Film – Il vizio della Speranza

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ยซLa Speranza non รจ un ottimismo, non รจ quella capacitร  di guardare le cose con buon animo e andare avanti. No, quello รจ ottimismo, non รจ speranza. Nรฉ la speranza รจ un atteggiamento positivo davanti alle cose. Quelle persone luminose, positive… Ma questo รจ buono, eh! Ma non รจ la speranza. Non รจ facile capire cosa sia la speranza. Si dice che รจ la piรน umile delle tre virtรน, perchรฉ si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa รจ. La caritร  si fa, si sa cosa รจ. Ma cosa รจ la speranza? Cosa รจ questo atteggiamento di speranza? Per avvicinarci un poโ€™, possiamo dire in primo che la speranza รจ un rischio, รจ una virtรน rischiosa, รจ una virtรน, come dice San Paolo โ€œdi unโ€™ardente aspettativa verso la rivelazione del Figlio di Dioโ€. Non รจ unโ€™illusioneยป

Nel 2013 Papa Francesco, omelia a Santa Marta

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Con Edoardo De Angelis la speranza diventa maledettamente concreta, tangibile, viscerale. Non serve essere preparati. Non serve conoscere un versetto del Vangelo. Non serve essere un teologo. Non serve nemmeno essere un praticante. La โ€œrivelazioneโ€ nellโ€™opera del regista napoletano arriva senza meriti a tutti perchรฉ, annuntio vobis magno gaudio, habemusโ€ฆ un film di rara potenza. Un vero miracolo del cinema che non si stanca di prenderci per mano e farci riflettere sul senso del nostro ยซcampaโ€™ยป. Lโ€™opera รจ una preghiera biliale, come quella del personaggio Carlo Pengue alla fine, necessaria alla nascita nel mentre del dolore piรน atavico e anche alla rinascita nel mentre della sofferenza piรน estrema di sentirsi abbandonati agli inferi del mondo. ยซIo so. Tu saiยป, dice la protagonista poco prima con lo sguardo verso lโ€™alto. Cosa รจ ognuno nel suo intimo a deciderlo, a serbarlo.

Un miracolo del cinema, davvero? Sรฌ, perchรฉ lo sguardo di Edoardo De Angelis e della scrittura condivisa con Umberto Contarello vivono di quella autonomia propria dellโ€™arte, da cui traspare sรฌ effettivamente la geometria della speranza e lโ€™algebra del presepe e dellโ€™affanno che lo precede, senza al contempo perรฒ intrappolarli in una architettura catechetica. Oltre ad una conoscenza non manichea di Castel Volturno, una rilettura quasi da epopea dei suoi abitanti non pervenuti allโ€™anagrafe e una credibilitร  attoriale condivisa tra protagonisti e piccoli cammei, la rivelazione giunge grazie al realismo dello โ€œsporcoโ€ che non preclude la veritร  del โ€œpulitoโ€ (meraviglioso in tal senso il discorso sul linguaggio che Maria dedica al suo grembo). Giunge grazie alla miseria materiale che non preclude la ricchezza dโ€™animo. E ancora grazie alla puzza di discariche a cielo aperto che nascondono comunque pietanze che soltanto un talento visionario come De Angelis poteva mettere in scena. Viene fame di vita, di rottura, di evoluzione, di salvezza, di preghiere, di miracoli che nessuno verrร , per fortuna, a certificare.

Il cibo, un protagonista non meno importante di Maria, seppur cosรฌ invitante non basta piรน a sfamare la sua esistenza. Ora sono in due: lโ€™aspettativa di vita che nasconde in grembo le fa sentire la novitร  del desiderio. Sente che non basta la razione di cibo di una manager matrona per portare al mondo suo figlio. Bisogna salvarlo dalla tratta e questo coraggio regala la forza di salvare anche altri piccoli (la pastorella di colore con il suo bastone diviene icona della tenerezza). E di lasciare genitori e parenti che hanno succhiato fin troppo del suo latte. Da domani, dirร  Maria alla madre, ยซnon ti sveglio piรนยป. Da domani mi occuperรฒ finalmente di me stessa occupandomi del mio piccolo โ€œuomoโ€. Il cane, che non ha nemmeno un nome tanto รจ rara lโ€™adozione a Castel Volturno, lascia il passo a nuove epoche. Il simbolo della difesa puรฒ morire perchรฉ Maria non รจ piรน sola. Sa finalmente dove andare, ha trovato una grotta di riparo, ma prima si lascia letteralmente โ€œimbambolareโ€ โ€“ รจ lโ€™incanto della dignitร  โ€“ da una local vestita di bianco che le annuncia che i tempi finiscono (uno dei significati/rimandi allโ€™Avvento!) e che non bisogna farsi trovare impreparati.

Un film, quindi, di gesti che uccidono dentro per sempre e altrettanti che salvano nellโ€™immediato perchรฉ si puรฒ ancora provare a passare da un lato allโ€™altro del fiume basta trovare il ripensamento di Maria che regalerร  la libertร  a Fatimah. O un โ€œbravโ€™uomoโ€ come Pengue che tolse alle acque Maria da bambina e ora anche da adulta. Un fiume che non ha pesci buoni per nessuno: si puรฒ solo aggrapparsi ad un essere umano. Ecco cosโ€™รจ la speranza per Edoardo De Angelis; tenersi stretti alle persone che dimostrano di appartenere allโ€™umanitร , di agirla, di metterla a ย disposizione degli altri. Tutto ciรฒ regala il Natale, un giro in giostra che fa dimenticare in/per un secondo le ferite di una vita, che fa scoprire il fascino di una paura ludica che non si appiccica per sempre allโ€™anima come quella dei tanti lupi cattivi che abitano questo mondo. Si puรฒ tornare ad essere piccole bambole, bianche, candide, con merletti e sogni perchรฉ โ€œa me nessuno mi uccideโ€. ย Nemmeno i tanti ziโ€™marรฌ (Marina Confalonieri, senza ritegno nella sua bravura) che incontriamo sulla nostra strada e che di fronte alla ยซstronzitร ยป della nostra speranza, sentono il richiamo del rispetto. Perchรฉ la speranza porta in sรฉ il vizio del rischio.

Arianna Prevedello, responsabile comunicazione ACEC nazionale

โ€œogni anno dal fiume noi rinasciamoโ€.
(un tuffatore bosniaco)

Nel fotogramma passato, presente e futuro.

Nessuna presentazione dei personaggi, nessuna divagazione.

La storia delle donne e degli uomini รจ scritta sul corpo: nelle cicatrici il passato, nei gesti il presente, negli occhi il futuro.

Il corpo รจ lo strumento principale della narrazione perchรฉ la sua materia mobile esprime la trasformazione dei personaggi; รจ veicolo tematico in quanto mostra la bellezza ferita di essere umani in attesa di qualcosa o qualcuno, disperati attaccati a unโ€™ultima speranza; infine, il corpo esprime la volontร  dellโ€™anima di sovvertire lโ€™ordine della disperazione, attraverso la resistenza e, al momento giusto, la ribellione.

Pensate a un inverno freddo, un tempo in cui tutto attorno a noi sembra morto e accendiamo il fuoco per scaldarci, in attesa che cambi.

La terra genera, la terra ospita, la terra lascia prosperare e poi sovrasta il corpo morto; il vento soffia sul fuoco e spinge l’acqua del fiume verso la terra, per ravvivarla.

La vita si ostina a lottare contro la morte: lโ€™arco del mondo si trasforma attraverso la nascita, la morte e la rinascita. Tutto ciรฒ che resta immobile muore. Ciรฒ che si muove vive.

Per chi ha la forza di resistere, il premio รจ il miracolo del mondo che nasce.

Edoardo De Angelis, regista

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