Preghiera a casa, in famiglia – Commento al Vangelo di domenica 22 Marzo 2020

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La Parola di Dio risuona nella nostra quotidianità segnata dalle limitazioni che il diffondersi
del coronavirus comporta, ma anche dalle possibilità di crescere insieme nella scoperta
di modi nuovi di essere comunità cristiana. Non possiamo celebrare l’eucaristia, ma stiamo
sperimentando una forma nuova di preghiera comunitaria, che si radica sul nostro sacerdozio
battesimale e ci rimanda all’esperienza dei primi cristiani che si trovavano nelle case. Il cristianesimo nasce nella forma di “chiese domestiche”.

Celebriamo questa quarta domenica di Quaresima nel contesto familiare delle nostre case. Domenica scorsa la donna samaritana e il segno dell’Acqua, questa domenica un uomo cieco dalla nascita e il segno della Luce. Due domeniche che segnavano e segnano il cammino dei catecumeni verso la piena comprensione della identità di Gesù.

Anche questa domenica il cieco nato compie un progressivo cammino di conoscenza dell’identità di quell’uomo chiamato Gesù, il profeta, l’inviato di Dio, il Signore! E questo cammino è reso possibile dalla consapevolezza dell’uomo di “non conoscere” e di aprirsi alla novità di Dio che si rivela. Ma nel contesto particolare che stiamo vivendo è forse necessario soffermarci sull’iniziale colloquio tra i discepoli e Gesù riguardo alla cecità (malattia) dell’uomo. Gesù con forza e chiarezza dissipa l’idea, che spesso è anche la nostra, che lega una malattia ad una colpa personale o collettiva. Non sorge anche a noi, davanti ad una malattia o ad una disgrazia la domanda; cosa ho fatto di male? Gesù con la sua risposta nega con forza questa mentalità e ci invita ad assumere uno sguardo nuovo.

Non più una curiosità sulla causa della disgrazia, ma un invito a cogliere il fatto che la “malattia” e “la disgrazia” possono diventare luogo in cui si manifestano le opere di Dio. E le opere di Dio sono sempre per la vita e la liberazione dell’uomo. Chiediamo allora la grazia di convertirci per assumere lo sguardo di Gesù su questo momento difficile “operando” con “responsabilità” e “umiltà“ a servizio del bene degli uomini e delle donne con le quali condividiamo il cammino.

Risonanza

Rileggendo il Vangelo trovare le espressioni con cui viene definito Gesù (i titoli cristologici).

Commento

Il Vangelo di Giovanni riporta sette “segni” che rivelano l’identità di Gesù come Messia: le nozze di Cana, la guarigione del figlio del funzionario del re, la guarigione del paralitico, la moltiplicazione dei pani, Gesù cammina sulle acque, il cieco nato, la resurrezione di Lazzaro. Abbiamo appena ascoltato il racconto del penultimo di questi segni, che fin dall’antichità viene proposto nella preparazione dei catecumeni per trasmettere un messaggio importante: Cristo è la luce del mondo, la nostra luce. Gesù ci viene quindi presentato come colui che dà l’acqua viva (domenica scorsa), la luce vera (oggi), la vita vera (domenica prossima).

È quindi il Messia che rivela il volto di un Dio che vuole vita in pienezza per tutti e la dona a tutti. Un messaggio rivolto oggi anche a noi, a volte confusi da immagini fuorvianti e “tossiche” – e comunque antievangeliche – di un Dio che punisce. Gli accenni al fango e al sabato evocano poi i racconti della creazione e suggeriscono un Messia che viene rinnovare tutto con la sua azione. Come probabilmente avete rilevato, Gesù viene definito dal cieco prima “uomo”, poi “profeta”, infine “Figlio dell’uomo”. Assistiamo qui ad un progressivo percorso di comprensione della persona di Gesù: la fede non è mai una conquista immediata. Anche noi abbiamo capito a poco a poco chi è Gesù e, se ci pensiamo bene, ancora non abbiamo finito di conoscerlo.

Due ultime considerazioni: Gesù sollecita il completamento del percorso di fede del cieco guarito con le parole “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Colui che è nato cieco finalmente può “vedere” per il dono stesso di Dio e riconoscere colui che ha già incontrato nella parola ascoltata. È vero anche per noi: possiamo dire “credo Signore”, quando sperimentiamo l’azione di Dio che ci dona vita grazie alla Parola che ci viene data. Infine la conclusione del brano ci svela che paradossalmente non è il cieco quello nel peccato, ma chi crede di vedere, colui che, già conoscendo tutte le risposte, non riesce a farsi sorprendere dall’irruzione di un Messia che ama la vita.

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Fonte: PARROCCHIA  DI  SANTA  MARIA  AL  PIGNONE – DIOCESI  DI FIRENZE