p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 6 Marzo 2022

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Quello che siamo

La vita ci mette continuamente alla prova. Ci troviamo continuamente davanti a situazioni in cui dobbiamo scegliere, ci capita di attraversare l’esperienza della sofferenza e del male, momenti della vita in cui la nostra fiducia in Dio è messa in discussione, abbiamo anche talvolta la possibilità di donare noi stessi, il nostro tempo, il nostro amore, ma anche lì la decisione non è sempre semplice, perché a volte ci sembra di perdere qualcosa di noi.

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Tutta la vita è in fondo una prova, proprio nel senso del verbo peirazo, il verbo della tentazione, che viene usato nel brano del Vangelo della liturgia di questa domenica. Questo verbo, infatti, vuol dire far venir fuori: la vita in se stessa dunque è una prova/tentazione, perché continuamente veniamo fuori per quello che siamo, attraverso le scelte che operiamo.

Decidersi

Nel Vangelo di questa domenica, anche Gesù sceglie chi vuole essere, più precisamente sceglie che tipo di Messia vuole essere. L’episodio delle tentazioni, infatti, viene collocato da Luca tra il battesimo di Gesù e l’inizio del suo ministero a Nazareth. Se il battesimo è il momento in cui Gesù riceve la missione dal Padre, il tempo delle tentazioni è il tempo in cui Gesù si prepara a intraprendere il suo ministero.

In altre parole, Luca ci sta presentando una sorta di discorso programmatico di Gesù: attraverso le sue scelte e attraverso le risposte alla tentazione, Gesù mostra che tipo di Messia vuole essere. Sulla figura del Messia infatti c’erano molte attese, diverse e ambigue. Anche noi siamo spesso circondati da attese diverse su di noi e talvolta è necessario fermarsi per decidere di se stessi e non essere travolti. Gesù infatti è spinto dallo Spirito Santo nel deserto, ha bisogno di prendere le distanze e riconoscere quello che c’è nel suo cuore. Solo così le nostre azioni non saranno casuali e impulsive, ma consapevoli e meditate.

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Una vita intera

Gesù rimane nel deserto quaranta giorni, un tempo lungo che ricorda i quarant’anni nel deserto del popolo di Israele. Tutte le risposte che Gesù dà al tentatore sono infatti citazioni tratte dal libro del Deuteronomio. Gesù rivive l’esperienza del suo popolo, un tempo prezioso per Israele, perché il deserto non era stato solo un tempo di paure e di tradimenti, ma anche un’esperienza di profonda intimità con Dio. Ma ‘quaranta’ indica nella cultura ebraica anche il tempo di una vita piena, dunque è la vita stessa, che nella sua pienezza, dall’inizio alla fine, ci mette davanti alla domanda su chi vogliamo essere. 

Contro il privilegio

I tre momenti di tentazione descritti da Luca, rappresentano tre atteggiamenti emblematici della nostra relazione con noi stessi, con gli altri e con Dio. La prima tentazione riguarda la fame, quasi a far vedere come i momenti di prova non sono delle eccezioni, ma, come il mangiare, accompagnano l’ordinarietà della nostra vita. Anche il primo peccato, quello di Adamo, riguardava infatti il mangiare. Mentre però Adamo decide di approfittare, pensando al suo interesse personale e immediato, Gesù sceglie di prendere le distanze.

Non ci sarebbe nulla di male a mangiare dopo un lungo digiuno. Gesù ha il potere di trasformare le pietre in pane. Nessuno lo vedrebbe. Eppure, Gesù decide di aspettare, perché quel potere non gli è dato per il suo interesse, quel potere è per sfamare gli altri. In fondo è anche la tentazione di tutti coloro che vivono il potere, grande o piccolo che sia, per soddisfare i propri interessi e tradiscono la logica del servizio. Gesù rifiuta invece la logica del privilegio, la tentazione di pensare prima di tutto a se stessi.

Conto il compromesso con il male

Anche la seconda tentazione è molto frequente oggi: spesso infatti diciamo di fare il male a fin di bene, ci alleiamo con logiche perverse con il pretesto che serva a operare qualcosa di buono. Eppure, quando scegliamo di allearci con il male, ciò che facciamo alla fine, nonostante le apparenze, non è mai buono e prima o poi farà emergere il suo veleno.

Il Nemico propone a Gesù di conquistare l’umanità passando attraverso la sua logica. Una volta conquistato il cuore degli uomini potrà farci quello che vuole. È un inganno sottile e, purtroppo, molto presente nel nostro modo di ragionare. Per quanto sia più difficile e doloroso, Gesù sceglie invece di arrivare all’umanità attraverso la logica della croce, che è la logica dell’umiliazione.

Contro la provocazione

L’ultima delle tre tentazioni mette in gioco il rapporto con Dio, il bisogno di essere rassicurati. Soprattutto quando viviamo il silenzio di Dio, la sua apparente assenza, siamo tentati di metterlo alla prova, ci comportiamo come bimbi capricciosi che pretendono di essere accarezzati. Il Nemico chiede a Gesù di buttarsi dal pinnacolo del Tempio, perché se è vero che Dio lo ama, non lo lascerà cadere. Gesù ci insegna invece a essere figli adulti, che portano nel cuore la certezza di essere amati. Siamo certi che quando sarà opportuno o necessario, Dio ci sarà!

L’auto-salvezza

Come nella vita di Gesù, così anche per noi, la tentazione ritorna soprattutto nei momenti in cui siamo più deboli. Quello è il tempo fissato. Per Gesù infatti la tentazione ritornerà nell’orto degli ulivi, mentre è in agonia, e sulla croce, quando tutto sembra perduto. E, non a caso, ritorna nella forma della tentazione dell’auto-salvezza: salvati! Pensa prima a te! Anche in questo caso si tratta di una modalità molto frequente anche nella nostra vita: soprattutto nelle difficoltà, siamo tentati di pensare prima a noi stessi. Gesù ci insegna a rispondere abbandonandoci e mettendoci con fiducia nelle braccia del Padre.

Leggersi dentro

  • Se guardi alle tue scelte, cosa viene fuori di te?
  • Come opera di solito la tentazione nella tua vita?

per gentile concessione di P. Gaetano Piccolo S.I.
Fonte


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