Film “La bella e la bestia” – valutazione pastorale

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locandina La bella e la bestiaFrancia, 1810. Caduto in disgrazia dopo il naufragio delle sue navi, un mercante si rifugia in campagna con i sei figli, tre femmine e tre maschi. Durante un viaggio, l’uomo arriva nel regno magico della Bestiae ruba una rosa destinata a Belle, la più giovane delle figlie. Così facendo però si attira la maledizione della bestia che ne decreta la condanna a morte. Belle si sente responsabile di questo malvagio destino e decide di sacrificarsi al posto del padre. Si reca quindi al castello e qui ben presto capisce che la attende non la morte ma una vita dolorosa fatta di molta tristezza e poca allegria. Ogni sera, a cena, Bella e la Bestia si incontrano, parlano ma non si guardano. Lei a poco a poco cerca di svelare il mistero che circonda quell’essere deforme. In realtà la Bestia era in passato un bellissimo e coraggioso principe. Armata di grande coraggio, Belle riesce a liberare la Bestia dalla maledizione e a trovare il vero amore.

Valutazione Pastorale: “La bella e la bestia” è da tempo diventato quello che si definisce un “classico” della letteratura mondiale. Opere e racconti di varia forma hanno creato il successo letterario tra ‘700 e ‘800. Nel ventesimo secolo sono arrivate le versioni cinematografiche, quella firmata da Jean Cocteau (1946) e, soprattutto, il cartone animato col marchio Walt Disney nel 1991 (premio Oscar 1992 per la migliore canzone). Ecco ora una nuova produzione francese, la prima di questo Millennio, quasi a riprendere le fila di un discorso interrotto dal successo planetario del prodotto Disney. L’adattamento ha indubbi meriti sotto il profilo visivo e formale, costruisce bene luoghi e atmosfere, coinvolge per l’obiettivo di muoversi in quegli stretti spazi nei quali l’assenza di agganci storici trova un surrogato nell’idea della favola assoluta: è così, è tutto inventato, ciascuno metta un nome e un volto dietro la maschera della bestia, e il gioco è fatto. Meno riuscito è lo sviluppo narrativo. La regia di Gans, già autore del non memorabile “Il patto dei lupi”, sceglie un montaggio che confonde le idee e toglie sentimentalismo. Restano una certa emozione e il piacere di partecipare ancora una volta alle disavventure di Bella. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e nell’insieme semplice. 

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