Paolo de Martino – Commento al Vangelo del 3 Aprile 2022

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Dio non giudica. Dio ama, e basta.

Questo brano è il brano senz’altro dovuto alla penna di Luca o della sua comunità. Uno scandalo enorme! Che Gesù perdoni un’adultera! Un brano talmente scandaloso per le comunità cristiane, che per più di un secolo, nessuna comunità cristiana ha voluto questi pochi versetti.
Ci sono voluti tre secoli prima che trovasse ospitalità in un Vangelo e per ben cinque secoli non è mai stato letto nella liturgia domenicale durante l’eucarestia…
Oggi questo brano si legge nel vangelo di Giovanni, al capitolo 8, i primi 11 versetti.
Se voi lo tagliate dal vangelo di Giovanni e lo rimettete nella sua collocazione originaria, cioè Luca 21,38, vedete che tutti e due i vangeli filano meglio.

Tempio
Gesù si trova nel tempio. Ciò che avviene è sconcertante: siamo nella casa di Dio e gli esperti di Dio vogliono uccidere una donna.
Donna senza nome, che per scribi e farisei non è una persona, è una cosa, che si prende, si porta, si conduce, si pone di qua o di là, dove a loro va bene.
Gli scribi e i farisei entrano insieme nel tempio e gli conducono questa donna. Hanno già le pietre in mano perché (era l’usanza ebraica) spettava ai primi testimoni la prima pietra.
La donna è accusata di adulterio. La parola “adulterio” si usava a quel tempo per una donna sposata. Il fatto che Gesù la chiami “donna” conferma il suo stato matrimoniale. Per l’adulterio era prevista la pena di morte. Forse è già stata processata e la stanno conducendo fuori per lapidarla. Gesù, quindi, le salva la vita.
Poco dopo si dirà la stessa cosa di Gesù: “Raccolsero pietre per scagliarle contro di lui”. Quando salvi qualcuno sappi che ti tirerai addosso le ire che erano dirette verso di lui!

Se le cose andranno come da programma, ciascuno scaglierà la sua pietra. Nessuno avrà ucciso, però alla fine la donna sarà morta. Nessuno si sentirà colpevole dell’assassinio, eppure sarà avvenuto.
Ai farisei e agli scribi in realtà non interessa la donna: è Gesù il loro vero obiettivo.
Se Gesù infatti si schiererà a favore della donna si porrà contro la legge. Lui che si dichiara il Messia non può porsi contro la legge dei Padri. Se si schiererà contro la donna si contraddirà, condannandola a morte. E solo i Romani, peraltro molto liberali in materia sessuale, potevano condannare a morte. Quindi avrebbero avuto dei pretesti per accusarlo di fronte all’autorità.
I farisei si rifanno alla Legge di Mosé, a ciò che è scritto nei codici e nei manuali di teologia.
Gesù si rifà alla legge inscritta nel cuore di ogni uomo, nel profondo di sé.

Gesù neppure nomina il peccato. Gesù dalla sua profonda sensibilità si chiede: “Ma cosa starà provando questa donna?”
I farisei la trattano come un oggetto. Per loro quella donna è nessuno. Non la chiamano neppure “donna” . Neppure si rendono conto che lì dietro c’è una storia, un volto, una vicenda, una persona con i suoi sentimenti, con le sue difficoltà, con i suoi problemi, con la sua dignità. Gesù la chiamerà “donna”
Ma i farisei insistono nell’interrogarlo. Vogliono risposte chiare, soluzioni, leggi forti: così eseguiranno e così potranno dire: “Noi siamo a posto, abbiamo fatto com’era scritto!”.
Gesù, invece, scrive per terra.

Gesù china gli occhi a terra, come preso da un pudore santo davanti al mistero di lei. Gli fa male vederlo calpestato in quel modo.
Si noti che Gesù era già seduto. Ora dinanzi ad una povera disgraziata, scende ancora più in basso…
Splendido. Questo è Dio dinanzi al nostro male. Dinanzi a questa donna sta in silenzio. Non giudica perché l’Amore non giudica. Perché il Padre non giudica nessuno, e quindi neanche lui può giudicare, dato che è venuto a rivelare solo l’autentico volto di Dio.
Gesù pare il solo ad essere interessato alla vita, alla storia, e al destino di questa povera donna.
Gesù non è moralista, mette al centro la persona con lacrime e sorrisi, la sua carne dolente o esultante, e non la legge. Nel Vangelo troviamo con più frequenza la parola povero che peccatore.
Il profeta Geremia (17,13ss) diceva: “Quanti si allontanano da te saranno iscritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte d’acqua viva”.

Ai farisei e agli scribi Gesù risponde: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra”.
L’usanza ebraica partiva dal presupposto che il testimone contro un altro uomo dovesse lui stesso essere esente da peccati. Allora Gesù dice: “Sei proprio sicuro che non ti riguardi? Ne sei proprio certo? Pensaci bene!”.
Gesù non giustifica la donna e non le dice: “Brava, hai fatto bene!”. Le dice: “Và e d’ora in poi non peccare più”. “Forse hai sbagliato e forse hai fatto qualcosa di cui neppure tu sei contenta adesso. E’ successo, ma adesso non condannarti più. Adesso lascia stare, perdonati e sappi che tu puoi essere diversa e nuova”.

Davanti a quella donna nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno. Ecco la giustizia di Dio: non quella degli uomini ma quella di Gesù, il giusto che giustifica, il santo che rende giusti, venuto a portare non la resa dei conti ma una rivoluzione radicale dei rapporti tra Dio e uomo, e di conseguenza tra uomo e uomo. A raccontare di una mano, di un cuore amorevole che ci prende in braccio e, per la prima volta, ci ama per quello che siamo, perdonando ogni errore, sciogliendo ogni ferita, ogni dolore. Più avanti compirà qualcosa di ancor più radicale: metterà se stesso al posto di quella donna, al posto di tutti i condannati, di tutti i colpevoli, e si lascerà uccidere da quel potere ritenuto di origine divina, spezzando così la catena malefica là dove essa ha origine, in una terribile, terribilmente sbagliata idea di Dio.
Va e d’ora in poi non peccare più: ciò che sta dietro non importa, importa il bene possibile domani. Tante persone vivono come in un ergastolo interiore. Schiacciate da sensi di colpa, da errori passati, e abortiscono l’immagine divina che preme in loro per crescere e venire alla luce. Gesù apre le porte delle nostre prigioni, smonta i patiboli su cui spesso trasciniamo noi stessi e gli altri. Sa bene che solo uomini e donne liberati e perdonati possono dare ai fratelli libertà e perdono.

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Va’, muoviti da qui, vai verso il nuovo, e porta lo stesso amore, lo stesso perdono, a chiunque incontri. Il perdono è il solo dono che non ci farà più vit­time e non farà più vittime, né fuori né dentro noi.

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Amici lettori, guardate Gesù.
Lasciatevi incantare da quella bellezza che non giudica, non condanna, non rimprovera.
Lasciatevi stupire da quell’amore che gioca di anticipo, che non aspetta umiliazioni pubbliche e richieste imploranti. Non ce n’è bisogno. Già fatto. Già dato. Il perdono l’ha preceduta.
E’ il gratis dell’amore. Che spettacolo! E ora si riparte. C’è una nuova avventura, una nuova possibilità. Con un amore nuovo nel cuore. Il Suo. L’unico che non delude.
La bella notizia di questa domenica? Dio non giudica. Ci giudicano la vita, la società, il datore di lavoro, noi stessi. Tutti ci giudicano, Dio no. Dio ama, e basta.

Fonte: il blog di Paolo de Martino | CANALE YOUTUBE | PAGINA FACEBOOK


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