Il commento di don Fabio Rosini al Vangelo di Domenica 8 Settembre 2019

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Il biblista don Fabio Rosini commenta il Vangelo di domenica 8 Settembre 2019 – XXIII domenica del Tempo Ordinario, dai microfoni di Radio Vaticana e dalle pagine di Famiglia Cristiana.

SEGUIRE CRISTO OPPURE LIMITARSI A SOPRAVVIVERE

Il Vangelo di questa settimana è uno dei più radicali di tutta la letteratura biblica. Se lo prendiamo come richiesta etica, o cerchiamo di farne una “buona cosa” da realizzare per sentirci a posto, è assurda e indigeribile. Bisogna partire da un’altra prospettiva.

Persino nella più recente edulcorata traduzione resta difficile capire la più assurda delle frasi: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami […] perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.» Quel «perfino» non c’è per caso.

Cosa vuol dire amare più Cristo della propria vita? Il testo originale ha “odiare”, perfino la propria vita. E cioè?

La parola “vita” in questo testo traduce il termine psyché – espressione evocativa per noi moderni che indica la vita umana, con la sua sofisticata coscienza e non è solo semplice bios – che è la vita in senso biologico – ma è diversa dalla zoé che nei Vangeli viene usata per indicare la vita piena, quella che solo Dio può dare.

Ed è qui il punto. Non esiste solo la vita biologica-psichica, ossia quella che riceviamo dai nostri genitori; c’è anche la vita secondo il Cielo, che è quella eterna, che in greco non significa “lunghissima” ma “priva di limiti” – la vita piena che Cristo ci dona.

Questa vita, paradossalmente, noi la desideriamo profondamente ma non ce la possiamo dare da soli. Questa esistenza si riceve, non si raggiunge con sforzi umani. Ma siamo fatti per riceverla. Questo però implica che perdiamo la nostra, di vita, per avere quella di Cristo. Tanto che san Paolo dice: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Infatti il Battesimo rappresenta il passaggio dalla vita biologico-psichica a quella dei Figli di Dio, che è diversa. Ma questa, da parte di Dio, è offerta, non imposta. Siamo nati alla vita umana senza che nessuno ci abbia chiesto il permesso, ma la pienezza della vita non arriva senza il nostro consenso autentico.

PERDERE LA VITA.

C’è il rischio di avere chiese piene di uomini e donne che sono bravissime persone di buona volontà ma che non hanno mai perso la loro vita.

Perché per perderla deve venire a noia. Deve venire nausea per un’esistenza passata a riempire le insufficienze della psiche con compensazioni affettive e oggetti rassicuranti. Ci si deve stufare di vivere di cose piccole, di soldini da risparmiare, di divertimenti infantili, di rivalità lavorative, di vittorie inconsistenti.

Ma se uno si accontenta della mediocrità e delle sicurezze di questo mondo può continuare ad ascoltare Cristo e trovarlo interessante o commovente, ma non lo segue, non ce la fa a essere suo discepolo, perché prende la vita dagli affetti e dagli oggetti e deve avere un’economia accorta, non può perdere la stima altrui né i beni.

Non si tratta di essere buoni o cattivi, ma di accontentarsi oppure volere di più. Aprirsi a qualcosa che valga veramente e ci porta a seguire Cristo, oppure esistere per sopravvivere.

Il cristianesimo non è per superficiali. Ma i superficiali non esistono. Esistono uomini che fanno i superficiali. Ma nessuno lo è.

Qui tutti i commenti al Vangelo della domenica
di don Fabio Rosini

Link al video

Letture della
XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?

Dal libro della Sapienza
Sap 9, 13-18
 

Quale uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
 
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
 
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
 
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
 
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 89 (90)

R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte. R.
 
Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca. R.
 
Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi! R.
 
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda. R.

Seconda Lettura

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.

Dalla lettera a Filèmone
Fm 9b-10.12-17

 
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
 
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
 
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

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