Piotr Zygulski – Commento al Vangelo del 15 Dicembre 2019

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Il vangelo di questa terza domenica di Avvento mette in risalto la straordinaria figura di Giovanni Battista e, al contempo, coglie l’occasione per riassumere le “opere del Cristo”, soprattutto se giunte a noi tramite alcuni testimoni, a partire dalle quali il lettore viene provocato, senza alcuna imposizione, sino a riconoscere liberamente in Gesù il compimento dell’attesa del popolo di Dio.

Colui che deve venire è Colui che opera

Il brano ha un parallelo anche nel vangelo secondo la prospettiva di Luca, con alcune piccolissime differenze stilistiche (Lc 7,18-30). Probabilmente la struttura originaria (della “fonte Q” ricostruita per ipotesi) partiva dall’ambasciata dei discepoli di Giovanni Battista per poi riportare l’insegnamento di Gesù alle folle a proposito di quell’uomo: «Cosa siete usciti a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Un profeta?». Infine, avrebbe concluso che Giovanni Battista è più che un profeta: è proprio il messaggero dell’Elia atteso e mandato davanti a Gesù; Giovanni è il più grande di sempre, ma il minore di lui – cioè il suo discepolo Gesù – sarà più grande persino del Battista stesso.

Come abbiamo visto domenica scorsa con l’Annunciazione, anche in questo caso l’orientamento teologico di chi ha assemblato questo episodio vuole esaltare la caratura eccezionale del Battista per mostrare un’eccezionalità ancora maggiore in quella di Gesù.

Proposto in forma dialogata, qui si crea l’occasione perché Gesù stesso possa riassumere quanto presentato nei capitoli precedenti del vangelo nell’ottica di Matteo: l’annuncio della buona notizia (capitoli 5-7) e le svariate guarigioni (capitoli 8 e 9): due ciechi (Mt 9,30), il paralitico (Mt 9,6), il lebbroso (Mt 8,2-3), un sordo [o sordomuto] (Mt 9,33: kophos può indicare tanto la sordità quanto il mutismo) e la figlia risuscitata di uno dei capi (Mt 9,25).

Questa è la risposta indiretta alla domanda dei discepoli del Battista, che qui viene fatta risalire a una perplessità del Battista stesso, forse come appello rivolto alle cerchie fraterne dei seguaci di Giovanni che ancora esitavano ad accogliere Gesù.

Inoltre, questa ambasceria permette di dipingere i seguaci del Battezzatore, che vanno e riferiscono, quali fedeli esecutori della parola ricevuta, come i servi del centurione (Mt 8,9) e secondo i gusti tanto di Giovanni (Mt 3,8-9) quanto di Gesù (Mt 7,21); insomma: anche se provenienti da un’altra “cerchia”, sono veri discepoli, già pronti ad accogliere con la medesima serietà anche Gesù.

Chi è «colui che deve venire» (ho erchomenos) tanto profetizzato dal Battista? Per rispondere si hanno davanti ta erga, le opere, le azioni, l’agire, l’operare a favore dell’uomo. In una variante testuale del vangelo, nel manoscritto D*, anziché erchomenos si legge ergazomenos, cioè «colui che agisce». Questo rivela pertanto la vicinanza tra parole e azioni; tra l’attesa e il compimento, che, tra l’altro, corrisponde a quanto profetato anche da Isaia per il periodo della redenzione finale: i ciechi vedranno, lo zoppo salterà, il sordo udirà, i morti risorgeranno e ai poveri verrà portata la buona notizia (Is 29,18; 26,19; 35,5; 42,7.18; 61,1).

Insomma, non c’è un’affermazione esplicita di Gesù paragonabile a quelle del Quarto Vangelo (es. Gv 14,6: «Io-Sono la via, la verità e la vita»); semplicemente Gesù mostra i fatti, non li dimostra.

Inaugurando una sezione di due capitoli che alternano due aspetti di incredulità (Mt 11,6.16-30; 12,1-14; 12,22-45) e la risoluzione mediante la fede (Mt 11,6.25-30; 12,15-21; 12,46-50), il lettore cristiano ha la consapevolezza che si tratta pur sempre dei «fatti del Cristo»; termine che viene utilizzato per la prima volta qui dall’evangelista Matteo che intendeva dare rilievo cristologico a questo agire messianico.

La grandezza del Battista e quella “canna” di Erode Antipa

Nondimeno, già la fonte di cui disponeva Matteo poneva in accordo la grandezza del “superprofeta” Giovanni Battista con quella del “super-superprofeta” Gesù, che eccede quella del primo. Qui si trattava di affrontare il tema del “discepolato battista” dello stesso Gesù e il ruolo del Battista nella storia della salvezza, appianando i contrasti tra la comunità dei primi discepoli del Cristo e quella del Battezzatore.

Proprio a quest’ultima ci si rivolge, invitando anche a noi a riflettere sulle motivazioni che ci spingono a uscire, a cercare, ad ascoltare lontani dal trambusto del mondo: «Chi/Perché siete usciti [anche qui, il verbo ex-erchomai, venire fuori] nel deserto a vedere?» (Mt 11,7).

L’immagine della «canna sbattuta dal vento» non è casuale: oltre ad essere una pianta comune nei pressi del Giordano ove operava il Battista, secondo l’esegeta Theissen è un’allusione ironica nei confronti di Erode Antipa, l’«uomo vestito con abiti di lusso» che, per celebrare la fondazione della nuova capitale Tiberiade, attorno all’anno 20 d.C., aveva fatto coniare una moneta con il suo nome ma raffigurante una canna. Dato che, nella sensibilità giudaica, era sconveniente ritrarre figure umane, la canna del Giordano avrebbe dovuto unire simbolicamente la Perea e la Galilea sulle quali Antipa esercitava la propria giurisdizione. Tuttavia una canna coniata accanto al nome di quel tizio che stava «nei palazzi dei re» – non un vero sovrano, bensì un occupante abusivo, nell’ironia di Gesù – si prestava a prese in giro, soprattutto per un sovrano considerato “oscillante” e “instabile” nelle scelte personali di vita e di governo. Dopo pochi anni, l’effige della «canna sbattuta dal vento» fu sostituita da una più stabile palma, forse per porre fine a queste battute.

Ad ogni modo, chi era accorso alla predicazione del Battista era consapevole che si trattava di una persona ben più stabile di una canna: aveva riposto in lui molte aspettative e vi riconosceva un profeta. Anche il nostro Gesù condivideva tale apprezzamento, e anzi ci teneva a esternare tutto il suo apprezzamento per la grandezza di quell’uomo che per lui probabilmente incarnava il compimento della Legge e dei Profeti. Ma, agli occhi del cristiano, con Gesù si fa un passo in più in questa nuova era – anche di rovesciamento sociale – inaugurata proprio con la predicazione del Battista, in cui persino la persona più piccola, emarginata e scartata, può diventare più importante del Battista stesso.

Nodi esegetici

1. Giovanni Battista dubitava di Gesù? Ma non aveva già mostrato di aver pienamente riconosciuto in Gesù il “Veniente” da lui annunciato, quando esitò a battezzarlo (Mt 3,14) dicendo che sarebbe stato piuttosto lui a dover ricevere l’immersione nello spirito infuocato portato dal Nazareno?

Se, nei primi secoli, suscitò scandalo la posizione di Tertulliano, il quale ammetteva apertamente l’incredulità del Battista, il quesito attanagliò anche Lutero e tanti altri, che talvolta hanno interpretato questo dubbio a partire dall’impazienza psicologica di Giovanni, a maggior ragione se rinchiuso in una prigione, nel vedere l’instaurazione del Regno messianico.

Alla luce degli studi storico-critici, oggi si ritiene davvero improbabile che il Battista sia diventato “cristiano” dopo aver incontrato Gesù al Giordano. Nondimeno, nel piano narrativo di Matteo, il Battista esprime un punto di vista totalmente credibile e affidabile, al punto che più volte nel corso del racconto Gesù ripete parola per parola il messaggio di Giovanni. Pertanto qui il “dubbio” – pur potendo riflettere storicamente alcune titubanze tra le file dei seguaci e degli estimatori del Battista nell’aderire alla testimonianza dei discepoli del Risorto – in realtà ha una funzione prevalentemente narrativa, che permette a Gesù di rivelarsi nella sua identità messianica alla luce del suo agire.

2. Cosa significa la beatitudine per chi non si scandalizza (Mt 11,6)? Come si è detto, non si trattava certo di un monito rivolto a Giovanni. Ciò a cui la beatitudine si riferisce diviene chiaro nel capitolo successivo, quando incontriamo alcuni farisei che, udendo la buona notizia, sostengono che Gesù operi grazie all’aiuto del capo dei demoni (Mt 12,24). Questo è lo scandalo, o l’imperdonabile «parlare contro lo Spirito Santo» (Mt 12,31-32): non solo non riconoscere il mandato divino di Gesù nel quale si compiono – seppur in modo inaspettato – le attese del popolo di Dio, ma l’opporsi proprio frontalmente a lui, considerandolo demoniaco.

3. Chi è «il più piccolo» (Mt 11,11)? Forse in origine quest’espressione era parte di un confronto dialettico tra Gesù e Giovanni Battista, con cui il gruppo che ha prodotto la fonte Q cercava di venire a capo della relazione tra i suoi due “padri fondatori”: Gesù che veniva dopo Giovanni (Mt 3,11: ho de opisō mou echomenos), ma anche dietro a Giovanni, che lo seguiva come suo discepolo – dunque “il minore” – e che tuttavia è divenuto più grande di lui!

È una logica di ribaltamento che pure manteneva intatta la stima immensa di Gesù – che non doveva essere affatto ridimensionata – verso questo grande profeta.

L’evangelista ha esteso l’interpretazione per tutta la comunità dei primi cristiani: il più piccolo dei discepoli (indicati come “questi piccoli” appena pochi versi prima, in Mt 10,42), agli occhi di Dio e nella parousia definitiva, sarà addirittura maggiore rispetto agli uomini più grandi di ogni tempo. Ma ciò non significa affatto che il Battista sarà escluso da questo nuovo ordine di cose che verrà instaurato, anzi: tutto fa presupporre che anche egli ne faccia parte a pieno titolo, anche in quanto “piccolo” rispetto al “grande” Erode Antipa.

Commento a cura di:

Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia all’Università di Genova ha ottenuto la Laurea Magistrale in Filosofia ed Etica delle Relazioni all’Università di Perugia e in Ontologia Trinitaria all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), dove attualmente è dottorando in studi teologici interreligiosi. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain” (sito).

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.


Letture della
III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA o ROSACEO

Prima Lettura

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.Dal libro del profeta Isaìa

Is 35,1-6a. 8a. 10

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.

Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 145 (146)

R. Vieni, Signore, a salvarci.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R. 

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

Seconda Lettura

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Gc 5,7-10

Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Parola di Dio

Vangelo

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,2-11 

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

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