p. Gaetano Piccolo S.I. – Commento al Vangelo di domenica 21 Marzo 2021

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Ricostruire la relazione

Quando le relazioni si spezzano, è difficile provare a ricostruirle. Restano i pregiudizi, il rancore. Non è più come prima. Qualcosa è cambiato. Nelle relazioni vogliamo sempre guadagnarci o almeno essere rassicurati, sapere che non perderemo e non ci faremo male. Ma in fondo, chi pensa così, non arriva mai ad amare veramente.

Al contrario, le letture di questa domenica, ci presentano un modo di amare molto diverso, che non è solo il modo di amare di Dio, ma è il cammino che ciascun discepolo è chiamato a percorrere.

Una nuova alleanza

Le parole di Geremia nella prima lettura di questa domenica ruotano intorno all’immagine dell’alleanza, un patto, un’amicizia, una relazione profonda: «Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». Eppure Dio ripete queste parole dopo che per molte volte quell’alleanza è stata infranta. È come se davanti all’infedeltà del popolo, Dio non si arrendesse. Anzi, la “nuova Alleanza” di cui parla Geremia sembra in controtendenza, perché promette un’intimità ancora più profonda, essa si baserà su una legge, su una parola, che non ha bisogno di essere compresa, perché sarà scritta nel cuore. È come se più il popolo si allontana, più Dio vuole essergli vicino. Non a caso, questa nuova alleanza sarà portata a compimento da Gesù sulla croce, da colui cioè che quando sarà innalzato, attirerà tutti a sé

Dio non si arrende davanti alla nostra infedeltà. È proprio l’amore tenace che suscita nell’altro il desiderio del cambiamento. È la consapevolezza cui giunge l’orante nel Salmo 50, quando chiede un cuore puro, cioè un cuore libero di accogliere l’amore. A volte Dio ci sta davanti con la sua misericordia, ma noi siamo incollati al nostro passato, siamo fissati sui nostri errori, facciamo fatica a lasciarci amare in un modo nuovo.

La consegna dell’amore

In una relazione possiamo dire di amare quando arriviamo a consegnarci pienamente. Evidentemente, Gesù sulla croce è esattamente l’immagine di questo amore pieno e fiducioso, perché come ci ricorda la Lettera agli Ebrei, Gesù si è abbandonato anche quando si è sentito abbandonato. Questa è la fiducia piena nell’altro. Obbedire alla vita, agli eventi incomprensibili, vuol dire consegnare la propria vita, fidarsi di colui al quale sto affidando la mia vita. Ogni relazione se non è una consegna reciproca non è mai autentica. L’amore si sperimenta solo nella consegna.

Ed è in fondo questa anche l’immagine che ci viene presentata dal Vangelo di Giovanni in questa domenica: il chicco di grano si consegna alla terra. Ed è l’unico modo per portare frutto. Se il chicco di grano non si lascia avvolgere dalla terra, se non passa attraverso il dolore della spaccatura che fa germogliare la pianta, non arriva mai a realizzare pienamente la sua vita.

Molti infatti vivono così. Trattengono la vita, non la consegnano mai pienamente, neppure nelle relazioni più significative e importanti della loro vita. Non arrivano mai ad amare veramente. Hanno paura di perdersi. E così la vita passa senza mai arrivare a viverla fino in fondo. Si può essere genitori, ma non accettare mai di perdersi fino in fondo per i figli, si può essere amici, ma non accettare mai di correre il rischio di perdere la vita per l’amico, si può essere anche pastori, ma non avere mai la disponibilità di perdersi per il gregge. Questi sono tutti semi che non porteranno mai frutto, semi che hanno vissuto inutilmente.

Gesù invece si lascia avvolgere dalla terra. Fino in fondo. Se, come i Giudei, vogliamo vederlo, è lì che dobbiamo cercarlo, tra le zolle della terra che coprono il seme. Ciò che dà vita è umile, perciò scompare, fa spazio ad altro. Vedremo allora Gesù nei frutti della sua parola, lo vedremo nei gesti d’amore, nel pane spezzato.

Leggersi dentro

  • In che modo puoi rispondere al desiderio di Dio di rinnovare l’amicizia con te.
  • Se la tua vita fosse come un chicco di grano, in che condizioni sarebbe oggi?

P. Gaetano Piccolo S.I.
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