
Siamo tutti convinti che la crisi piรน vistosa e determinante per il futuro delle comunitร cristiane รจ quella riguardante la trasmissione della fede, in particolare nel nostro paese. In altre chiese europee, infatti, questa rottura della trasmissione dellโereditร cristiana รจ avvenuta alcuni decenni fa, mentre in Italia la stiamo vivendo attualmente ed essa si impone con unโaccelerazione che richiede a tutti i cristiani di intervenire, cercando e assumendo antidoti a tale situazione. I dati che ci vengono forniti da diverse analisi dicono che soprattutto la generazione degli attuali quarantenni e cinquantenni si mostra incapace e afona nel trasmettere il Vangelo, la memoria di Gesรน Cristo e โ diciamolo con chiarezza โ la speranza cristiana ai loro figli, ai millennials immersi in una giovinezza priva di orientamenti, che pure cercano e desiderano per trovare ragioni e senso alla loro vita.
Interroghiamoci dunque sulla trasmissione della fede qui e ora. Bisogna innanzitutto affermare che la trasmissione รจ un dovere, un compito del cristiano, perchรฉ risponde a unโesigenza espressa anche nelle Scritture: โQuesti precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzeraiโ (Dt 6,6-7). E piรน avanti, sempre nel Deuteronomio, la parola del Signore attesta: โQuando domani tuo figlio ti domanderร : โChe cosa significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore, nostro Dio, vi ha dato?โ, tu risponderai a tuo figlio: โEravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dallโEgitto con mano potenteโโ (Dt 6,20-21). Queste parole che stanno al cuore della fede degli ebrei, e ovviamente della nostra fede in Gesรน Cristo, attestano che la trasmissione รจ un necessario insegnamento intergenerazionale, di padre in figlio, quale trasfusione di memoria per creare un orizzonte comune di fede e di speranza, quale comunicazione di unโesperienza che puรฒ costruire una comunitร nel tempo, una comunione diacronica del popolo di Dio.
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In questo la โnarrazioneโ, forma biblica dellโenunciazione della fede, svolge un ruolo privilegiato. Forse lโodierna crisi della trasmissione รจ dovuta anche allโincapacitร di narrare, di fare memoria, di rinnovare un messaggio, di prestare attenzione a ciรฒ che ci ha preceduto, perchรฉ tutte le energie sembrano esaurirsi nellโattimo fuggente, in un presente che non sa da dove รจ originato ed รจ incapace di proiettarsi nel futuro.
Non possiamo neppure dimenticare che nel Nuovo Testamento la necessitร della trasmissione รจ manifestata come possibilitร di legame tra le generazioni. Afferma piรน volte Paolo nelle sue lettere: โIo vi trasmetto quello che ho ricevutoโ (1Cor 15,3, ecc.). LโApostolo รจ consapevole non solo della necessaria continuitร della fede tra antica e nuova alleanza, tra Gesรน Cristo e la chiesa, ma anche che trasmettendo si genera alla fede, si agisce in modo da operare unโinclusione nel popolo in alleanza con il Signore. Dunque la trasmissione รจ un dovere che permette di abitare la terra e di stare nella storia conservando e rinnovando lโalleanza con Dio, diventando testimoni della sua azione di misericordia e di salvezza in favore dellโintera umanitร .
Ma accanto alla dimensione del โdovereโ si colloca anche quella del desiderio di far partecipare altri, la generazione che viene, alla buona notizia che ha โsalvatoโ la nostra vita. La trasmissione si basa sulla convinzione che ciรฒ che รจ essenziale per noi puรฒ esserlo anche per gli altri. Dovere e desiderio convergono nel comporre la responsabilitร della trasmissione. Chi ha ricevuto il Vangelo sente nel Vangelo stesso lโappello a trasmetterlo. Al riguardo vi รจ unโannotazione dellโintellettuale francese Rรฉgis Debray che mi pare molto significativa: โTrasmettiamo affinchรฉ ciรฒ che viviamo, crediamo e pensiamo non muoia con noiโ. Parole che dovrebbero intrigarci nel profondo, spingendoci a meditare sul fatto che la trasmissione รจ chiamata a confrontarsi con la non-trasmissione, la quale รจ fine, morte della nostra fede e della nostra speranza.
Proprio per questo ci poniamo la domanda: cโรจ un futuro per il cristianesimo? Se le nuove generazioni sono cosรฌ indifferenti alla fede, che ne sarร della speranza cristiana? Risuona dunque in modo drammatico lโinterrogativo di Gesรน: โIl Figlio dellโuomo, quando verrร , troverร la fede sulla terra?โ (Lc 18,8). E proseguendo il ragionamento, ecco emergere la domanda decisiva: noi che, per esperienza vissuta e per etร siamo costituiti quale generazione dei โtraghettatoriโ, abbiamo la convinzione che la nostra fede รจ salvezza per le nostre vite? Crediamo che Gesรน Cristo รจ il tesoro scoperto in un incontro, per il quale abbiamo lasciato e dimenticato tutto il resto, alla fine di seguire lui, avendo messo la nostra fede in lui, il salvatore delle nostre vite e il vincitore sulle nostre morti?
La trasmissione deve trasportare unโesperienza e un vissuto nel tempo, attraverso (trans-) le generazioni, deve darle una continuitร , un avvenire. La trasmissione vuole impedire che la fede resti una vicenda momentanea, facendola invece diventare storia personale e di popolo. Solo con la trasmissione la fede รจ sottratta allโuso individualistico per trasformarsi in esperienza comune, partecipata, ecclesiale, comunitaria: la trasmissione vuole strappare la fede al momentaneo, allโepisodico, per conferirle durata, continuitร , comunitร .
Di fronte a questa crisi della trasmissione, oggi siamo spesso tentati dallโimpazienza e dallโangoscia, che inducono a cercare frettolosamente โvie di salvezzaโ, vie di uscita dalla crisi, ricorrendo a forme di comunicazioni dominanti, cioรจ a quellโiper-comunicazione che maschera il fatto che oggi non si trasmette piรน. Si informa, si comunica, si moltiplicano le parole, si alzano i toni; cosรฌ facendo, perรฒ, non si trasmette, perchรฉ la buona notizia, il Vangelo, รจ trasmissibile solo con la presenza di testimoni. Detto piรน semplicemente: di chi, al solo vederlo, presenta tratti evangelici nella sua persona, nel suo stare davanti a Dio e in mezzo agli uomini e alle donne del nostro tempo. Trasmettere la fede non significa fare proselitismo nรฉ aumentare il numero degli appartenenti alla comunitร , e neppure agire con la sicurezza di un metodo che si vuole efficace quale antidoto alla paura di scomparire: queste pretese forme di trasmissione risultano irricevibili. Infine, il cristiano non puรฒ dimenticare che la trasmissione della fede gli richiede di apprestare tutto affinchรฉ essa possa avvenire senza ostacoli e di farlo con impegno e convinzione, sapendo perรฒ che il soggetto della trasmissione della fede รจ sempre lo Spirito santo, รจ la potenza del Vangelo di Gesรน Cristo.
La chiesa italiana in questโora รจ chiamata soprattutto a interrogarsi sulla trasmissione della fede, ritrovando lโessenzialitร del messaggio cristiano, nellโumiltร di un ascolto dellโumanitร di oggi e non piรน in una postura โmagisterialeโ, perchรฉ nessuno puรฒ fare opera di trasmissione se non si pone lui stesso per primo in ascolto.
Ritrovare lโessenziale della fede significa operare una semplificazione urgente dellโannuncio cristiano, concentrarsi sullโessenziale del Vangelo, dare lโassoluto primato allโamore salvifico di Dio manifestato in Gesรน Cristo morto e risorto (cf. Evangelii gaudium 35-36). Si tratta di operare affinchรฉ avvenga lโincontro con Gesรน Cristo, il Cristo creduto e testimoniato dai Vangeli e dai suoi testimoni nella storia: non un Cristo proiezione dei desideri e dei progetti umani, ma colui che รจ lโesegesi del Padre (cf. Gv 1,18). Lโoperazione รจ faticosa e richiede unโablatio, un โtogliere viaโ tante immagini ed espressioni che impediscono allโuomo e alla donna di oggi di riconoscere lโamore che vince la morte. Ciรฒ consentirร di accedere a quella fede in Gesรน Cristo che ci puรฒ portare, nella forza dello Spirito santo che abita in ogni umano, a riconoscere Dio e a far parte della comunitร , la chiesa corpo di Cristo.
Fonte – Articolo pubblicato su Vita Pastorale – Rubrica โDove va la chiesaโ – Agosto 2018
