p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo di domenica 19 Luglio 2020

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Avevamo visto come la settimana scorsa Matteo ci introduceva nel concetto del regno dei cieli. Forse molti di voi non sanno che proprio questo è uno dei capisaldi dell’insegnamento di Gesù. In verità gli evangelisti non vogliono darci una definizione dettagliata, come piacerebbe a noi figli e figlie della cultura occidentale.

La parola REGNO,  basileía può esprimere diverse idee: “regalità”, “dominio”, “governo regio”, “potestà “reame”, “signoria” ma sulle labbra di Gesù sembra voler dire che è Dio a governare “come” un re. Gesù contrappone al sogno di Israele di un Regno Davidico, fondato su un uomo forte  e guerriero quello di Dio basato sulla giustizia e la misericordia, sulla fratellanza e sull’uguaglianza,  non come una utopia ma come una realtà già presente a realizzarsi (“annunciate che il Regno di Dio è vicino”). 

Per aiutare la gente a capire Gesù usa delle parabole  e questa domenica ce ne dà  in abbondanza. La cosa che colpisce è che non fa uso di termini tecnici, di una teologia erudita ma prende tre elementi della natura, il grano, la senape e il lievito che sono accomunati dal fatto di essere elementi piccoli e che richiedono molto tempo per la crescita, anzi ogni sforzo o accelerazione nel loro sviluppo si rivelerebbe deleterio. 

Vediamo alcuni elementi  di queste 3 parabole. 

La prima parabola è esclusivamente matteana. Tutto accade mentre si dorme, di notte. Nella Bibbia la notte è spesso il momento dei sotterfugi e dei ladri, dell’insonnia dei malfattori ma anche lo spazio in cui avviene qualcosa di cui non si è pienamente consapevoli. Come esiste il bene e questo generalmente si fa alla luce del giorno, il male è qualcosa che si fa di nascosto, all’insaputa delle persone. Il male, come la zizzania, è tossico e ha un effetto narcotico. Non è Dio che vuole il male, ci ricorda la parabola che insiste nel ricordarci che il campo è del Seminatore, è davvero suo. Cos’ scrivendo, Matteo sottolinea che il mondo è nelle mani del Figlio dell’uomo,  è il Signore che se ne dovrà preoccupare, e non si lascerà sfuggire di mano il raccolto buonoSe vogliamo allargare poi  lo sguardo potremmo leggere in  questa parabola  la reazione di Matteo a tutte quelle tendenze “puriste” e “puritane” presenti nelle comunità ricordando  che il bene e il male sono intrecciati e bisogna attendere prima di esprimere un giudizio definitivo. Il problema non sta tanto in chi “semina zizzania” bensì nella fretta dei “servi” che vogliono estirpare il male anzitempo. Bisogna saper attender per vedere i veri frutti. 

Per chi sogna poi una venuta eclatante di Dio nella storia Matteo ricorda che Dio agisce in maniera nascosta ma efficace. Anzi, Il regno di Dio, anche nel momento del suo massimo sviluppo, non attirerà l’attenzione per la sua grandiosità, per la sua magnificenza ma per la sua minuscola ed efficace forza. Sapevate che la senape è una pianta infestante.  Così è anche la presenza di Dio, non ve ne potete liberare!!! 

La terza Parabola vede come protagonista una donna ed il lievito. Al tempo di Gesù il lievito non era visto come molto positivo. Vi ricordo che nella festa principale degli Ebrei, la festa di Pasqua (secondo le prescrizioni di Es 12,18-20.34.39; Nm 28,16-17; Dt 16,3-4) il lievito rappresenta qualcosa di impuro da eliminare dalla pasta. Gesù sceglie un elemento ambiguo, per operare una specie di rovesciamento dell’ovvio e invitare a non dare nulla per scontato a riguardo della presenza del Regno nella realtà e nella storia. Allo stesso tempo però ricorda che l’agire di Dio è nascosto all’occhio umano, e per quanto possa sembrare piccolo ed insignificante il suo intervento, riesce sempre riempire di vita e di sapore l’esistenza.

Avete notato che alla fine i discepoli chiedono spiegazioni solo sulla prima parabola? NON perché non l’avessero  capita; anzi proprio perché l’hanno capita e non sono d’accordo che fanno domande. Sembrerebbe che Matteo metta insieme queste 3 parabole con un intento molto preciso: richiamare l’attenzione delle sue comunità contro:  

  • –  la tentazione di essere una comunità di eletti 
  • –  la tentazione della grandezza 
  • –  la tentazione dello scoraggiamento 

Dio è il protagonista del Regno e ci invita ad educarci i suoi tempi e modi. Chi ha orecchi, ascolti!

P. Arturo 


Fonte: TelegramSito Web

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