Servizio della Parola – Breve commento alle letture del 4 Ottobre 2020

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Custodi di un dono affinché porti frutto. Il popolo d’Israele è la vigna del Signore (Is 5), ma non ha portato i frutti sperati. La Chiesa, nuovo popolo d’Israele, deve farsi carico di questo dono d’amore, che trova in Gesù il proprio compimento, e portare i frutti sperati.

Custodi di un dono affinché porti frutto.

Il “canto della vigna”, nella prima lettura, inaugura il tema delle nozze di Yhwh con Israele, tema che ritornerà spesso nella letteratura biblica. Questo canto, ritmato dal verbo “attendere”, denuncia la delusione di Dio. Le vicende del popolo di Israele ripetono costantemente lo stesso motivo: da una parte l’amore di Dio, dall’altra il tradimento del popolo; da una parte la cura di Dio, dall’altra un ostinato rifiuto. Amore e delusione sono l’impasto di questa lettura simbolica della storia del popolo di Israele, ma è una storia che non può continuare all’infinito.

La pazienza di Dio ha un limite e ci sarà un giudizio (5,3). Nella seconda lettura, tratta dalla lettera ai Filippesi, Paolo presenta due fondamentali punti di riferimento per il cristiano: la tradizione della Chiesa (v. 9: «le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me») e tutto ciò che di buono e vero è sparso nel mondo (v. 8: «quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, […] questo sia oggetto dei vostri pensieri»).

Il meglio della cultura umana ha diritto di cittadinanza nel comportamento cristiano. La Chiesa è il nuovo popolo di Dio, erede della vocazione a cui è venuto meno Israele.

In Gesù Cristo essa è diventata il vero Israele (cfr. Gal 6,16), ma deve continuamente difendersi dal pericolo di rifiutare, con le sue infedeltà, l’amore e la salvezza che Dio offre (vangelo).

Fonte: Servizio della Parola nr. 518/2020 – Prezzo di copertina: Euro 10,00