p. Arturo MCCJ – Commento al Vangelo del 9 Agosto 2020

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Per chi è avvezzo ai vangeli questo episodio suona sicuramente moto famigliare, anzi se dovessimo fare una classifica delle gesta più eclatanti di Gesù, quella di camminare su….questo dovete chiedervelo voi…su cosa ha camminato Gesù??? Una domanda lecita, visto che questa azione viene citata almeno 4 volte in questo passaggio due per Gesù e due per Pietro. Ma c’è un altro elemento che dobbiamo prendere in considerazione: la barca. Nel Vangelo di Matteo abbiamo tre scene sulla barca che sempre è  simbolo della Chiesa: 

  • nella prima scena, al capitolo 8, Gesù è insieme e dorme e si risveglia mentre vanno a fondo: 
  • in questa seconda scena Lui non c’è più: è la storia della Chiesa dopo la Resurrezione e l’Ascensione; 
  • poi la terza scena, la vedremo al capitolo 16, dove Gesù è sulla barca con loro che non hanno pane;

Ma torniamo al vangelo. Tutto inizia con Gesù che costringe i discepoli ad andarsene. Se facciamo riferimeto al vangelo di Giovanni possiamo capire anche il perché, dopo la ‘condivisione dei pani e dei pesci, I discepoli volevano farlo re. E i discepoli vogliono sempre fermare i momenti di successo: sul Tabor vogliono fermarsi lì, prima del pane vorrebbero congedare la folla, adesso che la folla è sazia dicono: ora stiamo qui e godiamo i frutti. In realtà il pane che Gesù ci dà è sempre per camminare, come Lui ha camminato. Ed è interessante questo nostro atteggiamento di discepoli: dove c’è qualcosa da raccogliere ci stiamo; dove c’è da seminare no. Dove c’è una difficoltà da affrontare noi subito ignoriamo il Vangelo.

Ma è sulla barca che si sperimenta la realtà e la fragilità dell’esistere soprattutto quando è avvolta dalla notte, dal nulla, dall’incertezza. Se poi ti trovi con le onde alte, con il vento contrario, non è una cosa simpatica come succede con le difficoltà nella vita.  Le difficoltà sono quegli scogli, diciamo, che graffiano via da noi tutto ciò che non è vero, vanno all’osso,  ciò che non vale cade. Anche tutte le nostre pie supposizioni, le nostre pie elevazioni, davanti alla realtà concreta cadono. L’unica cosa che resiste è la struttura e non l’ornamento. In quei momenti sperimentiamo le paure che pensavamo anche di non avere. Quando la paura poi prende il sopravvento, anche Dio ci può far paura e apparire come un fantasma che viene a minacciarci di morte . Ma Gesù Invece di dare corpo alla paura dice: coraggio. Il coraggio è il contrario della paura, come la paura è il contrario della fede. Il coraggio è il frutto della fede. La fede fa sperare, credere, osare l’impossibile, perché la fede riguarda ciò che è possibile a Dio. Matteo dice che Gesù cammina sul mare,( e voi pensavate sulle acque, veroooooo??)  anche se dal testo sappiamo che erano presso un lago. Matteo usa la parola Mare perché un giudeo associava il mare al luogo della morte, ecco Matteo dice Gesù vince la morte, questa non lo fa affondare, non lo ingioia come farebbe una mare in burrasca. Quando allora ricordiamo questo passaggio, ascoltiamo e leggiamolo con gli occhi dei primi cristiani che vedevano in questo Gesù non un uomo che cammina sulle acque, ma un Gesù risuscitato che aveva vinto la morte. 

Ecco che Pietro crede subito a ciò che vede e anche lui, con coraggio, inizia ad affrontare la morte con la stessa fede di Gesù e va verso  di lui camminando sulle acque (questa volta Matteo usa la parola acque). Fin che guarda Gesù realizza l’impossibile, ma quando comincia a guardare al vento contrario, alle difficoltà, alle proprie paure, va a fondo. È la parabola della nostra vita. La fede infatti dipende da questo: chi  stai guardando? A quale realtà guardi? Se guardo alla mia realtà, reale o presente, comunque alle mie paure, certamente vado a fondo. Se guardo a Lui e alla sua promessa cammino. E anche se abbiamo poca fede, anche se andiamo a fondo avendo perso la fede, c’è quel residuo di fede che c’è in ogni persona che ci riporta a Lui con un grido che lo invoca e ci ricorda che Lui è presente.Sì! Perché la fede non coincide con quanto io possa credere essere la verità o meno, ma nel fatto che Lui, Gesù, è lì sempre pronto a stendere la sua mano per non farci affondare nel mare della morte. 

Questa esperienza poi, ci ricorda il vangelo,  è anche qualcosa di personale. Pietro fa L’esperienza di fede non stando sulla barca, tenendosi al caldo con gli altri, ma la fa andando a fondo da solo. L’esperienza di fede avviene  quando esce dalla barca, va fondo, sperimenta la salvezza, allora torna sulla barca ed ecco che cessa il vento e c’è la calma. Dopo l’esperienza di fede, Pietro sale sulla barca come credente, riconoscendo chi fosse il Signore. Come vedete allora, la barca tiene dentro tante persone, tutti siamo nella stessa barca. Ma la barca nella calma con la fede, con la conoscenza del Signore, ce l’ha chi è andato a fondo e ha fatto l’esperienza personale di salvezza. 

Buona domenica, P. Arturo. 


Fonte: Telegram

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