Sr. Myriam d’Agostino – Commento al Vangelo del 15 Marzo 2020

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Il Cammino Pasquale dal Dio dei nostri padri a Dio Padre

Il cammino quaresimale in questa III domenica ci incoraggia a dare un svolta, a fare una scelta, a prendere una decisione, ha fare una virata , come le barche a vela in mare aperto, non perchè dobbiamo faticare altrimenti che quaresima è, ma perchè “ne vale la pena” nel vero senso della parola.

Improvvisamente la liturgia non ci fa più leggere il Vangelo di Matteo, ma per tre domeniche di seguito ci sarà una incursione giovannea al nostro percorso, la Samaritana, il cieco nato e la risurrezione di Lazzaro ci prepareranno alla santa settimana. Perchè?

Questi tre passi evangelici erano per le primitive comunità cristiane “catechesi battesimali”, ossia testi di preparazione al battesimo, cammini comunitari e personali prima di ricevere il battesimo, da adulti ovviamente, come segno di adesione piena al Vangelo. Giovanni ci dice che Gesù “doveva” passare dalla Samaria, attenzione, non era obbligato geograficamente a passare di lì, non era l’unica strada per andare verso la Galilea, anzi, tutt’altro, nessun “pio giudeo” si sarebbe mai permesso di passare in quella terra di gente “contaminata”, traditrice, lontana, maledetta.

Quello di Gesù è un obbligo di Amore, lui sta andando lì per un incontro, per un appuntamento ben preciso, lui lì deve incontrare una donna, Samaritana. Una donna senza nome, che rappresenta il credente, ogni credente, ma anche la comunità, ogni comunità, religiosa, politica, sociale, parrocchiale, ogni comunità di uomini e donne. Non è quest il contesto per analizzare ogni versetto di questo Vangelo, ma credo che in sintesi ciascuno di noi all’interno della sua comunità, di ogni sua relazione, di ogni stare insieme è posto sempre di fronte a cinque  domande molto profonde.

La prima , acqua di pozzo o acqua di sorgente, Gesù e la Samaritana sono seduti sullo stesso posto, eppure lei ci vede solo un pozzo, acqua ferma, stagnante, difficile da prendere, statica a volte puzzolente, mentre Gesù ci vede sempre una sorgente di acqua vivente, zampillante, dinamica, sempre a disposizione, molto di più di ogni sete umana. Mariti o sposo, chi abbiamo incontrato, chi abbiamo scelto, chi cerchiamo? Lo sposo è tale solo il giorno del matrimonio, tutto il resto del tempo lo chiamiamo marito, eppure è la stessa persona, qual’è la differenza? Lo sposo è tale perchè è sempre in una relazione di festa, di gioia, di celebrazione, di liturgia, il marito ad un certo punto rischia di stufare, infatti la Samaritana ne aveva collezionati 5+1.

La Samaritana è preoccupata di un dove incontrare, di un dove pregare, di una sicurezza esterna a lei, Gesù invece la riporta e la rimanda sempre al suo “di dentro”, alla qualità, al come, allo spirito e alla verità. E allora noi, dove o come, dentro o fuori?

E infine, dopo aver fatto definitivamente la scelta, dopo aver colto in questo incontro la Verità della sua vita, la Samaritana fa la scelta, lascia la brocca, l’unica e ultima sicurezza che le era rimasta, e va ad annunciare la Parola e non a chiacchierare su questo incontro. La nostra vita ha da essere Parola e non chiacchiera, per poter essere sorgente di vita zampillante affinché ogni incontro abbia la sua dimensione di festa, il suo spessore liturgico, la sua postura pasquale. Buona domenica a tutti!

Sr. Myriam (Miriam D’Agostino) del Monastero Benedettino di Sant’Anna – Bastia Umbra