Riflessioni su “Don Lorenzo Milani, Lettera ad una professoressa” a cura di p. Felice Scalia, SJ

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Relazione tenuta il 29 novembre 2017 nell’ambito dei Mercoledì dell Spiritualità 2017

DON LORENZO MILANI

CAPACITÀ DI PAROLA  COME CAMMINO DI UMANIZZAZIONE

promossi dalla Fraternità Carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (ME)

” … ritengo che dalla Lettera ad una professoressa si possano ricavare spunti decisivi per orientare la propria visione del mondo e quindi le linee direttrice di una educazione a scuola.

Sono convinto che a don Milani dobbiamo molto, anche per valutare la “buona scuola”, quella della farsa dei crediti formativi, della selezione non più di classe ma altrettanto spietata tra vincenti e perdenti. Ci stimola alla riflessione, alla contestualizzazione storica di fenomeni che appaiono immutabili e ci precludono di guardare oltre.

Don Milani è morto a 44 anni il 26 giugno del 1967, un mese dopo l’uscita del volume, alla fine di una lunga e dolorosissima malattia. Poco prima di morire disse: «Fra cinquant’anni mi capiranno». Sperava di essere capito dalla società ed anche, soprattutto, dalla chiesa. Papa Francesco ha dichiarato di averlo capito. Ha compiuto una profezia. Resta che capisca il suo messaggio la società. Ciascuno di noi.

Se vogliamo riprendere in mano Lettera a una professoressa, dobbiamo collocarla nel tempo, e poi rileggerla partendo dalla nostra esperienza. «Si tratta – come ha osservato un attento critico del Priore – di fare ricorso alla propria esperienza leggendo la sua, avvicinarsi a essa con le risposte e le domande che già ci incombono dentro, decisi a confrontare con lui le nostre ragioni più autentiche e profonde, quelle che cerchiamo in lui. Tali ragioni non sono né idee né consegne intransigenti, ma crivelli, filtri per l’azione, punti di vista e, in definitiva, libere opzioni»
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