Laura Paladino – Commento al Vangelo del 9 Gennaio 2022

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La festa del Battesimo di Gesù chiude il tempo di Natale: riprendiamo il cammino, dopo aver sostato per contemplare Dio nel Bambino di Betlemme e per meditare il mistero del Figlio incarnato nel seno di Maria, venuto a condividere il nostro quotidiano, la nostra piccolezza, la nostra umanità.

La liturgia di questa prima domenica del tempo ordinario recupera la sensibilità dell’Avvento e ci indica come, nelle vicende del tempo, sempre siamo in attesa della venuta del Salvatore: Isaia nella prima lettura ci offre la profezia della voce che grida nel deserto, chiamata a preparare la strada al Signore; essa, la voce, immagine del precursore Giovanni, tacerà quando arriverà il Cristo, la Parola eterna del Padre, venuta a riempire di sé l’umanità ferita, scesa a rinnovare la nostra storia. Sarà questa Parola a parlare, nel silenzio di tutte le voci umane: il salmo insiste sulla regalità di Dio, sulla perfezione delle creature uscite dalla Sua mano; tutte attendono da Lui vita e sostentamento, attraverso l’effusione del Suo Spirito che rinnova la faccia della terra.

La seconda lettura riprende il passo della lettera di san Paolo a Tito proclamato nella notte di Natale, e collega l’apparire della grazia di Dio in Gesù Cristo, che abbiamo contemplato nella Natività, alla salvezza da Lui operata con potenza, senza nostro merito, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, effuso su di noi in abbondanza. Il senso dell’anelito a una liberazione che tutta la storia brama è forte nelle letture di oggi: la pagina evangelica, in parte già proclamata nella terza domenica di Avvento, si apre con l’immagine di tutto il popolo in attesa, che si avvicina a Giovanni per farsi battezzare e si domanda se egli sia il Cristo, nella consapevolezza che solo il Cristo può appagare la sua attesa di salvezza.  […]

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