Paolo de Martino – Commento al Vangelo del 19 Giugno 2022

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Metti in circolo l’amore

La situazione iniziava a essere tesa, meglio ritirarsi in disparte. Gesù vuole far riposare i suoi discepoli dopo averli mandati in missione e si ritira a Betsaida, fuori dal territorio giudeo, ma quando arriva, vede che la folla lo aveva preceduto. Ne prova compassione, ne soffre insieme, perché Gesù non riusciva ad amare lo spirito di un uomo e non amarne il corpo.

Il vangelo è pieno di miracoli compiuti sui corpi perché in tutta la Bibbia, l’uomo non “ha” un corpo, “è” un corpo spirituale. Il cristianesimo è la religione del corpo. Per secoli si è diviso materia e spirito. Tutto ciò che era corpo, era ritenuto sporco, dimenticando che il corpo è il luogo scelto da Dio per raccontarsi. Lo spirito esiste solo in un corpo, nel corpo c’è tutto ciò che unisce una persona alle altre: parola, sguardo, gesto, ascolto, cuore. Ecco perché ci ha donato il Suo corpo, ci ha dato tutta la sua storia.

Luca racconta la condivisione (il vangelo non parla di moltiplicazione) dei pani e dei pesci pensando alla celebrazione eucaristica delle prime comunità. Alcuni particolari svelano questo pensiero. La moltiplicazione avviene mentre scende la sera (probabilmente la comunità di Luca celebrava l’Eucaristia domenicale proprio la sera): come non pensare al protagonista dell’episodio dei discepoli di Emmaus? Luca ci tiene a ricordare (unico tra gli evangelisti) la suddivisione della folla in gruppi di cinquanta, probabilmente il numero massimo degli appartenenti a una comunità. I cinque verbi utilizzati per descrivere la moltiplicazione tradiscono la prassi della celebrazione eucaristica che si celebrava nella comunità di Luca. Inoltre curiosamente Luca fa spezzare sia i pani che i pesci: ovviamente non ha alcun senso se non consideriamo che nelle prime comunità, il pesce fosse il simbolo di Cristo. Sin dall’inizio Luca è chiaro: quello che state per ascoltare, non è un miracolo per saziare la fame del corpo ma quella dello spirito.

Disparte
E’ un miracolo raccontato sei volte dagli evangelisti, certamente doveva aver lasciato il segno negli apostoli.
La gente ha fame, tutti abbiamo fame: fame di senso, di felicità, di attenzioni, di affetto. In fondo tutta la nostra vita, altro non è che una continua ricerca di felicità, che colmi quella fame di senso presente nei nostri cuori. Ma è sera e c’è un problema: dove far mangiare tutta questa gente? Luca annota un particolare. Mentre le folle seguono Gesù, i dodici gli sono lontani, gli si devono avvicinare, ma lo fanno per un motivo sbagliato: invitano Gesù letteralmente a “mandare via la gente”, anche se non si dice che la gente si fosse stancata di ascoltare Gesù. Gesù osserva la folla che è lì per Lui, ha fame di Lui e non si gira dall’altra parte ma chiede ai dodici di dargli una mano. Eh già… Dio fa tutto, facendo fare tutto. Gli apostoli, come noi, attendono da Dio una soluzione e invece chiede a loro di risolvere il problema. Ma che Dio è questo?

Numeri
Luca ricorda una serie di numeri che nella Bibbia hanno sempre un significato simbolico. Cinque pani e due pesci, cioè sette, il numero della totalità, dei sacramenti: il poco, se condiviso, diventa sufficiente per tutti. Dodici, come le tribù di Israele: il nuovo popolo dev’essere fondato sulla condivisione. Cinquemila, perché la primitiva comunità cristiana, secondo gli Atti degli Apostoli, era composta da circa cinquemila persone: per Luca questa è l’azione che costituisce la comunità. Cinquanta è l’azione dello Spirito (Pentecoste è il cinquantesimo giorno).

Spiazzante
Gesù spiazza tutti: «Voi stessi date loro da mangiare». E’ una frase dal doppio senso: da una parte invita gli apostoli a sfamare quella gente; dall’altra ricorda che l’unico vero dono nella vita è dare se stessi. Date “voi stessi” a queste persone. Possiamo dare le nostre cose, i nostri soldi, il nostro tempo, ma l’unico vero dono è dare se stessi, fare della propria vita un dono perché è l’unica cosa che dà valore alla vita di un uomo.
Di per sé è una richiesta illogica: gli apostoli hanno soltanto cinque pani e due pesci (il pane e il pesce in salamoia era il cibo che solitamente si portava quando si era in viaggio e poteva bastare per fare cena). Illogica per chi non ha fede, per chi non ragiona con il cuore che è l’unico modo per condividere anche ciò che non si ha. Gesù non moltiplica (non c’è questo verbo), non compie un gesto magico, non cerca la spettacolarità. Il vero miracolo è la condivisione, è il pane spezzato che sazia la fame di chi ascolta la Parola. Sono pochi, cinque pani e due pesci per cinquemila uomini, ma non importa. Gesù non calcola secondo i nostri criteri. Gesù prende, benedice, spezza e dona: sono i verbi dell’Eucaristia che indicano la circolarità dell’amore.

Condivisione
I discepoli sono chiamati a distribuire, condividere. Luca ricorda alla sua comunità e a noi, che non siamo i proprietari di questo pane, ma solo servi. Non sta a noi decidere chi è degno di prendere questo pane, di partecipare a questa mensa, a noi spetta solo distribuire. A un pio israelita risalta immediatamente un’omissione: perché Gesù non chiede alla folla di purificarsi (rito importante nel pasto giudaico) per essere degna di mangiare questa cena? Luca sta già anticipando la grande novità di Gesù di Nazareth: la religione insegnava che l’uomo doveva purificarsi per accogliere Dio, il vangelo sarà la bella notizia che accogliendo il Signore si è purificati.

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Poco
Amico lettore, Gesù è chiaro: tutto inizia da poco. Fidati di te e della vita perché tutto ciò che è grande, un giorno è stato piccolo. Non ti succede mai scoraggiarti per quello che dovresti fare? Il pericolo della nostra vita è guardare sempre ciò che abbiamo e non ciò che possiamo diventare. Guardati non solo per ciò che sei, ma per ciò che puoi diventare.
Ecco il senso della moltiplicazione: più si condivide più le cose si moltiplicano. E’ quello che deve essere successo: Gesù deve aver iniziato a condividere con i suoi discepoli quello che avevano, inducendo così la folla a fare altrettanto. Se ognuno fa la sua parte, l’impossibile diventa possibile. Penso a tutte le risorse che ci sono nelle nostre comunità: chi ha capacità organizzative, chi ha abilità canore, chi ha il dono della parola, chi sa usare il computer… Pensate cosa accadrebbe se mettessimo in circolo ciò che sappiamo fare. Se la società tende a isolare, il vangelo spinge a condividere.

Eucaristia
Gesù deciderà di rimanere in mezzo agli uomini, nel segno fragile e quotidiano del pane. Sarebbe potuto rimanere in mille modi, magari lasciandoci un segno potente e inequivocabile della sua presenza in modo da convincere tutti anche i più dubbiosi, invece no. Non sarebbe stato nel suo stile. Tutto il Suo corpo, la Sua storia, la Sua vita appassionata d’amore sono lì, in quel fragile e insignificante pezzo di pane, da mangiare, da contemplare, da custodire.
La bella notizia di questo brano? Se accettiamo ciò che siamo tutto si trasforma. Amare ciò che siamo, può essere l’inizio di un nuovo miracolo.

Fonte: il blog di Paolo de Martino | CANALE YOUTUBE | PAGINA FACEBOOK


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