Servizio della Parola – Breve commento alle letture della Veglia del 3 Maggio 2020

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Io sono la porta della salvezza.

L’immagine del pastore, che Gesù applica a se stesso, ci conducea guardare a lui come guida. È un’immagine di tenerezzae di attenzione, attraverso la quale intravediamo la nostradestinazione, ossia la salvezza che ci viene offerta in dono.

La liturgia contempla il Risorto come il pastore, colui che indica al gregge la via da percorrere, strada che presenta un tracciato fatto di passi da svolgere, come le tre letture mostrano. Nella prima lettura è sottolineato l’aspetto della conversione, la quale prende avvio dalla consapevolezza di aver commesso ciò che è male agli occhi di Dio. L’uomo deve salvaguardarsi dalla generazione malvagia che lo circonda, ricevendo il dono dello Spirito Santo attraverso il battesimo.

La seconda lettura dice a cosa si è chiamati affinché tale dono abbia davvero efficacia: sopportare con pazienza le sofferenze, come ha fatto il Cristo, paradigma per ogni uomo.

Solo così sarà possibile essere veri e degni testimoni, graditi a Dio e capaci di vivere secondo giustizia, perché salvati dalle piaghe del Maestro: d’ora in avanti ogni anima avrà il suo pastore e custode.

Il vangelo afferma che tutto ciò sarà davvero attuabile soltanto se verrà riconosciuto in modo definitivo Gesù come la porta attraverso la quale ci verrà incontro la salvezza.

Questo significa che una volta avvenuta la conversione, divenuto testimone degno di fede del Risorto, allora potrò compiere qualsiasi opera in nome e per conto del Cristo, ma solo passando attraverso la sua stessa persona, punto di riferimento e modello.

Fonte: Servizio della Parola


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