Fr. Cantalamessa – Domenica di Pentecoste 2008

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Le ragioni della speranza

Omelia di fr. Cantalamessa per la domenica di Pentecoste. Guarda il filmato. 

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Domenica di Pentecoste A – 2008-05-11

Atti 2, 1-11; 1 Corinzi 12, 3b-7. 12-13; Giovanni 20, 19-23

 
A tutti è capitato di osservare qualche volta la scena di un’auto in
panne con dentro l’autista e dietro una o due persone che spingono
faticosamente, cercando inutilmente di imprimere all’auto la velocità
necessaria per partire. Ci si ferma, si asciuga il sudore, e ci si
rimette a spingere…Poi improvvisamente, un rumore, il motore si mette
in moto, l’auto va, e quelli che spingevano si rialzano con un sospiro
di sollievo. È un’immagine di ciò che avviene nella vita cristiana. Si
va avanti a forze di spinte, con fatica, senza grandi progressi. E
pensare che abbiamo a disposizione un motore potentissimo (“la potenza
dall’alto”!) che aspetta solo di essere messo in moto. La festa di
Pentecoste dovrebbe aiutarci a scoprire questo motore e come si fa a
metterlo in azione.

Il racconto degli Atti comincia dicendo: “Mentre il giorno di
Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso
luogo”. Da queste parole deduciamo che la Pentecoste preesisteva…
alla Pentecoste. C’era già, in altre parole, una festa di Pentecoste
nel giudaismo e fu durante tale festa che scese lo Spirito Santo. Non
si capisce la Pentecoste cristiana, senza tener conto della Pentecoste
ebraica che l’ha preparata. Nell’Antico Testamento sono esistite due
interpretazioni della festa di Pentecoste. All’inizio era la festa
delle sette settimane, la festa del raccolto, quando si offriva a Dio
la primizia del grano, ma successivamente, e certamente al tempo di
Gesù, la festa si era arricchita di un nuovo significato: era la festa
del conferimento della legge sul monte Sinai e dell’alleanza.

Se lo Spirito Santo viene sulla Chiesa proprio il giorno in cui in
Israele si celebrava la festa della legge e dell’alleanza, è per
indicare che lo Spirito Santo è la legge nuova, la legge spirituale che
suggella la nuova ed eterna alleanza. Una legge scritta non più su
tavole di pietra, ma su tavole di carne, che sono i cuori degli uomini.
Queste considerazioni fanno sorgere subito una domanda: noi viviamo
sotto la legge vecchia o sotto la legge nuova? Compiamo i nostri doveri
religiosi per costrizione, per timore e per abitudine, o invece per
intima convinzione e quasi per attrazione? Sentiamo Dio come padre o
come padrone?

Concludo con una storia. All’inizio del secolo una famiglia del sud
Italia emigra negli Stati Uniti. Non avendo abbastanza denaro per
pagarsi i pasti al ristorante, portano con sé il vitto per il viaggio,
pane e formaggio. Col passare dei giorni e delle settimane il pane
diventa raffermo e il formaggio ammuffito; il figlio a un certo punto
non ne può più e non fa che piangere. I genitori tirano fuori allora i
pochi spiccioli rimasti e glieli danno perché si goda un bel pasto al
ristorante. Il figlio va, mangia e torna dai genitori tutto in lacrime.
“Come, abbiamo speso tutto per pagarti un bel pranzo e tu ancora
piangi?” “Piango perché ho scoperto che un pranzo al giorno al
ristorante era compreso nel prezzo, e noi abbiamo mangiato tutto il
tempo pane e formaggio!”. Molti cristiani fanno la traversata della
vita a “pane e formaggio”, senza gioia, senza entusiasmo, quando
potrebbero, spiritualmente parlando, godere ogni giorno di ogni “ben di
Dio”, tutto “compreso nel prezzo” di essere cristiani.

Il segreto per sperimentare quella che Giovanni XXIII chiamava “una
nuova Pentecoste” si chiama preghiera. È lì che scocca la “scintilla”
che accende il motore! Gesù ha promesso che il Padre celeste darà lo
Spirito Santo a coloro che glielo chiedono (Lc 11, 13). Chiedere,
dunque! La liturgia di Pentecoste ci offre espressioni magnifiche per
farlo: “Vieni, Santo Spirito…Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei
doni, vieni luce dei cuori. Nella fatica riposo, nella calura riparo,
nel pianto conforto. Vieni , Santo Spirito!”

Fonte:
http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=309

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