Fr. Cantalamessa – 29/06/2008 – Festa dei Santi Pietro e Paolo

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Le ragioni della speranza del 29/06/2008

Il Vangelo di oggi è il Vangelo della consegna delle chiavi a Pietro.
Su di esso la tradizione cattolica si è sempre basata per fondare
l’autorità del papa su tutta la Chiesa. Qualcuno potrebbe dire: ma che
c’entra il papa con tutto questo? Ecco la risposta della teologia
cattolica. Se Pietro deve fungere da “fondamento” e da “roccia” della
Chiesa, continuando ad esistere la Chiesa deve continuare ad esistere
anche il fondamento. È impensabile che delle prerogative così solenni
(“a te darò le chiavi del regno dei cieli”) si riferissero solo ai
primi venti o trent’anni di vita della Chiesa e che esse sarebbero
cessate con la morte dell’apostolo. Il ruolo di Pietro si prolunga
dunque nei suoi successori. Guarda il filmato.

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Festa dei Santi Pietro e Paolo – 2008-06-29
Atti 12, 1-11; 2 Timoteo 4, 6-8.17-18; Matteo 16, 13-19.

Il Vangelo di oggi è il Vangelo della consegna delle chiavi a Pietro.
Su di esso la tradizione cattolica si è sempre basata per fondare
l’autorità del papa su tutta la Chiesa. Qualcuno potrebbe dire: ma che
c’entra il papa con tutto questo? Ecco la risposta della teologia
cattolica. Se Pietro deve fungere da “fondamento” e da “roccia” della
Chiesa, continuando ad esistere la Chiesa deve continuare ad esistere
anche il fondamento. È impensabile che delle prerogative così solenni
(“a te darò le chiavi del regno dei cieli”) si riferissero solo ai
primi venti o trent’anni di vita della Chiesa e che esse sarebbero
cessate con la morte dell’apostolo. Il ruolo di Pietro si prolunga
dunque nei suoi successori.

Per tutto il primo millennio, questo ufficio di Pietro è stato
riconosciuto universalmente da tutte le Chiese, anche se interpretato
alquanto diversamente in oriente e in occidente. I problemi e le
divisioni sono nati con il millennio da poco terminato. E oggi anche
noi cattolici ammettiamo che non sono nati tutti per colpa degli altri,
dei cosiddetti “scismatici”: prima gli orientali, poi i protestanti. Il
primato istituito da Cristo, come tutte le cose umane, è stato
esercitato ora bene ora meno bene. Al potere spirituale si è mescolato,
via via, un potere politico e terreno, e con esso degli abusi. Il papa
stesso, Giovanni Paolo II, nella lettera sull’ecumenismo, Ut unum sint,
ha prospettato la possibilità di rivedere le forme concrete con cui è
esercitato il primato del papa, in modo da rendere di nuovo possibile
intorno ad esso la concordia di tutte le Chiese. Come cattolici, non
possiamo non augurarci che si prosegua con sempre maggiore coraggio e
umiltà su questa strada della conversione e della riconciliazione,
specie incrementando la collegialità voluta dal concilio.

Quello che non possiamo augurarci è che il ministero stesso di Pietro,
come segno e fattore dell’unità della Chiesa, venga meno. Sarebbe un
privarci di uno dei doni più preziosi che Cristo ha fatto alla sua
Chiesa, oltre che contravvenire alla sua precisa volontà. Pensare che
basti alla Chiesa avere la Bibbia e lo Spirito Santo con cui
interpretarla, per poter vivere e diffondere il Vangelo, è come dire
che sarebbe bastato ai fondatori degli Stati Uniti scrivere la
costituzione americana e mostrare in se stessi lo spirito con cui
doveva essere interpretata, senza prevedere alcun governo per il paese.
Esisterebbero ancora gli Stati Uniti?

Una cosa che possiamo fare subito e tutti per spianare la strada alla
riconciliazione tra le Chiese è cominciare a riconciliarci con la
nostra Chiesa. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia
Chiesa”: Gesù dice la “mia” Chiesa, al singolare, non le “mie” Chiese.
Egli ha pensato e voluto una sola Chiesa, non una molteplicità di
Chiese indipendenti o, peggio, in lotta fra di loro. “Mia”, oltre che
singolare, è però anche un aggettivo possessivo. Gesù riconosce dunque
la Chiesa come “sua”; dice “la mia Chiesa” come un uomo direbbe: “la
mia sposa”, o “il mio corpo”. Si identifica con essa, non si vergogna
di essa. Sulle labbra di Gesù la parola “Chiesa” non ha nulla di quei
sottili significati negativi che vi abbiamo aggiunto noi.

C’è, in quell’espressione di Cristo, un forte richiamo a tutti i
credenti a riconciliarsi con la Chiesa. Rinnegare la Chiesa è come
rinnegare la propria madre. “Non può avere Dio per padre -diceva san
Cipriano – chi non ha la Chiesa per madre”. Sarebbe un bel frutto della
festa dei santi apostoli Pietro e Paolo se imparassimo a dire anche
noi, della Chiesa cattolica a cui apparteniamo: “la mia Chiesa!”

Fonte:
http://www.cantalamessa.org/it/omelieView.php?id=343