mons. Angelo Sceppacerca – Commento al Vangelo di domenica 18 Agosto 2019

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L’opera di Gesù è liberare il fuoco. C’è quello del giudizio finale e c’è il fuoco della Pentecoste; il fuoco di Dio sul mondo è il dono dello Spirito, il suo amore che scaturisce dalla morte del Figlio. Gesù la chiama battesimo, una vera immersione nel proprio sangue. L’amore assomiglia al fuoco perché sempre passa per la prova.

Anche le proposte di Gesù portano fuoco, provocano rovesciamenti sociali e familiari e ricevono anche reazioni violente perché sono decisive e chiedono risposte definitive. Scegliere Gesù e il suo Vangelo è anteporlo a tutto e a tutti, amici e familiari compresi. Lo aveva già profetato il vecchio Simeone quando abbracciando il piccolo Gesù lo indicò come “segno di contraddizione”.

Il discorso sul fuoco e sul battesimo di sangue è tra Gesù e i discepoli. Gesù è consapevole della sua missione. Il fuoco è il giudizio di Dio. La sua luce accusa il peccato del mondo e smaschera la falsa pace che convive col male. Soprattutto, il fuoco gettato da Gesù sulla terra è il Dio-con-noi realizzato in pienezza nella persona di Gesù. Se dinanzi a Mosé Jahvé parlava da un roveto di fuoco, tanto più fuoco di presenza è la carne del Figlio di Dio.

San Pietro Crisologo paragona il fuoco di Gesù a quello dei contadini che preparano i terreni alla semina: falciano le erbacce, tagliano le spine e bruciano le sterpaglie. Così il campo, pulito e concimato dal fuoco, accoglie il seme della Parola che farà frutto. Fuoco e battesimo di sangue, pace e divisione sono nel cuore del mistero cristiano come mistero d’amore.

La divisione che c’è anche tra le persone più care dice che la comunione è il frutto di un cammino travagliato di conversione. Il bene reciproco fra nuora e suocera è strada quotidiana di preghiera, di pensiero, di accoglimento e apprezzamento reciproco.

La fine del mondo è quando i padri sono contro i figli, i figli sono contro i padri e non c’è più la trasmissione della vita. È il caos assoluto nelle relazioni, il segno della fine della mondo, sul modello di quella fine che c’è stata all’inizio di tutto, quando l’uomo ha considerato Dio come nemico. Gesù ha sanato la frattura affidandosi al Padre ed estirpando la radice del male che è non fidarsi di Dio, di chi dà la vita. Tutto il male del mondo non dipende forse dalle nostre relazioni? Anche il dolore più grande di Gesù è stata l’esperienza della frattura della relazione col Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Gesù ha provato l’angoscia a causa del peccato che abbiamo fatto noi abbandonando Dio. La salvezza di Gesù è la guarigione del rapporto col Padre: siamo tutti figli e quindi tutti fratelli. L’altro non è l’inferno (Sartre), ma un dono.

Mons. Angelo Sceppacerca

Fonte – Diocesi Triveneto

Letture della
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese.

Dal libro del profeta Geremìa
Ger 38,4-6.8-10

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male». Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha poteri contro di voi».
 
Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione. Calarono Geremìa con corde. Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.
 
Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo nella cisterna. Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città». Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 39 (40)

R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido. R.
 
Mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose,
dal fango della palude;
ha stabilito i miei piedi sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi. R.
 
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore. R.
 
Ma io sono povero e bisognoso:
di me ha cura il Signore.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
mio Dio, non tardare. R.

Seconda Lettura

Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 12,1-4


Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento.
 
Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.
 
Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Parola di Dio

Vangelo

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 49-53

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
 
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore

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