Fr. Cantalamessa – Io sono il Buon Pastore

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Le ragioni della speranza

Questa è la domenica del Buon Pastore, ma per una volta non è su di lui
che vogliamo concentrare l’attenzione quanto piuttosto sul suo
antagonista. Chi è il personaggio definito "ladro" ed "estraneo"?

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Atti 2,14a.36-41; 1 Pietro 2, 20b-25; Giovanni 10, 1-10

Questa è la domenica del Buon Pastore, ma per una volta non è su di lui
che vogliamo concentrare l’attenzione quanto piuttosto sul suo
antagonista. Chi è il personaggio definito "ladro" ed "estraneo"? Gesù
pensa, in primo luogo, ai falsi profeti e agli pseudo-messia del suo
tempo che si spacciavano per inviati da Dio e liberatori del popolo,
mentre in realtà non facevano altro che mandare la gente a morire per
loro. Oggi questi "estranei" che non entrano per la porta, ma si
introducono nell’ovile di soppiatto, che "rubano" le pecore e le
"uccidono" sono visionari fanatici, o approfittatori astuti, che
speculano sulla buona fede e la ingenuità della gente. Mi riferisco a
fondatori o capi di sette religiose che pullulano nel mondo.

Quando parliamo di sette, dobbiamo però stare attenti a non mettere
tutto sullo stesso piano. Gli Evangelici e i Pentecostali protestanti,
per esempio, a parte gruppi isolati, non sono sette. La Chiesa
cattolica da anni mantiene con essi un dialogo ecumenico a livello
ufficiale, ciò che non farebbe mai con le sette.

Le vere sette si riconoscono da alcune caratteristiche. Anzitutto
quanto al contenuto del loro credo, essi non condividono punti
essenziali della fede cristiana, come la divinità di Cristo e la
Trinità; oppure mescolano a dottrine cristiane elementi estranei
incompatibili con esse, come la reincarnazione. Quanto ai metodi, sono,
alla lettera "ladri di pecore", nel senso che tentano con tutti i mezzi
di strappare i fedeli alla loro Chiesa di origine, per farne degli
adepti della loro setta. Sono di solito anche aggressivi e polemici.
Più che proporre dei contenuti propri, passano il tempo ad accusare,
polemizzare, contro la Chiesa, la Madonna e in genere tutto ciò che è
cattolico. Siamo, con ciò, agli antipodi del Vangelo di Gesù che è
amore, dolcezza, rispetto per la libertà altrui. L’amore evangelico è
il grande assente dalle sette.

Gesù ci ha dato un criterio sicuro di riconoscimento: "Guardatevi, ha
detto, dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma
dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete" (Mt 7,16). E
i frutti più comuni del passaggio delle sette sono famiglie spaccate,
fanatismo, attese apocalittiche della fine della mondo, regolarmente
smentite dai fatti.

C’è un altro tipo di sette religiose, nate fuori del mondo cristiano,
in genere importate dall’oriente. A differenza delle prime, esse non
sono aggressive, si presentano anzi "in vesti di agnello", predicando
l’amore per tutti, per la natura, la ricerca dell’io profondo. Sono
formazioni spesso sincretistiche, cioè che mettono insieme elementi di
varie provenienze religiose, come è il caso di New Age.

L’immenso danno spirituale di chi si lascia convincere da questi nuovi
messia, è che perde Gesù Cristo e con lui quella "vita in abbondanza"
che egli è venuto a portare. Alcune di queste sette sono pericolose
anche sul piano della sanità mentale e dell’ordine pubblico. Le vicende
ricorrenti di plagio e di suicidi collettivi ci avvertono fin dove può
portare il fanatismo di qualche capo settario.

Quando si parla delle sette dobbiamo però recitare anche un «mea
culpa». Spesso le persone finiscono in qualche setta per il bisogno di
sentire il calore e il supporto umano di una comunità, che non hanno
trovato nella loro parrocchia.

Fonte:
http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=290

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