Simboli e Martìri in nome della Croce, la ritualità della Settimana Santa

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“Simboli e Martìri in nome della Croce, la ritualità della Settimana Santa” è il titolo del quarto incontro del cammino di preparazione alla Quaresima e alla Settimana Santa delle Confraternite diocesane.

Nella Chiesa dei Santi Ciro e Giovanni di Vico Equense, il Responsabile del Servizio Confraternite, Don Ciro Esposito, si è inserito nel percorso di formazione che si sta svolgendo in preparazione al concerto-meditazione del prossimo 7 marzo in Cattedrale a Sorrento, facendo un riepilogo di quanto detto negli incontri precedenti.

Don Ciro, nel trattare il suo argomento parte dalla definizione di “Simbolo”.
Il simbolo richiama un segno, ricorda qualcosa e identifica delle cose o delle persone.
Il “Simbolo” dei cristiani è il “Credo”, che si recita ogni domenica, e che rappresenta lo stare insieme dei figli di Dio nel loro essere “innamorati di Gesù”.

Molto di questo innamoramento è presente e si evidenzia nell’esercizio della “pietà popolare” così come evidenzia Papa Francesco nella “Evangelii Gaudium”.

I Confratelli e le Consorelle sono chiamati, dunque a essere evangelizzatori attraverso l’esercizio della pietà popolare, a mettersi insieme e a incontrarsi per dare testimonianza del Vangelo.
Indossando il saio, con il viso coperto, stringendo un Simbolo della Passione o un lampione siamo tutti, dal primo all’ultimo, testimoni che si mettono insieme e in cammino in nome della Fede.

I “Martìri” sono la testimonianza di quello che è accaduto in quella notte di oltre duemila anni fa, in un breve tratto di strada, tra il Pretorio di Pilato e il Golgota, a un uomo che ha dato la vita per noi.

La “ritualità della Settimana Santa”, che nel corso degli anni ha subito numerose modifiche e aggiunte, rischiando di perdere ciò che in grande semplicità ci è stato tramandato dai nostri padri, deve essere riscoperta nel suo vero significato che non è una ripetizione sterile di azioni sempre uguali, ma dare una continuità a un senso.

Governi e cerimonieri che organizzano le Processioni, che mettono insieme migliaia di persone, devono chiedersi se queste persone sono giustamente motivate o partecipano solo per tradizione? E loro stessi sono capaci di accendere il cuore di chi partecipa affinchè si metta alla sequela di Gesù?

Solo con il cuore acceso dall’amore di Dio potremo compiere concretamente il nostro cammino di cristiani testimoni della Fede.

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