Luigino Bruni – Commento al Vangelo di domenica 2 Maggio 2021

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Il tralcio sano connesso alla vite

Soltanto chi ha coltivato e posseduto una vigna può intuire qualcosa della forza di questa metafora usata da Gesù nel Vangelo di Giovanni. Abbiamo perso la forza delle parole dei Vangeli e della Bibbia perché abbiamo perso contatto con il mondo che quelle parole descrivevano.

Una vigna nella Palestina di Gesù era uno spettacolo di eccellenza umana, la frontiera della tecnologia e dell’economia del tempo. Chi ascoltava Gesù non aveva bisogno di mediazioni né di molte spiegazioni di specialisti, perché le vigne erano parte della vita di tutti. E tutti potevano capire la forza delle parole: «Io sono la vite, voi i tralci». Era il linguaggio della gente, del popolo, della vita. I Vangeli hanno cambiato il mondo anche perché sono stati narrati con il linguaggio ordinario delle persone, non con quello dei teologi e degli scribi: quando torneremo a narrare quello stesso Vangelo parlando anche noi delle nostre “vigne”, con linguaggi che tutti possono comprendere perché parlano del loro quotidiano? Il Vangelo si è allontanato dalla gente perché il nostro linguaggio è diventato troppo religioso e distante dai drammi e dalle gioie della gente normale. Stiamo vivendo molte carestie, una grande è la carestia di narrazioni generative.

Tutti gli ascoltatori, poi, sapevano che la vigna senza vignaiolo produce uva selvatica, e ‰finisce in balìa dei cinghiali e delle volpi. Quindi quando Gesù diceva «Io sono la vite e voi i tralci» diceva molte cose, tutte immediate ed evidenti alla gente.

La prima, che il vignaiolo è un altro, è il Padre, con cui Gesù aveva un profondo rapporto di reciprocità. Perché forse nessuna pianta come la vite ha bisogno di un rapporto simbiotico con il vignaiolo. Senza le mani, la fatica, la cura continua del contadino, le vigne non producono buon vino. [… continua a leggere il commento su Famiglia Cristiana …]

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