Omelia di Papa Francesco durante i Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo

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Questo pomeriggio, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 55.ma Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: «In Oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo » (cfr. Mt 2, 2).

Hanno preso parte alla celebrazione i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.

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Al termine dei Vespri, prima della benedizione apostolica, l’Em.mo Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rivolto al Santo Padre un indirizzo di saluto.

Omelia del Santo Padre

Prima di condividere alcuni pensieri, vorrei esprimere la mia gratitudine a Sua Eminenza il Metropolita Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico, a Sua Grazia Ian Ernest, rappresentante personale dell’Arcivescovo di Canterbury a Roma, e ai rappresentanti delle altre Comunità cristiane presenti. E grazie a tutti voi, fratelli e sorelle, per essere venuti a pregare. Saluto in particolare gli studenti: quelli dell’Ecumenical Institute of Bossey, che approfondiscono la conoscenza della Chiesa Cattolica; quelli anglicani del Nashotah College negli Stati Uniti d’America; quelli ortodossi e ortodossi orientali che studiano con la borsa di studio offerta dal Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse. Accogliamo l’accorato desiderio di Gesù, che ci vuole «una sola cosa» (Gv 17,21) e, con la sua grazia, camminiamo verso la piena unità!

In questo cammino ci aiutano i Magi. Guardiamo stasera al loro itinerario, che ha tre tappe: comincia da oriente, passa attraverso Gerusalemme e infine raggiunge Betlemme.

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1. Anzitutto i Magi partono «da oriente» (Mt 2,1), perché da lì vedono spuntare la stella. Si mettono in viaggio da oriente, da dove sorge la luce solare, ma vanno in cerca di una luce più grande. Questi sapienti non si accontentano delle loro conoscenze e delle loro tradizioni, ma desiderano di più. Perciò affrontano un viaggio rischioso, animati dall’inquietudine della ricerca di Dio. Cari fratelli e sorelle, seguiamo anche noi la stella di Gesù! Non lasciamoci distogliere dai bagliori del mondo, stelle luccicanti ma stelle cadenti. Non seguiamo le mode del momento, meteore che si spengono; non inseguiamo la tentazione di brillare di luce propria, di chiuderci cioè nel nostro gruppo e di autoconservarci. Il nostro sguardo sia fisso su Cristo, in Cielo, sulla stella di Gesù. Seguiamo Lui, il suo Vangelo, il suo invito all’unità, senza preoccuparci di quanto lungo e faticoso sarà il viaggio per raggiungerla pienamente. Non dimentichiamo che, guardando la luce, la Chiesa, la nostra Chiesa, nel cammino dell’unità, continua a essere il “mysterium lunae”. Desideriamo e camminiamo insieme, sostenendoci a vicenda, come hanno fatto i Magi. La tradizione li ha spesso raffigurati con abiti variegati, a rappresentare popolazioni differenti. In loro possiamo vedere riflesse le nostre diversità, le varie tradizioni ed esperienze cristiane, ma anche la nostra unità, che nasce dallo stesso desiderio: guardare il Cielo e camminare insieme sulla terra. Camminare.

L’oriente ci fa pensare anche ai cristiani che abitano diverse regioni falcidiate dalla guerra e dalla violenza. Proprio il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha preparato i sussidi per questa Settimana di preghiera. Quei nostri fratelli e sorelle hanno tante sfide difficili da affrontare, eppure con la loro testimonianza ci danno speranza: ci ricordano che la stella di Cristo risplende nelle tenebre e non tramonta; che il Signore dall’alto accompagna e incoraggia i nostri passi. Attorno a Lui, in Cielo, brillano insieme, senza distinzioni di confessione, moltissimi martiri: essi indicano a noi sulla terra una via precisa, quella dell’unità!

2. Da oriente i Magi arrivano a Gerusalemme con il desiderio di Dio nel cuore, dicendo: «Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (v. 2). Ma dal desiderio del Cielo vengono riportati alla cruda realtà della terra: «All’udire questo – afferma il Vangelo – il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme» (v. 3). Nella città santa i Magi, anziché veder riflessa la luce della stella, sperimentano la resistenza delle forze oscure del mondo. Non c’è solo Erode che si sente minacciato dalla novità di una regalità diversa da quella corrotta dal potere mondano, c’è tutta Gerusalemme che si turba all’annuncio dei Magi.

Anche lungo il nostro cammino verso l’unità può accadere di arrestarci per lo stesso motivo che paralizzò quella gente: il turbamento, la paura. È il timore della novità, che scuote le abitudini e le sicurezze acquisite; è la paura che l’altro destabilizzi le mie tradizioni e i miei schemi consolidati. Ma, alla radice, è la paura che abita il cuore dell’uomo, dalla quale il Signore Risorto vuole liberarci. Lasciamo risuonare sul nostro cammino di comunione la sua esortazione pasquale: «Non temete» (Mt 28,5.10). Non temiamo di anteporre il fratello alle nostre paure! Il Signore desidera che ci fidiamo gli uni degli altri e che camminiamo insieme, nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati, nonostante gli sbagli del passato e le ferite reciproche.

La vicenda dei Magi ci incoraggia anche in questo. A Gerusalemme, luogo di delusione e di opposizione, proprio lì dove la via indicata dal Cielo sembra infrangersi contro i muri eretti dall’uomo, essi scoprono la via per Betlemme. Sono i sacerdoti e gli scribi a fornire l’indicazione, scrutando le Scritture (cfr Mt 2,4). I Magi trovano Gesù non solo grazie alla stella, nel frattempo scomparsa; hanno bisogno della Parola di Dio. Anche noi cristiani non possiamo arrivare al Signore senza la sua Parola viva ed efficace (cfr Eb 4,12). Essa è stata data all’intero Popolo di Dio, perché sia accolta, pregata, perché sia meditata insieme a tutto il Popolo di Dio. Avviciniamoci dunque a Gesù attraverso la sua Parola, ma avviciniamoci anche ai fratelli attraverso la Parola di Gesù. La sua stella sorgerà nuovamente sul nostro cammino, e ci darà gioia.

3. È ciò che accadde ai Magi, giunti all’ultima tappa: Betlemme. Lì entrano nella casa, si prostrano e adorano il Bambino (cfr Mt 2,11). Così si conclude il loro viaggio: insieme, nella stessa casa, in adorazione. I Magi anticipano così i discepoli di Gesù, i quali, diversi ma uniti, alla fine del Vangelo si prostrano davanti al Risorto sul monte della Galilea (cfr Mt 28,17). Diventano così un segno di profezia per noi, desiderosi del Signore, compagni di viaggio lungo le strade del mondo, cercatori attraverso la Sacra Scrittura dei segni di Dio nella storia. Fratelli e sorelle, anche per noi l’unità piena, nella stessa casa, non può che giungere attraverso l’adorazione del Signore. Care sorelle e cari fratelli, la tappa decisiva del cammino verso la piena comunione richiede una preghiera più intensa, richiede di adorare, richiede l’adorazione di Dio.

I Magi però ci ricordano che per adorare c’è un passaggio da compiere: occorre prima prostrarsi. Questa è la via, piegarci verso il basso, mettere da parte le proprie pretese per lasciare al centro solo il Signore. Quante volte l’orgoglio è stato il vero ostacolo alla comunione! I Magi hanno avuto il coraggio di lasciare a casa prestigio e reputazione, per abbassarsi nella povera casetta di Betlemme; così hanno scoperto «una gioia grandissima» (Mt 2,10). Abbassarsi, lasciare, semplificare: chiediamo a Dio stasera questo coraggio, il coraggio dell’umiltà, unica via per arrivare ad adorare Dio nella stessa casa, attorno allo stesso altare.

A Betlemme, dopo essersi prostrati in adorazione, i Magi aprono i loro scrigni e appaiono oro, incenso e mirra (cfr v. 11). Questo ci ricorda che, solo dopo aver pregato insieme, solo davanti a Dio, nella sua luce, ci rendiamo davvero conto dei tesori che ciascuno possiede. Ma sono tesori che appartengono a tutti, che vanno offerti e condivisi. Sono infatti doni che lo Spirito destina al bene comune, all’edificazione e all’unità del suo popolo. E di questo ci accorgiamo pregando, ma anche servendo: quando doniamo a chi è nel bisogno offriamo a Gesù, che si identifica con chi è povero e ai margini (cfr Mt 25,34-40); e Lui ci unisce tra di noi.

I doni dei Magi simboleggiano quello che il Signore desidera ricevere da noi. A Dio va dato l’oro, l’elemento più prezioso, perché Dio è al primo posto. È a Lui che occorre guardare, non a noi; alla sua volontà, non alla nostra; alle sue vie, non alle nostre. Se il Signore è davvero al primo posto, le nostre scelte, anche ecclesiastiche, non possono più basarsi sulle politiche del mondo, ma sui desideri di Dio. E poi c’è l’incenso, a richiamare l’importanza della preghiera, che sale a Dio come profumo gradito (cfrSal141,2). Non stanchiamoci di pregare gli uni per gli altri e gli uni con gli altri. Infine la mirra, che sarà usata per onorare il corpo di Gesù deposto dalla croce (cfr Gv 19,39), ci rimanda alla cura per la carne sofferente del Signore, straziata nelle membra dei poveri. Serviamo i bisognosi, serviamo insieme Gesù che soffre!

Cari fratelli e sorelle, accogliamo dai Magi le indicazioni per il nostro cammino; e facciamo come loro, che ritornarono a casa «per un’altra strada» (Mt 2,12). Sì, come Saulo prima dell’incontro con Cristo, abbiamo bisogno di cambiare strada, di invertire la rotta delle nostre abitudini e delle nostre convenienze per trovare la via che il Signore ci mostra, la via dell’umiltà, la via della fraternità, dell’adorazione. Donaci, Signore, il coraggio di cambiare strada, di convertirci, di seguire la tua volontà e non le nostre opportunità; di andare avanti insieme, verso di Te, che con il tuo Spirito vuoi fare di noi una sola cosa. Amen.

Fonte

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