I volti della Parola – Maria di Magdala: tutto è grazia

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I VOLTI DELLA PAROLA sono una serie di video sui più noti personaggi della Bibbia, realizzati da don Giacomo Perego, paolino, e suor Tosca Ferrante, delle suore apostoline.

I video accompagnano gli articoli della rubrica “Orientarsi” della rivista SE VUOI…

MARIA DI MAGDALA  tutto è grazia  | Link al video completo

1. il racconto storico-biblico con focus archeologico

2. la sapienza umana (aspetto antropologico)

3. per saperne di più (libri – sussidi consigliati)

Il volto di Maria Maddalena è particolarmente misterioso perché alla sua figura la tradizione ha riferito tre diversi volti femminili: Maria di Magdala, la testimone della risurrezione, che prima era stata liberata da Gesù da una forte potenza di male (espressa attraverso i sette demoni); la seconda figura è quella di Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro, colei che unge Gesù, lava i suoi piedi e li asciuga; la terza figura è la peccatrice di cui si narra nel vangelo di Luca, che bagna i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli. Si tratta di tre figure distinte che nei secoli verranno fuse dalla tradizione cristiana per esprimere un modello di conversione totale al Maestro. 
Nel cap. 20 di Giovanni è delineata, anche attraverso la figura di Maria di Magdala, una pedagogia del vedere, scandita in 7 movimenti: Maria vede il sepolcro vuoto; arriva il discepolo amato e si china e vede i teli; Simon Pietro entra e vede i teli e il sudario; il discepolo amato entra, vede e crede; Maria vede qualcuno che le chiede il perché del suo pianto; sempre Maria si sente chiamare per nome, si volta e vede e riconosce il Risorto; Maria va ad annunciare: ho visto il Signore!
Il verbo vedere ricorre con sfumature diverse: da un vedere fisico ad un vedere razionale, ad un vedere cordiale, che porta al coinvolgimento del cuore. La fede ci porta nella profondità dell’esperienza umana. 
La figura di Maria di Magdala ci può aiutare ad esplorare l’immenso mondo delle emozioni: esse non sono soltanto segno della nostra fragilità, non ci sviano necessariamente dagli ideali e dal vivere i valori, non ci portano a vivere superficialmente… Possono invece essere – come nota Anna Bissi – il battito della vita, che fa pulsare con diversi ritmi le nostre giornate; possono essere un arcobaleno; possono rendere il nostro vissuto vivace, entusiasmante, attraente; ma anche, talvolta, faticoso, spiacevole, angosciante, carico di domande…

Noi facciamo fatica a vivere bene le nostre emozioni, perché di solito ci spaventiamo di fronte alla loro potenza. Così scatta in noi, senza volerlo, la difesa da esse: difesa che le sposta nel profondo, le toglie dalla nostra consapevolezza, soprattutto quelle emozioni che ci dànno fastidio (vedi aggressività e ansia), oppure quelle che sono troppo intense.
Diverse sono le emozioni: noia, colpa, indifferenza, aggressività, tristezza, nostalgia, tenerezza, gioia, meraviglia, incanto (pensiamo allo sguardo di Maria quando si è sentita chiamare per nome e, voltandosi, ha riconosciuto il Maestro e, come ci ricorda sant’Ignazio di Loyola, ha guardato, conosciuto, amato e seguito Gesù). 
Questo nostro misterioso mondo interiore è una strada che ci permette di cogliere delle sfumature, che la mente tende a uniformare. Imparare a gestire il proprio mondo emotivo significa superare la fatica di negarne l’esistenza, significa esercitare su se stessi un sano autocontrollo, che favorisce un equilibrio relazionale, significa imparare a riconoscerlo per sintonizzarlo con i valori in cui si crede.
Il nostro cammino umano e spirituale è itinerario verso l’amore maturo, che accetta la solitudine e la sofferenza; che è capace di ricevere oltre che di dare; che sa conciliare il mondo del limite con i tanti e bei desideri che ci abitano; che sa vivere le relazioni con un amore-dono, in sintonia con l’amore grande di Dio; che si possiede, si conosce e perciò può donarsi in tutta la sua bontà, bellezza e fragilità; che sa fare scelte autonome e responsabili (in risposta ai valori in cui si crede) ma che sa anche dipendere dagli altri, sa entrare in relazione, sa coltivare la vita spirituale come ambito privilegiato in cui Dio si rivela nella sua umanità e la condivide con noi.

«La libertà è la liberazione dalla tirannia dell’io centrato su se stesso.

Essa si realizza nei momenti in cui la persona trascende se stessa

come un atto di estasi spirituale, oltrepassa la cornice delimitante delle preoccupazioni

che nascono dalla routine riflessiva.

La libertà presuppone la capacità del sacrificio. […]

Il significato della libertà presuppone un’apertura alla trascendenza,

e l’uomo deve saper rispondere, prima di poter essere responsabile. 
La fedeltà alla libertà è un atto di fede».

(A.J. Heschel, Il canto della libertà, Qiqajon)
 

suor Tosca Ferrante, Suore Apostoline

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