEONE XIII, Lett. Apost. Praeclara gratulationis, 20 giugno 1894: ASS 26 (1893-94), p. 707.
[29] Cf. LEONE XIII, Encicl. Satis cognitum, 29 giugno 1896: ASS 28 (1895-96), p. 738; Encicl. Caritatis studium, 25 lug. 1898: ASS 31 (1898-1899), p. 11. PIO XII, Messaggio radiof. Nellโalba, 24 dic. 1941: AAS 34 (1942), p. 21.
[30] Cf. PIO XI, Encicl. Rerum Orientalium, 8 sett. 1928: AAS 20 (1928), p. 287. PIO XII, Encicl. Orientalis Ecclesiae, 9 apr. 1944: AAS 36 (1944), p. 137.
[32] Cf. Istr. della S. S. C. del S. Uffizio, 20 dic. 1949: AAS 42 (1950), p. 142.
[32] Cf. S. TOMMASO, Summa Theol. III, q. 8, a. 3, ad I.
[33] Cf. Lett. della S. S. C. del S. Uffizio allโArciv. di Boston: Dz 3869-72 [Collantes 7.043-45]
[34] Cf. EUSEBIO DI CES., Praeparatio Evangelica, I, 1: PG 21, 28AB.
[35] Cf. BENEDETTO XV, Lett. Apost. Maximum illud: AAS 11 (1919), p. 440, specialmente p. 451ss. PIO XI, Encicl. Rerum Ecclesiae: AAS 18 (1926), pp. 68-69. PIO XII, Encicl. Fidei Donum, 21 apr. 1957: AAS 49 (1957), pp. 236-237.
[36] Cf. Didach , 14: ed. FUNK I, p. 32. S. GIUSTINO, Dial. 41: PG 6, 564. S. IRENEO, Adv. Haer. IV, 17, 5: PG 7, 1023; HARVEY, 2, p. 199s. CONC. DI TRENTO, Sess. 22, cap. I: Dz 939 (1742) [Collantes 9.174].
[37] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus: Dz 1821 (3050s.) [Collantes 7.176].
[38] Cf. CONC. DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: Dz 694 (1307) [Collantes 7.159] e CONC. VAT. I, Cost. dogm. sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus: Dz 1826 (3059) [Collantes 7.184].
[39] Cf. Liber Sacramentorum di S. GREGORIO, pref. nelle feste di S. Mattia e di S. Tommaso: PL 78, 51 e 152; cf. Cod. Vat. lat. 3548, f. 18. S. ILARIO, In Ps. 67,10: PL 9, 450; CSEL 22, p. 286. S. GIROLAMO, Adv. Iovin. 1, 26: PL 23, 247A. S. AGOSTINO, In Ps. 86, 4: PL 37, 1103. S. GREGORIO M., Mor. in Iob XXVIII, V: PL 76, 455-456. PRIMASIO, Comm. in Apoc. V: PL 68, 924BC. PASCASIO RADB., In Mt. L. VIII, cap. 16: PL 120, 561C. Cf. LEONE XIII, Lett. Et sane, 17 dic. 1888: ASS 21 (1888), p. 321.
[40] Cf. At 6,2-6; 11,30; 13,1; 14,23; 20,17; 1 Ts 5,12-13; Fil 1,1; Col 4,11 e passim.
[41] Cf. At 20,25-27; 2 Tm 4,6s da confr. con 1 Tm 5,22; 2 Tm 2,2; Tt 1,5; S. CLEMENTE ROM., Ad Cor. 44, 3: ed. FUNK I, p. 156.
[42] Cf. S. CLEMENTE ROM., Ad Cor. 44,2: ed. FUNK I, 154s.
[43] Cf. TERTULLIANO, Praescr. Haer. 32: PL 2, 52s; S. IGNAZIO M., passim.
[44] Cf. TERTULLIANO, Praescr. Haer. 32: PL 2, 53.
[45] Cf. S. IRENEO, Adv. Haer. III, 3, 1: PG 7, 848A; HARVEY 2, 8; SAGNARD, p. 100s: โmanifestataโ.
[46] Cf. S. IRENEO, Adv. Haer. III, 2, 2: PG 7, 847; HARVEY 2, 7; SAGNARD, p. 100: โรจ custoditaโ; cf. ib. IV, 26, 2: col. 1053; HARVEY 2, 236, e IV, 33, 8: col. 1077: HARVEY 2, 262.
[47] S. IGNAZIO M., Philad., Praef: ed. FUNK I, p. 264.
[48] S. IGNAZIO M., Philad., 1,1; Magn. 6,1: ed. FUNK I, 264 e 234.
[49] S. CLEMENTE ROM., l.c. [nota 6], 42, 3-4; 44, 3-4; 57, 1-2: ed. FUNK I, 152, 156, 171s; S. IGNAZIO M., Philad. 2; Smyrn. 8; Magn. 3; Trall. 7: ed. FUNK I, p. 265s, 282, 232, 246s ecc.; S. GIUSTINO, Apol. I, 65: PG 6,428; S. CIPRIANO, Epist., passim.
[50] Cf. LEONE XIII, Encicl. Satis cognitum, 29 giug. 1896: ASS 28 (1895-96), p. 732.
[51] Cf. CONC. DI TRENTO, Decr. De sacr. Ordinis, cap. 4: Dz 960 (1768) [Collantes 9.293]; CONC. VAT. I, Cost. dogm. I sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus, cap. 3: Dz 1828 (3061) [Collantes 7.186]. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis, 29 giug. 1943: AAS 35 (1943), pp. 209 e 212 [Dz 3804; Collantes 7.200]. CIC can. 329 ยง 1 [nel nuovo Codice can. 375].
[52] Cf. LEONE XIII, Lett. Et sane, 17 dic. 1888: ASS 21 (1888), p. 321s.
[53] Cf. S. LEONE M., Serm. 5, 3: PL 54, 154.
[54] Il CONC. DI TRENTO, Sess. 23, cap. 3, cita le parole di 2Tm 1,6-7 per dimostrare che lโOrdine รจ un vero sacramento: Dz 959 (1766) [Collantes 9.290].
[55] Nella Trad. Apost. 3, ed. BOTTE, Sources Chr., pp. 27-30, al Vescovo viene attribuito “il primato del sacerdozio”. Cf. Sacramentarium Leonianum, ed. C. MOHLBERG, Sacramentarium Veronense, Romae 1955, p. 119: “al ministero del sommo sacerdozio… Compi nei tuoi sacerdoti il culmine del tuo mistero…”. IDEM, Liber Sacramentorum Romanae Ecclesiae, Romae 1960, pp. 121-122: “Conferisci loro, Signore, la cattedra episcopale per reggere la tua Chiesa e tutto il popolo”. Cf. PL 78, 224.
[56] Cf. Trad. Apost. 2: ed. BOTTE, p. 27.
[57] Cf. il CONC. DI TRENTO, che nella Sess. 23, cap. 4 insegna che il sacramento dellโOrdine imprime un carattere indelebile: Dz 960 (1767) [Collantes 9.291]. Cf. GIOVANNI XXIII, Disc. Iubilate Deo, 8 maggio 1960: AAS 52 (1960), p. 466. PAOLO VI, Omelia nella Bas. Vaticana, 20 ott. 1963: AAS 55 (1963), p. 1014.
[58] S. CIPRIANO, Epist. 63, 14: PL 4, 386; HARTEL, IIIB, p. 713: “Il sacerdote compie veramente le funzioni di Cristo”. S. GIOV. CRISOSTOMO, In 2 Tim., Hom. 2, 4: PG 62, 612: Il sacerdote “symbolon” di Cristo. S. AMBROGIO, In Ps. 38, 25-26: PL 14, 1051-52: CSEL 64, 203-204. AMBROSIASTER, In 1 Tim. 5,19: PL 17, 479C e In Eph. 4, 11-12, col. 387C. TEODORO DI MOPS., Hom. Catech. XV, 21 e 24; ed. TONNEAU, pp. 497 e 503. ESICHIO DI GERUS., In Lev., L. 2, 9, 23: PG 93, 894B.
[59] Cf. EUSEBIO, Hist. Eccl., V, 24, 10: GCS II, 1, p. 495; ed. BARDY, Sources Chrรฉt., II, p. 69. DIONIGI, in EUSEBIO, ib. VII, 5, 2: GCS II, 2, p. 638s; BARDY, II, p. 168s.
[60] Sugli antichi Concili cf. EUSEBIO, Hist. Eccl. V, 23-24; GCS II, 1, p. 488ss; BARDY, II, p. 66ss e passim. CONC. DI NICEA, can. 5: COD p. 7
[61] Cf. TERTULLIANO, De Ieiunio, 13: PL 2, 972B; CSEL 20, p. 292, lin. 13-16.
[62] Cf. S. CIPRIANO, Epist. 56, 3: HARTEL IIIB, p. 650; BAYARD, p. 154.
[63] Cf. la relazione ufficiale ZINELLI al CONC. VAT I: MANSI 52, 1109C.
[64] Cf. CONC. VAT I, Schema della Cost. dogm. II De Ecclesia Christi, c. 4:[176][176]NSI 53, 310. Cf. la relazione KLEUTGEN sullo Schema riformato: MANSI 53,321B-322B e la dichiarazione ZINELLI: MANSI 52, 1110A. Vedi anche S. LEONE M., Serm. 4,3: PL 54, 151A.
[65] Cf. CIC, can. 222 e 227 [nel nuovo Codice can. 338].
[66] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor aeternus: Dz 1821 (3050s) [Collantes 7.176].
[67] Cf. S. CIPRIANO, Epist. 66, 8: HARTEL III, 2, p. 733: โIl Vescovo nella Chiesa e la Chiesa nel Vescovoโ.
[68] Cf. S. CIPRIANO, Epist 55,24: HARTEL, p. 642, lin. 13: โUnโunica Chiesa in tutto il mondo divisa in molte membra. Epist. 36, 4: HARTEL, p. 575, lin. 20-21.
[69] Cf. PIO XII, Encicl. Fidei Donum, 21 apr. 1957: AAS 49 (1957), p. 237.
[70] Cf. S. ILARIO DI POIT., In Ps. 14,3: PL 9, 206; CSEL 22, p. 86. S. GREGORIO M., Moral. IV, 7, 12: PL 75, 643C. PSEUDO BASILIO, In Is. 15, 296: PG 30, 637C.
[71] Cf. S. CELESTINO, Epist. 18, 1-2, al Conc. di Ef.: PL 50, 505AB; SCHWARTZ, Acta Conc. Oec. I, 1, 1, p. 22. Cf. BENEDETTO XV, Lett. Apost. Maximum illud: AAS 11 (1919), p. 440. PIO XI, Encicl. Rerum Ecclesiae, 28 febbr. 1926: AAS 18 (1926), p. 69. PIO XII, Encicl. Fidei Donum, l.c. [nota33].
[72] Cf. LEONE XIII, Encicl. Grande munus, 30 sett. 1880: ASS 13 (1880), p. 145. Cf. CIC, can. 1327; can. 1350 ยง 2 [nel nuovo Codice: cf. can. 762].
[73] Sui diritti delle Sedi patriarcali cf. CONC. DI NICEA, can. 6 per Alessandria e Antiochia, e can. 7 per Gerusalemme: Conc. Oec. Decr., p. 8 CONC. LATER. IV, anno 1215, Costit. V: De dignitate Patriarcharum: ibid. p. 212 [Dz 811]. CONC. DI FERR.-FIR.: ibid., p. 504 [Dz 1307-08; Collantes 7.159-60].
[74] Cf. Cod. Iuris Can., pro Eccl. Orient.: cc. 216-314 sui Patriarchi; cc. 324-339 sugli Arcivescovi maggiori; cc. 362-391 sugli altri dignitari; in specie c. 238 ยง 3; 216; 240; 251; 255: sulla nomina dei Vescovi da parte del Patriarca.
[75] Cf. CONC. DI TRENTO, Decr. De reform., Sess. V, c. 2, n. 9 e Sess. XXIV, can 4: Conc. Oec. Decr., pp. 645 e 739.
[76] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Dei Filius, 3: Dz 1792 (3011) [Collantes 1.070]. Cf. la nota aggiunta allo Schema I De Eccl. (desunta da S. ROB. BELLARMINO): MANSI 51, 579C; e lo Schema riformato della Cost. II De Ecclesia Christi, con il commento KLEUTGEN: MANSI 53, 313AB. PIO IX, Lett. Tuas libenter: Dz 1683 (2879) [Collantes 7.174].
[77] Cf. CIC, cann. 1322-1323 [nel nuovo Codice: cann. 747-750].
[78] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor Aeternus: Dz 1839 (3074) [Collantes 7.198].
[79] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 52, 1213AC.
[80] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 1214A.
[81] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 1215CD, 1216-1217A.
[82] Cf. la spiegazione GASSER al CONC. VAT. I: MANSI 1213.
[83] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor aeternus, 4: Dz 1836 (3070).
[84] Orazione della consacrazione episcopale nel rito bizantino: Euchologion to mega, Romae 1873, p. 139.
[85] Cf. S. IGNAZIO M., Smyrn. 8, 1: ed. FUNK I, p. 282.
[86] Cf. At 8,1; 14,22-23; 20,17 e passim.
[87] Orazione mozarabica: PL 96, 759B.
[88] Cf. S. IGNAZIO M., Smyrn. 8, 1: ed. FUNK I, p. 282.
[89] S. TOMMASO, Summa Theol. III, q. 73, a. 3.
[90] Cf. S. AGOSTINO, C. Faustum, 12, 20: PL 42, 265; Serm. 57, 7: PL 38, 389, ecc
[91] S. LEONE M., Serm. 63, 7: PL 54, 357C.
[92] Traditio Apostolica di Ippolito, 2-3: ed. BOTTE, pp. 26-30.
[93] Cf. il testo dellโesame allโinizio della consacrazione episcopale, e lโOrazione alla fine della Messa della consacrazione stessa, dopo il Te Deum.
[94] BENEDETTO XIV, Br. Romana Ecclesia, 5 ott. 1752, ยง 1: Bullarium Benedicti XIV, t. IV, Romae 1758, 21: “Il Vescovo lโimmagine di Cristo e compie le sue funzioni”. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis, l.c. [nota 15], p. 211: “I singoli nutrono e reggono i singoli greggi di Cristo loro assegnati” [Dz 3804; Collantes 7.200].
[95] Cf. LEONE XIII, Encicl. Satis cognitum, 29 giugno 1896: ASS 28 (1895-96), p. 732. IDEM, Lett. Officio sanctissimo, 22 dic. 1887: ASS 20 (1887), p. 264. PIO IX, Lett. Apost. ai Vescovi della Germania, 12 marzo 1875, e Disc. Concist., 15 marzo 1875: Dz 3112-3117, solo nella nuova edizione.
[96] Cf. CONC. VAT. I, Cost. dogm. Pastor aeternus, 3: Dz 1828 (3061) [Collantes 7.186]. Cf. Relazione ZINELLI: MANSI 52, 1114D.
[97] Cf. S. IGNAZIO M., Ad Ephes. 5, 1: ed. FUNK I, p. 216.
[98] Cf. S. IGNAZIO M., Ad Ephes. 6, 1: ed. FUNK I, p. 218.
[99] Cf. CONC. DI TRENTO, De sacr. Ordinis, cap. 2: Dz 958 (1765) [Collantes 9.289], e can. 6: Dz 966 (1776) [Collantes 9.301].
[100] Cf. INNOCENZO I, Epist. ad Decentium: PL 20, 554A: MANSI 3, 1029: Dz 98 (215) [Collantes 9.075]: โI Presbiteri, pur essendo secondi nel sacerdozio, non hanno perรฒ la pienezza del pontificatoโ. S. CIPRIANO, Epist. 61,3: ed. HARTEL, p. 696.
[101] Cf. CONC. DI TRENTO, l.c. [nota 63]: Dz 956a-968 (1763-1778) [Collantes 9.2889.303] e in specie can. 7: Dz 967 (1777) [Collantes 9.300]. PIO XII, Cost. Apost. Sacramentum Ordinis: Dz 2301 (3857-61) [Collantes 9.314-17].
[102] Cf. INNOCENZO I, l.c. [nota 64]. S. GREGORIO NAZ., Apol. II, 22: PG 35,432B. PS. DIONIGI, Eccl. Hier., 1, 2: PG 3, 372D.
[103] Cf. CONC. DI TRENTO, Sess. 22: Dz 940 (1743) [Collantes 9.175]. PIO XII, Encicl. Mediator Dei, 20 nov. 1947: AAS 39 (1947), p. 553: Dz 2300 (3850) [Collantes 9.308].
[104] Cf. CONC. DI TRENTO, Sess. 22: Dz 938 (1739-40) [Collantes 9.171-72]; CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 7 e n. 47: AAS 56 (1964), pp. 100-113 [pp. 21 e 45ss].
[105] Cf. PIO XII, Encicl. Mediator Dei, l.c. alla nota 67.
[106] Cf. S. CIPRIANO, Epist. 11, 3: PL 4, 242B; HARTEL II, 2, p. 497.
[107] Cf. Pontificale Romanum, Lโordinazione dei Presbiteri, allโimposizione dei paramenti.
[108] Cf. Pontificale Romanum, Lโordinazione dei Presbiteri, prefazione.
[109] Cf. S. IGNAZIO M., Philad. 4: ed. FUNK I, p. 266. S. CORNELIO I, in S. CIPRIANO, Epist. 48, 2; HARTEL III, 2, p. 610.
[110] Constitutiones Ecclesiae Aegyptiacae, III, 2: ed. FUNK, Didascalia, II, p. 103; Statuta Eccl. Ant. 37-41: MANSI 3, 954.
[111] S. POLICARPO, Ad Phil. 5, 2: ed. FUNK I, p. 300: Cristo detto “fatto diacono di tutti”. Cf. Didach 15, 1: ib., p. 32. S. IGNAZIO M., Trall. 2,3: ib., p. 242; Constitutiones Apostolorum, 8, 28, 4: ed. FUNK, Didascalia, I, p. 530.
[112] S. AGOSTINO, Serm. 340, 1: PL 38, 1483.
[113] Cf. PIO XI, Encicl. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931: AAS 23 (1931), p. 221s. PIO XII, Disc. De quelle consolation, 14 ott. 1951: AAS 43 (1951), p. 790s.
[114] Cf. PIO XII, DISC. Six ans se sont รฉcoulรฉs, 5 ott. 1957: AAS 49 (1957), p. 927.
[115] Messale romano, dal prefazio della festa di Cristo Re.
[116] Cf. LEONE XIII, Encicl. Immortale Dei, 1ยฐ nov. 1885: ASS 18 (1885), p. 166ss. IDEM, Encicl. Sapientiae Christianae, 10 genn. 1890: ASS 22 (1889-90), p. 397ss. PIO XII, Disc. Alla vostra filiale, 23 marzo 1958: AAS 50 (1958), p. 220: “la legittima sana laicitร dello Stato”.
[117] Cf. CIC, can. 682 [nel nuovo Codice: can. 213].
[118] Cf. PIO XII, Disc. De quelle consolation, l.c. [nota 2], p. 789: “Nelle battaglie decisive, talvolta dal fronte che partono le pi felici iniziative…”. IDEM, Disc. Lโimportance de la presse catholique, 17 febbr. 1950: AAS 42 (1950), p. 256.
[119] Cf. 1 Ts 5,19 e 1 Gv 4,1.
[120] Epist. ad Diognetum, 6: ed. FUNK I, p. 400. Cf. S. GIOV. CRISOSTOMO, In Mt., Hom. 46 (47), 2: PG 58, 478, sul fermento nella pasta.
[121] Messale Romano, Gloria a Dio. Cf. Lc 1,35; Mc 1,24; Lc 4,34; Gv 6,69 (ho hagios tou Theou); At 3,14; 4,27.30; Eb 7,26; 1Gv 2,20; Ap 3,7.
[122] Cf. ORIGENE, Comm. Rom. 7,7: PG 14, 1122B. PS. MACARIO, De Oratione, 11: PG 34, 861AB. S. TOMMASO, Summa Theol. II-II, q. 184, a. 3.
[123] Cf. S. AGOSTINO, Retract. II, 18: PL 32, 637s. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis, 29 giugno 1943: AAS 35 (1943), p. 225.
[124] Cf. PIO XI, Encicl. Rerum omnium, 26 genn. 1923: AAS 15 (1923), pp. 50 e 59-60 [Collantes 7.319-20]; Encicl. Casti Connubii, 31 dic. 1930: AAS 22 (1930), p. 548. PIO XII, Cost. Apost. Provida Mater, 2 febbr. 1947: AAS 39 (1947), p. 117. Disc. Annus sacer, 8 dic. 1950: AAS 43 (1951), pp. 27-28. Disc. Nel darvi, 1ยฐ lug. 1956: AAS 48 (1956), p. 574s.
[125] Cf. S. TOMMASO, Summa Theol. II-II, q. 184, a. 5 e 6; De perf. vitae spir., c. 18. ORIGENE, In Is., Hom. 6, 1: PG 13, 239.
[126] Cf. S. IGNAZIO M., Magn. 13, 1: ed. FUNK I, p. 241.
[127] Cf. S. PIO X, Esort. Haerent animo, 4 ag. 1908: ASS 41 (1908), p. 560s. CIC, can. 124 [nel nuovo Codice can. 276]. PIO XI, Encicl. Ad catholici sacerdotii, 20 dic. 1935: AAS 28 (1936), p. 22.
[128] Cf. Pontificale Romanum, Ordinazione dei Presbiteri, esortazione iniziale.
[129] Cf. S. IGNAZIO M., Trall. 2, 3: ed. FUNK I, p. 244.
[130] Cf. PIO XII, Disc. Sous la maternelle protection, 9 dic. 1957: AAS 50 (1958), p. 36.
[131] Cf. PIO XI, Encicl. Casti Connubii, 31 dic. 1930: AAS 22 (1930), p. 548s. S. GIOV. CRISOSTOMO, In Ephes., Hom. 20, 2: PG 62, 136ss.
[132] Cf. S. AGOSTINO, Enchir. 121, 32: PL 40, 288. S. TOMMASO, Summa Theol. II-II, q. 184 a. 1. PIO XII, Esort. Apost. Menti nostrae, 23 sett. 1950: AAS 42 (1950), p. 660 [Collantes 7.321].
[133] Sui consigli in genere cf. ORIGENE, Comm. Rom. X, 14: PG 14,1275B. S. AGOSTINO, De S. Virginitate 15,15: PL 40, 403. S. TOMMASO, Summa Theol. I-II, q. 100, a. 2c (alla fine); II-II, q. 44, a. 4, ad 3.
[134] Sullโeccellenza della verginit consacrata cf. TERTULLIANO, Exhort. Cast. 10: PL 2, 925C. S. CIPRIANO, Hab. Virg. 3 e 22: PL 4, 443B e 461As. S. ATANASIO (?), De Virg.: PG 28, 252ss. S. GIOV. CRISOSTOMO, De Virg.: PG 48, 533ss.
[135] Sulla povertร spirituale cf. Mt 5,3 e 19,21; Mc 10,21; Lc 18,22; sullโobbedienza si propone lโesempio di Cristo; Gv 4,34 e 6,38; Fil 2,8-10; Eb 10,5-7. Abbondano i Padri e i fondatori degli ordini religiosi.
[136] Sullโeffettiva pratica dei consigli, che non viene imposta a tutti, cf. S. GIOV. CRISOSTOMO, In Mt., Hom. 7,7: PG 57, 81s. S. AMBROGIO, De Viduis 4,23: PL 16, 241s.
[137] Cf. ROSWEYDE, Vitae Patrum, Antverpiae 1628. Apophtegmata Patrum: PG 65. PALLADIO, Historia Lausiaca: PG 34, 995ss: ed. C. BUTLER, Cambridge 1898 (1904). PIO XI, Cost. Apost. Umbratilem, 8 lug. 1924: AAS 16 (1924), pp. 386-387. PIO XII, Disc. Nous sommes heureux, 11 apr. 1958: AAS 50 (1958), p. 283.
[138] Cf. PAOLO VI, Disc. Magno gaudio, 23 maggio 1964: AAS 56 (1964), p. 566.
[139] Cf. CIC, cann. 487 e 488, 4o [nel nuovo Codice: cann. 573 e 588]. PIO XII, DISC. Annus sacer, 8 dic. 1950: AAS 43 (1951), p. 27s. PIO XII, Cost. Apost. Provida Mater, 2 febbr. 1947: AAS 39 (1947), p. 120ss.
[140] Cf. PAOLO VI, l.c. [nota 2], p. 567.
[141] Cf. S. TOMMASO, Summa Theol. II-II, q. 184, a. 3 e q. 188, a. 2. S. BONAVENTURA, Opusc. XI, Apologia Pauperum, c. 3, 3: ed. Opera, Quaracchi, t. 8, 1898, p. 245a.
[142] Cf. CONC. VAT. I, Schema De Ecclesia Christi, cap. XV, e Annot. 48: MANSI 51, 549s e 619s. LEONE XIII, Lett. Au milieu des consolations, 23 dic. 1900: ASS 33 (1900-01), p. 361. PIO XII, Cost. Apost. Provida Mater, l.c. [nota 3], p. 114s.
[143] Cf. LEONE XIII, Cost. Romanos Pontifices, 8 maggio 1881: ASS 13 (1880-81), p. 483. PIO XII, Disc. Annus sacer, 8 dic. 1950: AAS 43 (1951), p. 28s.
[144] Cf. PIO XII, Disc. Annus sacer, l.c. [nota prec.], p. 28. PIO XII, Cost. Apost. Sedes Sapientiae, 31 maggio 1956: AAS 48 (1956), p. 355. PAOLO VI, Disc. Magno gaudio, 23 maggio 1964: AAS 56 (1964), pp. 570-571.
[145] Cf. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis, 29 giugno 1943: AAS 35 (1943), p. 214s.
[146] Cf. PIO XII, Disc. Annus sacer, l.c. [nota 7], p. 30. Disc. Sous la maternelle protection, 9 dic. 1957: AAS 50 (1958), p. 39s.
[147] CONC. DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: Dz 693 (1305) [Collantes 0.023].
[148] Oltre ai documenti piรน antichi contro qualunque forma di evocazione spiritistica da Alessandro IV (27 sett. 1258) in poi, cf. Encicl. della S. S. C. del S. Uffizio De magnetismi abusu, 4 ag. 1856: ASS 1 (1865), pp. 177-178; Dz 1653-54 (2823-25); risposta della S. S. C. del S. Uffizio del 24 apr. 1917: AAS 9 (1917), p. 268; Dz 2182 (3642).
[149] Si veda lโesposizione sintetica di questa dottrina paolina in: PIO XII, Encicl. Mystici Corporis: AAS 35 (1943), p. 200 e passim.
[150] Cf. per es. S. AGOSTINO, Enarr. in Ps. 85, 24: PL 37, 1099. S. GIROLAMO, Liber contra Vigilantium, 6: PL 23, 344. S. TOMMASO, In IV Sent., d. 45, q. 3, a. 2. S. BONAVENTURA, In IV Sent. d. 45, a. 3, q. 2; ecc.
[151] Cf. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis AAS 35 (1943), p. 245.
[152] Cf. parecchie iscrizioni nelle Catacombe romane.
[153] Cf. GELASIO I, Decretale De libris recipiendis, 3: PL 59, 160; Dz 165 (353).
[154] Cf. S. METODIO, Symposion, VII, 3: GCS (BONWETSCH), p. 74.
[155] Cf. BENEDETTO XV, Decretum approbationis virtutum in Causa beatificationis et canonizationis Servi Dei Ioannis Nepomuceni Neumann: AAS 14 (1922), p. 23; diversi Discorsi di PIO XI sui Santi: Inviti allโeroismo, in Discorsi e Radiomessaggi, tt. 1941-1942, passim; PIO XII, Discorsi e Radiomessaggi, t. X, 1949, 37-43.
[156] Cf. PIO XII, Encicl. Mediator Dei: AAS 39 (1947), p. 581.
[157] Cf. Eb 13,7; Sir 44-50; Eb 11,3-40. Cf. anche PIO XII, Encicl. Mediator Dei: AAS 39 (1947), p. 582-583.
[158] Cf. CONC. VATICANO I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 3: Dz 1794 (3013) [Collantes 1.072].
[159] Cf. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis: AAS 35 (1943), p. 216 [Collantes 8.161].
[160] Circa la riconoscenza verso i Santi, cf. E. DIEHL, Inscriptiones latinae christianae veteres, I, Berolini 1925, nn. 2008, 2382 e passim.
[161] CONC. DI TRENTO, Decr. De invocatione… Sanctorum: Dz 984 (1821) [Collantes 7.343].
[162] Breviario romano, Invitatorio nella festa di Tutti i Santi.
[163] Cf. per es. 2 Ts 1,10.
[164] CONC. VATICANO II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, cap. 5, n. 104: AAS 56 (1964), pp. 125-126 [pag. 17ss].
[165] Messale romano, Canone [Preghiera Eucaristica I] della Messa.
[166] CONC. DI NICEA II, Sess. VII: Dz 302 (600) [Collantes 7.336].
[167] CONC. DI FIRENZE, Decretum pro Graecis: Dz 693 (1304) [Collantes 0.022].
[168] CONC. DI TRENTO, Decr. de invocatione, veneratione et reliquiis Sanctorum et sacris imaginibus: Dz 984-88 (1821-24) [Collantes 7.343-47]; Decr. de Purgatorio; Dz 983 (1820) [Collantes 0.029]; decr. De iustificatione, can. 30: Dz 840 (1580) [Collantes 8.113].
[169] Messale romano, dal prefazio dei Santi concesso alle diocesi di Francia.
[170] Cf. S. PIETRO CANISIO, Catechismus Maior seu Summa Doctrinae christianae, cap. III (ed. crit. F. STREICHER), Pars I, pp. 15-16, n. 44 e pp. 100-101, n. 49.
[171] Cf. CONC. VATICANO II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, cap. I, n. 8: AAS 56 (1964), p. 401 [pag. 21].
[172] Simbolo Costantinopolitano: MANSI 3, 566. Cf. CONC. DI EFESO, ib. 4, 1130 (anche ib. 2, 665 e 4, 1071); CONC. DI CALC., ib. 7, 111-116; CONC. DI COSTANTINOPOLI II, ib. 9, 375-396 [Dz 150, 301, 422; Collantes 4.012, 4.020, 0.509]; Messale romano, nel Credo.
[173] Messale romano, nel Canone [Preghiera eucaristica I].
[174] S. AGOSTINO, De S. Virginitate, 6: PL 40, 399.
[175] Cf. PAOLO VI, Discorso al Concilio del 4 dic.1963: AAS 56 (1964), p. 37 [0000].
[176] Cf. S. GERMANO DI COST., Hom. in Annunt. Deiparae: PG 98, 328A; In Dorm., 2: 357. ANASTASIO DโANTIOCHIA, Serm. 2 de Annunt., 2: PG 89, 1377AB; Serm. 3, 2: 1388C. S. ANDREA DI CRETA, Can. in B. V. Nat., 4: PG 97, 1321B; In B. V. Nat., 1: 812A; Hom. in Dorm., 1: 1068C. S. SOFRONIO, Or. 2 in Annunt., 18: PG 87(3), 3237BD.
[177] S. IRENEO, Adv. Haer. III, 22, 4: PG 7, 959A; HARVEY, 2, 123.
[178] S. IRENEO, Adv. Haer. III, 22, 4: PG 7, 959A; HARVEY, 2, 124.
[179] S. EPIFANIO, Haer. 78, 18: PG 42, 728CD-729AB.
[180] S. GIROLAMO, Epist. 22, 21: PL 22, 408. Cf. S. AGOSTINO, Serm. 51, 2, 3: PL 38, 335; Serm. 232, 2: 1108. S. CIRILLO DI GERUS., Catech. 12, 15: PG 33, 741AB. S. GIOV. CRISOSTOMO, In Ps. 44, 7: PG 55, 193. S. GIOV. DAMASCENO, Hom. 2 in dorm. B.M.V., 3: PG 96, 728.
[181] Cf. CONC. LAT. del 649, can. 3: MANSI 10, 1151 [Dz 503; Collantes 4.044]. S. LEONE M., Epist. ad Flav.: PL 54, 759 [Dz 291; Collantes 4.007]. CONC. DI CALC.: MANSI, 7, 462. S. AMBROGIO, De instit. virg.: PL 16, 320.
[182] Cf. PIO XII, Encicl. Mystici Corporis, 29 giugno 1943: AAS 35 (1943), pp. 247-248 [Collantes 5.034-35].
[183] Cf. PIO IX, Bolla Ineffabilis, 8 dic. 1854: Acta Pii IX, 1, I, p. 616; Dz 1641 (2803) [Collantes 5.026].
[184] Cf. PIO XII, Cost. Apost. Munificentissimus, 1ยฐ nov. 1950: AAS 42 (1950); Dz 2333 (3903) [Collantes 5.030]. Cf. S. GIOV. DAMASCENO, Enc. in dorm. Dei genetricis, Hom. 2 e 3: PG 96, 721-761, specialmente 728B. S. GERMANO DI COSTANTINOP., In S. Dei gen. dorm., Serm. 1: PG 98(6), 340-348; Serm. 3: 361. S. MODESTO DI GER., In dorm. SS. Deiparae: PG 86(2), 3277-3312.
[185] Cf. PIO XII, Encicl. Ad coeli Reginam, 11 ott. 1954: AAS 46 (1954), pp. 633-636: Dz 3913ss. Cf. S. ANDREA DI CRETA, Hom. 3 in dorm. SS. Deiparae: PG 97, 1089-1109. S. GIOV. DAMASCENO, De fide orth, IV, 14: PG 94, 1153-1161.
[186] Cf. KLEUTGEN, testo riformato De mysterio Verbi incarnati, cap. IV: MANSI 53, 290. Cf. S. ANDREA DI CRETA, In nat. Mariae, sermo 4: PG 97, 865A. S. GERMANO DI COSTANTINOP., In annunt. Deiparae: PG 98, 321BC. In dorm. Deiparae, III: 361D. S. GIOV. DAMASCENO, In dorm. B. V. Mariae, Hom. I, 8: PG 96, 712BC-713A.
[187] Cf. LEONE XIII, Encicl. Adiutricem populi, 5 sett. 1895: ASS 28 (1895-96), p. 129. S. PIO X, Encicl. Ad diem illum, 2 febbr. 1904: Acta I, p. 154; Dz 1978a (3370) [Collantes 5.032-33]. PIO XI, Encicl. Miserentissimus, 8 maggio 1928: AAS 20 (1928), p. 178. PIO XII, Messaggio Radiof., 13 maggio 1946: AAS 38 (1946), p. 266.
[188] Cf. S. AMBROGIO, Epist. 63: PL 16, 1218.
[189] Cf. S. AMBROGIO, Expos. Lc. II, 7: PL 15, 1555.
[190] Cf. Ps. PIER DAM., Serm. 63: PL 144, 861AB. GOFFREDO DI S. VITTORE, In nat. B. M., Ms. Parigi, Mazarine, 1002, fol. 109r. GEROBO DI REICH., De gloria et honore Filii hominis, 10: PL 194, 1105AB.
[191] Cf. S. AMBROGIO, Expos. Lc. II, 7 e X, 24-25: PL 15, 1555 e 1810. S. AGOSTINO, In Io., Tr. 13, 12: PL 35, 1499. Cf. Serm. 191, 2, 3: PL 38, 1010; ecc. Cf. anche VEN. BEDA, In Lc. Expos. I, cap. 2: PL 92, 330. ISACCO DELLA STELLA, Serm. 51: PL 194, 1863A
[192] Cf. Breviario Romano, ant. “Sub tuum praesidium” ai I Vespri del Piccolo Ufficio della Beata Vergine Maria [nella Liturgia delle Ore, antifona mariana di Compieta].
[193] Cf. CONCILIO DI NICEA II, anno 787: MANSI 13, 378-279; Dz 302 (600-01) [Collantes 7.336-37]; CONC. DI TRENTO, Sess. 25: MANSI 33, 171-172 [Dz 1821-25; Collantes 7.343-47].
[194] Cf. PIO XII, Messaggio radiof., 24 ott. 1954: AAS 46 (1954), p. 679; Encicl. Ad caeli Reginam, 11 ott. 1954: AAS 46 (1954), p. 637.
[195] Cf. PIO XI, Encicl. Ecclesiam Dei, 12 nov. 1923: AAS 15 (1923), p. 581. PIO XII, Encicl. Fulgens corona, 8 sett. 1953: AAS 45 (1953), pp. 590-591.
