Nicola Montereale – Commento al Vangelo del giorno, 1 Luglio 2020

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Non intorbidire l’acqua del tuo cuore: IL MALE ACCANTO.

“Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio”.

Il Vangelo di oggi fotografa un episodio molto increscioso: Gesù viene pregato di allontanarsi.

Come si può mandare via Colui che ha fatto il bene? Perché il bene in persona viene gettato fuori della porta di quel territorio? Eppure liberare dal male dovrebbe essere un’azione positiva e dovrebbe permettere accoglienza, riconoscimento, ammirazione. Ma in questa pagina non è così.

Sembra quasi che l’uomo prenda le difese del male piuttosto rischiare nel bene.

Già s. Paolo sentiva il dramma di questa lacerazione e della fragilità umana nelle scelte: «Trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me». Ed è per questo che «non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio».

Queste parole dicono, comunque, una verità inequivocabile: dentro di noi ci sono effettivamente due camere, quella del bene e quella del male, con la porta comunicante.

Ma il Dio di Gesù Cristo come si comporta dinnanzi a questo bivio?

Il salmista ci risponde così: “Tu non sei un Dio che gode del male, non è tuo ospite il malvagio”.

E noi, in un mondo pieno di ingiustizie e cattiverie, che dobbiamo fare?

Ci viene incontro ancora una volta la Parola di Dio, pronunciata dal profeta Amos: Cercate il bene e non il male, se volete vivere. Odiate il male e amate il bene e ristabilite nei tribunali il diritto; come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne».

Quanto sarebbe bello vedere più giustizia nel nostro mondo! Quanto sarebbe bello toccare con mano nella Chiesa l’acqua di questo torrente perenne che nasce dal Bene e di esso vive.

Allora, ascoltiamo il consiglio di Agostino: “Non intorbidire l’acqua del tuo cuore”.

Anzi il santo vescovo di Ippona si spinge oltre e, parlando ai pastori del suo tempo, ammoniva : “Cerchiamo dunque, fratelli, non soltanto di vivere bene, ma anche di comportarci bene davanti agli uomini. Non tendiamo solo ad avere una retta coscienza, ma per quanto lo comporta la nostra debolezza e lo consente la fragilità umana, sia anche nostro fermo impegno a non compiere nulla che possa destare un cattivo sospetto nel fratello debole. Mentre mangiamo buone erbe e beviamo acque limpide, non calpestiamo i pascoli di Dio, perché le pecore inferme non abbiano a mangiare ciò che è calpestato, e bere ciò che è stato intorbidato.

Infatti, fratelli, non dobbiamo cercare la nostra gloria, bensì mirare alla loro salvezza, in modo che, se ci comportiamo rettamente, essi non abbiano ad andare fuori strada nel tentativo di seguirci. Siano nostri imitatori, solo se almeno noi siamo imitatori di Cristo. Se invece non siamo imitatori di Cristo, lo siano almeno essi. Non cerchiamo dunque il nostro interesse quando vogliamo piacere agli uomini, ma vogliamo rallegrarci con gli uomini, e siamo lieti che a loro piaccia il bene, per la loro utilità non per la nostra gloria”.

E se i nostri pastori non ci indirizzano e non ci danno l’esempio, noi che dobbiamo fare?

Cristo risponderebbe: “Fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”.

Solo così il nostro male ancora cadrà dalla rupe per disperdersi e morire nel mare.

N. Montereale