Commento al Vangelo di domenica 16 Giugno 2019 per bambini – Laura Madrignani

410

Cari bambini,

Il Vangelo di oggi è ancora, come nelle domeniche precedenti, dal Vangelo di Giovanni dove i capitoli dal 13 al 17 raccontano ciò che avvenne prima della passione e della morte di Gesù.Comincia con questa frase: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”… Sembra di esserci in questo clima di addio dell’ultima cena e si percepisce anche la preoccupazione di Gesù, il fratello maggiore, con i suoi discepoli che tra breve rimarranno senza la sua presenza. Infatti tra poco Gesù sarà preso dalle guardie. Ma come fare? I discepoli erano appena all’inizio della scuola di Gesù. Erano stati con Lui solo tre anni, come se avessero fatto fino alla terza elementare… certo era meraviglioso aver imparato le prime cose della vita di fede, era fatica e gioia, una vita nuova! come quando si impara a leggere e scrivere… Si spalanca un mondo…. ve lo ricordate? Che leggevate tutti i cartelli anche per strada! Ecco, Gesù aveva ancora molte cose da insegnare e trasmettere.
Ma Gesù è sapiente e sa che deve avere pazienza… Dio ha tanta pazienza con noi… ci guida a imparare, attraverso i fatti della vita, ma sempre gradualmente.… la fretta non è di Dio! La fretta non produce frutti buoni… È come se tu fossi chiuso per un po’ in una stanza buia, e poi arriva qualcuno e spalanca le finestre per fare entrare dentro tutto il sole, che è una cosa bella! Ma quella luce forte e bella ti farebbe diventare cieco invece di farti bene. Ma se qualcuno cominciasse ad aprire la finestra poco la volta, l’occhio si abituerebbe, e spalancate tutte le finestre la stessa persona che prima era nel buio potrebbe beneficiare della luce ad occhi aperti senza soffrirne.

Questo Gesù lo sa e anche se ha ancora tante cose belle da insegnare, si ferma, si auto-limita, ha steso dei fili di sapienza, e però non li continuerà lui ma qualcun altro…
E chi è che continuerà ad insegnare la Verità? Lo Spirito Santo, lo abbiamo ampiamente invocato domenica scorsa durante la festa della Pentecoste.
E guardate bene cosa dice il Vangelo sullo Spirito Santo: “lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso”.
Cioè non dirà cose sue, non parlerà di se stesso, lo Spirito Santo non è egocentrico, ma a sua volta, rimanderà alle cose di Gesù, che sono le cose di Dio Padre!

Vi siete intrigati bene?
Adesso vi sbroglio… Bambini, vi sto parlando della Trinità… Padre, Figlio e Spirito Santo, infatti il Dio dei cristiani è un Dio che non può che essere Uno e trino. È uno ma in tre persone distinte. E non perché vogliamo sfidare la matematica o perché i cristiani vogliono complicarsi la vita, ma perché se ci pensate bene è semplicemente l’unica forma possibile che Dio può avere.
“Dio è amore” e amore non è vedere solo se stessi, non è stare chiusi in stanza e dire “amo tantissimo tutti”, ma è uscire, andare verso gli altri, come tra amici, come tra marito e moglie.
E non si amano gli amici, non si ama la moglie, il marito, i genitori, i fratelli, le sorelle perché sono uguali a noi… anzi!
È grande e formidabile l’insegnamento di vita che ci viene dalla Trinità: la ricchezza non è nell’uguaglianza ma nella diversità! Se collegate due vasi d’acqua, l’acqua scorre, si muove solo se c’è differenza di livello, se invece il livello dell’acqua è uguale non succede nulla, tutto è fermo!
E non è, questa, la cosa che abbiamo più urgente bisogno di imparare, per vivere bene in questo mondo? Che si può essere, cioè, diversi per colore della pelle, cultura, sesso, razza e religione, eppure godere di pari dignità, come persone umane, come figli di Dio? Perché è bello viaggiare? Perché si scoprono cose nuove e differenti e quindi ci si arricchisce!
Questo insegnamento trova il suo primo e più naturale esempio nella famiglia. La famiglia dovrebbe e può essere la Trinità sulla terra. Una famiglia è composta da persone di caratteri diversi, a volte che neppure si assomigliano fisicamente e, anzi, più sono diverse, più la famiglia è ricca!
Pensate ad esempio ad una famiglia che accoglie come figlio un bimbo di un altro paese… ma e’ una ricchezza enorme non solo per quella famiglia, ma per tutta la comunità!
Perché se Dio ci voleva tutti uguali, ci faceva con lo stampino, invece ci ha fatti diversi ma tutti a “sua immagine e somiglianza!”. Cioè tutti tutti, a prescindere dalla razza o dal carattere assomigliamo a Dio, cioè ?
Ecco il segreto di oggi: assomigliamo a Dio perché siamo capaci di fare come la trinità, di far circolare amore, di entrare in amicizia, in relazione con chi ci sta vicino.

Guardate bambini, che quello che sto dicendo non è un sentimento o qualcosa di astratto, creare legami con le persone è molto concreto e lo possono fare tutti.
Al termine di una giornata puoi anche non aver mai pensato a Dio, mai pronunciato il suo nome. Ma se hai creato legami, se hai procurato gioia a qualcuno, se hai portato il tuo pezzetto di comunione, tu hai fatto la più bella professione di fede nella Trinità.
Sant’Agostino diceva: «Se vedi l’amore, vedi la Trinità».
Facendo un passo avanti nel Vangelo c’è un’altra frase un po’ curiosa: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità [….] vi annuncerà le cose future”… fermi! Lo Spirito Santo non vi dirà se sarete promossi, neppure vi dirà i numeri per vincere al superenalotto, né chi vincerà lo scudetto, e non c’entra neppure l’oroscopo!!
Dio punta molto più in alto… Infatti lo Spirito Santo, che è Dio, vi annuncerà l’opera d’amore che Dio sta compiendo nella vostra vita… ve lo sta già dicendo nel vostro cuore, nei fatti della vita… con questa celebrazione… coraggio! nel tuo futuro c’è la speranza… lo ha capito bene la bambina di questo racconto…. Ascoltate: I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto.
Le settimane si succedevano sempre più infuocate.
Da mesi non cadeva una vera pioggia.
Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia.
All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari. Ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso.

Meravigliosi i bimbi….
Questo è il futuro di ogni Cristiano, la speranza, una speranza certa e, infatti, ora, ci alziamo in piedi e proclamiamo la preghiera che identifica i cristiani fin dalle prime comunità, il Credo. E guardate un po’ che non diciamo “Spero in Dio…” ma diciamo “Credo in Dio”, proclamiamo una certezza, solida, vera.

Commento a cura di Laura Madrignani per il sito omelie.org

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.