Luca Rubin – Commento al Vangelo di domenica 4 Ottobre 2020

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C’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Chi vive in ambienti rurali sa bene quanto lavoro dà la cura di una vigna, e questa parabola ne dà un quadro sintetico e intenso. Il padrone di casa pianta una vigna, centro di tutte le azioni, e protagonista di questa pagina di vangelo. La difende con una siepe posta a recinzione, prepara un torchio per lavorare i grappoli e trasformarli in buon vino, edifica una torre per evitare furti. Quando ogni cosa è sistemata, dà la vigna in affitto ai contadini, i quali hanno tutti gli strumenti per coltivare e portare a buoni risultati il terreno. Un dettaglio da non sottovalutare è che il padrone “se ne andò lontano”, e il testo originale usa un termine traducibile come “assente dal proprio popolo”.

Il padrone ha molto a cuore quella vigna, lo vediamo da tutto il lavoro di cura e protezione che mette in atto; eppure la stima e la fiducia che ripone sugli affittuari lo rendono libero di allontanarsi, certo com’è che quei contadini condivideranno il suo desiderio e il suo progetto. Questo darsi da fare per la vigna e affidarla totalmente ad altri, dice come il padrone viva la sua proprietà: non in modo egoistico ed esclusivo, ma aperto, accogliente, in cerca di collaborazioni (esattamente come quello che cercava operai a tutte le ore). Potrebbe apparire come un sognatore disincarnato dalla realtà, ma il prosieguo della parabola ci dirà ben altro.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Autunno inoltrato. La vigna è orgogliosa di esporre i suoi grappoli colorati e pieni. Il padrone, pur lontano non si dimentica della vigna, è fiducioso che i contadini abbiamo compiuto il loro lavoro, e manda i suoi servi, non ad avvisare di vendemmiare (lo sanno da se stessi), ma a ritirare il raccolto. Qui avviene qualcosa di inaspettato: quei contadini bastonano, uccidono, lapidano tutti i servi inviati dal padrone: è avvenuto ciò che non doveva, i servi si sono fatti padroni, e cacciano via chiunque metta in discussione il loro egoismo, la loro usurpazione.

Mentre la vigna ha portato frutto, i contadini depositari della fiducia e della stima del padrone, hanno perso diverse possibilità: pensando di diventare padroni, perdono la vigna e ogni possibilità futura di guadagno, perdono la loro dignità, perdono la fiducia, perdono la retribuzione. Maltrattando e uccidendo i servi, in realtà uccidono se stessi, dimostrando più e più volte che il padrone ha mal riposto la sua fiducia. Eppure il padrone non si arrende all’evidenza:

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Il figlio del padrone è l’estremo e preziosissimo atto di fiducia messo in atto verso i contadini. Al padrone non sembra possibile questa risposta di odio e di ferocia, e invia il figlio, un altro se stesso. Il figlio, in realtà, manifesta ancora più chiaramente il piano escogitato da queste persone: “avremo noi la sua eredità”. Non hanno capito che il padrone voleva dar loro molto di più: non un appezzamento di terreno, ma il suo stesso affetto, la sua considerazione.

Oltre a essersi fatti padroni della vigna, e dopo aver privato il padrone di tanti suoi servi, ora giungono a togliergli anche il figlio, l’affetto più profondo, il senso della sua stessa vita. Oltre a rubare cose, si possono rubare anche persone, lacerare rapporti, allontanare, strappare legami, in nome di una proprietà che non è loro, e non lo sarà neppure in avvenire: il male è uno spreco a tutti gli effetti, che richiede tante energie per avere zero risultati.

  • Videro il figlio. Lo conoscono e lo riconoscono, sanno che non è un servo, ma proprio per questo lo vogliono uccidere. Pur vedendo, sono accecati dal proprio egoismo e dalla smania di possedere.
  • Lo presero. Si impadroniscono di una persona, calpestando rispetto e dignità, deturpando la loro umanità.
  • Lo cacciarono fuori dalla vigna. Questo dettaglio non viene menzionato nell’uccisione dei servi. Il figlio viene cacciato via, come indesiderato, e così facendo pensano di spodestarlo e diventare loro i proprietari.
  • Lo uccisero. Tolto di mezzo anche il figlio, pensano di essere loro i padroni, finalmente. Questo piano così surreale viene messo in atto per i servi e per il figlio, non è l’errore, la tentazione, ma una volontà precisa che viene portata avanti nel tempo.

Fermati su questi quattro punti: non ti viene in mente la passione e morte del Signore? Anche Lui è Figlio, visto ma non conosciuto, non accettato; anche Lui è stato preso, legato come un oggetto e portato davanti ai tribunali; anche Lui è stato cacciato fuori dalla città, da Gerusalemme; anche Lui viene ucciso. In tutte e due le situazioni il padre sembra tacere, lontano dal suo popolo. Invece:

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

Certamente il padrone, dopo tutte queste morti e distruzioni, tornerà, e il minimo che può fare sarà di fare giustizia, e come sono vissuti moriranno, ci dice il vangelo: miseramente.

Colpo di scena: nonostante tutto il padrone non si arrende ancora e cerca altri affittuari: quella vigna deve produrre! Certo, il suo cuore è lacerato dal dolore, ma questo non incrina minimamente il suo progetto iniziale, non abbandona il suo sogno. Altri contadini avranno in affidamento la vigna, altri contadini avranno tutta la fiducia del padre, e questi restituiranno i frutti: la restituzione della fiducia è portare frutto, è dare gioia a chi si è fidato.

La vigna e i suoi frutti sono il tema centrale di tutta la parabola: neanche l’usurpazione dei contadini, l’uccisione dei servi e del figlio può interrompere l’impellenza del padrone, che desidera un buon raccolto. Il Padre è sempre disponibile e ha a cuore noi miseri (miseri-cordia).

Se anche tu sogni ad occhi aperti come il Padre, vai nella vigna e porta frutto. Se invece di un sogno vivi un incubo, vai anche tu nella vigna: lavorare insieme è il miglior antidoto a ogni veleno, e insieme troveremo la strada che ci condurrà al Padre, che mai si allontana, se non per scherzo, uno scherzo d’amore.

Fonte: Sito Web


A cura di Luca Rubin

Sono maestro elementare, professione che cerco di vivere in pienezza, non come lavoro ma come vocazione e missione.
In parrocchia sono catechista, referente per i ministranti e accolito: in una parola, cerco di dare una mano! Mi piace molto leggere e scrivere, ascoltare musica classica, country e latina, stare in compagnia di amici. […]