Sorelle Povere di Santa Chiara – Commento al Vangelo di domenica 10 Maggio 2020

46

Via, Verità e Vita

Sono gli ultimi giorni di Gesù sulla terra. Gesù lava i piedi ai suoi discepoli, annuncia il tradimento di uno dei suoi e subito dopo, come se fosse una conseguenza logica, (ci) lascia il comandamento nuovo, il comandamento dell’amore: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (13,34-35).

Nel versetto precedente l’inizio del brano che oggi leggiamo, Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro. “Darai la tua vita per me?”, dice Gesù a Pietro e continua: “In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo prima che tu m’abbia rinnegato tre volte” (13,38).
In pochi versetti troviamo due tradimenti! Gesù è alla fine della sua missione sulla terra e il frutto pare essere: tradimento, rinnegamento, solitudine, incomprensione… e proprio da parte dei suoi!

Eppure il Vangelo di oggi comincia con: “Non sia turbato il vostro cuore”. Sembra quasi una risposta a ciò che accadrà a Pietro poche ore più tardi. E’ come se Gesù volesse dire a Pietro, e in lui a noi tutti: non vi preoccupate, il vostro cuore non sia turbato anche se mi avete lasciato solo, anche se mi avete rinnegato, tradito, anche se non avete ancora compreso il mio amore per voi…. Non abbiate paura, ma abbiate fede in me e nel Padre! “Non sia turbato il vostro cuore, credete in Dio e credete in me”.
L’antidoto al male e alla paura è la fede! Credere nel Padre e nel Figlio è ciò che tiene il nostro cuore nella pace, quella pace che deriva dal sapersi custoditi da un amore senza limiti e senza condizioni.

La prima parola di Gesù davanti al nostro cuore chiuso è una parola di consolazione, di incoraggiamento, di vicinanza.
Gesù davanti alla sua morte imminente – e innocente – si preoccupa ancora una volta di noi: prepararci un posto nel Regno del Padre. “Io vado a prepararvi un posto… Poi ritornerò e vi prenderò con me perché siate anche voi dove sono io” (v 3). Gesù prepara per noi una casa che è, nell’immaginario di tutti noi, un “luogo sicuro e caldo”, dove ci sono le persone amate con le quali si desidera condividere lo scorrere dei giorni.

Anche nella casa che ci prepara Gesù c’è Qualcuno che ci aspetta perché ha nostalgia di noi: il Padre! Un Padre che è lì ad aspettarci da sempre, col desiderio di non essere più separato dai suoi figli. “E la notizia che esiste un posto riservato a noi –non ad altri- è necessaria al nostro cuore bisognoso di un alloggio a tempo indeterminato” (fra R. Pasolini). In noi c’è sempre e comunque una ricerca di qualche segno d’amore che dica al nostro cuore che siamo figli cercati, voluti e attesi per sempre.

A questo punto Gesù indica la via per arrivare a questa casa dove il Padre ci attende. Alla replica di Tommaso che dice: “Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?”, Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita”. La via, da quella che ha percorso il popolo di Israele per raggiungere la terra promessa, fino a quella che anche a noi è chiesto di percorrere. E’ la via dalla lontananza alla comunione col Padre per mezzo di Gesù, il Figlio. Tuttavia, questa via non la si percorre da soli! “Hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato per tutto il cammino che hai fatto, come un uomo porta il proprio figlio” (Dt 1,37). Si tratta di una via che diventa Qualcuno da seguire per arrivare finalmente a casa. E seguire questo Qualcuno oggi significa “compiere i suoi gesti, rinnovare le sue scelte, opporsi a ciò a cui Lui si opponeva, preferire le persone che Lui preferiva…” (E. Ronchi).

E’ ascoltare con cuore libero la Sua Parola che ci indica i passi da seguire, quelli da Lui compiuti e quelli che Lui compie ancora ogni giorno con noi… “come un padre porta il proprio figlio”!!
“Io sono la verità”. Non c’è ombra di menzogna in Dio. Molte volte nell’Antico Testamento leggiamo queste parole: “L’ho detto e lo farò! Io sono il Signore!”.

La Sua parola è verità, quello che dice lo compie e qui Gesù sta dicendo che mai saremo separati da Lui e dal Padre perché ci ha detto: “…perchè siate anche voi dove sono io…” (Gv 14,3) e ci ha promesso: “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
La verità, Gesù stesso, ci porta alla conoscenza del Padre e del suo amore per noi. E dopo aver sperimentato un amore così grande, una tenerezza così forte sulla nostra vita, una compassione, cura e vicinanza senza misure e limiti, come non desiderare che tutti conoscano un Padre così! E allora i nostri gesti e le nostre parole si riempiono dei gesti e delle parole di Lui: “Venite benedetti dal Padre mio… perché quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31-55).

“Io sono la vita”. La nostra vita è il Figlio che muore per noi! Questo è il paradosso dell’amore: la vita che dipende dalla morte! Senza la morte del Figlio noi non avremmo la vita. E senza la sua resurrezione noi non avremmo la vita eterna. “Tu ci dai tutto te stesso, e donandoci te stesso, ci dai tutto” (S. Caterina da Siena).
Dio non può darci nulla di meno di Sé stesso!

Via – Verità – Vita: una escalation che va dal basso verso l’alto: crocifisso sul Golgota, innalzato sulla croce, asceso al Padre, ma soprattutto una via che va dall’alto verso il basso, come piace fare al nostro Dio: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).
Via e verità sono realtà che partono da un “fuori di noi” per entrare dentro il nostro cuore e diventare parte di noi, diventare Vita, la Sua Vita in noi.
Per arrivare alla Vita dobbiamo percorrere la Via della Verità.

Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (v8). Il volto del Figlio crocifisso è lo svelamento del volto del Padre. Un volto che ci apparirà conosciuto perché quando lo vedremo riconosceremo di averlo già visto, già incontrato nel volto dei tanti fratelli e sorelle che qui sulla terra ci hanno Via e Verità sono realtà che partono da un “fuori di noi” per entrare dentro il nostro cuore e diventare parte di noi, diventare Vita, la Sua vita in noi.
Per arrivare alla Vita dobbiamo percorrere la Via della Verità.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (v. 8). Il volto del Figlio crocifisso è lo svelamento del volto del Padre. Un volto che ci apparirà conosciuto perché quando lo vedremo riconosceremo di averlo già visto, già incontrato nel volto dei tanti fratelli e sorelle che qui sulla terra ci hanno donato una scintilla del suo amore.

Tommaso aveva chiesto al Signore: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Filippo gli dice: “Signore mostraci il Padre e ci basta”.
Le domande dell’uomo non sono mai sature di risposte fino a quando non ricevono l’ultima – e unica – risposta: il dono della vita del Figlio per ciascuno di noi. Solo l’amore crocifisso sazia la nostra sete di senso, di domanda, di amore…

All’uomo che ricerca sempre un di più, Dio Padre risponde col dono del suo Figlio. Ed è un dono così totale che non finisce neanche con la morte perché in Lui ci è donata anche la resurrezione!

Commento a cura delle Clarisse di S. Gata Feltria

Articolo precedentedon Mauro Leonardi – Commento al Vangelo del giorno, 9 Maggio 2020
Articolo successivoDon Massimiliano Nastasi – Commento al Vangelo di domenica 10 Maggio 2020