p. Gian Paolo Carminati – Commento al Vangelo del 7 Novembre 2021

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Due spiccioli, cioè tutto

Elia, servitore di YHWH
Le storie del profeta Elia di 1Re 17–19 sono organizzate secondo uno schema geografico, che abbraccia oltre al regno di Israele, la Transgiordania a est (17,2-7), la Fenicia a nord (17,8-16), il Negev a sud (19,1-18), «il mare» (18,43-44) a ovest.

Il comando che chiude il cielo alla pioggia (17,1) è una sfida portata direttamente a Baal e ai suoi seguaci, che lo invocano dio della tempesta e “padrone” dei cicli naturali della fecondità, sul suo stesso terreno di competenza, dentro il suo stesso territorio (fino a Sidone!); la sfida culminerà al capitolo 18 con il dono da parte del Dio vero, il Dio di Israele, YHWH, sia del fuoco dal cielo (18,38), sia della pioggia (18,45).

La sfida tocca direttamente anche il re, che dovrebbe esercitare la sua autorità in nome di YHWH, e invece si è appoggiato al dio straniero (16,31) sposando la figlia del re di Tiro, Ittobaal, ed erigendo a Baal un altare e un tempio a Samaria, «in modo da irritare il Signore, Dio d’Israele, più di tutti i re d’Israele che l’avevano preceduto» (16,33).

Ma il tema teologico cui tutto è appeso, anche la rettitudine del culto che dev’essere rivolto al vero Dio, è quello dell’obbedienza alla parola di YHWH, che guida sovrana la vita del profeta e fonda la sua libertà e autorità di fronte alle potenze mondane. Elia, infatti, non è presentato immediatamente con il titolo di “profeta” (nabî’, che compare in 18,22 per la prima volta), ma come un servitore di YHWH, «alla cui presenza egli sta ritto» (17,1), che reclama un potere incontrastato per la propria parola («Quando lo dirò io!»). […]


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