Visita del Santo Padre alla Cittadella della Carità in occasione del 40° della Caritas diocesana di Roma

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VISITA DEL SANTO PADRE ALLA CITTADELLA DELLA CARITÀ

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Venerdì, 29 novembre 2019

Saluto iniziale

Grazie! Grazie a tutti voi dell’accoglienza. Sono contento di vedervi qui. Grazie tante! Continuate a essere insieme, aiutandoci uno l’altro, perché questo fa bene al cuore. Quando il cuore si ferma non c’è vita. E il cuore dell’amicizia deve essere sempre in movimento, perché così c’è la vita. E questo è il segnale della fraternità, dell’amicizia. Grazie per essere qui e pregate per me. E che Dio benedica tutti voi. Grazie!

DISCORSO A BRACCIO

Grazie dell’accoglienza, di essere qui. Grazie a tutti.

Due parole sono state dette che mi hanno colpito. Lei [operatrice del Centro di ascolto per stranieri] ha parlato di persone vulnerabili, di vulnerabilità. Mi sono accorto che Lei aveva trovato un rapporto con la vulnerabilità delle persone. E questo perché sa che anche Lei stessa è vulnerabile. La vulnerabilità ci accomuna tutti. Tutti siamo vulnerabili, e per lavorare nella Caritas bisogna riconoscere quella parola, ma riconoscerla fatta carne nel cuore. Venire a chiedere aiuto è dire: “Sono vulnerabile”; e aiutare bene, lo si fa soltanto a partire dalla propria vulnerabilità. È l’incontro di ferite diverse, di debolezze diverse, ma tutti siamo deboli, tutti siamo vulnerabili. Anche Dio ha voluto farsi vulnerabile per noi. È uno di noi e ha sofferto: non avere casa dove nascere, ha sofferto la persecuzione, scappare in un altro Paese, migrante; ha sofferto la povertà. Dio si è fatto vulnerabile. E per questo noi possiamo parlare con Gesù, perché è uno di noi!

E questa è la parola che ha detto don Benoni [Direttore Caritas Roma]: possiamo avere intimità con Gesù perché è uno di noi, itinerante. Camminare con Gesù nella vita, perché abbiamo la stessa carta d’identità: vulnerabili, amati e salvati da Dio. Questo è il cammino. Non si può fare l’aiuto ai poveri, non si può avvicinarsi ai poveri a distanza. Bisogna toccare, toccare le piaghe; sono le piaghe di Gesù. È misterioso: quando tu tocchi quella piaga, ti accorgi della tua. E questa è la grazia che ci danno i poveri, la grazia che ci dà la vulnerabilità dei poveri: sapere che anche noi siamo vulnerabili. Questo è bellissimo, perché significa che anche noi abbiamo bisogno di salvezza, abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica una parola buona: i volontari, anche i preti… Tutti abbiamo bisogno di un fratello Gesù; abbiamo bisogno di quell’intimità itinerante, di camminare con Gesù.

Grazie a tutti di far vedere che abbiamo la stessa carta d’identità. Ognuno ha la propria vulnerabilità, ma il cognome è lo stesso: vulnerabili. E questo è grande ed è bello, perché, cosa significa?, che abbiamo bisogno di salvezza, abbiamo bisogno di cura. E la salvezza Dio non la fa con un decreto. Dio la fa camminando con noi, avvicinandosi a noi in Gesù. Questa è la salvezza. Grazie per aver detto quella parola, “vulnerabile”, che ci accomuna tutti. E grazie a te [don Benoni] di aver parlato della “intimità itinerante” con Gesù. Mi ha fatto bene sentire voi due. Le due domande che mi hai fatto me le sono dimenticate! Mi è venuto da dire questo. E avanti! Avanti così.

Don Benoni:

Per i prossimi 40 anni…

Papa Francesco:

Ma io sono venuto qui nel Giubileo della Misericordia, no?

Don Benoni:

18 dicembre 2015, non qui, a Via Marsala, per l’apertura della Porta Santa.

Papa Francesco:

Ah ecco. L’apertura… Vicino a Termini. E questo è nuovo?

Don Benoni:

Sono due realtà diverse.

Papa Francesco:

Bravo. Adesso fa il postino della Madonna. Che la spieghi lui. Va bene.

Don Benoni:

Vuole dire una parola sulla Caritas dei prossimi 40 anni? Che cosa è essenziale, che cosa annunciare… Il Vangelo della carità…

Papa Francesco:

Il Vangelo va annunciato con la testimonianza, non con gli argomenti, il proselitismo… No. Con la testimonianza va annunciato. Gesù ci ha lasciato un esempio di testimonianza per i prossimi 40 anni: quell’uomo, che non era religioso, [si riferisce alla parabola del buon samaritano, Luca cap. 10] forse pensava di non essere religioso, non so, quell’uomo trova sulla strada uno che era ferito dai ladri, e se ne prende cura, lo porta alla locanda… È interessante: Gesù non riferisce parole dette da quest’uomo; soltanto dice che «ne ebbe compassione», che significa patire con. Lo prende, lo porta, parla coi locandieri, lo curano un po’ e dice: “Io devo andarmene, ma tra due giorni torno”. Dà due monete [al locandiere e dice]: “Se occorre qualcosa di più, pagherò”. Io penso: quel locandiere, cosa avrà pensato? Questo è un pazzo! Questa è la parola che io vorrei dirti: pazzia. Pazzia d’amore, pazzia di aiutare, pazzia di condividere la propria vulnerabilità con i vulnerabili. Non so. Pazzia. “Ma questi preti, invece di rimanere in chiesa, dire Messa, stare tranquilli, fanno tutto questo movimento… Sono pazzi!” – “Bravo: sono pazzi!”. Questo è il programma: pazzi. Pensare al locandiere.

Adesso chiederò al Signore che benedica tutti voi, tutti voi.

Dio benedica tutti voi e vi accompagni nel cammino della vita. Amen.