Videomessaggio di Papa Francesco in occasione della VII Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone

113

E’ stato pubblicato il testo del Videomessaggio che il Santo Padre ha inviato ai partecipanti alla Maratona di preghiera online che si svolge in occasione della VII Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che quest’anno ha per tema “Economia senza tratta di persone”:

Videomessaggio del Santo Padre

Care sorelle e cari fratelli!

Mi rivolgo a tutti voi che lavorate contro la tratta di persone e che oggi siete spiritualmente uniti in questa Giornata Mondiale di preghiera, che ha anche un’intenzione specifica: una “Economia senza tratta”. Mi rallegra sapere che quest’anno diversi momenti di preghiera sono interreligiosi, uno di questi anche in Asia.

Estendo il mio messaggio a tutte le persone di buona volontà che pregano, si impegnano, studiano e riflettono per contrastare la tratta di persone; e soprattutto a chi – come Santa Bakhita, che oggi celebriamo – ha vissuto il dramma della tratta nella propria vita.

Questa giornata è importante, perché ci aiuta tutti a ricordare questo dramma, e ci incoraggia a non smettere di pregare e di lottare insieme. Possano la riflessione e la presa di coscienza essere sempre accompagnate da gesti concreti, che aprono anche strade di emancipazione sociale. L’obiettivo, infatti, è che ogni persona schiavizzata torni ad essere libera protagonista della propria vita e parte attiva della costruzione del bene comune.

Carissimi, questa è una Giornata di preghiera. Sì, c’è bisogno di pregare per sostenere le vittime della tratta e le persone che accompagnano i processi di integrazione e di reinserimento sociale. C’è bisogno di pregare perché impariamo ad avvicinarci con umanità e coraggio a chi è segnato da tanto dolore e disperazione, tenendo viva la speranza. Pregare per essere sentinelle capaci di discernere e fare scelte orientate al bene. La preghiera tocca il cuore e spinge ad azioni concrete, ad azioni innovative, coraggiose, che sanno assumere il rischio confidando nella potenza di Dio (cfr Mc 11,22-24).

La memoria liturgica di Santa Bakhita è un richiamo forte a questa dimensione della fede e della preghiera: la sua testimonianza risuona sempre viva e attuale! Ed è un richiamo a mettere al centro le persone trafficate, le loro famiglie, le loro comunità. Sono loro il centro del nostro pregare. Santa Bakhita ci ricorda che esse sono le protagoniste di questa giornata, e che tutti noi siamo al servizio (cfr Lc 17,10).

Ed ora vorrei condividere con voi alcuni spunti di riflessione e di azione riguardo al tema che avete scelto: l’“Economia senza tratta”. Altri spunti li potete trovare nel messaggio che ho rivolto ai partecipanti all’evento “Economy of Francesco”, il 21 novembre scorso.

Un’economia senza tratta è:

1. un’economia di cura. La cura può essere intesa come prendersi cura delle persone e della natura, offrendo prodotti e servizi per la crescita del bene comune. Un’economia che ha cura del lavoro, creando opportunità di impiego che non sfruttano il lavoratore per condizioni di lavoro degradanti e orari estenuanti. La pandemia del Covid ha esacerbato e aggravato le condizioni di sfruttamento lavorativo; la perdita di posti di lavoro ha penalizzato tante persone vittime della tratta in processo di riabilitazione e reinserimento sociale. «In questi momenti, nei quali tutto sembra dissolversi e perdere consistenza, ci fa bene appellarci alla solidità che deriva dal saperci responsabili della fragilità degli altri cercando un destino comune» (Enc. Fratelli tutti, 115). Dunque economia di cura significa economia solidale: lavoriamo per una solidità che si coniuga con la solidarietà. Siamo convinti che la solidarietà, ben amministrata, dà luogo a una costruzione sociale più sicura e più salda (cfr ibid.).

2. un’economia senza tratta è un’economia con regole di mercato che promuovono la giustizia e non esclusivi interessi particolari. La tratta di persone trova terreno fertile nell’impostazione del capitalismo neoliberista, nella deregolamentazione dei mercati che mira a massimizzare i profitti senza limiti etici, senza limiti sociali, senza limiti ambientali (cfr ibid., 210). Se si segue questa logica, esiste solamente il calcolo di vantaggi e svantaggi. Le scelte non si fanno in base ai criteri etici, ma assecondando gli interessi dominanti, spesso abilmente rivestiti con un’apparenza umanitaria o ecologica. Le scelte non si fanno guardando le persone: le persone sono uno dei numeri, anche da sfruttare.

3. Per tutto questo, un’economia senza tratta è un’economia coraggiosa ci vuole coraggio. Non nel senso della spregiudicatezza, delle operazioni azzardate alla ricerca di facili guadagni. No, in quel senso no; naturalmente non è il coraggio che ci vuole, questo Al contrario, è l’audacia della costruzione paziente, della programmazione che non guarda sempre e solo al vantaggio a brevissimo termine, ma ai frutti a medio e lungo termine e, soprattutto, alle persone. Il coraggio di coniugare il legittimo profitto con la promozione dell’occupazione e di condizioni dignitose di lavoro. In tempi di forte crisi, come l’attuale, questo coraggio è ancora più necessario. Nella crisi la tratta prolifera, lo sappiamo tutti: lo vediamo tutti i giorni. Nella crisi la tratta prolifera; dunque occorre rafforzare un’economia che risponda alla crisi in maniera non miope, in maniera durevole, in maniera solida.

Care sorelle e cari fratelli, mettiamo tutto questo nella nostra preghiera, in particolare oggi, per intercessione di Santa Bakhita. Prego per voi, e tutti insieme preghiamo per ogni persona che in questo momento è vittima della tratta. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Fonte