Luca Rubin – Commento al Vangelo di domenica 18 Ottobre 2020

181

- Pubblicità -

I farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Dopo aver ascoltato le parabole sul Regno, raccontate da Gesù, i farisei vanno via. Hanno ascoltato il Maestro, ma senza mai abbandonare il loro pensiero, senza uscire da se stessi, ma covando risentimento e disaccordo. Se ne vanno in silenzio, con un piano prestabilito: parlare tra di loro per intrappolare Gesù, e in sostanza, farlo fuori. Questa singola riga di vangelo ci dice come l’ascolto non è sempre positivo, ma può essere contro la stessa persona che ci sta parlando.

I farisei hanno ascoltato le parole di Gesù, e queste parole rimbalzano come l’acqua sulla pietra, infastidendo, generando stress e nervosismo: è il frutto del non ascolto e del rifiuto. Io posso non essere d’accordo con ciò che mi dici, ma prima di esporre il mio punto di vista ti ascolto, ti accolgo, in qualche maniera, e poi potrò dirti la mia; in questo caso no, c’è un rifiuto totale e una condanna che cresce durante l’ascolto. La Parola di Dio “funziona” allo stesso modo: può essere luce, conforto, aiuto, pace, se viene accolta e vissuta, mentre diventa un muro invalicabile se la combatto e la rifiuto.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli:

I Farisei agiscono nel buio: ascoltano rifiutando e poi usano i loro discepoli (presumibilmente giovani) e gli erodiani, alleati contro Gesù. La stessa cosa succede quando usiamo degli scudi umani: “chiedo per un amico, mio cugino ha detto che…” Perché non sono andati loro stessi da Gesù? Perché sono troppo occupati a difendere il loro punto di vista, ingarbugliati nella loro ristretta opinione, timorosi di dover cambiare idea e rinunciare al loro piano. Il non ascolto, oltre a creare energie negative i noi, coinvolge chi ci è vicino, abusandone e rendendoli amplificatori del nostro malessere.

«Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.

Captatio benevolentiae. Chi viene inviato da Gesù fa bene il proprio mestiere, e inizia col cercare di accattivarsi la sua simpatia. Lo fa dicendo cose ovviamente belle e positive, riferendosi in particolar modo alla verità e affermando che il Maestro “non guarda all’apparenza delle persone”, (così riporta il testo originale). Questa lode sperticata, in realtà dice ciò che a loro manca: verità, imparzialità, e Dio stesso.

Se fossero stati veri, avrebbero chiesto al diretto interessato, si sarebbero esposti in prima persona; se fossero stati imparziali non si sarebbero fatti nessun problema, e avrebbero accettato un’opinione diversa dalla loro; se conoscessero Dio e la sua via, sarebbero stati luminosi e accoglienti. Vanno dal Maestro, e pensando di circuirlo con belle parole, dico chi sono loro. È questo il beneficio della Parola di Dio: come un farmaco raggiunge la parte malata, porta pulizia e trasparenza, manifestando l’intimo di chi legge. Il passo successivo sarà accogliere questa grazia, ma non è così scontato che ciò avvenga.

Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

La domanda. Riassumendo: i farisei non ascoltano e scappano, inviano al Maestro altre persone che lo lodano e manifestano se stessi. Ora pongono una domanda apparentemente innocua e neutrale, pensando di non scomodare nessuno, e velocemente mettere a KO il Maestro. Pagare le tasse è pesante per tutti, perché, almeno apparentemente, si paga un servizio che non si vede, e anni di cattiva gestione del denaro pubblico pongono molti nella convinzione che le tasse siano un furto legalizzato, da evitare il più possibile. La domanda fatta a Gesù vuole essere uno sgambetto: pensavano richiamasse a qualche valore spirituale e disincarnato, così da prenderlo subito in fallo, accusandolo di essere un ribelle al potere romano. E invece:

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Li chiama ipocriti, cioè portatori di maschere, finti, bugiardi. Come un bisturi il Maestro incide la loro scorza e taglia corto. Non si perde in grandi discorsi etici e morali, ma, moneta alla mano, chiede di chi sia l’effigie riportata, e quindi di renderla al proprietario. Non dice di dare, ma di rendere, e noi rendiamo ciò che non ci appartiene.

- Pubblicità -

Il Maestro va oltre ai tranelli di questi furbetti, li smaschera, li mette in luce, manifestando la verità della loro povera vita, ma non rimane al loro livello: partendo dalla moneta di Cesare, richiama ognuno a riscoprire in se stesso l’immagine di Dio, forse un’immagine deturpata, coperta, incrostata, eppure un’immagine indelebilmente impressa nel DNA di ogni persona.

Rendere a Dio quello che è di Dio è la tua vocazione. Scoprendo in ogni tua cellula il volto di Colui che ti ha voluto e creato, potrai vivere pienamente chi tu sei: non una maschera, non uno strumento in mani d’altri, ma il vero te stesso, col tuo carattere, con i tuoi tratti somatici, col tuo modo di fare e i tuoi gusti. Rendere a Dio sarà una conseguenza di chi tu sei, di chi tu hai scoperto di essere, leggendo in te stesso il volto del Signore: tu sei suo figlio amato.

Fonte: Sito Web


A cura di Luca Rubin

Sono maestro elementare, professione che cerco di vivere in pienezza, non come lavoro ma come vocazione e missione.
In parrocchia sono catechista, referente per i ministranti e accolito: in una parola, cerco di dare una mano! Mi piace molto leggere e scrivere, ascoltare musica classica, country e latina, stare in compagnia di amici. […]

Articolo precedentedon Mario Masina – Commento al Vangelo del 18 Ottobre 2020
Articolo successivoS.E.R. Mons. Andrea Turazzi – Commento al Vangelo di domenica 18 Ottobre 2020