Gilberto Borghi e Sergio Ventura – Commento (domande) alle Letture di domenica 27 Ottobre 2019

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In un tempo di crisi e frammentazione, difficile da analizzare e per ora impossibile da sintetizzare, la lectio personale delle scritture domenicali fa risuonare in noi più domande che risposte. Pensiamo perciò sia utile proporvi, con le parole del poeta Rilke, di sostare un attimo in compagnia di queste domande soltanto: «vorrei pregarla di avere pazienza verso tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserle date, perché non sarebbe in grado di viverle. Ciò che conta è vivere ogni cosa. Viva le Sue domande, adesso. Forse così, un giorno lontano – a poco a poco, senza accorgersene – vivrà già dentro la risposta» (Lettera a un giovane poeta, IV).

Le domande del ‘pubblicano’

A cura di Gilberto Borghi e Sergio Ventura

1^ LETTURA – Sir 35, 15-17.20-22

SERGIO: «Quando esercitiamo un ruolo di Potere, ci ricordiamo che la volontà di Dio prevede di non trascurare e poi di trattare imparzialmente coloro che non hanno questo Potere? Quando stiamo subendo un’ingiustizia, continuiamo a rivolgerci con insistenza a Dio, finché Egli non ristabilisca una giustizia equa? Che ‘religione’ nasce dalla fede in un Dio che, fino a quando non interverrà, permette alla sua creatura di lamentarsi con Lui dell’ingiustizia presente nel mondo e di chiedere a Lui giustizia sin d’ora nel mondo?».

GILBERTO: «Perché la preghiera del povero arriva fino a Dio? Per la sua condizione di inferiorità rispetto agli altri? Per la sua tenacia nel pregare? Per il coraggio di riconoscere che non basta a sé stesso?».

SALMO – 33

GILBERTO: «Cosa significa gloriarsi nel signore? Sapere di essere nella sua Verità? Sapere di non essere nella sua Verità? Costatare che il Suo amore continua a rendere giustizia al povero?».

SERGIO: «Ci ricordiamo che Dio è il primo ad essere consapevole del fatto che sarà normale non benedirlo, lodarlo o glorificarlo, tantomeno da parte di coloro che sono deboli, fino a quando non li libererà e non cancellerà dalla terra anche il ricordo del male compiuto contro i deboli stessi?».

2^LETTURA – 2Tm 4,6-8. 16-18

SERGIO: «Ci ricordiamo che in Paolo l’essere giusti è strettamente collegato al vivere le oppressioni con atteggiamento pugnace di amore e fiducia verso Dio e senza rancore verso gli uomini?».

GILBERTO: «Possiamo riconoscere che siamo giusti perché Dio ci ha giustificato e amato lungo la nostra vita o anche questo è un atto di presunzione?».

VANGELO – Lc 18,9-14

GILBERTO e SERGIO: «Presumere di essere giusti significa solo riconoscere umilmente il proprio errore, il proprio peccato? Può essere un’esaltazione idolatrica pretendere di salire spiritualmente attraverso sforzi della propria volontà volti ad osservare precetti religiosi? Ci ricordiamo che Dio non giustifica, bensì umilia, coloro che osservano i precetti religiosi ma disprezzano chi non li osserva?».

Fonte: Vinonuovo
A cura di Gilberto Borghi e Sergio Ventura

Letture della
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

La preghiera del povero attraversa le nubi

Dal libro del Siràcide
Sir 35,15b-17.20-22a

 
Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
 
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
 
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)
R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
 
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
 
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

Seconda Lettura

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2 Tm 4,6-8.16-18

 
Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
 
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
 
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14

 
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
 
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
 
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
 
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
 
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore