Vangelo di domenica 19 maggio 2016 – don Mauro Pozzi

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Il commento al Vangelo di domenica 19 maggio 2016 a cura di don Mauro Pozzi parroco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

IL CORAGGIO DI GIOVANNI

È importante sottolineare il fatto che Gesù prega. Anche se Lui è il Messia, il Figlio, nella sua umanità sente la necessità di mettersi in ascolto del Padre. Solo in questo modo si entra in una relazione personale con Dio. È così che il Maestro vuole essere conosciuto dai suoi. Le folle chi dicono che io sia? La massa che non ha un rapporto diretto con Lui non sa dire con precisione chi è. Forse Giovanni, forse Elia, forse uno dei profeti. È una conoscenza vaga. Ma voi, chi dite che io sia? La domanda è diretta ed è rivolta ai discepoli di ogni tempo, anche a noi. Come lo conosciamo? Cosa diciamo di Lui? Se siamo dei suoi non possiamo avere delle opinioni confuse, ma una esperienza autentica della sua realtà.

[ads2]La certezza di Pietro è l’esempio: tu sei il Cristo di Dio, cioè il Messia, il Salvatore. Non è però così semplice affermare la propria fede. Gesù è rifiutato e il mondo cerca di liberarsene crocifiggendolo. Questo succede anche oggi, perché il vangelo è scomodo e chi gli è fedele dà fastidio. Per questo chi vuole seguirlo deve saper affrontare la croce. È quello che ha fatto Giovanni Battista, che non ha avuto paura di parlare apertamente davanti ad Erode, anche se questo gli è costato la vita. Folle intere andavano a sentirlo predicare e si facevano battezzare da lui, ma Giovanni non si sentì mai una persona importante.

Preferiva vivere nel deserto nutrendosi del minimo indispensabile per essere fedele alla sua vocazione, senza atteggiarsi a grande profeta. Tanto è vero che quando Gesù si manifestò lui uscì discretamente di scena, senza cercare sé stesso o la sua affermazione personale, ma indicando il Maestro come l’Agnello e capì che doveva farsi da parte. Quello che Gesù dice nel Vangelo: chi vuol venire dietro a me rinunci a sé stesso, e che Giovanni mette in pratica, si fonda sulla fiducia in Dio. L’umiltà è capire che non siamo noi a farci grandi, ma se ci sappiamo affidare, lo saremo certamente.

È vero che il Battista morì decapitato e lontano dai suoi discepoli, ma la sua testimonianza e la sua grandezza sono immortali. Gesù stesso l’ha definito il più grande tra i nati di donna. Quando l’uomo cerca di glorificarsi da solo, cerca disperatamente di lasciare un segno di sé nella storia, di guadagnarsi un’immortalità fatta di pietre e spesso di sangue. Nella storia antica e recente abbiamo però visto innumerevoli statue abbattute, insegne distrutte e mausolei depredati. Chi invece si fida di Dio ottiene una gloria che non tramonta, come il nostro Santo. Preghiamolo allora perché ci insegni la fiducia e ci aiuti a fare il nostro dovere senza la pretesa di essere riconosciuti, ma solo per amore del Maestro.

VUOI ALTRI COMMENTI AL VANGELO?

XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Lc 9, 18-24
Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 19 – 25 Giugno 2016
  • Tempo Ordinario XII, Colore verde
  • Lezionario: Ciclo C | Anno II, Salterio: sett. 4

Fonte: LaSacraBibbia.net