Fraternità Gesù Risorto – Commento al Vangelo del 8 Dicembre 2020

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I misteri della nostra fede ci stupiscono per la ricchezza di sapienza, di previdenza, di generosità del nostro Dio. Noi li comprendiamo poco alla volta, e solo quando cresce la nostra umiltà, quando aumenta il nostro amore a Dio e agli uomini. Se pretendiamo di capirli subito e di rinchiuderli nei nostri ragionamenti, essi ci sfuggono, e ci troviamo a farci un’altra immagine di Dio e a giudicare la sua Chiesa, da lui incaricata di essere custode degli stessi misteri.

Oggi siamo in festa per uno di quei Misteri che richiedono davvero umiltà per essere accolto nella nostra mente e nel nostro cuore: è uno di quei Misteri che mettono maggiormente in luce la gratuità dell’amore del Padre e la sua fedeltà.

La liturgia è la chiave di lettura del mistero celebrato e creduto. Essa ci ricorda che noi siamo discendenza di Adamo, che portiamo in noi, sia come singoli che come popolo, le conseguenze della vita dei nostri progenitori. Essi, amati da Dio, hanno ceduto alla tentazione di voler dimenticare quest’amore: una tentazione che conosciamo fin troppo bene, perché presente anche nel nostro cuore.

Dimentichi di essere amato da Dio? Allora dimenticherai anche la sua Parola, oppure la riterrai insufficiente per te, la riterrai addirittura dannosa per la tua vita e per chi vive con te. Così è successo ad Adamo ed Eva. Essi hanno deciso di gestire il proprio vivere in questo mondo da soli, seguendo i propri ragionamenti, guidati ovviamente dagli istinti del corpo e dai sentimenti dell’anima. Conseguenze? Certo, molte conseguenze: anzitutto la paura, paura che l’altro ti veda, ti conosca fino in fondo. Così devi nasconderti anche alle persone che credi di amare. Devi poi nasconderti a te stesso, perché non hai l’umiltà di ammettere d’essere bisognoso di aiuto. Devi nasconderti a Dio, perché sai che lui ti aveva donato la Parola per orientarti nel vivere in questo mondo con gli altri uomini.

Noi abbiamo ricevuto da Adamo questa vita disorientata, pervasa di paura, di una paura che, invece di salvare dalla morte, ci porta ad esserne succubi e danneggiati sia psichicamente che fisiologicamente.

Dio non ci ha dimenticati. Egli ha voluto ricondurci alla comunione con lui e alla pace con noi stessi. Ha iniziato a preparare una redenzione: noi la chiamiamo storia della salvezza. Abramo, Mosè, Davide ne segnano le tappe principali. Dio vuole intervenire nella storia degli uomini disubbidienti con uomini obbedienti. Finalmente è giunto il momento più importante: viene il Messia, il Figlio di Dio, il Salvatore. Ma come viene? Colei che lo offrirà agli uomini con cuore di madre gli dà il suo sangue, e con il sangue anche un nuovo rapporto con gli uomini e con Dio: ella deve essere libera dall’eredità di Adamo.

Preparando la Madre, Dio ama tutti noi, gratuitamente. La Madre di Gesù non eredita la disubbidienza: ella, con fatica, dato che vive in un mondo tutto corrotto che segue i propri ragionamenti e i propri sentimenti ed istinti, si offre a compiere la volontà del Padre. Così ella diviene la vera madre dei viventi, nuova Eva, perché è la sua vita libera e santa ad entrare in noi quando l’acqua del battesimo ci unisce alla morte e risurrezione del Figlio di Dio.

Oggi ringraziamo il Padre per questo suo amore, e godiamo di avere una Madre libera dal male: abbiamo così fiducia e forza nelle nostre lotte contro le tentazioni e contro le insidie del maligno. Abbiamo fiducia, perché la santità della Madre ci assicura della volontà di salvezza di Dio; abbiamo forza, perché siamo attirati dalla sua bellezza e dal suo esempio. Con lei ci prepariamo a dire ogni giorno a Dio: Eccomi, sono il tuo servo, si compia anche in me la tua Parola, si compia anche in me l’amore nascosto nelle tue parole, che rimangono misteriose finché non mi sono esercitato nell’umiltà e nel godere di essere piccolo e semplice!

Diciamo grazie a Dio e diciamo grazie alla Madre del suo Figlio! Il grazie più vero e più bello non è questa bella parola, ma l’offerta del sacrificio di Gesù, e ancora il nostro unirci a lui per divenire un segno nel mondo dell’amore del Padre.


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