Servizio della Parola – Breve commento alle letture del 13 Settembre 2020

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Vivere e condividere il perdono di Dio. Ogni cristiano, nella propria vita di fede, si riconosce preceduto dall’amore di Dio che sempre perdona. Radicati su questo dono di grazia, siamo chiamati a nostra volta a perdonare e ad usare mise-ricordia verso i nostri fratelli, perché sull’amore del prossimo, alla fine dei tempi, saremo giudicati.

Vivere e condividere il perdono di Dio.

La legge del taglione, «occhio per occhio e dente per dente» (Es 21,24), poneva una perfetta corrispondenza fra il danno causato e la pena inflitta. Dio, però, esige molto di più dal credente: egli deve imitare il comportamento di Dio e imparare ad aprire il cuore al perdono. L’esperienza ha insegnato a Gesù Ben Sira che la vendetta, le liti e i risentimenti rovinano i buoni rapporti tra gli uomini ed esorta perciò a vincerli con il perdono (prima lettura).

Con la sua morte e risurrezione, Cristo ha stabilito il suo dominio su tutti gli uomini. Abbiamo il dovere di riconoscerlo come nostra guida, modello da imitare, termine ultimo della nostra speranza. Siamo i servi del suo amore, e nei riguardi dei fratelli non dobbiamo comportarci

con severità e durezza, ma imitarlo nella dolcezza e nella misericordia, astenendoci soprattutto dal giudicare  i fratelli e condannarli senza appello (seconda lettura). La misericordia di Dio è senza limiti e il suo giudizio verso i peccatori è sempre un giudizio di perdono.

Da questo atteggiamento di Dio nasce per il cristiano l’esigenza di perdonare il prossimo con la stessa larghezza e misericordia con la quale lui stesso è perdonato da Dio (vangelo).

Fonte: Servizio della Parola nr. 518/2020 – Prezzo di copertina: Euro 10,00